Milos Raonic, esplosione o limbo?

di - 26 Febbraio 2013

di Fabio Colangelo

Premessa doverosa. Reputare una potenziale delusione un giocatore di 22 anni che staziona da due stagioni nei primi trenta del ranking e da qualche mese nei primi 15 è da ritenersi a tutti gli effetti una “bestemmia tennistica”. Milos Raonic è un grandissimo giocatore, come tutti quelli che raggiungono posizioni di classifica simili alla sua. Se a questo si aggiunge che è ancora giovanissimo e proviene da un paese che prima di lui era fermo alle imprese doppistiche di Nestor e a poco altro, la sua grandezza andrebbe ulteriormente sottolineata.

La domanda che si pongono tanti addetti ai lavori però è se questo ragazzone nato in Montenegro ma cresciuto in tutto e per tutto in Canada riuscirà mai a compiere il definitivo salto tra i campioni del nostro sport. Le premesse ci sarebbero tutte. Fisico imponente, servizio tra i migliori del circuito, tanta potenza nei fondamentali e una mobilità più che discreta per uno della sua stazza. Anche sotto il profilo dei risultati ha regalato squilli da ricordare. A prescindere dai quattro titoli vinti, nel 2012 ha vinto con Berdych, ha più volte sfiorato il successo contro Federer (Indian Wells, Madrid, Halle) e ha sconfitto due volte su tre Murray nella sua stagione migliore. Chi non ha determinate potenzialità non compete (e vince) con questa regolarità con i migliori.

La logica suggerirebbe di aspettare semplicemente qualche stagione, come avvenuto per Djokovic prima e Murray in seguito. Quello che insospettisce leggermente del canadese è però che, nonostante i progressi costanti in termini di ranking negli ultimi due anni, sotto il profilo del gioco non ci sia stata un’evoluzione di un certo tipo e che non sia mai arrivato un sussulto in un torneo importante. Ci sono state le belle vittorie sopracitate, ma se Isner è giunto in finale a Indian Wells, Fish a Montreal, Cilic si è spinto tra i primi 4 in Australia, a Raonic è mancato quel risultato di rilievo sia nei Masters 1000 che negli Slam. Anche dal punto di vista tecnico tattico non si sono visti progressi che facciano pensare ad un repentino approdo tra i primi 7-8 giocatori del mondo. Da quando si è affidato alle cure di Galo Blanco ha sicuramente acquisito maggior solidità e sicurezza nei propri mezzi, ma in alcune occasioni l’impressione è che un giocatore con le sua caratteristiche dovrebbe essere sempre molto aggressivo, mentre talvolta lo si trova troppo lontano dalla linea di fondo. Anche il rovescio dovrebbe salire ulteriormente di livello, poiché pur trattandosi di un colpo molto incisivo, con i top players lo costringe ad affidarsi troppo al dritto, con il rischio di voler prendere troppi rischi per non essere stuzzicato dove si sente meno sicuro. Ovviamente si parla di piccoli particolari, che però sono quelli che possono fare la differenza a determinati livelli.

Un altro aspetto che crea qualche dubbio è quello psicologico. Tra le sconfitte patite la scorsa stagione ce ne sono alcune che portano a chiedersi quanto forte sia la sua tenuta mentale. Due sconfitte per 7/6 al terzo set contro Federer, 25/23 contro Tsonga ai giochi olimpici, sconfitta a Wimbledon contro Querrey dopo aver perso terzo e quarto set al tie break. Cose che nel tennis accadono sovente. Analizzando poi il suo ruolino di marcia poi ci si accorge che ovviamente sono tante anche le partite vinte sul filo di lana, ma casualmente questo avviene quando l’impegno non è di primo piano come quelli sopracitati. La percentuale di tie break vinti è ferma al 62%. Non eccezionale per un giocatore del suo livello col suo servizio. Federer e Nadal sono sopra l’80% mentre Djokovic arriva al 75%.

Tutti questi dati significano poco, il ragazzo è giovane, con un potenziale straordiario e potrebbe esplodere da un momento all’altro. E’ opportuno però ricordare quanto analizzato prima per capire come mai al momento non riesca a raggiungere i top 10. Il tempo gioca a suo favore, ma considerando che tra l’Italia di Davis e le semifinali l’ostacolo più grande è proprio rappresentato da Raonic, la speranza (un po’ egoistica) è che questi limiti non vengano superati prima di Aprile e che ai nostri riesca l’impresa.

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Un commento

  1. cataflic

    credo che per l’analisi sulle potenzialità di salita di Raonic bisognerebbe guardare anche chi gli sta davanti…
    fino al n°7 di Del Potro i giocatori hanno caratteristiche di solidità superiori a Milos, poi c’è Tsonga che è lìlì e tutti gli altri hanno potenzialità inferiori ad un Raonic tirato a lucido.
    Per ora io sono convinto che Raonic sia stato fermato dalla sua tendenza all’infortunio e dagli strascichi di incertezza che questo comporta(Del Potro docet), ma se avrà il tempo perchè gli si presentino un numero sufficiente di chances quando è al 100%, prima o poi l’infilata la prende e si costruirà quel po’ di freddezza in più nei momenti importanti che lo porterà ancora più in alto.

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