Le 20 Partite da Ricordare

di - 17 Marzo 2011

In occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dall’Unità d’Italia, abbiamo deciso di raccontarvi 20 delle migliori imprese azzurre di queste ultime stagioni. Mancano molte vittorie di grande rilievo e alcune sono state tralasciate. Vi chiediamo di elencarci le vostre “partite del cuore”, quelle che più di tutte vi hanno emozionato. Vi chiediamo anche di citare quelle che non abbiamo inserito raccontandole, come abbiamo fatto noi, in prima persona…

di Alessandro Nizegorodcew e Sergio Pastena

Cristiano Caratti  b. Ivan Lendl 64 16 76(3) (Milano 1991)

Bei tempi per gli appassionati di tennis: c’era Tele+2, erede della mitica Koper Capodistria, che trasmetteva ancora in chiaro e copriva un bel po’ di tornei. C’era anche un undicenne davanti alla tv, ma di speranze ne aveva poche. Vero, il ventenne Cristiano aveva stupito il mondo arrivando ai quarti negli Australian Open, ma lo scalpo più prestigioso era stato Krajicek (prima di una bella rimonta rimasta incompiuta contro Patrick McEnroe). Quel giorno, però, dall’altra parte della rete c’era tale Ivan Lendl: fresco finalista a Melbourne, 10 Slam in bacheca (e 88 tornei), il mostro sacro per eccellenza. Quali speranze per Carattino, che da Lendl aveva 10 centimetri e 20 milioni di dollari di distanza? Anche dopo il 6-4 del primo set non ci credevo più di tanto, dopo l’1-6 del secondo poi non vi dico. Vabbè, Lendl avrà dormito un set. Cristiano, però, ci credeva al punto da recuperare un break nel terzo: colpi fatalmente meno potenti ma una marea di variazioni, drop, lob, back. Palle a chiamare a rete il gigante di Ostrava per poi rimandarlo indietro, nel Mostro cominciò ad aprirsi qualche crepa. In quegli spiragli passò la fiducia di un undicenne che cominciò a tifare come un invasato. Quando sul 6-3 del tie-break decisivo la volèe morbida di Caratti toccò terra a casa pensarono che fossi impazzito. Mi toccherà aspettare il rigore di Grosso per urlare di nuovo così… (Pastena)

Diego Nargiso b. Petr Korda 62 76(2) (Key Biscayne 1992)

Il mondo l’aveva già stupito quattro anni prima, Diego, quando al primo turno degli Internazionali superò Emilio Sanchez a soli 18 anni. Sulla terra, poi, impresa doppia. Un Top Ten, però, non l’aveva mai battuto: grandi prestazioni, riuscì persino a strappare un set a Stich a Wimbledon (dove aveva vinto il torneo juniores), ma si era sempre fermato prima del traguardo. Contro Korda, quindi, il pronostico sembrava chiuso: il napoletano aveva già fatto il suo, battendo da numero 100 del mondo prima il qualificato Arriens e poi la testa di serie Krickstein. Talento ne aveva, certo, ma da qui a battere il ceco numero 10 del mondo ce ne passava. Le statistiche, aride, raccontano di un match deciso dalla maggiore efficacia al servizio del campano. La realtà racconta di un Nargiso che contro Korda, un altro che di talento ne aveva da vendere, si esaltava puntualmente. A fine carriera Diego batterà Petr 2-1, e quella volta che il ceco ha vinto, a Wimbledon, ha dovuto sudare sette camicie. Nargiso scalerà il tabellone fino ai quarti con Courier, numero uno al mondo, e vincerà anche il primo set per 7-6. Poi 2-6 0-6 e ritorno a casa, seppellito dal sadismo del rosso Jim, uno che per le favole non ha mai avuto rispetto: aveva fermato la leggendaria cavalcata di Jimmy Connors negli Us Open del 1991. (Pastena)

Stefano Pescosolido b. Thomas Muster 76(3) 16 76(4) (Tel Aviv 1993)

