15 Euro…

di - 28 Settembre 2012

di Mario Zanetti

Questo mio articolo, scritto, chiamatelo come volete, doveva rimanere sepolto nei miei appunti, che scrivo la sera dopo una giornata di lavoro, invece di rincoglionirmi davanti a facebook o davanti alla tele. Anche se il contenuto potrà più o meno interessare, ho deciso di renderlo pubblico perché penso
che ciò che racconto possa distendere gli animi dopo tante discussioni estive più o meno accese in
cui si è sentito di tutto, interventi della Cia, genitori che si incazzano perché qualcuno dice che il figlio ha tirato 2 o 3 pallonetti e lobboni, che le smorzate o dei bei gesti tecnici non vanno bene, che il sistema circoli funziona e che dopo 11 anni di gestione dell’attuale conduzione Fit si sono raggiunti risultati incredibili e stupefacenti.

Insomma di tutto e di più, intervengo poco nelle discussioni sul blog, non per snobismo della serie “ne so più di voi.” No, chi mi conosce sa quanto la modestia e il rispetto dell’opinione altrui sia fondamentale per me, non intervengo a meno che non sia tirato dentro da qualche stupido, perché naturalmente sono padre di un ragazzo, che gioca a tennis ogni giorno per 1 ora e mezza e fa la sua preparazione atletica per un’altra ora e mezza, che frequenta con profitto il liceo scientifico, che non diventerà un professionista del tennis, ma che ha come priorità fare sport, non ingrassare bellamente davanti alla play station, e tenere sotto controllo la sua “malattia” o “problema” come preferisce definirla Edy.

Ecco certe volte per questo mi sembra di essere un estraneo su questo blog, ho aspettative
diverse, mio figlio forse sarà un 2° categoria, se avrà la voglia e la salute per farlo. Continua a giocare con passione, si toglie qualche soddisfazione, si è fatto un po’ più incazzoso, mi rompe che vuole il motorino, ma l’adolescenza è una brutta bestia bisogna contare fino a 10 prima di parlare e/o di mandarlo aff….

Il suo maestro (Germano Di Mauro) gli vuole bene e si vogliono bene, con il sottoscritto ha un franco
rapporto di simpatia e stima reciproca, sono un genitore che non assiste spasmodicamente agli allenamenti del figlio, ma che preferisce, amichevolmente davanti ad un bicchiere di vino o a cena, scambiare con lui opinioni e vedute di cui mi arricchisco e lo rendo partecipe leggendo il blog e sentendo le opinioni di voi genitori di agonisti che vogliono tentare e soprattutto dei preparatori atletici che scrivono numerosi.

Mio figlio ha maturato i punti per essere 3.4 il prossimo anno e per lui è una grande soddisfazione. La speranza è che nel giro di due anni di essere riesca a diventare un “seconda”. In questo momento sta giocando un open, ha superato il tabellone di quarta ed ha perso all’ultimo turno di terza da un 3.3 che ha già i punti per 3.1.

Cerco di fargli fare più attività possibile, compatibilmente con il mio lavoro e con le finanze
stante l’attuale situazione economica. Ma vedere il suo impegno, la sua voglia di non mollare mai, il rispetto che ha per me e per i sacrifici che faccio, mi ripaga di qualsiasi disagio e complicazione che devo affrontare. A suo modo è diventato celebre, molti conoscono il suo problema ma genitori e figli più o meno agonisti lo dimenticano velocemente quando cominciano a perdere e in quel momento è bellissimo che si avvicinano (i genitori) e incominciano a dirmi: “Non si è potuto allenare perché ha avuto mal di schiena oggi non sta bene forse ha un po’ di mal di testa oggi non c’è forse ha mal di pancia”.. insomma tutto un teorema di scuse e di giustificazioni perché i loro figli non possono perdere ed io ormai stufo di questi discorsi non ricordo loro neanche che mio figlio ha il problema che ha, che avrebbe tutte le scuse del mondo per ritirarsi o giustificare una sconfitta, che quando ha un’ipoglicemia dovrebbe fermarsi per 10 minuti, che si stanca prima dei loro figli, che soffre più spesso di crampi ecc. ecc. In questo open che aveva un montepremi di 1000,00 euro mio figlio ha guadagnato ben 15 euro, un‘inezia, un nulla, una briciola, lui li ha messi da parte per la benzina del suo prossimo motorino, si se lo è meritato il suo motorino, lo acquisterò prossimamente usato ma ben funzionante, ciò lo renderà felice..

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59 commenti

  1. Wilson

    Mario,

    anch’io ti stimo e stimo il tuo ragazzo. Ho raccontato il tuo articolo a mia figlia perché sono questi gli esempi cui dobbiamo attingere sia noi genitori che i nostri figli.

