Julia Boserup, una psicologa pronta a stupire nel circuito Wta

di - 16 Gennaio 2017
Julia Boserup - Foto Los Angeles Times

Non più giovanissima, Julia Boserup è uno dei volti nuovi del tennis a stelle e strisce. Agli Australian Open 2017 è approdata nel tabellone principale superando nelle qualificazioni Morita, Glushko e Rogowska, prima di avere la meglio di Francesca Schiavone al primo turno del main, dimostrando di aver raggiunto un livello di sicuro valore.

Ventisei anni da compiere il prossimo 9 Settembre, la Boserup è nata a Santa Monica, in California, nel 1991. Figlia dei danesi Anne-Marie e Vigo, inizia a giocare a tennis all’età di 6 anni con la sorella Mia. Quindicenne, esordisce con una bella vittoria nel circuito ITF, nel gennaio 2006 a Tampa, terminando il primo torneo nei sedicesimi del tabellone di qualificazione. Conquistati i primi punti, riesce ad entrare subito nel ranking WTA, piazzandosi 1369esima al termine del 2006. Il 2008 è un anno particolarmente emozionante per Julia. Prima la possibilità, riservata alle ragazzine più promettenti della nazione, di seguire la squadra americana di Fed Cup che, per la prima volta nella storia, nella sfida contro la Germania, decide di giocare nel sud della California, a San Diego, poco distante dalla sua Santa Monica; poi la vittoria, a dicembre, sotto gli occhi del suo allenatore Robert Lansdorp nel prestigioso Orange Bowl contro la connazionale Christina McHale. Proprio in quell’occasione, con la coppa piena di arance stretta tra le mani, Julia, emozionata, afferma: “Spero non resti il picco della mia carriera”.

Una crescita graduale la porta a scalare la classifica WTA, arrivando ad occupare, all’inizio del 2011, la 323esima posizione mondiale. Nel settembre 2011, trionfa nel suo primo torneo ITF, a Redding, battendo in finale la russa Puchkova 6-4 2-6 6-3. Il secondo sigillo ITF arriva, all’inizio del 2012, a Rancho Santa Fe, ai danni dell’americana Lauren Davis con il punteggio netto di 6-0 6-3. Purtroppo, il biennio 2012-2013 la vedo spesso ferma a causa di alcuni infortuni importanti: prima la frattura di un piede, poi un problema alla schiena la costringono a giocare davvero poco; ma la Boserup, in un’intervista rilasciata in quel brutto periodo, mostra tutta la sua forza, affermando: “non posso deprimermi, tutto capita per un motivo”; e così affronta con calma la riabilitazione.

Tornata nel circuito dopo un anno e mezzo, non trascorre un bel periodo: cattive sensazioni in campo, pochi risultati, una carriera che non decolla, qualche qualificazione Slam andata male. Allora decide di iscriversi all’università, la Penn State, per frequentare un corso di laurea in psicologia con una specializzazione in finance. Una scelta sicuramente discutibile, ma forse il tennis stava passando in secondo piano e non era più la sua prima scelta. Nonostante ciò, nel maggio 2015 arriva il suo terzo titolo ITF nel torneo di Raleigh. Nel settembre 2016, nelle qualificazioni agli Australian Open, esce al terzo turno per mano della Sevastova, ma il suo ranking è nettamente migliorato, è in 198esima posizione.

Prova le “quali” al Roland Garros, ma esce immediatamente. Fino a Wimbledon 2016, le qualificazioni Slam non sono per nulla positive, ma sull’erba londinese, Julia riesce a superare il tabellone cadetto e a spingersi fino al terzo turno del suo primo Slam, battendo addirittura la Bencic al secondo turno, per poi arrendersi alla Vesnina 7-5 7-5. Molti ricordano la sua partita di terzo turno contro la russa, perché le due sono costrette a giocare la domenica di mezzo, quella resa sacra dagli organizzatori. Dopo la sconfitta, Julia è obbligata a dedicarsi ai suoi esercizi di contabilità per potersi laureare entro l’anno. Infatti, questa vicenda scatena un simpatico tam tam su Twitter, dove alcuni chiedono alla Penn State University di dare tregua alla loro studentessa. Il 17 dicembre 2016 Julia viene proclamata dottoressa e, quindi, non può che concludere un anno pieno di soddisfazioni, tennistiche e non, nel migliore dei modi. Anche il 2017 inizia alla grande con gli Australian Open, ma questa è storia recente e, soprattutto, ancora tutta da scrivere.

© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *