Rafa Jodar visto dal vivo

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Rafa Jodar - Foto Mutua Madrid Open

Personalità, fisico, tennis e ancora personalità. Rafael Jodar, dal vivo, pur non giocando un match irresistibile, fa impressione. La ricerca del ‘terzo incomodo’ è ormai più che noiosa ed è difficile prevedere dove lo spagnolo possa arrivare, ma una cosa è certa: questo ragazzo è veramente forte. Il carisma si percepisce nitidamente dalle prime file della Supertennis Arena (campo davvero bello e, per alcuni aspetti, dalle condizioni newyorchesi: musica dal vivo, elicotteri, clacson del vicino lungotevere, rumori vari), tra un vincente di dritto e un rovescio teso e penetrante.

PERSONALITÀ

Sin dal primo punto, e nonostante le difficoltà riscontrate contro un ottimo Nuno Borges, Jodar ha palesato a tutti i presenti (compreso il suo avversario) quella sensazione che soltanto i grandi riescono a trasmettere: anche in ritardo nel punteggio il favorito rimane lui. Il giovane Sinner era così. Da qui a diventare come Jannik ce ne passa, ma le premesse sono più che buone. Jodar ha anche lucidità e furbizia. Ha capito immediatamente che il pubblico era dalla sua parte e, in un momento cruciale del primo set, ha mostrato il pugno a un gruppo di bambini che stavano cantando “let’s go Rafa let’s go”, portando ormai tutta la Supertennis Arena dalla propria parte. Il ‘daje Raffaele’ del tipico appassionato romano ha chiuso il cerchio verso la fine del match. Lo sguardo nei momenti importanti, inoltre, è quello vero.

FISICO

Dal punto di vista atletico Jodar è più prestante e tonico di quanto non sembri in tv. Gambe forti, longilineo ma da muscoli esplosivi, è l’emblema dell’atleta perfetto. Sarà importante lavorare per migliorarsi, non avere fretta (nei risultati e nella crescita fisica), prendersi le pause nei momenti giusti, razionalizzare tutto ciò che concerne i prossimi, fondamentali, due anni. Tanti ragazzi, prima di lui, hanno osato troppo per eccessiva fretta, finendo per farsi male e rallentando la propria crescita.

TENNIS

La palla scorre via veloce che è un piacere. Il dritto è devastante, mentre il rovescio bimane appare più naturale. Non è soltanto il braccio a impressionare nel dritto, ma anche e soprattutto la velocità della mano, che consente a Jodar di tirar forte anche su rimbalzi piuttosto bassi. Sa usare gli angoli e variare l’altezza e la profondità del colpo con estrema disinvoltura. Il rovescio è buonissimo in spinta e, di norma, da quel lato non sbaglia praticamente mai. L’aspetto migliorabile riguarda il colpo in decelerazione poiché, quando vuole andare in sicurezza, non imprimendo al colpo tantissimo top spin rischia di perdere campo e farsi attaccare. Se la prima di servizio è già molto buona, è certamente la seconda a essere deficitaria; non tanto per una questione tecnica/biomeccanica, ma perché in alcuni casi non è velocissimo in uscita dal servizio. Battuta non eccellente + poca reattività = errore gratuito. I margini di miglioramento sono notevoli, ma soltanto il tempo racconterà se Rafa avrà la voglia e la capacità di colmarli.

CONCLUSIONE

Rafael Jodar ha tanti margini, così come li aveva Jannik Sinner a inizio carriera. Avere margini, però, non significa diventare più forte; significa avere la possibilità di diventarlo. Per far sì che ciò accada serve lungimiranza, pazienza, determinazione feroce nel lavoro giornaliero, professionalità in ogni aspetto, consapevolezza ma non presunzione. Tanti tasselli devono andare al proprio posto e in pochi, pochissimi, riescono a gestire la crescita nel modo migliore, senza perdere motivazioni e fiducia. Solamente il futuro ci dirà se Rafael Jodar diventerà qualcosa di simile a Sinner, a Zverev o semplicemente a Shapovalov.

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