Che drittone che aveva il Pesco. L’avevo seguito nel 1992 quando fece il colpaccio a Scottsdale. Da quel momento, però, poco, anzi pochissimo: una filiera di sconfitte, la scivolata fuori dai 100 e un gioco che stentava a ritrovarsi. A dire il vero andavo a spanne, perché nel frattempo Tele+2 aveva criptato i programmi e io, oltre a rischiare le retine cercando di vedere qualche scambio in negativo, potevo fare ben poco. Qualche segnale di ripresa c’era stato: Holm, Rosset, terzo turno lottato con Novacek al Roland Garros. Nomi più che discreti per l’epoca. A Tel Aviv mise in fila Velev, Wheaton e Javier Sanchez, ma mancava la conferma del ritorno. Banco di prova Muster, uno che più terraiolo non si può ma pur sempre un Top Ten. Tre set in altalena, come da abitudine del buon Stefano: qualcuno ricorda la Davis con Bruguera? Stavolta, però, dopo un 7-6 e una pausa caffè per l’1-6 del secondo, nel tie-break decisivo a Stefano non tremò la mano. Ancora un 7-6 per la finale: Pesco era tornato, e a fermarlo nella strada verso il secondo (e, ahimè, ultimo) titolo della carriera non bastò il tifo scatenato degli israeliani per l’idolo di casa Amos Mansdorf. Il tennista ciociaro giocherà ancora a lungo, alternando bei ritorni a momenti a dir poco drammatici: Scottsdale e Tel Aviv, però, resteranno le sue perle. (Pastena)

Andrea Gaudenzi b. Jim Courier 75 62 36 63 (Us Open 1994)

Andrea ha 22 anni e si presenta di fronte al colosso Jim Courier, a casa sua, New York. Io mi trovo a Fregene, con Tele +2 acceso praticamente 24 ore su 24. Ho 12 anni e tutti i completini di Andrea nell’armadio, che sfoggio ad ogni allenamento, sognando di poter giocare anche io, un giorno, sui campi del circuito Atp. Gaudenzi inizia bene e tiene il ritmo dell’americano. Sul finire del primo set c’è l’allungo dell’azzurro, che conquista a sorpresa il primo set 75. Servizio ottimo, diritto fantastico e una solidità da fondo che fa paura! E poi… che passanti in corsa! Questo era Andrea Gaudenzi. Nel secondo parziale ti aspetti la reazione di Jim, ma Andrea continua a macinare gioco e lo vince addirittura 62. Courier vince il terzo, ma nel quarto è ancora un break conquistato dal faentino a decidere il match. Rino Tommasi si esalta come raramente ho sentito nella mia vita e io con lui. (Nizegorodcew)

Corrado Borroni b. Yevgeny Kafelnikov 36 75 63 (Roma 1995)

Dicono che quel giorno Kafelnikov fosse stanco, e probabilmente era anche vero visto che aveva giocato tantissimo dall’inizio dell’anno. Dicono che fosse un giorno maledetto, e anche quello è giustificabile se consideriamo che caddero Sampras e Wilander. Quello che non potranno mai dire, però, è che Corrado Borroni non se la sia meritata, quella vittoria. Il ricordo è vago, ma visto il periodo sarò stato a casa di amici per gli ultimi scampoli di studio. Ogni tanto davo un occhio al fedele Televideo, e l’avrò vista lì la notizia. Poi, tornato a casa, sarò andato di corsa ad informarmi su chi fosse questo sconosciuto, numero 411 del mondo, qualificato a sorpresa, che aveva fatto secco il numero nove del mondo. Capelli lunghi, orecchino, torneo di Roma, sarà un romanaccio dai. Errore. Milanese, il Corrado, contro Kafelnikov si toglierà due soddisfazioni: l’anno dopo un sorteggio paradossale lo metterà di nuovo di fronte al russo, che stavolta vinse ma dovette dare fondo a tutte le sue energie. La carriera di Borroni non è stata da hall of fame, eppure ancora tanti appassionati ricordano quel rovescio naturalissimo e incisivo che fece andare fuori di testa Kafelnikov in un assolato pomeriggio al Foro Italico. E permise a Borroni di pagarsi il Coupè da poco acquistato. (Pastena)

