Gulbis, il figliol prodigo

di - 15 Marzo 2011

di Enrico Carrossino

La giornata di Indian Wells è appena all’inizio, ma ha appena emesso il suo primo verdetto: Djokovic supera 60 61 Ernest Gulbis. E fin qui nulla di strano. Uno può pensare: “Vabbè stava male, vabbè ma Djokovic nel 2011 non ha ancora perso…”

E invece no, lo “spettacolo” a cui s’è assistito all’ora di cena non è stato il classico dominio assoluto di un tennista sull’altro, o il classico match ultra-sbilanciato, ma un recidivo spreco di talento (e denaro, per chi lo supporta) da parte del lettone, che continua a buttare nella spazzatura un match dietro l’altro, che tolto il 250 di Sydney non è mai riuscito a vincere 3 gare di fila dopo lo straordinario torneo al foro italico, dove fu l’unico in tutta la stagione sul rosso a togliere un set a Nadal nella semifinale a Roma. Senza contare che deve ancora vincere la sua prima partita in un torneo dello slam, sulla distanza dei 5 set.

Quest’ultimo dato non è il classico dettaglio tecnico di chi soffre determinate situazioni rispetto ad altre, ma proprio quello di un ragazzo viziato che dalla vita ha ricevuto tutto: denaro (la sua famiglia rientra nell’1% nazionale di quelle più ricche), fascino, bella vita e, ciliegina sulla torta, un talento tennistico fuori dal comune. Roba da ultrapredestinato, che chiunque al suo posto avrebbe potuto coronare già con vittorie straordinarie (tipo Del Potro) per candidarsi già a meno di 23 anni per un posto nella Hall of Fame tennistica. Tutto possibile se Ernest avesse deciso di volere anzichè volare, di decidere di impiegare almeno un paio d’ore al giorno (e non mezz’ora, come dicono i ben informati) all’allenamento e in generale alla preparazione fisica. La classica dilapidazione di risorse che si tende a fare quando s’è ricchi, famosi e affascinanti. E se fai semifinale a Roma ma non vinci una partita in nessuno dei Major vuol dire solo una cosa: non ti prepari abbastanza per un torneo sulla lunga distanza.

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi “ma di cosa si lamenta se non ha ancora parlato della partita?”. Semplice, non s’è parlato della partita perchè non c’è mai stata. Djokovic, pur sbagliando qualcosa più del solito e concedendo palle break (tutte comunque dovute a suoi non forzati) appena ha capito l’antifona s’è accontentato di rimandarla di la perchè Gulbis ha sbagliato tutto lo sbagliabile con UN solo vincente in tutta la gara e UN solo punto vinto sulla seconda di servizio, il parametro fondamentale nel tennis moderno secondo la dottrina Tommasi.

Ma soprautto il fatto di non inseguire nemmeno la palla e quei colpi “di sufficienza” tipici del classico figlio di papà che dice “vabbè, ma tanto è un solo gioco, io ho il gvano e me ne sbatto di quei plebei che pagano pev venive a vedeve o che sudano pev vinceve”.

Eh no, Ernest, chi viene allo stadio mantiene te ed è il sale dello sport, e c’è gente che pagherebbe solo per poter essere li al tuo posto a giocare un Master 1000 e si rovinerebbe (e talvolta si rovina davvero la vita) solo per avvicinare i tuoi risultati. Per quanto riguarda il futuro c’è solo da chiedersi: il figliol prodigo tornerà alla casa del padre?

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