Guido Iván Justo: il “miracolo” argentino che arriva a 28 anni con il primo titolo Challenger

Tommaso Giuliani
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Pallina tennis

In una domenica indimenticabile sul rosso argentino, Guido Iván Justo ha scritto la pagina più bella della sua carriera: ha conquistato il suo primo titolo ATP Challenger, sollevando il trofeo dell’AAT Challenger Tigre I davanti al suo pubblico e compiendo una scalata che potrebbe cambiare la sua stagione e forse la sua carriera.

Il tennista di Adrogué, 28 anni, ha superato in rimonta l’altro argentino Lautaro Midón con il punteggio di 4-6 6-3 6-0, dopo un match intenso che gli ha permesso di affermarsi con autorità nella terza partita, quella decisiva.

Una vittoria che cambia il ranking e l’autostima

Questa affermazione non è stata solo un momento di gloria, ma un vero punto di svolta: grazie al successo a Tigre, nel prestigioso Club Náutico Hacoaj, Justo entrerà per la prima volta nella sua carriera dentro la top 280 del ranking ATP, raggiungendo un best ranking di numero 277 del mondo.

Finora la sua carriera nel tennis professionistico era stata segnata da numerosi alti e bassi: qualche buon risultato nei Futures, una costante battaglia nei Challenger e la lunga attesa di un trionfo di questo livello.

Il percorso verso il titolo è stato duro e ricco di sfide: ha dovuto superare giocatori esperti come Facundo Díaz Acosta, Franco Agamenone, Bruno Fernandes e Gonzalo Bueno prima di arrivare alla finale.

Il cuore oltre l’ostacolo

Nel commentare la vittoria, Justo ha mostrato tutta la sua emozione: ha ringraziato calorosamente la gente presente e ha parlato di quanto significhi essere campione davanti alla propria gente in Argentina. Il pubblico che ha invaso la centrale intitolata a Diego Schwartzman ha condiviso con lui ogni punto di questa impresa.

Justo ha messo in luce anche i momenti difficili che lo hanno accompagnato negli ultimi anni. Ha raccontato di un periodo in cui ha considerato di lasciare il tennis, un momento di crisi personale seguito da un importante lavoro su se stesso: quel lavoro gli ha permesso di ritrovare piacere nella competizione e di tornare più forte di prima.

Radici, sacrifici e ambizioni: la strada di un lottatore

Se oggi Justo può celebrare questo titolo, lo deve anche a un percorso fatto di viaggi, Futures e Challenger lontani dai riflettori, dove ha lentamente costruito la sua esperienza in un mondo che non sempre premia i sogni tardivi.

In un’intervista del 2018, quando era poco più che ventenne e ancora all’inizio del suo cammino nei circuiti minori, Justo aveva raccontato la sua filosofia di tennis: voleva “seguire il circuito con un calendario più programmato” e cercare costanza, nonostante partisse senza il bagaglio di Junior di molti suoi coetanei. Quell’approccio riflette la sua crescita da giovane promessa con pochi tornei alle spalle a un professionista che oggi vince un Challenger e si afferma a livello internazionale.

La svolta adesso: cosa può significare questo titolo

Con questa conquista, Justo non solo ha portato a casa un trofeo prestigioso, ma ha anche impresso una svolta concreta alla sua classifica, proiettandosi verso obiettivi ambiziosi e verso i tabelloni più prestigiosi del circuito Challenger e forse oltre.

Ha dichiarato che, proprio ora che ha raggiunto questo traguardo, non intende fermarsi: vuole lavorare ancora più duramente perché “quando arrivi in cima è ancora più importante restare concentrato”.

La sua storia è un esempio di resilienza: per molti giocatori, l’inizio della quarta decade di vita tennistica significa declino. Per lui, invece, a 28 anni è arrivata la vittoria che può davvero aprire un nuovo capitolo.

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