L’eccesso di doping esistenziale

di - 12 Febbraio 2011

di Piero Blanchini

L’avevo definito il censo-doping. Non in spregio ai ricchi, che come tutti hanno il diritto di praticare uno sport (e tra i tanti il tennis, talvolta anche innegabilmente competitivo e meritocratico), ma per sottolineare come viviamo in una società decisamente fasulla. A partire dalle cose più banali e tuttavia ossessivamente invasive. Per cui ciò che ci raccontano, o che semplicemente osserviamo nelle immagini “mass-mediate”, spesso risulta subdolamente foto-ritoccato. Perché la realtà, sempre più virtuale, può essere ed è facilmente alterata. Ma il problema, se penso all’avviamento sportivo dei giovani che tanto ci sta a cuore, giace a monte e contemporaneamente a valle d’ogni finzione: questi ragazzi non riescono più a capire quali siano i modelli possibili, quelli edificanti, e quanto sia invece pericoloso rincorrere delle forme di “perfezione”, fisica e prestazionale, che s’originano nell’inganno. E sono loro stessi a farsi ormai promotori d’una espressione effimera di ricchezza e successo, a dichiararsi interessati alle cose tangibili in quanto presenti, ad una vita istantanea che non ammette prospettive e legami. Cose da ricchi, espressione d’un elitarismo aristocratico, o piuttosto mera conseguenza d’una profonda paura del futuro, del tempo che scorre e ti consuma, senza offrirti alcuna garanzia d’immortalità? Domanda retorica.

I sociologi sanno bene che l’inno alla gioia dei sensi di matrice gerontocratica (cioè i vecchi che comandano facendo pascere i giovani nel godimento sterile… insomma, il panem et circenses…) è semplicemente una conseguenza della intrinseca difficoltà di portar ordine nel caos. E temo che sia stato proprio Mussolini ad affermare che “governare gli italiani non fosse difficile ma inutile”. Eppure, senza fare alcuna apologia della sua dittatura, nel primo decennio del proprio dominio egli riuscì ANCHE a mettere in riga una quota parte della nostra società dei furbastri. In campo architettonico, ad esempio, ricordo che vi furono vent’anni d’ottima edilizia genuina e cantieri ben organizzati. Ma oggi chi tira le redini del potere, parlo in generale, ha la mente obnubilata dal sembrare senza preoccuparsi mai d’essere qualcosa. Altro che onore (ed amor di patria). E siamo nuovamente alla cultura del doping. Ne usciremo mai?

Ai bambini che alleno mi sforzo di raccontare, com’è successo ieri, che la loro prima libertà sta nel correre a piedi scalzi su un prato, nel tirare fuori dal cilindro di madre natura i talenti per metterli a disposizione d’un progetto futuro. Immaginando non solo gare e medaglie, ma anche la quotidiana soddisfazione d’un limite infranto, d’una prova superata. Ma già Sabato andrò in palestra con delle pastiglie (finte) e proverò a dire loro che se ne prendono una possono correre molto più veloci… Voglio vedere come reagiranno. E poi li terrò lì (almeno 5 minuti!!) per spiegare che se mai accettassero di vincere grazie a delle “caramelle”, o ad essere amati, anzi bramati, per effetto d’una foto taroccata, venderebbero buona parte della propria straordinaria anima al diavolo senza neppure rendersene conto…

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