Omar Camporese b. Carlos Moya 67(8) 67(4) 61 63 63 (Pesaro 1997)

Per giocare contro la Spagna il match di quarti di finale di Coppa Davis, Adriana Panatta sceglie il veloce indoor.. e riesuma Omar Camporese, che da tempo ormai è fuori dai top-100. Omar nel primo singolare ha di fronte Carlos Moya e, nonostante la superficie, nessuno si attende una vittoria dell’azzurro. Ma Omar scende in campo come nei giorni migliori e tira mazzate su mazzate con servizio e diritto. Moya è sorpreso ma ribatte colpo su colpo. Si arriva al tie-break nel primo set e penso, tra me e me: “Se perde questo set così tirato è già finita…” In effetti finisce 8-6 per Carlos, ma Omar non molla, sorretto da uno splendido pubblico. Io soffro come un matto, da solo in camera mia. Si va al tie-break anche nel secondo e penso: “Ok, allora è questa l’ultima chance”, e Moya sembra dare credito alla mia idea, portandolo a casa 7-4. Carlos ha capito di aver scampato un grosso pericolo e si siede al cambio di campo con un enorme sospiro di sollievo. Tutto finito, ora dobbiamo sperare in Furlan contro Albert Costa.. Mi allontano dalla tv, sfiduciato, mi faccio un panino col prosciutto cotto (lo ricordo come fosse ieri)… Torno e vedo Omar avanti di un break, mi siedo, curioso più che speranzoso. Adriano in panchina incita il nostro dopo ogni 15, ci crede più di tutti. Omar insiste e gioca un parziale pazzesco (6-1!!!). Moya adesso è più teso, soprattutto quando Omar mette a segno il break anche nel quarto, che si aggiudica 6-3. Nessuno può più fermare Camporese, che tira fuori vincenti da tutte le parti, con quel dritto che ricordo ancora oggi in maniera nitida, partire a 200 km/h dalla racchetta, regalando un brivido ad ogni punto! Finisce 6-3 anche il quinto set ed è delirio! Camporese dichiara: “E adesso torno nei 100” Non ce la farà mai più, ma quella partita vale una carriera Omar, grazie!

Renzo Furlan b. Boris Becker 16 63 76(4) (Montecarlo 1997)
Avevo appena compiuto 15 anni e già seguivo il tennis come un matto. Ricordo benissimo la grande prestazione di Renzo, abile soprattutto a non innervosirsi dopo il primo set, come avrebbero fatto il 98% degli italiani. Ricordo nitidamente un Becker deluxe nei primissimi giochi, con Furlan assolutamente inerme di fronte a cotanto campione, decisamente in giornata. Vincenti da tutte le partite e il tedesco si esalta. Montecarlo è uno dei pochi tornei su terra in cui ha spesso giocato bene… Renzo sta lì, su tutti i punti, aspettando un lieve caldo di Boris, quantomeno per entrare in partita. Sul 5-0 Furlan riesce a tenere il servizio e alza le braccia al cielo, in segno di vittoria. Si, perché riuscire a conquistare anche un solo gioco contro Boris, oggi sembra davvero un’impresa. Ma la professionalità, la voglia di lottare, la capacità straordinaria di leggere le partite… tutte queste caratteristiche spingono l’azzurro a rimanere attaccato al match. Boris cala, si disunisce, e Renzo breakka! Annulla qualche palla break e conquista 63 il secondo parziale. Il terzo è equilibratissimo ma ormai Furlan ha capito di potercela fare. Si arriva al tie-break e Renzo non sbaglia un punto. Finisce 7-4 e l’azzurro alza le braccia al cielo. (Nizegorodcew)

Marzio Martelli b. Goran Ivanisevic 76(3) 76(6) 76(2) (Roland Garros 1998)

