Jannik Sinner non è un robot

3 Min Read
Jannik Sinner - Foto Lionel Guericolas / MPP / Crystal Pictures/ipa

Il Re è caduto, viva il Re! A poche ora dal crollo di Jannik Sinner al Roland Garros, le ipotesi su cosa sia accaduto al numero 1 del mondo sono molteplici: crampi, congestione, colpo di calore, attacco di panico, infortunio alla schiena o all’anca ed altre ancora. Jannik, come normale e scontato che sia, non è voluto entrare nel dettaglio. Non ci avventureremo verso un’ipotesi anziché un’altra. Sarebbe sbagliato per mancanza di competenze e conoscenze specifiche. Il punto su cui invece bisogna soffermarsi è una singola frase di Sinner in conferenza stampa: Non sono un robot”.

JANNIK È UMANO

Per mesi, in Italia (e non solo), si è parlato di alieno, di macchina infallibile, di tennista imbattibile. È necessario comprendere che non sia così. Jannik Sinner è un giocatore eccezionale, dalle qualità psico-fisiche e tecniche di gran lunga sopra la media, ma non è un androide venuto dal futuro. Lui probabilmente lo sta accettando (o forse lo ha già accettato del tutto), ed è ciò che dovrebbero fare tutti quelli che lo seguono e/o tifano. Questo ragazzo di 24 anni è più maturo della sua età, ma non è inscalfibile; è tennisticamente impressionante, ma non è imbattibile. La striscia di 30 vittorie consecutive nel circuito, interrottasi contro Juan Manuel Cerundolo, è straordinaria. Nel senso stretto del termine: fuori dall’ordinario. La serie di successi nei ‘1000’ è grandiosa e non va normalizzata. Il tennis, semplicemente, è così. A un certo punto si perde e spesso, nel caso dei campioni, ciò accade in maniera fragorosa e sorprendente.

Jannik Sinner è un ragazzo di 24 anni che, per dirla con le sue parole, gioca bene a tennis. E se si gioisce per le sue eccezionali vittorie (che in Italia mai si erano visti e forse mai più si rivedranno), bisogna accettare anche le sue (pochissime) cadute. Jannik Sinner non è un robot, ma rimane un essere umano eccezionale. A cui deve andare un sostegno di pura empatia, come mai prima d’ora, per il dispiacere provato sul campo. Lo si vedeva nei suoi occhi. Si percepiva l’occasione che stava sfumando, minuto dopo minuto. E la sua sofferenza era evidente. Questo è semplicemente il momento di accettare la profonda umanità di Jannik, abbracciarla, senza farsi troppe domande. Il Re è caduto, viva il Re!

TAGGED:
Share This Article