    A breve Ainhoa, 3.5, inizierà un open… un caro saluto a Edy da parte sua.

  2. pibla

    L’essenza dello sport….senza per questo nulla togliere, anzi, a chi questa cerca di farla divenire una professione, seppur tra mille difficoltà ed incertezze.

  3. andrew's

    sì, è molto bello questo percorso padre-figlio-tennis e tutto è perfetto e Mario è da ammirare…

    l’importante che non entri in campo in barella e prenda medicinali tra un punto e l’altro e chiami l’ambulanza in campo per il medical time-out, eccetera… Assomiglierebbe molto all’Eric Clipperton di Infinite Jest, che giocava con la pistola puntata alla tempia minacciando di suicidarsi se avesse perso la partita…

  4. giogas

    Purtroppo situazioni simili non sono rare e l’esperienza vissuta dai genitori e figli che ne sono colpiti può essere in alcuni casi molto difficile da sostenere a causa del disagio che ne consegue. Riuscire a trovare un equilibrio non è facile ed ancor di più accettare l’amara realtà. Porsi degli obbiettivi concreti raggiungibili è la maniera migliore per affrontare il problema. Riuscirci sarà il miglior premio.

  5. Bello…non esagero dicendo che ragazzi come Edy li allenerei pagando di tasca mia! Almeno sono sicuro che la passione ce la mette…..

  6. darione

    E’ si Mario, sei proprio una brava persona, sinceramente invidio tuo figlio per un semplice motivo, io sono cresciuto senza un padre, e fino a 25 anni ne ho sentito terribilmente la mancanza, forse è per questo che i miei amici mi dicono sempre che sono un bocia matto ma buono. Tuo figlio è fortunato ad averti, io purtroppo non ho avuto questa fortuna. Leggere il tuo scritto mi ha commosso. Un saluto il Darione

  7. pulsatilla

    Mario,

    “…Ecco certe volte per questo mi sembra di essere un estraneo su questo blog, ho aspettative
    diverse, mio figlio forse sarà un 2° categoria, se avrà la voglia e la salute per farlo…”

    spesso anch’io provo la tua stessa sensazione, di estraneità. Ammiro e molto chi decide di provare la strada del professionismo e faccio tanti auguri a tutti coloro che assumono questa coraggiosa determinazione, genitori e figli. E auguro a loro successi e felicità.
    Ma non per questo bisogna inquadrare tutti gli altri come dei falliti, vale a dire coloro che amano questo sport, lo fanno allenandosi e facendo competizioni, ma ponendo come priorità sempre la scuola e un’altra professione.
    Spesso abbiamo assistito in questo blog a questo genere di insinuazioni e di accuse.
    Chi le fa dovrebbe ricordare che parlare prima del tempo porta immensamente sfiga. Io non lo farei. Come non lo farei dopo, nemmeno se fossi diventato nel frattempo Roger Federer.

  8. Maurizio

    Non vorrei pragmatizzare questo bel racconto, ma incassare soldi, anche se pochi non potrebbe inficiare un domani l’ottenimento di una borsa di studio e il conseguente ingresso ad un college Statunitense?

  9. Nikolik

    Però, leggendo questo blog come altri, leggo che tanti Genitori di tennisti di campioni in erba sono fissatissimi con questa storia delle universita americane, che considerano una specie di paracadute, di piano B in caso di insuccesso.
    Nel senso: il mio figliolo realizza a 18 anni di non essere un campione e di non diventarlo mai, è rimasto troppo indietro con la scuola, siccome però è forte a tennis me lo prendono in una università e si prende una laurea in America.

    Ecco, forse Stefano dovrebbe scrivere un articolo sul punto, lui che in America è stato mille volte.
    Per spiegarvi concetti semplicissimi, genitori, vale a dire che la laurea in America non ha alcun valore legale, in Italia con una laurea americana non puoi fare assolutamente nessuna professione, che In America c’è università e università e le uniche che hanno un valore ti chiedono un sacco di soldi e di borse di studio per motivi sportivi non ne danno o ne danno solo pochissime e non la daranno mai a vostro figlio.

  10. Maurizio

    Il riconoscimento della laurea americana non è automatica, va equiparata con una apposita domanda e certificazione, per la gioia di Nikolik vengono riconosciute nel 99,99% dei casi, fatene una ragione.
    Per il tennis alcuni coach delle università americane vengono persino in europa per cercare giocatori/trici per studiare e giocare con loro.
    A livello indicativo occorre avere un valore di circa 2.3/2.4 per le Università migliori e via a scendere.
    Nikolik hai ridetto un mucchio di cavolate.