Sì, vabbè, Martelli e chiavi inglesi. Sto benedetto ragazzo già è stato bravo a qualificarsi, che battere Santopadre non era facile, e ti va a beccare al primo turno Ivanisevic? Questo mena forte, sarà anche sceso un pelo in classifica ma vuoi mettere col numero 143? Povero Marzio, lo massacra. Pure io pensavo “Lo starà massacrando” mentre guardavo la tv e ogni tanto giracchiavo distrattamente il Televideo, pagina 230, vedi mai che qualcuno passa il turno. Poi la mia bocca prende la forma ad O di Giotto: “Roland Garros: Martelli batte Ivanisevic!”. Tre tie break, classico contro un bombardiere, ma il buon Marzio era riuscito a strappargli due volte il servizio e, soprattutto, aveva fatto 19 punti e, udite udite, 4 aces più dell’impalatore di Spalato. C’è chi dopo imprese del genere si sente Dio, il livornese no, anzi spezza il clima da impresa storica regalando una battuta ai giornalisti: “Se vinco il Roland Garros magari mi convocano in Davis”. In realtà Martelli in Davis ci aveva giocato, l’anno prima: singolare non decisivo, perso, ma togliere un set a Carlos Moya è sempre una soddisfazione. Perderà in maniera onorevole da Dewulf nel turno successivo e continuerà a correre e sfangarla sui campi da tennis per altri quattro anni. Quando dovrà raccontare qualcosa ai nipoti, però, saprà bene cosa. (Pastena)

Laurence Tieleman b. Tim Henman 26 76(7) 64 (Queen’s 1998)

Il primo turno delle qualificazioni l’aveva passato in due set contro Takao Suzuki (ma da quanto tempo gioca?). Poi, nell’ordine aveva eliminato Osorio, Nainkin e, nel main draw, Stoltenberg e Lareau. Tutti in tre set, sempre perdendo il primo, roba ai limiti dell’inverosimile. Contro Rusedski pareva finita, invece sul 2-2 il britannico si infortuna e si ritira. Botta di culo! Il numero 253 al mondo nei quarti al Queen’s, la soddisfazione di giocare con Tim Henman: ok, finisce qui ed è andata di stralusso, solo due mesi fa perdeva dal numero 607 del mondo in un Challenger… però che carattere questo ragazzo. Non ebbi modo di seguirla, quella partita, e quando comprai la Gazzetta il giorno dopo rimasi impietrito. Non solo Laurence Tieleman, belga naturalizzato italiano, aveva battuto Timbledon sull’erba, ma l’aveva fatto in tre set e perdendo il primo! Per non farsi mancare niente ripeterà lo stesso giochetto in semifinale contro Byron Black: sei rimonte nello stesso torneo, provate a trovare chi ha fatto di meglio. Di quella edizione del Queen’s porto con me una battuta e un soprannome. La battuta venne a galla quando beccammo la Spagna in Davis nel 2006, per la seconda volta di fila: “Ad averci ancora Tieleman converrebbe allestire un campo in erba”. Ah, dimenticavo il soprannome: da quel giorno per me lui è Tielhenman. (Pastena)

Davide Sanguinetti b. Todd Martin 76(0) 63 76(8) (Milwaukee 1998)

E’ il secondo singolare della prima giornata a Milwaukee, dopo che Gaudenzi ha battuto Gambill in 4 set (con due tie-break nel terzo e quarto). All’Italia va benissimo l’1-1 alla fine della prima giornata, ma Sanguinetti non è di questo avviso. Io mi trovo ad una festa di compleanno di un’amica e la costringo (avevo una discreta influenza su di lei) ad accendere la tv. Mi piazzo a vedere Davide da solo ma pian piano tutti gli invitati, incuriositi dai miei “e andiamo cazzo!”, si avvicinano e si piazzano seduti per terra accanto a me. Alcuni non hanno mai visto una partita di tennis e cerco di spiegar loro l’importanze di una semifinale di Coppa Davis. Davide intanto sta giocando in maniera divina, tirando rovescio vincenti su rovesci vincenti. Martin probabilmente non se lo aspetta e dopo aver perso al tie-break il primo parziale, nonostante un pubblico caldissimo, si lascia prendere dallo sconforto. Nel secondo parziale arriva il break e “Sanguinaccio” porta a casa anche questo parziale. Io dispenso “cinque” a tutti i presenti, sempre più numerosi, sono esaltato, la Davis è un qualcosa di incredibile, emozionante, e anche chi non ha mai visto un match di tennis si è letteralmente fomentato e mi abbraccia quando Martin commette un doppio fallo! La festa di compleanno è diventata una festa Davis e Sanguinetti chiude in 3 set, con uno splendido tie-break finale vinto 10-8. Martin è quasi incredulo, l’Italia è a un passo dalla finale (che arriverà il giorno dopo con la vittoria in doppio di Nargiso e Gaudenzi) (Nizegorodcew)

