Tennis e Studio, si può… negli States

di - 23 Dicembre 2013

di Amerigo Contini

In aeroporto dalle 8 di stamattina, volo alle 7 di sera. Si prospetta una lunga giornata. Dato che ho un po’ di tempo vorrei condividere qualche pensiero con chiunque avesse voglia di leggere.

Vorrei condividere questo scritto, in particolare, con tutti i giocatori italiani più piccoli di me specialmente tutti i ’95 e i ’96. Quando avevo la vostra età avevo iniziato a pormi le prime vere domande riguardo al futuro, cosa farò da grande? Come sarà la mia vita tra 5-10 anni? Le risposte che mi davo naturalmente riguardavano tutte il tennis, volevo fare il professionista. Non penso tuttora che ci sia mestiere più bello al mondo; le sensazioni e le emozioni che il tennis mi ha dato non possono essere spiegate. Tornando a me, cercando di fare il professionista il primo ostacolo che ovviamente ho dovuto affrontare fu la scuola. I miei genitori non ci pensarono neanche un secondo e non abbandonai la scuola, così i libri furono sempre parte delle mie giornate. “A 17 anni si hanno le energie per fare tutte e due le cose, senza tante balle”. Penso che non ci sia niente di più sbagliato che lasciare completamente la scuola quando ancora non si è certi di poter vivere senza. Al tempo questo concetto non mi era tanto chiaro ma ringrazio i miei genitori di aver preso decisioni per me. NON LASCIATE LA SCUOLA! Cercate di non perdere neanche un anno!

A 17 anni (quarta superiore) mi sono trasferito a Valencia, in Spagna, seguito da uno dei migliori allenatori che abbia mai avuto. La Spagna fu un cambiamento drastico della mia vita, lontano da casa, senza la mia famiglia, senza i miei amici. Stavo inseguendo un sogno, avevo un borsone Wilson, scarpe da tennis e tanta voglia di migliorare. Dal punto di vista tennistico, parlando soprattutto dei risultati, quell’anno non fu un gran successo. Almeno, le mie aspettative erano senz’altro diverse. Alla fine dell’anno avevo un punto ATP, avevo vinto il torneo u18 di Salsomaggiore e avevo perso all’ultimo turno di quali in quasi tutti (almeno 20) tornei futures che avevo giocato. La Spagna fu comunque un successo per me dal punto di vista umano, sono cresciuto come persona, ho capito cosa davvero significasse fare il professionista, ho imparato una nuova lingua, ho imparato a cucinare una paella valenciana (non da poco), e sono comunque riuscito a finire il mio quarto anno di liceo, a distanza. NON ABBANDONATE LA SCUOLA!

Dopo l’esperienza Spagna sono tornato in Italia alla mia normale vita, scuola alla mattina ed allenamento ad Albinea al pomeriggio. Ed ecco che naturalmente le stesse domande dell’anno precedente involontariamente ritornano alla mente: cosa farò nella mia vita? Dove sarò tra 10 anni? Avevo 18 anni, un punto ATP, ed ero un 2.3. I miei genitori mi iniziarono a chiedere cosa avevo intenzione di fare dopo la scuola, naturalmente spingendo per farmi frequentare una qualche università. Io non ci pensavo neanche a smettere di giocare a tennis e a concentrarmi solo e soltanto sui libri di scuola. Non volevo neanche immaginare di aver buttato via 18 anni della mia vita inseguendo, come un cretino, una pallina gialla senza ottenere niente in cambio. Devo ammettere che mi è sempre piaciuto studiare, mi è sempre piaciuto farmi domande e ottenere delle risposte tramite i libri. L’idea di frequentare l’università non mi faceva schifo. Così ho iniziato ad informarmi per università all’estero che avessero un team di tennis così da avere la possibilità di allenarmi. Avevo mandato la mia iscrizione a 4 università inglesi ed ero stato accettato in 2, tuttavia il tennis non era più che un hobby per gli studenti inglesi. Così ho scartato l’opzione Inghilterra. Mi ricordo che era maggio ed ormai una decisione doveva essere presa riguardo al mio futuro. Così ho iniziato a pensare agli Stati Uniti. Non avevo la più pallida idea del sistema scolastico americano. Tutto quello che mi veniva alla mente erano feste stile American Pie e ragazze che giocano a miss maglietta bagnata, pensieri che si rivelarono poi realtà, ma questa è un’altra storia. Mi ricordai che un amico stava in effetti studiando e giocando a tennis negli States. Corrado mi aiutò molto con il mio percorso. Mi raccontò la sua esperienza e mi consigliò il college con davvero tanto entusiasmo. Così ho iniziato a parlare con coach di diverse scuole, ed ho iniziato ad assaporare la competitività americana, questi coach avrebbero fatto di tutto per farmi firmare. Uno di essi era disposto a volare in Italia la settimana seguente con il contratto pronto, tra me e me pensavo che fossero pazzi.