  11. Stefano Grazia

    come setto piu’ volte, maurizio e nikolik hanno atutti e due hime’ assolutamente ragione … a meta’…. nel senso che e’ vero che come ci sono genitori e genitori e coaches e coaches ci sono anche universita’ e universita’ e quelle buone costano moltissimo o comunque non ci entri essendo un qualsiasi 2.3/2.4 ma con un ranking vero e poi anche con dei voti buoni a scuola o con delle ‘raccomandazioni’ da coach a coach …e’ pero’ vero che in un certo senso potrebbe essere piu’ facile per un non americano perche’ ogni universita’ riserva un certo % di posti a minoranze, stranieri, casi speciali per differenziarsi o darsi un po’ di lustro … e’ vero che per gli europei o asiatici certe regole molto precise tanto da indurre le grandi academies ad avere un ufficio preposto appositamente al college recruiting ( che negli us e’ un vero e proprio lavoro) ma sottovalutare tutti gli steps potrebbe portare ad amare sorprese e ritrovarsi con un anno perso o peggio a Vhattanooga Choo Choo invece che a Stanford o Pepperdine …Infine, ma non ultimo, e’ vero che in italia la laurea americana non vale un cazzo … se uno vuole lavorare in italia cosi’ come la laurea italiana non vale un cazzo se uno vuole lavorare fuori dall’italia o dall’europa… cioe’, no, qualcosa vale ma anche li’ dipende da dove l’hai presa, che voti hai avuto, etc etc…una laurea in un buon college americano ti apre le porte al mondo e alle compagnie internazionali che operano magari non solo a Casalecchio di Reno, tanto per citare un paese limitrofo a dove vivo in italia… Quindi ci sono pro e contro, ma onestamente io non ho mai pensato solo ed esvlusivamente a piani A o B ma a quello che io, imbottito di letteratura e cinema americano, ho sempre sognato…studiare in una high school o in un college americano ( ma anche inglese) con il campus, gli sports e il Friday Night Lights, con il Drama fra le materie principali invece delle poesie del Pascoli e del Carducci … tutte queste cose io le avrei volute vivere di persona, poi magari so benissimo che un americano del mio stesso background culturale e possibilita’ economiche magari sognava di vivere in Toscana o nel Sud della Francia e qualcuno viene anche in Umbria e magari muore o finisce in galera ( questo per anticipare le critiche a quel che succede talora nei campus negli us con sparatorie e similia…ahime’, viviamo in tempi difficili, ma lo erano in altri modi anche quelli con la peste bubbonica, la guerra dei cent’anni, quelle mondiali, l’assenza di antibiotici e vaccini … insomma, in ogni cosa ci sono sempre pro e contro, anche fra frequentare scuole in italia o all’estero…e non direi nemmeno che un sistema e’ meglio dell’altro, sono semplicemente molto diversi …
    e si, attenzione a sta regola di accettare prize money, gli americani in queste cose sono pedanti, ipocriti, puritani e pazzi …

  12. Stefano Grazia

    chiedo scusa per i soliti errori da ipad ma sono sotto il portico della mia futura casa ad Accra, circondato da cani…da due mesi ormai stiamo aspettando di poter entrare in casa ma per un motivo o per un altro siamo ancora in albergo…e quindi piu’ che al computer sono molto spesso all’ipad e francamente e’ un ottimo aggeggio da consultazione e lettura in auto, a tavola, in viaggio, in giro, ma per scriverci un articolo proprio no…

  13. andrew's

    riporto asetticamente che sull’ultimo numero di TennisPro (rivista PTR), nell’ambito di una serie di articoli sulla crisi del tennis USA, si fa esplicito riferimento all’abnorme numero di stranieri presenti nelle squadre del tennis universitario e:

    a) se ne chiede la limitazione attraverso il restringimento del numero ammissibile.
    b) si sensibilizzano gli allenatori delle squadre a rivolgersi prioritariamente agli atleti USA

    ciò non significa che i vostri figli non avranno opportunità in futuro…

  14. Maurizio

    Stefano, il livello da me citato mi è stato indicato da Charles Auffrai che tu conosci ed è laurato alla Pepperdine.
    In merito a questo argomento ci può dire qualcosa anche Rickys.

  15. Maurizio

    Andrew, certo in maniera prioritaria, il discorso è che i college vogliono solo e sempre vincere ed il livello tennistico degli studenti americani è davvero basso.

  16. Nikolik

    A proposito di chi ha sempre torto…

    Mi ricordo su questo sito gli entusiasmi dei romanisti, o comunque romani, a inizio campionato, per Zeman…

    Io, unico, povero, tapino, che osò dire: ma…

    Ecco, vien da dire.