Gianluca Pozzi b. Marat Safin 75 76(4) (Queen’s 2000)

Us Open 2000: un tennista italiano di 36 anni costringe al quinto set Marat Safin, 20enne numero 7 al mondo. Un match divertentissimo, col russo costretto a dare fondo a tutto quello che aveva per superare l’avversario al quinto. La verità è che Safin, tanto imprevedibile nel privato, in campo proprio non riusciva a reggere gli avversari fantasiosi ed impulsivi, Santoro docet. Dietro la battaglia di Flushing Meadows, però, c’era un antefatto. Storico torneo del Queen’s, quarti di finale, Pozzi ci arriva dopo aver fatto secco il numero uno al mondo Andrè Agassi: niente di leggendario, un ritiro del kid nel secondo set. Prima di lui due vittorie al terzo contro Siemerink e Agenor. Safin veniva dai quarti al Roland Garros e andava verso il trionfo agli Us Open: a fine anno sarebbe stato in cima al mondo. Quel giorno ebbe un assaggio di quello che avrebbe dovuto patire a Flushing Meadows per arrivare al trionfo: fuori in due set, 7-5 7-6, nonostante un Pozzi falloso al servizio e otto aces di vantaggio a fine partita. Ma quando si andava oltre il terzo tocco Marat perdeva il filo e Pozzi lo faceva correre e dannare, scrivendo un’altra pagina memorabile della sua seconda primavera tennistica. A fermare il barese in finale ci penserà un altro della cerchia dei “numeri uno”, Hewitt: però che torneo, che torneo, che torneo… (Pastena)

Vincenzo Santopadre b. Magnus Norman 63 64 (Roma 2001)

E’ una giornata uggiosa quella che accoglie Norman e Santopadre sul centrale del Foro Italico. Le speranze sono poche, anche lo svedese non sta attraversando un grande periodo di forma. Norman entra in campo con molta sufficienza; lo dimostra un punto perso da Magnus che tira uno smash a rimbalzo lì dove “Santo” riesce a compiere il miracolo e a rimandare la palla a pallonetto sulla riga, chiudendo poi con un diritto lungo linea. “Norman non conosce Santopadre, vedrai che tra un paio di giochi cambia la partita” – esclamano convinti gli spettatori presenti a Roma. Probabilmente nessuno di loro sa che i due si sono già affrontati un paio di anni fa e, indovinate un po’… la vittoria era andata a Vincenzo! Il match prosegue con Santopadre sempre sugli scudi: smorzate millimetriche, difese eccezionali, passanti al fulmicotone. Una partita praticamente perfetta, con Norman totalmente in balia dell’azzurro. Vincenzo chiude in due set ed è la vittoria più importante della sua carriera. Al Foro Italico è andato in scena un tennis d’altri tempi e il pubblico è visibilio per il “Santo” nazionale. (Nizegorodcew)

Potito Starace b. Sebastien Grosjean 76(6) 63 64 (Roland Garros 2004)

