Andrej Rublëv e il peso della predestinazione

di - 14 Ottobre 2014

Andrej Rublev

di Salvatore Greco

Nella storia nazionale russa gli anni che seguirono la morte senza eredi di Ivan il terribile vengono chiamati “periodo dei torbidi” per come furono caratterizzati da complotti, decadenza e una quasi totale anarchia ed ebbero fine con la salita al trono dello zar Alessio I Romanov. In qualche modo il tennis russo sta vivendo il suo periodo dei torbidi visto che, dopo il ritiro di Marat Safin, vive le proprie sorti nelle mani del talentuosissimo ma mai risolutivo Južnyj o di onesti mestieranti senza troppe pretese come Gabavshvili e attende la venuta di un nuovo talento sul quale riporre le proprie speranze e dal quale aspettarsi le agognate vittorie: questo scomodo ruolo tocca al sedicenne Andrej Rublëv, moscovita e dominatore del ranking juniores.

Le aspettative sono forti e nessuno ne fa un mistero, tanto che il capitano di Davis Tarpiščev l’ha (coraggiosamente, va detto) convocato per il play-off che la Russia ha giocato contro il Portogallo a settembre e Rublëv ha onorato l’impegno fino in fondo contribuendo alla vittoria di squadra con la conquista del punto in doppio assieme a Kravchuk contro la coppia Elias-Sousa e poi vincendo l’ultimo singolare, a punteggio acquisito, contro il diciottenne Ferreira Silva.

Andrey RublevInoltre, gli organizzatori del torneo ATP 250 di Mosca gli hanno concesso una wild card dando al giovane Rublëv la possibilità di giocare per la prima volta nel tabellone principale di un torneo ATP. Il sorteggio non è stato favorevolissimo per il russo, visto che gli ha messo di fronte Sam Groth e per un giovane fisicamente non ancora pronto affrontare un possente bombardiere come l’australiano è probabilmente più difficile che non esordire contro un giocatore più quotato e più tecnico. Lo scontro si è concluso in favore di Groth che ha chiuso in due set con il punteggio di 7-6 7-5, ma come forse anche il punteggio chiarisce Rublëv non è uscito affatto male da questo ostico esordio ATP. Il tennista russo infatti ha ceduto solo una volta il servizio, nell’undicesimo game del secondo set, e ha annullato tre match point in risposta. Nonostante la sconfitta, dunque, non ha affatto sfigurato e ha dimostrato una buona tenuta mentale mostrando, nei momenti critici, un sano rammarico per i propri errori invece di sciocchi episodi di frustrazione. Inoltre il palcoscenico del torneo di casa (in senso stretto visto che Rublëv è nato a Mosca) gli ha permesso di mostrare a chi ancora non lo conosceva le qualità del suo tennis: un buon servizio, un dritto non sempre efficace e con il quale fa qualche errore di troppo, un rovescio bimane molto naturale e che gioca splendidamente specie in lungolinea, buona profondità di colpi e anche un gioco di volo di ottima qualità nel quale mette a frutto tutte le sue qualità di doppista. Insomma, una volta compiuta la maturazione atletica necessaria sembra che ci siano tutti i presupposti per un’ottima carriera e vale davvero la pena scomodare un maestro e dire che “il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”.

Ma da dove arriva questo giovane e perché la federazione russa punta così tanto su di lui per la propria rinascita? Innanzitutto i natali sono proprio quelli del predestinato, essendo Andrej Rublëv figlio di un ex pugile e di una coach di tennis professionistico tanto che lo stesso giocatore ha dichiarato di non avere praticamente alcun ricordo della sua infanzia senza la racchetta in mano. Dall’intuito e dalle cure materne è venuta fuori una carriera juniores a livelli notevolissimi che l’ha portato a conquistare la vetta del ranking e, in questa stagione per lui di transizione tra circuito maggiore e circuito juniores, la vittoria nel Roland Garros juniores, il bronzo agli Youth Olimpics e finali in tornei giovanili di assoluto prestigio come il Bonfiglio (terra rossa) e il torneo di Roehampton (erba).

A livello di circuito maggiore per lui ci sono già tre titoli all’attivo in singolare e uno in doppio, naturalmente tutti nella categoria Futures. Il primo, raggiunto alla fine del 2013 sulla terra di Bradenton in Florida, gli altri nel 2014 rispettivamente nei mesi di marzo e maggio prima in Kazakistan sul cemento e poi a Mosca, su terra. La conquista del titolo in doppio –assieme al polacco Kapas- è arrivata a maggio a Teplice in Repubbilca Ceca, durante un altro Futures su terra rossa.

L’approccio con i tornei Challenger invece è ancora poco incisivo (quattro partite e tre sconfitte nel 2014) ed è facile intuire il motivo: in una categoria frequentata da vecchi volponi dai colpi duri e dalla tanta esperienza, un sedicenne gracilino che viene dall’aver dominato i pari età si trova praticamente ad affrontare una chiamata di leva. Insomma, se vuole andare avanti Rublëv deve compiere bene il passaggio verso i professionisti e programmare bene preparazione e impegni assieme al suo coach Sergej Tarasevich. Come detto, da quello visto a Mosca le prospettive ci sono eccome, la grinta e la tenacia sono quelle giuste e certi colpi pure. Servirà calarsi bene nella realtà Challenger e prepararsi a dieci, cento, anche mille Sam Groth, anche e soprattutto lontano dagli applausi e il calore del suo pubblico di casa. Perché è dalle estreme province dell’impero ATP che passerà, se passerà, la legittimazione del nuovo Zar del tennis russo.

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