  17. ADDIRITTURA

    salti di palo in frasca solo per avere un pò di ragione in qualcosa…stavolta lo dico anch io, di solito sempre educato…sei il classico tipo da tribuna di calcio.

  18. pulsatilla

    addirittura
    ti quoto per intero. Il guaio è che qualche volta ti fa credere anche che gli asini volano e sono anche veloci.

  19. Nikolik

    Ma, addirittura, cambiavo discorso solo per non insistere sulle università americane, solo perché non volevo insistere con Maurizio, che è una persona che apprezzo e molto garbata.

    Rimango della mia idea sulle università americane, ricordo che la laurea è priva di valore legale nella stessa America, dove se voglio posso aprirne una anche io, e che tutto dipende, laggiù, non dal fatto di avere una laurea, come da noi, ma da chi te la rilascia.
    Del resto, se poi leggete quello che vi ha scritto Stefano, vedrete chi ha ragione…

    Siccome ho visto che Maurizio se l’è presa preferivo cambiare discorso, tutto lì.

    E comunque quello che ho detto su Zeman è vero: vedevo entusiasmi del tutto ingiustificati.

  20. Maurizio

    Nikolik, io me la prendo quando (come si diceva un tempo), si forniscono notizie false e tendenziose, se è capibile per un certo verso la tua “battaglia” o meglio dire divertimento nel disilludere i genitori, è meno capibile quando non fornisci informazioni esatte su un percorso che è invece molto fattibile.
    Addiritura esistono anche in Italia alle superiori, offerte formative che prevedono interi anni scolastici da fare all’estero al fine di internazionalizzare la cultura. Una amica di mia figlia è appena partita per fare un intero anno in una high school americana.

  21. Monet

    maurizio internazionallizzare la cultura mandando un ragazzo in una univesity americana? credimi che allora sei fuori dal seminato e te lo dice uno che ha avuto 2 proposte da 2 delle piu famose univerdità sportive americane,ma a lasciato perdere…..conosco almeno 3 ragazzi che hanno frequentato e posso dirti che la cultura in materia era una cosa….sconosciuta…l’unica cosa valida è stata che hanno appreso perfettamente l’inglese quello si ,ma che entrati assulutamente astemi e senza aver mai provato a fumare ,quando sono usciti saopevano la marca di tutte le birre delo mondo e oltre a fumare le sigarette dirito,hanno imparato a distinguer la marjuana dall’haschis..(o come si scrive)….naturalmente non è che tutti lo facciano sia ben chiaro……..

  22. andrew's

    quella a senza acca (h) grida vendetta e può essere:

    1) lavata col sangue o
    2) emendata con tre serie di 50 flessioni davanti a Darione che mangia un piatto di trippe durante una sessione di zumba cubana

  23. Giorgio il mitico

    credo che confondere una high school con delle famose università americane sia sbagliato, Monet ha moltissime ragioni a parlare così.

    Poi, quale cultura internazionalizzata ? Ma qui è sempre più pieno di studenti che arrivano all’università ed hanno gravissimi problemi con la lingua italiana ! Non è certo facendo dei “minestroni” scolastici in cui c’è di tutto un po’ che aumenta la preparazione dei ragazzi.

  24. lib

    non e’ che sta cosa dell’universita’ americana serve solo a fare il figo nelle conservazioni, del tipo:’ sai mio figlio studio in america’

  25. Diego

    Forse come per il tennis, anche per il percorso scolastico e’ meglio che siano i ragazzi a decidere e non i genitori.

  26. lib

    puzzatilla
    Mi occupo di politiche del lavoro, conosco bene la materia ed ho una figlia di diciassette anni che sa 4 lingue fluently, secondo te perche?
    ah una cosa, ho lavorato 4 anni presso university americana,quelli che fanno sport presso le university gli regalano i voti, almeno presso la mia,e le aziende attingono perlopiu’ dalle top 5 university.ah un’altra cosa, pure in america ci sono i poveri…
    BUON SOGNO AMERICANO

  27. Certo, anche in America ci sono i poveri, ma non hanno una classe politica merdosa come la nostra…lì almeno i corrotti cambiano, ogni tanto 😉