Avevo visto Potito in campo, dal vivo, per la prima volta l’anno prima. Erano le qualificazioni del Foro Italico e Poto andò ad un passo dall’eliminare Montanes (57 75 64 il punteggio in favore dello spagnolo). Il campano mi era piaciuto moltissimo ed auspicavo per lui un roseo futuro. Poto a Parigi supera le qualificazioni e al primo turno regola abilmente Tursunov (non esattamente l’ultimo arrivato, anche se non a proprio agio sulla terra). Ora tocca a Grosjean, sul centrale di Parigi, con tutto il pubblico contro. Sentirà la pressione Poto? Mi attacco alla televisione per seguire tutto il match dell’azzurro. Il primo set è una girandola di emozioni e Starace lo vince al tie-break 8-6. Servizio in kick e dirittone, oppure smorzata, e il francese impazzisce… Grosjean perde un brutto secondo set e il tifoso italiano si esalta. “Forse è la volta buona che facciamo un’impresa!”… Grosjean ha una timida reazione nel quarto, recuperando sino al 4-5 con Poto al servizio. Ma Starace non trema più di tanto e mette a segno una delle più importanti vittorie della sua carriera. Io salto sul letto! Che goduria! Battere un francese, e sul centrale di Parigi, è una gioia spasmodica per il tifoso italiota! Una gioia simile arriverà solo 6 anni dopo con Fognini-Monfils… (Nizegorodcew)

Daniele Bracciali b. Ivo Karlovic 67(4) 76(8) 36 76(5) 12-10 (Wimbledon 2005)

Lo giuro, al match point mi sono buttato per terra braccia al cielo! Che partita! Ho negli occhi Bracciali che esulta dopo 4 ore di partita incredibili. E’ un match dominato dai servizi, come ovvio che sia con Ivone e anche con Braccio, che sull’erba sa essere sempre tra i migliori. I primi due set finiscono al tie-break e ne vincono uno per parte. Nel terzo Daniele è costretto ad annullare una pericolosa palla break, ma commette doppio fallo. La palla è nettamente fuori ma Braccio protesta, sbraitando (come lui e pochi altro sanno fare), capendo che quel punto poteva far girare la partite in favore del suo avversario. Daniele però rimane lì, lotta, soffro anche io, seduto sul mio letto. Vince il quarto al tie-break e il quinto si prospetta, viste le pochissime palle break di tutto il match, molto molto lungo ed equilibrato. Sul 10-10 la svolta. Daniele risponde tre volte ad Ivone (una risposta col rovescio bimane la ricordo perfettamente) e ottiene il break decisivo. Karlovic è distrutto mentalmente e il gioco successivo Braccio lo vince a 0, lasciandosi andare ad una gioia incontrastata. Che spettacolo Braccio sull’erba inglese! (Nizegorodcew)

Andrea Stoppini b. Andrè Agassi 64 63 (Washington 2006)

Maledetto pc, maledetti plug-in che mi impallano il livescore. Poco male comunque, c’è Stoppini-Agassi, già con Goldstein ha fatto l’impresa della vita. Potrei anche andare a letto che sono le due e mezzo. Poi, nonostante il livescore fulminato, mi venne la curiosità di vedere a quanto stessero e passai sul forum di Tennisteen. Risultato? Quaranta minuti a fare refresh della pagina nell’attesa che qualcuno aggiornasse il punteggio, la soddisfazione che diventava stupore, lo stupore che diventava incredulità, l’incredulità che diventava gioia. Commenti a manetta degli utenti: “Ma che ha mangiato spinaci?”, “Questo si sveglia a 26 anni?”, “Ma si sta preparando a vincere gli Us Open?”. Sul 5-4, al quinto set point, l’evento: Stoppini porta a casa il set e poi breakka “The Kid” in apertura di secondo. Il numero 246 del mondo che continua a tenere il servizio e ad annullare palle break a un mito vivente del tennis. Alla fine quel forum esplose e un anno dopo “l’evento” ancora arrivavano commenti. Agassi, alla fine del match, gettò a terra la racchetta furioso, Stoppini da quel successo prese lo spunto per arrivare a toccare il best ranking al numero 161 un paio di anni dopo. Ne ho viste tante, di sorprese, in venti anni da appassionato di questo sport. Quella di Stoppini, però, va oltre e tocca la leggenda. (Pastena)

