Era nell’aria. Jannik Sinner non giocherà lo US Open 2026. Il ginocchio destro continua a far tribolare il numero 1 del mondo, che ha deciso insieme al proprio team di prendersi il tempo necessario per recuperare a dovere dal problema fisico. L’obiettivo è quello di tornare per la trasferta cinese: l’ATP 500 di Pechino, al via il 30 settembre, e il successivo Masters 1000 di Shanghai. Il forfait neyorchese di Jannik certifica un’annata sfortunata per il tennis d’alto livello, che ha visto competere Sinner ed Alcaraz nel medesimo Major solamente una volta (Australian Open 2026) e, a livello ATP, soltanto cinque volte con un unico scontro diretto (la finale di Montecarlo vinta dall’italiano).
Serie interrotta
Si interrompe a 27 la serie di main draw Slam consecutivi disputati da Sinner. Il primo fu proprio allo US Open del 2019, l’unico in cui Jannik superò le qualificazioni sconfiggendo Matteo Viola, Viktor Galovic e Mario Vilella Martinez prima di arrendersi in quattro set combattuti, su di un infuocato ‘Armstrong’, a Stan Wawrinka. Da quel momento Sinner non ha mai mancato un Major, con 100 match vinti, 22 persi e, soprattutto, 5 storici trionfi.
Forfait che fa male
La rinuncia di Sinner fa male per tante ragioni. Non vederlo al via uno Slam è un piccolo ‘shock’, soprattutto per chi si è appassionato a questo sport seguendo le sue gesta. Fa male perché nel 2026 il suo tennis, così perfetto e devastante (per gli altri, ad eccezione di Parigi), lo avrebbe portato ad essere il favorito a New York per distacco (complice lo stato di forma del rientrante Alcaraz, che difficilmente potrà essere vicino al proprio 100%). Fa male perché il tennis ha bisogno dei suoi protagonisti più grandi; e una stagione con Sinner e Alcaraz che, insieme, saltano tre Slam consecutivi (due Carlos e uno Jannik), è una stagione con qualche brivido di emozione in meno.
Privacy: pro e contro
Difficile analizzare l’infortunio di Sinner. Il suo team ha scelto la strada della privacy più totale già da anni. È un dato di fatto, su cui si può essere d’accordo o meno, palese ed evidente. Tutte le strade che portano a Jannik Sinner sono interrotte, chiuse, serrate a tripla mandata. Un infortunio al ginocchio (destro, questo ci è dato sapere) può voler dire tante cose, più o meno gravi: legamenti, tendini, problemi cartilaginei, meniscopatie e chi più ne ha più ne metta (c’è anche chi, come Gabriele Parpiglia, parla di un problema che non riguarderebbe il ginocchio).
Lungimiranza
La certezza è una: la lungimiranza nel tennis è regola aurea dei campioni. Il singolo torneo non è importante, così come una trasferta e o un lungo periodo di eventi ATP. Ad essere fondamentale è la carriera: stare bene nei prossimi 10/12 anni anziché forzare per i prossimi 10/12 giorni pur di competere in uno Slam. Il tennis è una maratona, non una corsa da 100 metri piani. Rallentare per qualche chilometro è spesso la scelta giusta per poter arrivare a dare tutto negli ultimi chilometri.

E adesso chi vince?
E mentre Alcaraz rientra dopo quasi 5 mesi di assenza (se fosse competitivo per la vittoria sarebbe onestamente sorprendente) e Zverev cerca di ritrovare forma e motivazioni, in tanti sognano New York. Da un acciaccato Novak Djokovic a Daniil Medvedev, che non sarà nel momento migliore della carriera ma è stato già campione a New York, sino ovviamente al vincitore di Parigi Alexander Zverev. E poi ci sono gli americani, che mai come questa volta sognano di tornare a trionfare nel torneo di casa 23 anni dopo Andy Roddick, i giovani Fonseca, Mensik, Jodar e compagnia cantante, così come gli italiani (Cobolli in primis), che hanno sempre tante frecce nel proprio arco. Come accaduto a Parigi, sarà uno Slam esaltante. Meno spettacolare di altri, forse, con Sinner fuori e Alcaraz al rientro, ma certamente appassionante, perché il tennis non è solamente accelerazioni sulle righe ma anche pathos da un quinto set senza padrone e dai mille capovolgimenti di fronte. A prescindere dalla vittoria finale, sarà un torneo molto importante verso Torino: tanti punti importanti in palio.