Riccardo Piatti è stato il coach con cui Jannik Sinner ha fatto il salto fra i grandi, l’esperienza che più gli è servita per capire le proprie lacune e i propri punti di forza, il periodo che ha forgiato l’altoatesino. Difficilmente avremmo parlato di “fenomeno Sinner” senza Piatti, che, in un’intervista al “Corriere Della Sera”, ha riflettuto sul Sunshine Double dell’azzurro e sull’inizio della stagione su terra battuta.
“Ora viene la parte dell’anno più divertente” e le premesse per il Masters 1000 di Montecarlo rispecchiano senz’altro l’idea di Piatti, con un ranking ATP che potrebbe presto avere un nuovo re. Gli indizi portano a credere che questo possa essere proprio Sinner, ma il campione in carica del torneo monegasco, Carlos Alcaraz, venderà cara la pelle prima di cedere il trono. Ne ha parlato anche Piatti, evidenziando i momenti diversi che stanno attraversando i due fenomeni del tennis odierno: “Abbiamo visto un inizio a pieno regime di Alcaraz, ora ad andare a mille è Jannik”, nota l’ex coach dell’altoatesino. “Nel mirino hanno entrambi Parigi: chi ci arriva meglio, vince. Vediamo come Alcaraz si rimetterà in riga, e lo farà, e come Sinner gestirà l’avvicinamento: il suo obiettivo è conquistare il Roland Garros e, sulla strada, Roma”.
Il coach, però, frena gli entusiasmi riguardo il primo Masters 1000 sul rosso [Montecarlo, ndr] perché il poco tempo per cambiare superficie può risultare decisivo, specialmente su terra: “Il tennis su terra, meglio se tre set su cinque, è il più bello e difficile. Ci sono componenti che sulle altre superfici mancano”, dice Piatti. “Non aspettiamoci che i big giochino alla grande da subito. Montecarlo serve per trovare i bilanciamenti, un nuovo modo di stare in campo dopo il cemento. E badate bene: non c’è una terra uguale all’altra”.
Piatti non ha dubbi: per adattarsi alla terra battuta servirebbe tempo, ma nel tennis moderno è un lusso che i giocatori non possono permettersi. “Due settimane minimo. Ma i tennisti non ce le hanno”, spiega. Per questo, secondo il coach italiano, diventa fondamentale ottimizzare ogni giorno: “La mia regola è fare almeno 5-6 partite prima del torneo dove si vuole far bene”.
Non tutti, però, partono dallo stesso livello. Piatti sottolinea come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner rappresentino un’eccezione: “Sono un livello sopra gli altri. A loro basta poco per fare lo switch. Alcaraz sulla terra si adatta più facilmente, mentre a Jannik può servire un po’ più di tempo”.
Il divario tra i due e il resto del circuito è evidente anche in classifica. “Era successo anche ai tempi di Roger Federer”, osserva Piatti, indicando in Alexander Zverev l’unico possibile rivale credibile sulla terra: “È un grande lavoratore, ma non cambia mai punto di vista. Va bene il padre coach, si trova bene, ma forse un allenatore con idee diverse potrebbe aiutarlo”. Tra gli altri, si aspetta segnali importanti anche da Lorenzo Musetti, tradizionalmente a suo agio a Parigi.
Guardando alla nuova generazione, Piatti è incuriosito da Arthur Fils: “Ha il tennis da terra battuta, è forte fisicamente e non ha punti da difendere. Qualche tempo fa, mandato dal presidente della Federtennis francese, è venuto alla mia Academy, a Bordighera. È intelligente, ambizioso e ha preso Ivanisevic come coach”.
Più cauto invece su João Fonseca: “Mi piace, ma deve giocare di più. Quando avrà 150 partite ATP, potremo valutarlo davvero. Dopo aver affrontato Sinner e Alcaraz, dovrebbe aver capito cosa gli manca: non dovrebbe dormirci la notte”.
Sul tema dei cambi di allenatore, Piatti evidenzia la mentalità dei campioni: “Alcaraz e Sinner non guardano al passato, e fanno bene. Pensano a vincere Slam. Se credono sia meglio cambiare coach, lo fanno e basta”. Una differenza legata anche al percorso: “Carlos era già numero uno, Jannik doveva ancora fare degli step”.
Quanto al futuro dello spagnolo, Piatti non prevede rivoluzioni imminenti: “Non è facile trovare un super coach per Alcaraz. A me piace molto Carlos Moya. E poi Carlos ha intorno persone che gli lasciano libertà”. Una libertà che, però, può portare anche a distrazioni: “Magari con Ferrero non avrebbe comprato uno yacht da 9 milioni. Anche Nadal a un certo punto voleva lo yacht, ma zio Toni gli disse che se lo poteva scordare: doveva giocare a tennis”.
Su Sinner, invece, il giudizio è netto: il salto di qualità è complessivo. “Ha migliorato tutto il pacchetto, non solo il servizio. È cresciuto anche fisicamente”. Piatti invita però a osservare il rendimento nei momenti chiave e sulla terra: “Vedremo come interpreterà la superficie. Nei momenti decisivi dovrà essere aggressivo, soprattutto sulla seconda”.
Piatti, inoltre, evidenzia che la crescita si vede quando la palla scotta nelle partite importanti, facendo riferimento anche a Djokovic: “Le evoluzioni importanti le vedi nei match importanti. In questa stagione, finora, ne ha giocato uno: la semifinale in Australia con Djokovic, rimesso in condizione dal lavoro enorme con Dalibor Sirola”, nota l’allenatore.
Sul serbo si sbilancia e mette in guardia: “A differenza di Alcaraz e Sinner, Nole arriverà a Parigi senza essersi massacrato sulla terra. Lì e a Wimbledon verrà fuori il vero Djoker. Io sono un suo fan: un altro Slam può vincerlo”.
Sulla corsa al numero uno, Piatti è convinto che Sinner sappia gestire le priorità: “Sa dove focalizzarsi e quando farlo. La sconfitta a Doha non conta: era già proiettato sullo swing americano, dove aveva solo da guadagnare”. Il cambio di superficie, però, non modifica gli obiettivi: “Sulla terra le partite interlocutorie sono meno scontate: le palle e il campo, durante il match, cambiano. Ma Jan si conosce: sa come dosarsi. Quest’anno vuole vincere un grande titolo sul rosso”.
Infine, uno sguardo al futuro e ai possibili nuovi protagonisti o “terzi incomodi”: “Con molto lavoro, Fils potrebbe metterci un anno, a Fonseca servono 150 match nelle gambe. Un’altra stagione, la prossima, passa tutta”.
E una riflessione generale sui fuoriclasse: “Hanno chiarezza sulle priorità e una fame incredibile di vincere. Anche a burraco”.
Sul fronte allenatori, Piatti immagina cambiamenti possibili: “Allenare un numero uno è stressante. Significa far ruotare la propria vita intorno alle esigenze del giocatore: non è una vacanza. Penso che Darren si ritirerà perché ha voglia di fare altro, ma sinceramente non lo so”. Meno probabile, invece, un coinvolgimento di Andre Agassi accanto a Sinner, mentre un nome lo intriga particolarmente: “Vedrei bene Andy Murray: intelligente, esperto, solido”, dice Piatti, che poi rivela un aneddoto. “Nel 2021, a Stoccolma, sconfisse un giovane Sinner in due set. Dopo il match andai a parlare con Andy: l’avrei preso subito ma lui aveva deciso di andare avanti a giocare, accidenti”.