TGF 15 – The End Of Innocence

di - 16 Maggio 2010

TGF

Articolo e Foto di Stefano Grazia

Well, I’ve walked these streets

in a carnival

of sights to see

all the cheap thrill seekers

the vendors and the dealers

they crowded around me

have I been blind

have I been lost

inside my self and

my own mind

hypnotized

mesmerized

by what my eyes have seen?

(Nathalie Merchant, Carnival)

The end…

Is just a little harder when brought by friend

(J.C.Superstar)


Sentite cosa scriveva tempo fa sul suo blog il nostro ex fustigatore di costumi rispondendo a Roberto Commentucci che nel fargli i complimenti per l’iniziativa manifestava qualche dubbio sul fatto che avesse lasciato il lavoro per seguire piu’ da vicino la figlia:

(…)Per quanto mi riguarda io sono fatto così come quando nell’87 ero a Miami e avrei potuto prendere in mano la scuderia (e la figlia) di un famosissimo proprietario che è tutt’oggi a capo di un impero e invece tornai indietro per amore, oppure quando dodici anni fa decisi di terminare la collaborazione con mio padre che ora a 75 anni si è ritirato trasferendosi in una mega farm in Brasile.. E ora appunto ripartendo da capo per l’ennesima volta… Sarà che a me dopo un po’ annoia tutto, sarà che amo le sfide impossibili ma in questo caso specifico è risultato fondamentale il patto fatto con Alessia e mia moglie di rimanere sempre insieme a qualunque costo provando a scalare l’Everest (la classica Wta) per ripetere l’ennesima impresa.. Anche perchè tutto quello che facevo prima mi portava in giro per il mondo per troppo tempo ed i week end erano sempre impegnati, perciò zero tempo per la famiglia.. Ultimamente poi il lavoro sul PC mi aveva letteralmente nauseato, 10/12 ore al giorno senza potermi muovere per quasi tutto l’anno, non ce la facevo proprio più.. Non ultima la qualità della vita che per me è fondamentale e per qualità non intendo quante case ho o dove vado in vacanza bensì a che ora mi alzo, se una cosa la devo fare per forza o meno, i viaggi, il traffico etc etc, mentre ora è vero alla fine i doveri ci sono ugualmente e se dovesse andar bene i viaggi ricominceranno, ma perchè lo desidero io e facendo quello che dico io e poi ripeto poter seguire mia figlia giorno per giorno vale ogni tipo di sacrificio.. Almeno per me… Comunque visto che Alessia sembra stia meglio, a Roma ci saremo a prescindere della condizione che sarà riuscita a ritrovare perchè come sai abbiamo parecchi appuntamenti in agenda e quindi ti incontrerò volentieri, ovviamente come facente parte del gruppo di G&F e non come federale!! 🙂

Lasciando perdere ogni polemica, questo e’ in realta’ un ottimo spunto da dibattere, da discutere e mi meraviglia che di la’ non sia stato colto… Esaminiamo solo il FATTO: Un padre decide di abbandonare il proprio lavoro per seguire piu’ da vicino la Figlia, promettente sportiva. Promettente quanto? Abbastanza perche’ pur non vantando al momento altri risultati al di fuori di tornei che possiamo definire del Gigetto, un importante e ben noto Manager (Della Vida) e uno Sponsor hanno messo la mano sul fuoco su di lei. O meglio, la mano sul fuoco l’ha messa Della Vida, lo Sponsor avrebbe messo dei soldi. Quanti non si sa ma comunque qualcuno ed e’ gia’ un Atto di Fede. La Bimba Atleta e’ del 98, fine 98. Non ha ancora quindi 12 anni e credere che lei sia The Next Big Thing richiede un atto di estrema fiducia o se vogliamo di formidabile lungimiranza, non avendo vinto nè Eddie Herr o Petit As o un qualsiasi ETA. Per intenderci, io posso capire i genitori di un Quinzi o di una Shiskhina e comunque anche per loro non c’è garanzia …ricordate la famosa Teoria del Precocismo Naturale e Innaturale brillantemente enunciata dallo stesso Quinzi Padre.

Confesso che in realta’ INVIDIO TorqueMadMax perche’ io a prendere una decisione simile mi sentirei un fallito, comunque in colpa. OCCHIO A NON FRAINTENDERMI: non sto dicendo che uno debba per forza sentirsi in colpa a prendere una decisione cosi’, dico che IO, con l’educazione ricevuta, con il mio vissuto e il mio background culturale, IO, Dr Stefano Grazia, mi sentirei una merda o meglio vivrei oppresso dai sensi di colpa. E a volte uno vorrebbe sentirsi liberi da certe pastoie culturali, libero di prendere decisioni discutibili per la morale corrente e invece correre fuori a inseguire i colori del vento. Ora e’ chiaro che si parla per ipotesi perche’ nel mio personalissimo caso Nicholas non e’ mai nemmeno arrivato vicino a farmi pensare di poter abbandonare il mio lavoro per seguirlo in una strada destinata allo Stardom, ma in realta’ io ho sempre seguito quella Linea di Pensiero che recita che Il Genitore Illuminato IN QUANTO TALE (cioe’ Illuminato) continua a mantenersi col suo lavoro ed eventualmente il Figlio lo segue a tempo pieno quando va in pensione o quando ha gia’ cominciato a guadagnare milioni di dollari. Qual e’ infatti il rischio? Il rischio e’ quello da cui ci han messo sempre in guardia tutti, da Piatti a forse lo stesso Della Vida a Bertino (che mi pare di capire non rientri nelle simpatie di TorqueMadMax) nei loro articoli mensili su Tennis Italiano quando parlano dei Genitori delle Star…E cioe’ che mettere il Peso dell’economia Famigliare sulle fragili spalle di un Bambino/a puo’ avere alla lunga effetti devastanti.