  28. Stefano Grazia

    lib, invece in italia da chi attingono le aziende? prendono cani e porci?o anche li’ guardano dove ti sei laureato, che voti hai preso, e poi ti fanno i colloqui? e magari conta di piu’ una laurea alla Bocconi o alla Sapienza che in una qualche sperduta universita’ della Basilicata? ok, adesso tutti i prof della Basilicata insorgeranno e magari avranno ragione ma noi facciamo la stessa cose con tutte le starlette russe che arrivano a fare televisione in italia e sono laureate in due o tre specialita’ …
    C’e’ anvhe un’altra verita’, ed e’ che a parte quel ristrettissimo numero di geni che va a fare Ricerca in selezionatissime Universita’ o a lavorare in ristrettissimi ambienti( legal firms, compagnie informatiche, etc), per tutti gli altri nessuno andra’ davvero a controllare i voti nell’high school e a volte nemmeno all’universita’… l’importante e’ avere lo straccio di carta che ti permette poi l’accesso ai Masters di Specializzazione etc etc…
    Insomma, ripeto, ci sono genitori e genitori, college e college, atleti e atleti, studenti e studenti… Stare a fare le pulci al distema di studi americano comparandolo al nostro mi sembra davvero provinciale…farlo con una superficialita’ pacchiana mi sembra colpevole e anche tipicamente da ‘volpe ed uva’…. come ho detto, ci sono pro e contro, dipende dalle situazioni contingenti, da dove uno intende lavorare ( inutile studiiare meccanica quantistica in Massachussets se poi uno vuol lavorare nel garage sotto casa)…non c’e’ un sistema migliore di un altro, sono due sistemi completamente diversi e anche in america, cosi’ come ci sono i films di serie D, i peggiori mai fatti anvhe comparandoli a quelli dei Vanzina, e’ pur anche vero che dall’America provengono i migliori films mai fatti, il giusto mix fra impegno e spettacolo, quei film che ti divertono e ti fanno riflettere… allo stesso modo le scuole: probabilmente il livello medio e’ superiore in Italia, ma le migliori 100 universita’ in Us sono probabilmente tutte migliori delle prime 10 in Italia …poi, anche li’, dipende da cosa uno vuole e dai parametri, perche’ secondo certe stats le migliori scuole sono quelle finlandesi e l’italia era all’89 esimo posto, se ricordo bene…e non e’ che nemmeno io ci creda molto, anzi… Che le scuole sportive siano facili lo sappiamo tutti ma stiamo solo dicendo che comunque se lo sport riesce a forgiare personalita’ compiute come un Federer, un Agassi o un Djokovic o un McEnroe, bisogna riconoscere che anche lo Sport sia Magister Vitae e quindi permettere a questi soggetti di poter accedere agli studi nel caso che non siano abbastanza bravi da entrare nei top 100 … O no, non e’ neanche questo…e’ che proprio negli US c’e’ una mentalita’ diversa, giusta o sbagliata che sia, e lo sport e’ considerato una materia scolastica in cui tu puoi eccellere o menoe quindi costruirti dopo, certo se sei intelligente abbastanza, un futuro lavorativo…

  29. Pasquino

    E comunque fate tutti bene a criticare le Università americane (Nikoloik come al solito è il primo)….. ma se sapeste fino in fondo come funzionano le nostre, non avreste il fegato di mandarci i vostri ragazzi! Però forse smettereste di lamentarvi dei centri di allenamanto di tennis 😉
    [del resto la gran parte dei suddetti politici italiani ha una cattedra da qualche parte!]

  30. Stefano Grazia

    certo, se sei uno con una personalita’ fragile e insicura, finisci al college ed esci impasticcato ed ignorante … i genitori pitranno incolpare il sistema scolastico americano ma forse, nella maggior parte dei casi, qualcosa di simile sarebbe successo anche nei cessi di qualche liceo o istituto tecnico italiano ( vedi i fumetti di Pazienza su Zanardi gia’ negli anni 80) o coi ragazzi del Muretto o di Piazza Navona o di qualsiasi Centro Commerciale … vedi pure quell’interessante articolo sul BraccoUbaldo Show sul ragazzo trovato positivo per cannabis ad un torneo open…ed era di un paesino emiliano, non di Berkeley … ( l’articolo per certi versi e’ criticabilissimo in quanto espone mediaticamente un ragazzino, gia’ maggiorenne, vabbe’, ma insomma… allora pubblichiamo anche i nomi di tutti quelli che si son fatti una birra di troppo……. pero’ rivela da un lato il puritanesimo provinciale della nostra societa’ ma anche l’ingenuita’ un po’ naif di chi crede che le canne se le facciano solo gli stranieri o che ne so, gli hippye, come direbbe Darione, e dall’altro l’ipocrisia perche’ sempre come direbbe Darione ma anche Nikolic, farsi una canna e’ peccato ma bersi 7 birre al pub o due bottiglie di barolo o pinot grigio e’ da veri uomini pero’…)

  31. Monet

    non volevo certo scatenare una bagarre sulle universty americane sportive,credo infatti che le canne e le birre se le facciano anche nelle ns università,ma ho solo criticato chi vuole farmi credere che in america e in quelle università la cultura è sopra ogni cosa,le reputo come le ns scuole private,cioè dove paghi e ti promuovono,li a differenza delle nostre ,non si paga,ma il risultato alla fine è uguale.