L’incredibile persona che è il mio attuale coach e la fama della scuola nel settore dell’ingegneria mi convinsero a firmare per la Virginia Tech. FU LA DECISIONE PIU IMPORTANTE DELLA MIA VITA. Non avevo la minima idea di dove stessi andando, non avevo idea di cosa mi aspettasse, non avevo idea di come avrei fatto a parlare dato che il mio inglese non era dei migliori, non avevo idea di niente. Arrivato in America, ero abbastanza spaesato. Tutto era nuovo, la prima cena dopo le tagliatelle di arrivederci fatte in casa di mia nonna fu un panino da Firehouse. Lo raccomando come lassativo. Il giorno dopo essere arrivato Jim, il mio nuovo coach, mi portò a fare un giro dell’università e specialmente del settore sportivo. Il dipartimento sportivo ha circa 100 milioni di dollari, 100 MILIONI DI DOLLARI, di budget, che sono circa il 5% del budget dell’università. Le nostre strutture sono pazzesche, tutto è nuovo, tutto è all’ultimo grido e tutto è tenuto con immensa cura. Dopo aver passato tutte le visite mediche necessarie ho iniziato ad allenarmi con il team, il team è composto da altri 10 ragazzi più o meno della mia età, tutti di nazionalità differenti. Gli allenamenti sono veramente ottimi, 2 ore e mezza di tennis tutti i giorni e un’ora di fitness alla mattina 3 volte a settimana durante il periodo di preparazione che va da agosto a dicembre. Durante il periodo di preparazione giochiamo circa 4 tornei di singolo e doppio dove tutti hanno la possibilità di giocare almeno 4 partite per torneo. Durante il periodo di competizione giochiamo tutti i weekend contro altre università, solitamente si gioca il venerdi e la domenica così da avere il tempo per spostarsi. Mi sono dimenticato di ricordare che naturalmente tutto è pagato dalla scuola: hotel, cibo, racchette, vestiti, grips, voli, tutto. Per tutti quelli che pensano che il livello non sia alto raccomando di andare a guardare il ranking dei primi 50 giocatori nel ranking NCAA e di guardare quanti di loro hanno punti ATP, oserei dire che almeno l’80% ha almeno 2 punti ATP (giocando futures solo 3 mesi all’anno). Io posso assicurare che il livello è davvero alto.

Concludendo, ho ancora 2 anni e mezzo forse 3 da passare a studiare qui in America e sono sicuro che una volta finito mi mancheranno i tempi del college. Tuttavia, quando avrò finito avrò 23 anni, una laurea in ingegneria e un livello tennistico di tutto rispetto. Volevo inoltre ricordare a tutti i genitori che a 23 anni si può ancora cercare di fare il professionista, vorrei invitare tutti a pensare al college come una palestra per la mente e per il tennis. Chi vi dice che a 17 anni il tennis professionistico è un treno che va preso a quell’età o è perduto per sempre dice cazzate. Leggete la storia di Isner, guardate le classifiche ATP e guardate l’età media dei giocatori tra i primi 100.

Tornando a me, ho avuto la possibilità di migliorare veramente tanto anche sotto il punto di vista tennistico; ho imparato a giocare in doppio senza prendere delle pallate in fronte, tra le tante altre cose. Inoltre, ho imparato cosa vuole dire fare parte di una squadra, ho imparato a soffrire e sacrificarmi per la squadra, cose non da poco per noi tennisti.

