Venerdì 15 gennaio sarà una data difficile, se non impossibile, da dimenticare per Francesco Maestrelli. La vittoria su Dusan Lajovic nell’ultimo turno di qualificazioni per l’Australian Open ha permesso al tennista azzurro di conquistare il primo ingresso della sua carriera nel main draw di un torneo dello Slam. “È un sogno che diventa realtà”, afferma il pisano a fine partita ai microfoni di SuperTennis, evidenziando come il primo turno contro Terence Atmane rappresenti già un traguardo fondamentale per la carriera del classe 2002 e chissà che non possa essere, invece, la prima tappa di un percorso ancora più florido.
“Ho sempre sognato di giocare questo tipo di tornei. Devo ancora realizzare tutto questo, ma sono veramente contento e credo di meritarmelo – esordisce il numero 141 del mondo –. Al momento della vittoria ho avuto un attimo di confusione in testa, non sapevo che fare. Ho visto il mio team che si abbracciava e ho avuto il cuore pervaso dalla felicità e dall’orgoglio. Vedere gli occhi felici delle persone che sono qui con me vale tutto”.
Il successo è arrivato al termine di una sfida combattuta e vinta in rimonta, dopo aver ceduto al serbo il primo set: “La partita è stata dura. Sono stato in difficoltà fin dall’inizio, poi, dal nulla, ho ritrovato fiducia nel servizio e sono tornato in pari. Il terzo set è stato incredibile per come stavo giocando e rispondendo. Sono riuscito a gestire il momento e, nonostante sia riapparso qualche scheletro nell’armadio, ne sono uscito”.
Un trionfo che Francesco non ha dubbi a chi dedicare: “Ci sarebbero tante persone a cui dedicare questo successo: dalla mia fidanzata ai miei genitori, ai miei nonni che mi seguono sempre e, in generale, a tutta la famiglia. Senza dimenticare tutte le persone che lavorano con me: svolgono un lavoro incredibile e so che mi vogliono molto bene”.
E una volta raggiunto il main draw di un Major, il ventitreenne sogna in grande, rimanendo però concentrato su sé stesso: “Sarebbe bello poter giocare su un palcoscenico di alto livello con quei giocatori che ti insegnano quel qualcosa in più. Detto ciò, cercherò di non pensare tanto al mio avversario, ma a me e alla mia crescita”.