L’Avvio al Professionismo Tennistico: I Costi

di - 12 Maggio 2010

Soldi

di Gianfilippo Maiga

PREMESSA

Un/a giovane tennista desidera avviarsi sull’accidentato percorso del professionismo tennistico. Che fare? Qual è il budget da stanziare?

Fa molta differenza che il/la neo professionista sia o meno sostenuto da una Federazione, finanziariamente e/o tecnicamente: checché si dica, l’aiuto di una Federazione allevia molti problemi, a cominciare dalla generosa concessione di numerose wild cards nei tabelloni principali dei tornei, evitando le insidiose paludi delle qualificazioni e fornendo anche in questo modo un aiuto finanziario a coloro che ne beneficiano.

Le vie del Signore, come quelle del tennis, sono infinite e diverse tra loro; quelle del tennis hanno almeno una cosa in comune: sono molto care.

LE STRUTTURE IN CUI ALLENARSI

In un mondo ideale un giovane tennista avrebbe bisogno di:

  • Una struttura che abbia tutti i tipi di superficie e disponibilità di campi adeguata alle esigenze
  • Un allenatore competente in grado di comprendere che tipo di giocatore ha davanti, di programmarne l’attività in funzione delle sue caratteristiche e di accompagnarlo a un numero congruo di tornei oltre frontiera .
  • Un preparatore atletico che conosca il tennis e che lavori secondo le specifiche esigenze del tennis
  • Sparring di allenamento adeguati

Questi ingredienti, se sapientemente combinati, sono la miscela che può trasformare un buon junior in un buon professionista.

La prima grande difficoltà è trovare un ambiente dove essi siano reperibili; la seconda è trovarlo a costi ragionevoli.

Il sogno dell’allenatore giovane, non ancora sposato e disponibile a viaggiare, che ha “tirato su” il tennista da junior e ora lo vuole far crescere da professionista perché crede in lui, (rimettendoci del suo) e dispone di tutti gli elementi sopra indicati, spesso rimane tale. Beato chi lo trova: se lo tenga stretto.

In alternativa, ci si rivolge alle “Accademie”, come si (auto)definiscono i centri specializzati per agonisti professionisti, i cui costi sono a dir poco variabili e talvolta direttamente proporzionali alla dimensione dell’Accademia stessa.

L’allenamento è una componente di costo certamente significativa, ma purtroppo solo una tra quelle che il tennista e la sua famiglia devono sostenere.

I COSTI

Ipotizziamo che il/la giovane non si alleni a casa sua. I costi sono così suddivisibili:

  • Allenamento/vivere: da 10000 euro all’anno in su in una accademia piccola, (ovviamente mi baso su una casistica limitata) in strutture piccole, ma attenzione: il limite di quell’ “in su” è molto alto. In Spagna in una rinomata accademia ha valutato il costo di allenamento più vivere (presso famiglie) in ragione di una media di 3000 euro al mese. In Germania in un paio di situazioni ho sentito richiedere per il solo allenamento (vivere escluso) 1500/1600 euro al mese. In Svizzera mi hanno “sparato” anche 40000 chf (circa 30000 euro) per 40 settimane (non si è mai chiarito cosa succedesse nelle altre 12) in un centro che aveva sole donne. Un’avvertenza: quando si sceglie una struttura di norma ti viene proposta una prova (settimanale) gratuita ; attenzione: c`è chi la fa pagare!
  • Tornei: un tennista agli inizi dovrebbe disputare circa 25 tornei all’anno; i costi relativi dipendono ovviamente da quanto rimane sul luogo del torneo, quindi da quanto pernotta in albergo, (mediamente 30 euro al giorno), ma anche e soprattutto da altri elementi: ad esempio dal fatto che sia o meno accompagnato, dalla possibilità di dividere i costi dell’accompagnamento con un gruppo, dalla lontananza del torneo, (impossibile fare una media del costo dei voli: oltretutto si possono prenotare in anticipo solo i voli di andata)…..

Considerando un attività piena,(ma non il ricorso ad un coach privato), un budget medio minimo, tra allenamento e viaggi, (e con una buona dose di tornei disputati da solo), non è inferiore ai 30,000 €, ma direi che si avvicina ancora di più ai 40,000 €. Per stare in queste cifre, già rilevanti, si devono fare molti compromessi rispetto all’assetto ideale.

Per rendere meglio l’idea, una tennista come Stefanie Vögele, su cui si sono appuntate le speranze (e le risorse) della Federazione Svizzera “costa” 200000 chf all’anno, (circa 140.000 euro).

Se si dispone di mezzi finanziari rilevanti e si può non badare a spese , il budget può sensibilmente aumentare con l’”investimento” nelle wild cards (!), fondamentale scorciatoia che accorcia i tempi di crescita di molti tennisti in erba, permettendo loro di esimersi dalle qualificazioni. Le wild cards sono sovente oggetto di una vera e propria compravendita, in barba alle regole, a colpi di migliaia di euro.

Come finanziare un simile budget anche “solo” di 30/40000 euro?

La sua copertura, quando non si voglia o possa fare appello alle risorse familiari è possibile o grazie all’aiuto di una Federazione o, se si ha la fortuna di appartenere ad uno dei pochi che possono e vogliono farlo, del proprio circolo di appartenenza, o , infine, di uno sponsor, (rara, rarissima avis in questi tempi di bassa economia: un aiuto regionale o mecenati sono casi più unici che rari).

Vi sono infine i proventi diretti del tennista.

Le fonti di guadagno per un giovane tennista sono poche. Mi è più facile riferirmi al tennis maschile, per esperienza diretta, ma per quello femminile valgono a quanto mi risulta le stesse considerazioni.