Vorrei spingere tutti i ragazzi a considerare questa scelta, per lo meno informarsi. Troppi ragazzi della mia età e più grandi non hanno considerato questa strada. Molti per mancanza di informazione non hanno potuto farlo, ricordo che non si può essere accettati a qualsiasi età. Ci sono regole ben precise e le regole non sono assolutamente bypassabili.

Concludendo…

Pro del College. Ottenere un’educazione di primissimo livello ad un prezzo veramente basso, in certi casi gratis. Avere la possibilità di allenarsi in strutture incredibilmente avanzate gratis, avere a disposizione un team di specialisti ad ogni allenamento (la fisioterapista è presente a tutti i nostri allenamenti), imparare l’inglese alla perfezione. Mangiare i migliori hamburger del mondo. Incontrare persone da tutte le parti del mondo. Vedere ragazze bere 2 birre in 5 secondi (giuro), andare ad un halloween party, ragazze senza reggis.. ok mi fermo qui.

Contro. Lontananza da casa, lontananza da casa e lontananza da casa, costi (se la borsa di studio non copre quasi tutto), impegno e determinazione massima sono necessari se si vuole essere buoni studenti (questo vale dappertutto, ma dovendo allenarsi e studiare allo stesso tempo a volte bisogna sacrificare qualche ora di sonno), cibo: non aspettatevi pasta fatta in casa e la Pizza di Mario (vi consolerete con cheesefries e cibo messicano).

Invito chiunque abbia domande a mandarmi un messaggio, sono piu che contento di aiutare!

Ame

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33 commenti

  1. cataflic

    Amerigo conferma che le scelte intelligenti le fanno persone intelligenti come lui.
    D’altro canto se non si hanno immediate prospettive di grande successo, valgono molto di più le borse di studio e i “tuttopagato” di cui parla nell’articolo che qualche migliaio di $ rastrellati in giro per il mondo da n. 600 ATP in 3/4 anni…e anche questo è fare del tennis una professione.

  2. gomez

    effettivamente se l’alternativa all’università é giocare futures e se va bene challengers per 3 o 4 anni molto meglio crearsi un alternativa futura e poi tentare se si é ancora convinti la strada del tennis pro dopo i 22-23 anni… dopo tutto l’età media nel tennis maschile é ogni anno più alta

  3. luca

    Interessante. Magari un analisi economica più approfondita (tasse universitarie, costo della vita, ecc..) lo avrebbe reso meno leggibile cmq bello dai!

  4. Amerigo Contini

    @pulsatilla ottima domanda! Come tutte le cose, in Italia, il riconoscimento della laurea ottenuta all’estero è un processo abbastanza complicato. Per quanto riguarda la mia laurea, ingegneria dei sistemi e industriale, fortu natamentela mia università collabora con il politecnico di Milano che offre una laurea simile. Il processo per il riconoscimento è quindi abbastanza semplice, si tratta di spedire i documenti a Milano ed iscriversi all’albo. Per quanto riguarda le altre lauree il processo potrebbe essere più difficile. Comunque, una laurea riconosciuta dallo stato serve solo per lavorare nel settore pubblico. Di fatti le aziende private non richiedono che la laurea sia riconosciuta in Italia, anzi sono ben contente di assumere persone con un’esperienza Internazionale e con una buona conoscenza dell’inglese.

  5. Amerigo Contini

    @luca, grazie della risposta. Avevo pensato di includere i costi ma avevo paura di rendere la lettura abbastanza complicata e il mio obbiettivo era solo lanciare un messaggio ai ragazzi piu piccoli di me. Comunque, per quanto riguarda i costi bisogna inanzitutto distinguere tra università pubbliche e private. Per le università pubbliche le tasse sono intorno ai 33 mila dollari all’anno a cui si vanno ad aggiungere il cibo e l’affitto dell’appartamento, che può variare dai 300 ai 1000 dollari al mese in corrispondenza della città in cui si trova l’università, un appartamento a San Francisco costa di più che un appartamento dove vivo io, naturalmente. Per quanto riguarda le università private le tasse variano dai 50mila ai 60 mila dollari all’anno. Le borse di studio nel tennis maschile vanno a percentuale. La squadra maschile ha infatti a disposizione 4 borse di studio e mezzo che vanno quindi divise tra tutti i giocatori a seconda del livello di gioco, un ragazzo che gioca numero 1 per la squadra può avere una borsa di studio completa mentre per un ragazzo che gioca nelle posizioni più basse la borsa di studio può coprire solo una parte dei costi di cui ho parlato piu sopra. Nel tennis femminile il discorso è leggermente diverso in quanto ogni squadra ha a disposizione 8 borse di studio (se non ricordo male), quindi praticamente tutte le ragazze del team hanno tutti i costi coperti dall’università. Spero diessere stato abbastanza chiaro, fatemi sapere se devo approfondire qualcosa.