  32. Stefano Grazia

    ci sono sicuramente anche quelle ma ad Harvard, Princeton e probabilmente giu’ fino a Stanford e Princeton, puoi pagare finche’ vuoi ma se non performi, studio, ti cacciano e se non performi, sport, ti tolgono la scholarship… ma questo succede tranquillamente anche alla Pendleton all’Img Academies, che ci crediate o noper motivi disciplinari,: ne cacciano via ogni anno diversi o semplicemente non li ri-accettano l’anno dopo …
    comunque, io dicevo solo di non far di tutte le erbe un fascio…. in fondo possiamo trovare diversi punti di contatto in tutte le cose che stiamo dicendo, solamente non generalizziamo con faciloneria e superficialita’…

  33. Nikolik

    No, no, scusa Stefano, io non volevo assolutamente minimizzare la portata delle università americane.
    Volevo solo dire che i nostri sistemi sono diversi e che se fai il college in America, in America devi restare, perché se torni in Italia e pretendi di fare l’avvocato, il medico, il commercialista, o fare un concorso in banca, con quelle lauree americane, ti trovi molto male.

    Ecco, Stefano, quello dicevo: l’idea del piano B, faccio l’università n America, torno in
    Italia e sono laureato come gli italiani…ecco, spiegaglielo che non funziona così.

    Se studi in America, in America devi restare.
    Altrimenti, quello che loro chiamano laurea, qua in Italia ti serve proprio a poco.

    Ma non volevo per nulla polemizzare.
    Con la laurea in legge americana, l’avvocato, il notaio, il giudice non lo fai; con la laurea in economia, il commercialista non lo fai; poi forse ti prenderà la FIAT, questo non lo so, ma è bene dire che le professioni con le loro lauree non le fai.

    Stefano, in Italia la laurea ha un valore legale, nel senso che se sono laureato in medicina, lo Stato non fa altre indagini, presume che io ho conoscenza medica; questo anche perché tutte le università, pubbliche o private, devono avere l’autorizzazione per fare università e devono avere un piano di studi che, almeno per gli esami fondamentali, è simile se non sempre identico per tutti; anatomia devi darlo per forza, ovunque.
    Se fai un concorso, siamo tutti medici, magari guardano il voto i laurea per il punteggio, ma nessuno si mette a sindacare se sono laureato a Camerino.

    In America, se ho i soldi, io apro la Nikolik University, e rilascio lauree; tanto là non c’è bisogno di autorizzazioni e la laurea non ha valore legale; il valore è dato dal prestigio di chi rilascia la laurea e dalle cose che sai e che hai imparato; la prima cosa che guardano è dove sei laureato, infatti tutti i giovani americani hanno l’ossessione di essere ammessi in un college prestigioso e un motivo ci sarà.

    Tutto lì quello che dicevo.
    Studi in America?
    Resta in America.
    Non ti illudere di tornare qua e passare avanti ai laureati di qua.
    Con quel pezzo di carta poco potrai fare.
    Vale pochissimo la laurea italiana, figurati quella americana.

  34. Nikolik

    Ad esempio.
    La figlia di Castle, il noto Detective tra le righe, ogni sabato sera alle 21 su Rai Due, è depressa perché, poverina, non l’hanno ammessa al college al quale aveva fatto domanda.
    Se non sbaglio Stanford, ma non vorrei sbagliare, perché ho dovuto spegnere per andare a Cena fuori, purtroppo.

    E calcola che la figlia di Castle è miliardaria, per cui poteva andare in qualunque college.
    Un motivo ci sarà se è depressa.

  35. MDM

    @Nikolik, sei un grande!!!

    “I cittadini italiani o stranieri in possesso di titolo accademico straniero – conseguito a seguito di studi ed esami svoltisi all’estero presso Università statali o legalmente riconosciute – che aspirino a chiedere il riconoscimento in Italia del proprio curriculum studiorum ai fini del conseguimento di analogo titolo accademico italiano, possono avanzare richiesta in tal senso presso una Università di loro scelta.”