Filippo Volandri b. Roger Federer 62 64 (Roma 2007)

Sei a Milano, hai appena cambiato casa, non hai ancora la connessione. L’unica cosa che hai è un debolissimo wi-fi rubato al gentile vicino. Come fai a seguire Volandri-Federer? Due le ipotesi: o ti attacchi al livescore o ti attacchi al… vabbè, avete capito. Optai per il livescore, ma dopo un poco pensai che avessero invertito i nomi perchè Filo aveva dato 6-2 a King Roger nel primo set. Roba da pazzi… Mats Volander, ma ha fumato qualcosa? E il secondo va avanti sulla stessa falsariga: ogni punto copro con la mano, vedo se il “time” è cambiato e spulcio chi ha fatto il punto, stile poker pro. Si arriva al match point sul 5-4 e all’impresa che mai ci si potrebbe aspettare. Ok, il rosso… ok, Federer non era al meglio (Filippo stesso dirà al Tg1 “Mi ha dato qualche punto”), ma comunque siamo alla stregua della perfezione pura. Sì, perché per avere una percentuale di conversione migliore di Federer sia sulle prima che sulle seconde, il tutto con un servizio che è una mozzarella filante, come minimo devi dominare gli scambi. E aggiungiamo anche la perfezione nei momenti che contano: sei palle break su sette annullate, quattro su otto messe a segno. Un’ora e diciotti minuti, e giù il cappello. Volandri arriverà fino alla semifinale, fracassando anche Berdych prima di cedere a Fernando Gonzalez. (Pastena)

Andreas Seppi b. Rafael Nadal 36 63 64 (Rotterdam 2008)

Non fare cazzate, ragazzo, ora non fare cazzate. Avevo in mente la finale di Gstaad, pochi mesi prima, quando Seppi era andato a servire per il titolo contro Mathieu ed era andato in corto circuito, lasciando al francese (che pure non è un cuor di leone) game, set e torneo. Stavolta però servi contro Nadal, è pure il giorno del tuo compleanno, non deludermi. Andreas è così, quando è in giornata queste cose può farle, ma mai abbassare la guardia. Servizio, Nadal rimette dentro, a un certo punto Seppi tira una palla corta millimetrica: 15-0. Ma chi è, McEnroe!? Prima forte, tesa e chiusura di diritto angolata. Ma chi è, Roddick!? Transizione difesa-attacco, rovescio lungolinea, avanzata a rete e uno smash (di solito un suo punto debole) praticamente perfetto. Ma chi è, Federer!? Tre match point, Nadal spinge, Seppi gli rimanda 3-4 volte la palla spazzolando le righe fino a quando lo spagnolo sbaglia. Ma chi è, Nadal!? No, quel giorno era Seppi, ma di sicuro era il miglior Seppi visto fino ad ora e rimase tale per qualche mese. Il mancino di Manacor, doppiamente segnato dalla rimonta e dalla sconfitta, provò a chiamare l’hawk-eye. Nun ce provà, a coso: era fuori. Il tempo di una veloce verifica e poi braccia al cielo. Ora puoi festeggiare il compleanno Andreas: prima, però, cambia il biglietto di ritorno dell’aereo. (Pastena)

Simone Bolelli b. Fernando Gonzalez 76(8) 76(7) 36 76(4) (Wimbledon 2008)