  6. giuseppe

    ciao Amerigo, io ho tre figli ch giocano a tennis con un bravo tecnico ed u bravo giocatore, siamo a viareggio.
    Il mio quindicenne fa il liceo sportivo che di sportivo ha solo il nome.
    qui la preoccupazione è tanta.
    come “vincere” una borsa di studio?
    …crepi il lupo a favore di tutti.
    ciao e grazie mille!……buon natale

  7. Amerigo Contini

    @giuseppe ciao Giuseppe grazie per la domanda. Le borse di studio non vengono vinte, si tratta di parlare con i coach delle varie squadre universitarie che a seconda del livello di gioco, in questo caso di tuo figlio, faranno un’offerta. Più che altro le offerte si basano sui vari ranking, ITF o ATP. Altre volte, i coach possono richiedere dei video del giocatore per valutare meglio il livello di gioco. Spero di aver risposto alla tua domanda,

    Buone Feste,
    crepi il lupo

  8. ”Comunque, una laurea riconosciuta dallo stato serve solo per lavorare nel settore pubblico. Di fatti le aziende private non richiedono che la laurea sia riconosciuta in Italia, anzi sono ben contente di assumere persone con un’esperienza Internazionale e con una buona conoscenza dell’inglese.”

    Caro Amerigo se vuoi fare il libero professionista serve ECCOME che la laurea sia riconosciuta in Italia.
    Attenzione a non dare informazioni sbagliate

  9. Nikolik

    Non capisco perchè gli italiani chiedono agli altri cose che sono scritte a chiare lettere nei loro siti istituzionali.
    Se volete sapere se un titolo di studio americano vale in Italia perché non leggete sul sito del MIUR, che c’è scritto tutto, cosa si deve fare, cosa non si deve fare…senza equivoci, perché sul sito istituzionale c’è scritta la verità, c’è scritta la legge a chiare lettere.
    Inutile che chiediate a Contini.
    Giustamente Contini vi ha raccontato come si è trovato lui in America.
    Mica vi vuole insegnare.

    Lui si è trovato bene.

  10. Maurizio

    Amerigo ha detto una cosa fondamentale, la maggior parte delle lauree non occorre parificarle, io lavoro in un azienda che ha 110.000 dipendenti e la laurea statunitense è ben accetta altra che, forse è quella Italiana che secondo dove è presa fà storcere il naso.
    Esiste poi un altra via che è quella della parificazione in altri stati dell’Unione Europea, l’Italia a quel punto la riconosce automaticamente.

  11. Nikolik ha paura di essere smentito nelle sue convinzioni cioè che lo studio è incompatibile con il tennis ,sua crociata,non nascondo che inizialmente sarà sicuramente più difficile ma secondo me dipende molto dall’allievo,ma nel complesso è una strada da non sottovalutare per fortuna Pistolesi non la pensa come Nikolik,con lui abbiamo già visitato sei college in Florida,e si continua a lavorare e studiare senza inseguire risultati per Nikolik fondamentali.

  12. NIcolik,noi sicuramente non riusciremo a fare nulla ma almeno ci mettiamo in gioco,tu continua a fare il federale e a dare sentenze perchè solo quello puoi fare.

  13. babbo maccari

    ciao Amerigo,bell’articolo ti faccio gli auguri e le migliori soddisfazioni tennistiche.e fra una decina di anni anche lavorative ciao.