    Per quanto riguarda le domande di riconoscimento accademico di titoli relativi all’area sanitaria, si richiama l’attenzione sul disposto dell’articolo 50, comma 8, del DPR. n.394 del 31.8.1999 (regolamento applicativo del T.U. sull’immigrazione e sulla condizione dello straniero di cui al D.L. 25.07.1998 n°286). Il citato comma prevede quanto segue: “La dichiarazione di equipollenza dei titoli accademici nelle discipline sanitarie, conseguiti all’estero, nonché l’ammissione ai corrispondenti esami di diploma, di laurea o di abilitazione, con dispensa totale o parziale degli esami di profitto, sono disposte previo accertamento del rispetto delle quote previste per ciascuna professione dall’art.3, comma 4, del testo unico, a tal fine deve essere acquisito il preventivo parere del Ministero della Salute, il parere negativo non consente l’iscrizione agli albi professionali o agli elenchi speciali per l’esercizio delle relative professioni sul territorio nazionale e dei Paesi dell’Unione Europea”.

    Il Decreto Legislativo 165/2001, art.38, prevede che, “ nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario, all’equiparazione dei titoli di studio e professionali si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei Ministri competenti. Con eguale procedura si stabilisce l’equivalenza tra i titoli accademici e di servizio rilevanti ai fini dell’ammissione al concorso e della nomina.”

  36. Nikolik

    Bravo MDM, le norme che citi ti dicono solo la procedura che devi seguire, il riconoscimento non è automatico e puoi stare certo che ti obbligheranno a riscriverti all’università.

    Se leggi bene, da nessuna parte ti dicono che c’è equipollenza, ovviamente.

    Poi per laurea in legge sono sicuro, ti daranno parere contrario al cento per cento.

  37. MDM

    … i miei due compagni di stanza, italiani, ma che hanno studiato uno in Venezuela e uno in Nicaragua a causa dell’itinerare dei loro genitori, sono regolarmente in possesso del diploma di laurea in scienze dell’informazione italiano pur essendosi laureati uno all’universita di Caracas e l’altro al politecnico di Managua.

    potrei anche raccontarti di quante ragazze italiane stanno studiando negli States con full scholarship grazie al tennis.

    Certo se poi in America ti laurei in “filosofia della banana fritta di Pocahontas” probabilmente una laurea analoga in Italia non ti e’ riconosciuta….. con tutto il mio rispetto per Pocahontas!!!

  38. Nikolik

    MDM,

    Il mio amico Vincenzo, invece, è laureato in Architettura in America e, tornato n Italia, lo hanno gentilmente invitato a iscriversi all’università a Firenze, se voleva iscriversi all’Ordine degli Architetti, per dare gli 11 esami che, secondo loro, mancavano.

    Peccato che gli 11 esami rimanenti fossero i più difficili, i fondamentali dei fondamentali, per cui in pratica era come iniziare l’Università da capo.

    Ti ripeto.
    Leggi bene le norme che tu stesso hai citato.

  39. Pasquino

    Nikolik,
    di passare avanti ai laureati di qui nessuno si proeoccupa. Perchè i laureati di qui, pur bravi, vengono già passati da tutti! Di lavoro (sul mercato) non ne trovano e ne troveranno sempre meno. Ah, beh se parli di concorsi, esami di stato, albi professionali è un’altro discorso. Ma allora preoccupati di affiliazioni ad organizzazioni di vario genere, e non di titolo di studio (chè di per sé stesso conta assai poco).
    E comunque di laureati di fatto analfabeti ne produciamo anche noi, hai voglia te ( e non sono stati neppure allenati da sportivi)!

  40. Nikolik

    Ma Pasquino,
    Ripeto per la centesima volta che non ne facevo una questione di qualità della scuola americana.

    Poi, insomma, fate un po’ come vi pare…

    Andate in America, poi mi saprete dire.

