Roma sogna la prima finale italiana in un ‘1000’: tutti i precedenti nel circuito Atp

Valerio Carriero
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Jannik Sinner - Foto FITP

Ci risiamo. Un anno dopo le semifinali raggiunte da Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, agli Internazionali d’Italia 2026 si sogna nuovamente un epilogo tutto azzurro. La costante è sempre lui, il numero 1 al mondo fresco di record di vittorie consecutive nei Masters 1000, un uomo in missione a caccia dell’unico torneo di questa categoria mancante alla sua collezione già zeppa di titoli e primati. Un Sinner apparentemente invulnerabile per tutto il resto del circuito, l’anno scorso si spinse sino all’atto conclusivo al rientro dopo la sospensione per il caso Clostebol, ma quest’anno non ci sarà l’infortunato Alcaraz dall’altro lato della rete. E allora attenzione a un indiavolato Luciano Darderi, ancora in corsa dopo la rimonta contro Paul, i match point annullati a Zverev e la folle vittoria ‘notturna’ contro Jodar in un match in cui è successo di tutto. Sulla strada di Jannik ci sarà Danil Medvedev, battuto per 9 volte negli ultimi 10 scontri diretti dopo aver perso nei primi sei incroci. Per ‘Lucio’ invece l’esame Casper Ruud, alla sua quarta semi al Foro Italico e a caccia della prima finale.

Consolidata questa bella abitudine di avere uno o più tennisti italiani negli ultimi turni,  l’asticella va sempre più in alto e nel mirino c’è quella che sarebbe la prima finale ‘1000’ della storia a tinte azzurre. Riuscirci a Roma, a 50 anni di distanza dallo storico trionfo di Adriano Panatta, darebbe ancor più risalto a un’impresa unica del tennis al maschile. Sono sette i precedenti, i primi risalenti all’altra epoca d’oro italiana, quella degli anni Settanta. A inaugurare questa statistica furano proprio un giovane Adriano Panatta e il più navigato Mulligan a Senigallia nel 1971, con la vittoria del romano in tre set. Negli anni successivi ancora Panatta protagonista, con il successo su Bertolucci a Firenze nel 1974, poi nel 1976 Tonino Zugarelli si impose sulla terra di Bastad su Corrado Barazzutti, mentre l’ex capitano Davis fece suo il derby a Il Cairo contro Bertolucci nel 1980.

Passarono sette anni prima di rivedere due italiani contendersi un titolo. Capitò a Bari nel 1987, con la vittoria di un giovane Claudio Pistolesi su Francesco Cancellotti, nella stagione successiva (1988) ancora Firenze per la sfida tra Claudio Panatta e Massimiliano Narducci, con il successo di quest’ultimo. Poi nulla per i successivi 33 anni, fino all’incrocio tra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nella ‘bolla’ di Melbourne del 2021 per gestire al meglio la preparazione in epoca covid verso gli Australian Open. Fu quella l’unica finale disputata su cemento tra due italiani. Roma avrebbe quindi un sapore ancora diverso, un qualcosa di unico, di mai visto. Un avvenimento molto vicino all’indimenticabile epilogo Slam degli Us Open del 2015 tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci, apice fin qui dell’epoca d’oro al femminile.

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