E se torna Braccio…

di - 3 Dicembre 2007

di Roberto Commentucci

Wimbledon, Centre Court, 23 giugno 2005, secondo turno del singolare maschile. L’americano Andy Roddick, uno dei più potenti battitori della storia del tennis, è in campo da quasi tre ore con un combattivo quanto semisconosciuto italiano, figlio di un macellaio toscano. Dopo aver vinto le prime due combattute frazioni, lo yankee del Nebraska ha dovuto subire il ritorno del suo avversario, uno strano tipo che adopera indifferentemente il rovescio a una mano e quello bimane, e ora si trova a servire indietro di un game nel quarto set, 4 a 5. Andy è tranquillo, ha fiducia nella sua battuta. Sul primo 15, scaglia una prima palla piatta, centrale, a oltre 220 Km/h. Ma il suo avversario, fra la sorpresa generale, intuisce la direzione e trova una ribattuta vincente con il rovescio bimane. 0-15 e applausi. Roddick, da sinistra, mette un’altra potente prima centrale, con rabbia, e stavolta viene letteralmente bruciato da un dritto anomalo anticipatissimo, che lo coglie del tutto impreparato. Oooh…!!! di meraviglia del pubblico, applausi, 0-30. Ma Andy ancora non trema. Stavolta sceglie una prima palla con l’effetto slice in fuori, temibile sull’erba, e la segue a rete. Il colpo è angolatissimo, tocca la riga laterale, ma incredibilmente l’italiano, con il dritto, in piena estensione, trova la forza, con il polso, di giocare una sensazionale traiettoria incrociata. Boato del pubblico, 0-40, tre set points. Roddick è furibondo: ha messo in campo tre prime palle di fila, sull’erba, e non ha fatto un punto. L’americano decide di rischiare il tutto per tutto, da sinistra mira alla riga esterna e scaglia un missile piatto ben oltre i 230 km/h… …e l’italiano, ancora una volta, legge la direzione, blocca la risposta di rovescio con le due mani, e indirizza un fantastico lungolinea vincente. Il Centre Court esplode, grandi applausi, 6-4, si va al quinto. Anzi no. L’oscurità incipiente, Roddick, intontito come se avesse subito un knock out, afferra le borse e si dirige di corsa verso gli spogliatoi, mentre l’arbitro annuncia che la partita è sospesa e che riprenderà solo l’indomani.

Avrete capito tutti che il giocatore italiano in grado di compiere questa piccola impresa sportiva (break a 0 a Roddick, sull’erba, su 4 prime di servizio, senza far toccare la palla all’avversario…) risponde al nome di Daniele Bracciali, uno dei più grossi rimpianti del nostro movimento tennistico.

Tra gli atleti azzurri di livello internazionale, Bracciali sembra essere quello che suscita le più accese discussioni fra gli appassionati, che invariabilmente si dividono in fedelissimi sostenitori e spietati detrattori. Archiviata la fallimentare stagione 2007, nella quale il rendimento del giocatore aretino è stato condizionato da gravi e persistenti problemi fisici, ma anche da scelte di programmazione a volte discutibili, mi è parso doveroso dedicare un profilo a questo giocatore, ripercorrendone i momenti salienti della carriera e cercando di immaginarne il percorso futuro.

Daniele è nato ad Arezzo il 10 gennaio 1978, e quindi compirà tra poco 30 anni. “Braccio” (suo soprannome sul circuito), è stato uno degli ultimi tennisti prodotti dalla nostra Federazione durante la presidenza Galgani. Molto promettente da junior, in particolare in doppio, dove in coppia con il canadese Robichaud ha vinto il titolo all’Australian Open e a Wimbledon, ed è stato finalista a Flushing Meadows, battuto dai gemelli Bryan. Daniele è stato n. 3 ITF in doppio e n. 17 in singolo, con una semifinale al Bonfiglio.

Come per tanti altri talenti azzurri, la transizione al professionismo di Bracciali è stata molto travagliata, a causa di ricorrenti malanni fisici, di un carattere particolare, ostinato, testardo, ma anche capriccioso, immaturo, e soprattutto a causa del difficilissimo rapporto con l’allora responsabile del settore tecnico della Fit, il truce ceko Tomasz Smid, che tanti guasti ha provocato al nostro settore giovanile in quegli anni.