  14. Alessandro Nizegorodcew

    @delporafa
    Infatti Amerigo ha parlato di “aziende private” e non di “liberi professionisti”. L’informazione è sbagliata quando non la si legge con attenzione 🙂

  15. daniele occhipinti

    ciao amerigo,
    potresti spiegarci le differenze tra le varie categorie negli incontri tra college, credo siano 3 se non sbaglio. E poi le borse di studio le danno per tutte le categorie o solo per i college che militano nella massima serie?. Gli studenti stranieri per l’assegnazione di borse partecipano a bandi solo per stranieri? Tu nell’articolo (molto bello ed interessante) parlavi di spese per appartamento, non vivi nel campus con altri studenti e quindi spesato dalla borsa di studio? un’ultima cosa, se non chiedo troppo, riguardo le ragazze dicevi che ci sono a disposizione 8 borse per ogni college o anche quì dipende dalla categoria in cui il college milita?
    grazie per le informazioni e complimenti ancora per le tue scelte
    daniele

  16. Amerigo Contini

    @daniele grazie mille e complimenti per le domande. Esistono 4 divisioni diverse in cui è possibile praticare sport e allo stesso tempo stesso studiare. 3 di queste divisioni sono gestite dall’NCAA mentre un’altra divisione si chiama NAIA e ha delle regole un po’ diverse. Cerco di farti un breakdown di tutte le divisioni per rispondere alle tue domande:

    NCAA divisione I: ci sono 266 scuole con un programma di tennis maschile e 322 scuole con un programma di tennis femminile. Le borse di studio sono come spiegavo prima 4.5 per gli uomini e 8 per le donne. Negli uomini è consentito dare borse di studio parziali mentre per le donne esistono solo le così dette full scolarship (o tutto o niente).

    NCAA divisione II: ci sono 168 scuole con un programma maschile e 255 con un programma femminile. come in prima divisione gli uomini hanno 4.5 borse di studio a disposizione mentre le donne ne hanno “solamente” 6. A differenza della prima divisione è consentito anche nel settore femminile dare borse di studio parziali.

    NCAA divisione III: ci sono 325 scuole con un programma maschile e 371 con un programma femminile. Questa divisione non offre borse di studio sportive. Tuttavia, molto spesso, l’atleta viene supportato con delle borse di studio accademiche parziali (financial aid).

    divisione NAIA: ci sono 107 scuole con programma maschile e 123 scuole con programma femminile. I 2 team (maschile e femminile) hanno 5 borse di studio in totale da dividere tra tutti i giocatori/trici. Confesso che non sono molto informato sul funzionamento di questa divisione, so che le regole sono abbastanza diverse dall’NCAA.

    Spero di aver risposto alla prima e all’ultima domanda. Per quanto riguarda l’assegnazione delle borse di studio gli americani e gli stranieri hanno gli stessi diritti. L’assegnazione dipende esclusivamente dal coach dell’università che decide in base al livello di gioco.

    Per quanto riguarda l’argomento appartamento, le regole variano da un’università all’altra. Io sono stato obbligato a vivere dentro al campus, nei dormitori, per il mio primo anno (come tutti gli altri studenti del primo anno). Dal secondo anno i dormitori vanno lasciati agli studenti nuovi, sono quindi dovuto spostarmi in un appartamento appena fuori dal campus. Le borse di studio tengono conto di tutte le spese. Per esempio, con una borsa di studio del 70% sono coperti tutti i costi relativi alle tasse universitarie mentre sono scoperti i costi relativi al vitto e all’alloggio. Con una borsa di studio più alta lo studente riceve dall’università degli assegni mensili per coprirsi le spese dell’affitto e del cibo.

    Spero che sia tutto un po’ più chiaro.

  17. Gianni

    Amerigo non pensi che questa scelta ti abbia momentaneamente impedito di essere un giocatore di buon livello? top 500….

  18. daniele occhipinti

    Grazie amerigo, sei stato molto chiaro ed estremamente disponibile. Ti auguro che il 2014 possa portarti cio’ che piu’ desideri.
    Ciao daniele