Ora e’ chiaro che TorqueMax avra’ un paio di piani B (ereditare la mega farm del padre in Brasile?) o più probabilmente fa un lavoro che magari sara’ sempre in grado di riprendere se necessario (e quindi il suo caso potrebbe essere riportato a quello di Papa’ Wickmayer che aveva una Fabbrica e la affido’ a famigliari per poter stare con Yanina a Saddlebrook. E quindi fin qui tutto ok..

Ma infatti, lasciamo perdere il caso personale ed esaminiamo invece IL FATTO in se’: probabilmente a tutti noi, nel nostro intimo, piacerebbe avere THE GUTS, LOS COJONES o LA LUCIDA FOLLIA, per mollare tutto e imbarcarsi col figlio/a a tempo pieno (per la gioia del Maestro Veneziani) nella Grande Avventura … A parte che poi si puo’ discutere se uno fa il Coach in Campo o l’Assemblatore di Coaches…Comunque, e mi rivolgo anche a Federico Di Carlo sempre cosi’ pronto a mettere in guardia tutti e senza commenti critici invece su questa mossa un po’ spiazzante del nostro ex compagno di blog, come viene vista una situazione di questo tipo? In quanti han seguito questa strada e hanno avuto successo (Capriati, Pierce, Williams,Kournikova, Sharapova…) e in quanti invece non l’hanno avuto? Chi lo sta facendo adesso? Forse la famiglia Black in Florida che ha nominato le due figlie,omen nomen, Tornado e Hurrycane…ma il padre era un Coach alla Rick Macci quando ci lavorava anche il padre di Kuzlov (o almeno cosi’ mi raccontavano) e quindi hanno una piccola Academy anche loro come i Kuzlov (chissa’ quante ce ne sono in Florida, piccole imprese private piu’ o meno legali, con 5-10 giocatori…Per esempio Lance Luciani chiede 50.000 dollari all’anno, promettendo full immersion tutti i mesi dell’anno…(poi hai la scuola, il mangiare e i viaggi) e quindi se riescono a mettere insieme 10 studenti hanno un income di 500.000$ da dividere in quattro (lui, la moglie, la figlia e il genero, tutti coach o piu’ o meno addetti ai lavori…). Nel caso dei Black a loro merito il fatto che la figlia di primo matrimonio della madre e’ comunque al College (dopo un infortunio) e studia credo medicina …

Comunque, mi sembra un ottimo spunto per un sito intitolato Tennis,Genitori & Figli… Lo lascio a voi da sviluppare mentre io affronto un trasloco impegnativo che non mi lascera’ molto tempo e del resto poi, come faceva osservare il Grande Inquisitore, avendo un figlio che a 13 anni non e’ nemmeno nei primi 10 del suo paese e avendo dunque optato per altri traguardi (il College), non ha piu’ molto senso che continui a condurre un blog che ha per tema La Costruzione Di Un Giovane Campione.

TGF

E dunque mi voglio accomiatare (almeno temporaneamente) da voi riproducendo quello che io considero, fra quelli da me scritti, uno dei miei articoli meglio riusciti (e voi vi direte: figuriamoci allora quegli altri!) e che era gia’ apparso sul Blog di Ubaldo Scanagatta col titolo ‘La Perdita dell’Innocenza” e che si apriva con un incipit tratto da un’agghiacciante (per un genitore) quanto bella canzone del primo De Gregori:

E’ quasi ora di cena, quando viene giù,
suo padre ormai non lo capisce più.
E con gli occhi dentro al piatto lui,
mangia molto ma non parla mai.
Ha una luce strana dentro agli occhi
e qualcuno l’ha chiamata cattiveria.
Ma poi, chissà la gente che ne sa,
chissà la gente che ne sa,
dei suoi pensieri sul cuscino che ne sa,
della sua luna in fondo al pozzo che ne sa,
dei suoi pensieri e del suo mondo.