Altra partita assolutamente da ricordare. Sono a casa di mio cugino Nicola Corrente (che molti su Spazio Tennis conoscono bene). Iniziamo a vedere il match in maniera molto coinvolta, anche perché Simone (lontano parente, ahimè, del Bolelli di oggi) mantiene i propri turni di servizio con una tranquillità incredibile, che innervosisce e non poco il cileno. Simone gioca in maniera straordinaria i due tie-break, che gli consentono di salire due set a zero. Ad ogni punto importante il Bole guarda il suo angolo, dove il coach Claudio Pistolesi ha lo sguardo che sa di impresa. Simone ha gli occhi della tigre, quelli che troppo spesso sono mancati nella seconda parte della sua ancor breve carriera. “Al Gianicolo” ripete spesso Claudio chiedendo al suo allievo di cercare l’ace. Io e Nicola seguiamo il match con emozione, abbracciandoci ad ogni punto importante (lui è della Roma, io del Milan, e gli abbracci per lo sport sono solo per il tennis e per l’Italia). Nel quarto set succede l’imponderabile: Gonzo, che aveva vinto 63 il terzo, va avanti di un break e 0-40 sul servizio dell’azzurro. Qui Simone compie il miracolo, il cileno si innervosisce e scioglie praticamente un game intero! Il Bole rientra con merito nel set e gioca un tie-break perfetto. Un’altra impresa è servita. (Nizegorodcew)

Flavio Cipolla b. Stanislas Wawrinka 64 61 (Chennai 2009)

Ricordo come fosse ieri la partita tra Flavio e il “simpaticone” svizzero. Per parlare di questo match non si può non far riferimento a quanto accaduto qualche mese prima in quel di New York: terzo turno di main draw. Flavio sale 2 set a 0 ma ogni tanto zoppica; il dolore è forte, nonostante gli antidolorifici, e Wawrinka vede bene di prenderlo in giro simulando, al cambio di campo, una fastidiosa zoppia. Flavio finirà per perdere al quinto, senza stringere la mano al suo avversario, ma fermandosi lì, nei pressi della rete, per spiegare a Stanislas il motivo di tale scelta! A Chennai, pochi mesi dopo, arriva la possibilità di una più che meritata rivincita. Scovo uno streaming di discreta qualità e costringo la mia amica Martina a vedere l’incontro. Mando anche un sms a papà Quirino, che so essere in Italia, con il link dove poter seguire Flavietto. Cipo entra in campo carico come non mai e gioca la partita della vita: passanti da 4 metri fuori dal campo, smorzate, diritti vincenti, difese impressionanti. Wawrinka non ci capisce nulla e viene annichilito dai “forza” di Flavio, che distruggono i microfoni del campo centrale indiano. Lo svizzero racimola 5 giochi ed è grasso che cola. Pochi giorni dopo, a Melbourne, Flavio sarebbe stato avvicinato da un tennista svizzero di secondo piano, che lo avrebbe abbracciato calorosamente esclamando: “Grazie”.. (Nizegorodcew)

Fabio Fognini b. Gael Monfils 26 46 75 64 97 (Roland Garros 2010)

Fognini è Fognini, e questo lo sappiamo. Un tennista pirandelliano, nella stessa partita, ma che dico nello stesso set, ma che dico nello stesso game è capace di alternare un tennis strepitoso a momenti di vuoto cosmico. Volete la dimostrazione? Pensate al match contro Monfils all’Open di Francia dell’anno scorso. Fabio è partito cedendo due set e facendo un game su tre, difficilmente con altri avrei visto oltre, ma conoscendolo resto attaccato. Ed ho ragione, nel terzo set Fognini resuscita, dà un 7-5 al francese e la porta al quarto. Nessuno si preoccupa, e figuriamoci: “Italien”. Dopo la purga mondiale e quella del Sei Nazioni, intervallata da quella del Roland Garros, forse la prossima volta saranno più prudenti. Ad ogni modo, come detto, Fabio è capace di accendere e spegnere l’interruttore anche nello stesso set, e infatti nel quarto, quando è sotto 4-1 con due break di svantaggio, decide che non gli va di finirla lì e piazza cinque games di fila a un attonito Monfils. Il quinto viene interrotto sul 5-5 per oscurità, si riprende il giorno dopo e Fabio ha tre match-point falliti al decimo game che pesano come macigni. Arriva fino all’8-7, però, e Monfils è 40-0 e ha tre palle per pareggiare. Ma Fabio si accende e si spegne anche nello stesso game, e decide che è ora di finirla: quella serie allucinante di dropshot Monfils li sogna ancora la notte: 9-7, è delirio. (Pastena)

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