Tipicamente un introito viene dai campionati a squadre: questo dipende dal livello del campionato, dal ranking atp del giocatore e/o dalla sua classifica nazionale. Vi sono giocatori che ne disputano più di uno in vari Paesi, (per es. nel medesimo fine settimana la B in Svizzera il sabato e la A2 in Francia la domenica).

Un altro introito, che non ha la certezza del precedente, ma è di più facile conseguimento rispetto ai premi dei tornei professionistici, perché la concorrenza è inferiore e le spese logistiche normalmente più basse, è legato alla partecipazione ai tornei open, tornei nazionali che però non valgono per la classifica atp.

Ovviamente queste scelte vanno calibrate perché rischiano di costituire una notevole interferenza rispetto alla possibilità di disputare tornei con in palio punti atp.

Non si conti invece, almeno inizialmente, sui premi incassati nei tornei internazionali.

Ricordo che i tornei si dividono in Future, (itf, prize money 10 o 15000 $, con o senza ospitalità), Challenger, (atp, prize money da 50 a 150000 $), Master (atp 250,500,1000), Grande Slam.

Si comincia con i primi, per il semplice motivo che l’accesso vi è (di solito) più agevole. L’entry list dei tornei professionistici è determinata, fatto salvo che per le già citate wild cards, sulla base del ranking atp e, qualora questo sia mancante, nazionale e nei Future, che hanno montepremi più basso, l’entry list è in genere di minore caratura.

I premi sono erogati al netto delle tasse del Paese dove si disputano. i Future non consentono di coprire le spese neppure al vincitore, (forse solo qualora si parli di un torneo con ospitalità, ma sono pochissimi e difficili e anche in quel caso a mala pena si coprono le spese, se di mezzo c`è un viaggio oneroso).

A titolo di esempio, in un 10000 il premio per il vincitore del singolo è di circa 1300 $ (1000 euro). Se consideriamo che vince uno solo e che alle spese individuali si aggiungono talvolta quelle di un accompagnatore l’operazione è sicuramente in perdita. Se poi un giocatore deve disputare le qualificazioni e perde in quali o si qualifica e perde al primo turno del main draw, sono “zero tituli”, (ossia zero punti atp) e costi ancora maggiori.

Non che per i Challenger il discorso sia poi così diverso: ci si va per i punti. Certo, nei Challenger l’ospitalità è sistematica, (ma solo per il tabellone principale): se però ci si arriva con un viaggio costoso e si è accompagnati da un allenatore…. Il premio per un Challenger da 50000 $, cioè di fascia bassa è di 300 € per chi perde al primo turno e di poco oltre 4000 euro per chi vince. Il vincitore forse non si può lamentare, ma per tutti gli altri….

In conclusione, la via normale per conquistare i primi punti è tentare di entrare in un Future e giocarvi le qualificazioni: a volte le qualificazioni dei Challengers sono poco frequentate ed anche un giocatore senza punti riesce ad entrare. È però vero che per accedere al tabellone devi superare 3 turni e non due e, contro giocatori di livello Challenger, l’impresa è davvero un po’ complicata.

I Future sono quindi in definitiva un passaggio obbligato; il primo obiettivo è raggiungere la classifica che ti permetta, quanto meno nella stagione avanzata, quando i tornei sono più numerosi, l’accesso ali tabelloni principali, (ranking atp di 600/700) dei Future stessi. Avere punti nel singolo facilita anche l’accesso ai tornei di doppio, poiché di solito i singolaristi con punti hanno la priorità.

Per poter dire: ”basta Future, finalmente gioco i Challenger”, (di fascia più bassa), bisogna entrare nei 300: a long way to go..

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

I costi, nel tennis, sono indubbiamente il grande problema. Più soldi ci sono a disposizione più si può comprare qualità di lavoro e attenzione per i dettagli. I soldi possono essere lo scoglio sul quale naufragano le speranze di successo di un tennista dotato di buon potenziale e ottime speranze.

Eppure non sono il solo problema e anche una volta fossero disponibili grandi mezzi finanziari, questi possono non bastare.

Ovviamente contano le qualità individuali di un tennista, ma quelle sono la condizione necessaria ma non sufficiente, vorrei dire scontata. Il bene più difficile da trovare, a parità di condizioni, è la serietà e meticolosità del lavoro e, vera e propria araba fenice, una buona programmazione. Quanti talenti si sono “sprecati” per non aver operato la giusta scelta del proprio ambiente professionale e per essere stati mal gestiti. Per questo il passo iniziale è così delicato e in fondo decisivo.

Il mondo del tennis è a dir poco fluido e inaffidabile. Spesso un progetto nato con il più grande entusiasmo e le migliori premesse sparisce o si snatura da un anno all’altro: questo spiega in buona parte le continue migrazioni di tennisti .

In definitiva, la scommessa da vincere è forse la corretta individuazione di una persona di riferimento che ti faccia crescere: è importante identificare la guida tecnica giusta, un ambiente dove le circostanze permettano ad un tennista giovane di essere al centro o uno dei centri di un progetto, che più si adatti alle sue esigenze e che risponda alla maggior parte dei requisiti sopra indicati.

Non è così facile comprendere se l’allenatore sia un assiduo lavoratore, un buon psicologo o anche solo se sia competente e in grado di percepire le evoluzioni continue di questo sport, se gli sparring siano veramente quelli dichiarati e quali obiettivi abbiano, se siano prevalentemente terraioli o da veloce, se il personale tecnico sia effettivamente attrezzato per gli accompagnamenti, quale sia lo spessore del preparatore atletico, ecc.

Questa è la valutazione più delicata e difficile: se le premesse si rivelano sbagliate e le promesse non vengono mantenute, non è poi così semplice tirarsene fuori e non sprecare tempo.

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