Fabrice Santoro, 35 anni e non sentirli..

di Cesare Veneziani

35 anni, e come non sentirli.

Perfino i bambini sanno quanto è logorante il mondo del tennis: allenamenti, torneo, viaggi, di nuovo torneo, fusi orari, sbalzi di calore (e di umore), ancora torneo.

Trent’ anni fa si poteva fare e nemmeno troppo.

Oggi è dura: o sei uno alla Sampras (che, comunque, quando ha smesso di anni ne aveva 32) o sennò devi avere gambe, testa e cuore da extraterrestre.

Fabrice Santoro non solo ha tutto questo, ma possiede anche il talento degno delle migliori racchette. Destro, come dimostra il sevizio, è ormai l’unico giocatore del circuito professionistico che gioca il dritto con due mani. L’altro era l’americano Gambill, che, comunque, colpiva in maniera diverso dal “mago”.

La cosa bella è che spesso, dopo l’impatto, il transalpino stacca la mano destra e termina il colpo con un taglio slice di rovescio (mancino).

Pazzesco.

Anch’io, che sono un buon terza categoria, lo so fare…a 30 all’ora!

Provate a farlo a quelle velocità…è quasi impossibile.

Pensate alla prima di Karlovic sul diritto di Santoro: ebbene, lui risponde.

Al di là del carattere spumeggiante, dei sorrisi, dei colpi pazzeschi e delle battaglie infinite; al di là dell’uomo strepitoso, che ho avuto l’onore di conoscere (abbiamo passato ben tre minuti allo stesso tavolo)…

…a parte tutto questo, mi mancherà il suo modo di vivere il tennis.

Proprio oggi, nel giorno della sua sconfitta a Flushing Meadows contro Blake, mi sono reso conto che il “mago” tra poco smetterà di giocare. Spero che avvenga più tardi possibile ma credo che per Fabrice le annate di buon livello non possano essere più due. E sarebbe già un lusso.

Santoro non ha mai fatto grandi exploit; è stata, la sua, una carriera tranquilla tra alti e bassi. Cinque titoli vinti, quello di Doha, nel 2000, lo incoronò primo numero 1 nella storia della Champion Race, anche se mantenne la testa della classifica per una settimana soltanto.

Un best ranking di singolare più che dignitoso: 17 nel il 2001.

Fabrice è stato anche numero 6 del mondo nel doppio, disciplina nella quale si è distinto in coppia con giocatori del calibro di Forget, Delaitre, Flach e Grosjean.

Così come accadde al nostro Gianluca Pozzi nel 2001, Santoro sta vivendo una seconda giovinezza.

2006: dopo aver messo in crisi Federer a Doha (76 76) ed essere approdato ai quarti a Melbourne, sconfitto solo da Nalbandian, il “mago” è tornato a casa. Per riposarsi? Macchè, per giocare! A Marsiglia, torneo da 500.000 dollari che vede al via gente come Nadal, Ljubicic e Davidenko. Al primo turno si è sbarazzato di Thomas Johansson, già vincitore di un Australian Open, al secondo di Greg Rusedski, ex numero 4 e finalista agli Us Open, mandando in visibilio i numerosi tifosi.

Successivamente conquisterà i quarti a Roma ed Hertoghenbosch.

2007: semifinale a Mosca, sconfitto da Nikolay Davydenko, terzo turno a Miami (battuto Moya), quarti a Dubai.

In estate prima batte Karlovic, strafavorito, a Wimbledon, quindi cattura la vittoria sull’erba di Newport, sbarazzandosi di specialisti come Dancevic, Moodie e del connazionale Mahut, già finalista al Queens, rientrando così nei primi 50.

Grande Fabrice, è ancora presto per dire: rien va plus.

D’altronde come non amare quel suo gioco fatto di tagli, effetti, repentine discese a rete e passanti bimanitutta fantasia: a mio parere è semplicemente inimitabile.

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