  41. Stefano Grazia

    l’argomento stuzzica mia moglie, qui a tavola di fronte a me( siamo due ore indietro) e spero che intervenga perche’ avendo seguito tutte le pratiche di Nicholas sull’argomento ne sa piu’ di me ma non so, mi sembrava d’averlo gia’ scritto ma ogni tanto scrivo e poi copioincollo sugli appunti e non mando, quindi non so… dicevo che mi sembrava d’averlo gia’ scritto che e’ una questione di mercato…una laurea in america ti apre piu’ porte nel mondo di una in italia…e’ vero che un medico us per lavorare in italia deve fare l’esame di stato ma questo succede anche al medico italiano in america … e’ vero che se uno vuol lavorare in italia si trovera’ forse meglio con una laurea italiana, meno beghe, ma e’ altrettanto vero che se vuoi lavorare NON. solo in america ma nel resto del mondo una laurea in una buona universita’ americana ti dovrebbe aprire piu’ porte … il bachelors degree di un american university e’ pienamente riconosciuto negli UK, magari lo e’ anche quella italiana ma devi sapere bene l’inglese cosa che non e’ proprio automatica … Comunque noi abbiamo un nipote che con laurea americana sta lavorando in australia …ohi, magari ci sarebbe riuscito anche con una laurea italiana, chissa’….ma alla fine quel che conta e’ la formazione, il tipo di formazione e il tipo di studente che sei o vuoi essere…. se sei bravo, prendi una laurea in italia e vai a specializzarti negli us oppure fai il contrario… troverai sempre il modo di far collimare i tasselli del puzzle … ma non venite a raccontarmi che la scuola italiana e’ meglio perche’ ti insegna gli antichi romani, la geografia,e le poesie del pascoli carducci e leopardi … anch’io credo che culturalmente il liceale medio europeo sia superiore a quello medio americano…ho qualche dubbio sul fatto che la superiorita’ venga mantenuta al College …E sicuramente in fatto di Specializzazioni, Ricerca, etc a meno che uno non si laurei in Storia Rinascimentale e Affini, il meglio lo trovi oltre oceano, anche per una questione di investimenti … poi, chiaro, non e’ tutt’oro quel che riluce …Io invito solo e di nuovo a non fare i Faciloni Superficiali su un argomento piuttosto complesso… poi c’e’ qualcuno che dice che si va negli us solo per fare il figo e dire che ho il figlio che studia in us … mah, ci sara’ anche quello, ma mi sembra una generalizzazione un po’ superficiale …

  42. Stefano Grazia

    …E comunque andare a studiare oltreoceano, sia per gli uni che per gli altri, rimane pur sempre una gran bella esperienza ….

  43. Maurizio

    Giusto per sdrammatizzare un pò, un mio conoscente vuole trasferirsi in Australia per lavorare, il suo lavoro attualmente è richiesto quindi viene invitato per un colloquio, gli chiedono però oltre ai titoli se ha…..
    il senso dell’humor.

  44. individuo malefico

    Mah,,,,la Laurea….Ma che cos’è una laurea…un pezzo di carta con il quale pulirsi il cu–come la definì un mio amico bocia una volta. io non ho fatto scuole alte, ho solo la terza media, però come cottimista quadagno qualche sgheo in più di un dutur. E allora come la mettiamo, vogliamo i figli dotti con la pancia vuota, o ignurant con le tasche piene?
    E come dice sempre il vostro darione:
    se i veneti no i riese o no i vol imparar l’italian, eora gli italiani imparerà a parlar el veneto,o meio el trevisan. un saluto tutti i bocia e a Stefano crazia, pover uomo nella giungla.

  45. giovanni

    John Isner massima espressione del circuito universitario usa, avercene in Italia di giocatori così forti.

  46. giovanni

    Anche Querrey proviene dal mondo universitario, poi i vari Malisse, Sanguinetti, tanti giocatori si sono fatte le ossa nei campus universitari, con ottimi risultati.

  47. Diego

    Quanti sono i ragazzi/e italiani che attualmente frequentano e giocano a tennis in qualche universita’ americana ? 10,20,50.
    Penso comunque pochissimi e quindi il famoso piano B in us mi sembra una scusa.

  48. giovanni

    Dovrebbero essere non più di venti i ragazzi che giocano per un college usa, e credo che i più lo facciano non tanto per diventare pro, ma per una esperienza di vita.

  49. Wilson

    Come dicevo nel commento 3, Ainhoa sta facendo un open… ieri sera ha battuto al terzo turno delle qualificazioni una 3.3 maturando così, ampiamente, la sua nuova classifica 3.4 ed è entrata nel tabellone principale.

    Per la precisione stava perdendo il primo set 5/2, ma da quel momento ha messo il turbo, la testa e il cuore andando a vincerlo per 7/5. Poi sotto 0/2 e nuovamente in vantaggio 3/2, quando l’avversaria ha abbandonato perché non ci vedeva per scarsa illuminazione… la verità è che sapeva che avrebbe perso il secondo 6/2 e non le ha voluto dare la soddisfazione.

    E’ felicissima… Leo le aveva predetto una settimana fa che era nell’aria per lei un deciso salto di qualità. Sono queste le cose che ti danno forza, convinzione e autostima ingredienti indispensabili per migliorarsi sempre di più… sino alla seconda !

    Sembra stia facendo il medesimo percorso di Edy, anche lui 3.4 e forse anche lei guadagnerà i 15 euro…

    Questa sera giocherà contro una 18enne, solo “lobboni”, “recuperi” e basta (mi capisci Max ?), contro la quale 4 mesi fa aveva perso 6/0 6/1. Probabilmente perderà di nuovo… ma la sua avversaria è già al suo top, mentre Ainhoa è in forte crescita con ampi margini e tra 6 mesi – 1 anno non la vedrà più.

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