(Francesco De Gregori)

Come ormai avrete capito non mi piace solo leggere o ascoltare musica ma passo anche molte ore della mia vita a vedere e rivedere film e spesso da libri, film e canzoni mi illudo di trarre massime e idee che fungano da ispirazione perchè se la vita è un film, allora io sono il mio attore preferito. L’altro giorno mi sono rivisto In the Valley of Elah, un film di Paul Haggis, già sceneggiatore del bellissimo Mystic River di Clint Eastwood (primo oscar per Sean Penn) e regista premiato un paio d’anni fa con l’Oscar per Crash, un film parabola sul razzismo.Il suo secondo film, In the Valley of Elah è un bellissimo quanto agghiacciante film sulla perdita dell’innocenza. Hank Deerfield,uno strepitoso Tommy Lee Jones,un investigatore militare ora in pensione, riceve una chiamata in cui lo si avverte che il proprio figlio , appena rientrato da un turno in Iraq, non e’ rientrato alla base. Hank si precipita alla base solo per scoprire che il proprio figlio e’ stato brutalmente ammazzato. Mentre s’intromette nelle indagini che sono rimpallate fra autorita’ locali e quelle militari s’imbatte nel Detective Emily Sanders (una poco appariscente e pertanto bellissima Charlize Theron)che sembra l’unica a volerlo aiutare nella ricerca della verita’. Verita’ che risultera’ appunto devastante per tutti. Il concetto finale e’ questo: chi parte per la guerra? Dei ragazzini…diciottenni, ventenni,ancora dei bambini in fondo…E quelli che tornano non sono piu’ gli stessi, non possono esserlo… Alla fine il film, terribile, e’ su come la guerra disumanizzi il singolo individuo fino al punto in cui togliere una vita non ha piu’ alcun significato…. Bene, direte voi, abbiamo capito quando ci hai piu’ volte citato Searching for Bobby Fischer, con la similitudine fra i tornei giovanili di tennis e il sottobosco culturale di quelli di scacchi. Riusciamo perfino a comprendere certe affinita’ emozionali con vari altri film sportivi, da Chariots of Fire a Personal Best , da One on One (Per vincere domani) a Love and Basketball, da Any Given Sunday a Remember The Titans, e potremmo continuare per ore. Ma mi spieghi ‘che ci azzecca’ il nostro forum di Genitori & Figli con un film sui reduci della guerra in Iraq? Ve lo spiego subito anche se forse i piu’ attenti fra coloro che hanno visto il film e hanno seguito la mia diatriba con Something Blue e Nicoxia, potrebbero aver gia’ colto quel che sto per dire.

A un certo punto Tommy Lee Jones si reca a cena a casa del Detective Sanders (no, non ci sara’ alcuna Love Story, non preoccupatevi: Charlize potrebbe essere sua figlia) e mentre lei, dopo cena, lava i piatti a lui viene richiesto di leggere qualcosa per il figlioletto di 8-10 anni prima che si addormenti. Tommy Lee Jones prende in mano il libro di fiabe, gli da un occhiata ma poi lo mette subito giu’ e comincia : Nella Valle di Elah si fronteggiano due eserciti: da un lato gli Israeliani, dall’altro i Filistei. Due volte al giorno per 40 giorni il gigante Goliath usci’ dalle linee dei Filistei e sfido’ l’esercito d’Israele affinche’ gli inviasse il loro miglior guerriero per decidere le sorti della guerra in un unico combattimento ma Saul e gli Israeliti avevano paura : nessuno voleva rispondere alla sfida…

Insomma, gli racconta della sfida fra David e Goliath. Il bambino e’ contento, si addormenta e il film prosegue. Piu’ avanti sentiamo Charlize Theron lamentarsi scherzosamente con il rude Tommmy Lee che il figlioletto ora ogni sera non si addormenta se prima non gli viene raccontata la storia di David e Goliath. Alla fine del film, mentre un Tommy Lee Jones disilluso e amareggiato intraprende il lungo ritorno a casa, vediamo Charlize raccontare con sue parole la stessa storia : E cosi’ David scese nella Valle di Elah per sfidare il Gigante Goliath…

E il figlioletto: Ma tu pensi che fosse spaventato, Mamma?

Si. Penso di si, penso che avesse paura

Ma perche’ mandano lui, Mamma? Era solo un ragazzo…

Lo so, e’ un’ardita comparazione, e si, lo so, con questa sembrerebbe che io dia ragione ai miei detrattori, ma non posso fare a meno di pensare che in effetti come possiamo non aspettarci dei mutamenti di personalita’ o di carattere se prendiamo i nostri bambini e all’eta’ di 8-10-12 anni li buttiamo nell’arena e gli diciamo, piu’ o meno metaforicamente: vai, e spaccagli il culo?

Da un altro bellissimo film, Gone Baby Gone:

You are sheeps among wolves,

be wise as serpents yet innocent as doves…”

Dedicato anche a quelli che ancora non sanno di cosa devono essere perdonati ma un giorno o l’altro lo scopriranno anche loro…. Ma poi chissa’ la gente che ne sa, chissa’ la gente che ne sa, dei suoi pensieri sul cuscino che ne sa….

Chiedendo scusa a tutti quelli che volutamente (nella foga della battaglia) o inavvertitamente (per via dell’incipiente alzheimer) ho offeso invio, un abbraccio a tutti, belli brutti e anche ai madmax di questo mondo, dal vostro (ex)SubComandante che solitario s’incammina, sconsolato ma senza voltarsi indietro.Perche’ quel che conta non e’ vincere o perdere ma e’ come si combatte e io credo d’aver ben combattuto.

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