  19. Bob

    vorrei inserirmi in questa conversazione per fare un paio di osservazioni vedendola dagli States. Io vivo in America da 25 anni e ho 2 figlie che vanno al college e sono nelle squadra di nuoto della loro universta’ (sport peraltro piu’ povero, dove nella maggior parte dei college per avere una borsa di studio bisogna essere a livello altissimo).
    1) Come Amerigo spiega, i ragazzi della squadra vengono da tutto il mondo. Per un americano di 18 anni diventa quasi impossibile ottenere una borsa con la competizione che c’e’ dagli stranieri. Il figlio di un mio amico era l’under 18 n.5 del nostro stato, e non e’ riuscito ad avere una borsa da nessun college. Questo non scandalizza nessuno. L’idea della competizione aperta ed indipendente dal passaporto e’ considerata normale. Immaginatevi cosa si direbbe in Italia…
    2)le strutture sportive (meravigliose) vegono pagate solo in minima parte dalle (salatissime) rete universitarie. Qui e’ molto sviluppato il concetto di “philantropy”. La gran parte dei laureati, se poi fanno bene nel mondo del lavoro, continuano a mandare soldi alla loro universita’ con un senso di appartenenza che si puo’ comprendere solo vedendo partite di football a livello universitaro con 80.000 spettori che vengono da tutto il paese. Lo stesso fanno genitori, nonni etc. Avete mai sentito di laureati che danno soldi alla loro universita’ in Italia?
    3) qui a 18 anni si diventa adulti. Quasi nessuno va all’universita’ nella citta’ dove e’ cresciuto. Nella mia citta’ ci sono 6 college, ma le mie figlie non hanno neanche fatto domanda. Credo sia una cosa bella (anche se da genitore e’ a volte dificile da accettare).

    L’America non e’ un paradiso, ma le regole sono piu’ chiare e certamente piu’ oneste che in Italia…

    Un saluto a tutti

  20. Bellissimo articolo! Volevo dire che Amerigo sta facendo incredibilmente bene sia in campo (gioca numero 1 per la squadra) e in classe, dove ha una media altissima soprattutto considerando la difficoltà della sua laurea, Ingegneria Industriale. Sono andato anch’io alla Virginia Tech e posso assicurare che non è per niente semplice fare entrambe le cose a livelli così alti.
    Per tutti i genitori e i giocatori interessati, nel caso che Amerigo non riesca a rispondere a tutte le domande, vi consiglio di andare su questo sito: http://www.staritaliausa.com e fare tutte le domande che vi vengono in mente. Ciao a tutti

  21. Pingback: Buone letture | StAR

  22. Mirna

    Bellissimo articolo, anche io sono un ex atleta di una univerista americana e posso dire che era una esperienza belissima da fare. Il diploma e valido dopo anche in Europa, io attulamente abito e lavoro in Italia anche se sono Croata. Penso che capisco bene le sfide dei giovanni atleti che non vogliono smettere di giocare a tennis verso gli 18 anni dopo che hanno investito tanto e assicuro che il livello di tennis negli Stati Uniti e alto e puo dare. Lo consiglio vivamente a tutti coloro che volgliono unire il sport e la educazione.

  23. Simone

    Bellissimo articolo e complimenti sia a te che a Corrado. Per quanto riguarda altri sport, anche di squadra, funziona nello stesso modo?
    Vedo spesso infatti tanti ottimi giocatori di calcio professionistico a livello giovanile che poi non vanno oltre i campionati dilettanti da adulti e mi chiedevo se ci fosse la possibilità di fare il tuo percorso anche giocando a calcio, sfruttando le proprie doti da U18 per riuscire ad entrare in una università USA.

  24. @Simone assolutamente sì! Anche per il calcio c’è questa possibilità, anche se è ancora meno conosciuta che per il tennis. Lo stesso discorso vale per la pallavolo, il nuoto, l’atletica e tanti altri sport. Sto provando a farlo sapere in giro, vorrei che fosse un’informazione di dominio pubblico! Poi uno, quando lo sa, fa le sue scelte.

  25. Simone

    Ho capito. Grazie dell’informazione. Il canale migliore potrebbero essere gli allenatori un pò più “illuminati” che gravitano attorno ai settori giovanili delle società professionistiche. Con il loro aiuto non credo sarebbe difficile organizzare magari una sessione informativa ad-hoc con i ragazzi in età target delle varie società sportive. Se dovesse servire, qualche contatto abbastanza in alto a livello di A.C. Reggiana ce l’ho…

  26. Alessio

    Ciao amerigo, io avrei moltissime domande da farti in quanto sono interessato a questa opportunità. Se mi lasci la tua email o qualche contatto te ne sarei davvero grato

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