Daniele esordisce a livello Atp a soli 17 anni, con una wild card al Torneo di St Polten. Poi inizia ad alternare futures a challengers, ma i risultati stentano ad arrivare. In seguito, un susseguirsi di problemi fisici, in particolare alla schiena, lo tiene a lungo ai margini del tennis che conta. Nel 2004 torna a giocare un torneo del circuito maggiore a 6 anni di distanza dall’ultima apparizione. In tutto questo periodo Daniele, nonostante mostri spesso di essere capace di giocare colpi incredibili, naviga fra futures e challengers, oscillando fra la 500° e la 200° posizione. Ma sta per arrivare la svolta.

La salute gradualmente migliora. Il ragazzo è ormai 26enne, e con l’arrivo di un minimo di maturità, inizia ad acquisire una maggiore stabilità caratteriale e mentale. Ma soprattutto, avviene l’incontro con il tecnico Umberto Rianna, e con il Blue Team, che fa base ad Arezzo. Questo gli permette di allenarsi a casa (lui così attaccato alle sue radici) con metodologie moderne, razionali, con una preparazione e una programmazione finalmente decenti, che consentono a Braccio di ottenere qualche buon risultato e di chiudere l’anno nei primi 150.

Seguiranno per l’aretino le due migliori stagioni, con l’entrata stabile nei primi 100, l’esordio in Davis, i leggendari match con Karlovic e Roddick sull’erba, (gli inglesi lo soprannomineranno “dangerous Daniele”, per la mortifera imprevedibilità del suo gioco…) e la prima vittoria in un torneo del circuito maggiore, sulla veloce terra rossa di Casablanca. Il best rank di Bracciali recita 49 Atp, e il nostro chiude il 2006 ben dentro i primi 70.

Poi questa sfortunata stagione, con l’infortunio alla spalla, scelte di programmazione discutibili, fra diagnosi incerte sulla natura del malanno e una serie di inspiegabili stop and go, molte partite giocate con una condizione approssimativa, e il crollo verticale in classifica, che ora recita 255 Atp.

Daniele in questi anni sul circuito ha messo in mostra i suoi pregi, ma anche i suoi difetti: tecnica cristallina, grande facilità di gioco, colpi piatti, definitivi, pesanti, grande reattività e sensibilità di palla, un servizio devastante nonostante la statura non elevatissima, un repertorio tecnico completo, probabilmente il migliore fra tutti i nostri giocatori, che gli consente di ottenere vincenti da tutte le parti del campo. Ma anche scarsissima consistenza agonistica, con soluzioni magari spettacolari ma sempre al limite del rischio, incapacità assoluta di stare nello scambio oltre i 6-8 colpi, totale assenza di lettura tattica del match, bassissima capacità di sofferenza, tendenza a mollare alla prima difficoltà, scarsa tenuta fisica e nervosa alla distanza, mobilità laterale migliorabile.

Non stupisce, pertanto, che un simile giocatore, capace di alternare gesti tecnici incredibili e serie sconfortanti di errori non forzati, abbia il potere di dividere gli appassionati. Con lui in questi anni siamo stati costantemente in bilico fra l’esaltazione e la denigrazione, fra la gioia e lo sconforto.

Ma ora la domanda che tutti ci facciamo è: quale sarà il futuro di Daniele Bracciali? Ritornerà ad essere competitivo ad alti livelli? Due sono a mio avviso le considerazioni da fare.

Anzitutto bisognerà vedere quale sarà il suo grado di coinvolgimento nella vicenda scommesse sul tennis. Se dovesse arrivare una squalifica dell’Atp, dopo tutti i guai passati, credo che per Daniele sarebbe il colpo di grazia. Ma anche se questo rischio dovesse essere scongiurato, come tutti ci auguriamo (e come sembrerebbe potersi desumere dal fatto che Braccio si è regolarmente iscritto ai primi tornei della prossima stagione) bisognerà vedere se Daniele troverà dentro di se la forza per ripartire dalle competizioni minori, dai challenger, se non dai futures, tabelloni pieni di ragazzini arrabbiati, disposti a tutto pur di arrivare nel tennis che conta. Secondo altri, invece, Daniele potrebbe decidere, se davvero i problemi alla spalla sono stati risolti, come sembra, di specializzarsi nel doppio, disciplina dove è di gran lunga il migliore in Italia. Per lui ci potrebbero essere ancora molti anni di carriera e un posto garantito nella coppia azzurra di Davis.

Io, sinceramente, spero tanto di poterlo rivedere sul centrale di Wimbledon…

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