Tomic, talento e “caratterino”…

di - 6 Aprile 2012

di Giorgia Giambenedetti

“He’s annoying me. I know he’s my father but he’s annoying me“. Non ci sono parole che possono riassumere in modo migliore il complicato rapporto tra un genitore/allenatore e il figlio/giocatore. “Mi dá fastidio. Lo so, é mio padre, ma mi dá fastidio.“ Con queste parole il giovane Bernard Tomic chiede aiuto al giudice di sedia durante il cambio campo al secondo turno del torneo di Miami. Sotto 4-6 2-3 nel punteggio contro lo spagnolo David Ferrer (l’incontro si concluderá con il punteggio di 6-4 6-4), Tomic si é stancato di vedere suo padre scuotere il capo dopo ogni punto perso e manifestare continuo disprezzo attraverso il linguaggio del corpo. Si avvicina dunque al seggiolone dell’arbitro per chiedere consiglio su come poter allontanare il padre/allenatore dal campo di gioco. “E se gli dici di andarsene che succede?“, é l’ingenua di risposta dell’arbitro. “Non se ne andrá.“

L’unico rimedio per far stare buono il padre/allenatore sembra quello di assegnare un warning per coaching al giocatore australiano. Solitamente il warning viene visto come una punizione, invece Bernard questa volta sembra contento di riceverlo. “Grazie“, dice all’arbitro.

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Si apre dunque piú che mai il dibattito se non sia controproducente avere un proprio genitore come allenatore. Di certo vedere il proprio padre esprimere giudizi negativi e assumere posizioni a dir poco demotivanti ha un effetto emotivo molto piú forte sul giocatore che se a farlo fosse un semplice allenatore. Inoltre, difficilmente un allenatore si permetterebbe di assumere un tale atteggiamento.

Ma d’altronde parlare di atteggiamenti inopportuni non é cosí inusuale quando si parla della famiglia Tomic. Non é infatti la prima volta che il padre/allenatore fa parlare di sé. Giá nel dicembre 2008 convinse il figlio ad abbandonare il campo come forma di protesta contro l’arbitro che, a suo giudizio, non chiamava abbastanza falli di piede all’avversario Matosevic. La protesta costó al figlio un mese di sospensione dettata dall’ITF.

Inoltre resta impressa nella mente di molti, soprattutto nelle menti dei fans di Lleyton Hewitt, il rifiuto di John Tomic all’offerta dell’ex numero uno australiano di allenarsi insieme all’allora sedicenne Bernard. “He’s not good enough”, commento Tomic Sr. “Non é abbastanza forte”.

Senza dubbio Bernard ha ereditato alcuni atteggiamenti dal padre. L’umiltá non é proprio la virtú che lo contraddistingue. Ricordiamo, per esempio, l’intervista rilasciata prima di affrontare Fernando Verdasco agli Open di Australia di quest’anno. Sicuro della sua vittoria, il giovane australiano ha affermato che sarebbe bastato giocare sul rovescio dello spagnolo per portare a casa il match senza troppe difficoltá. Una visione molto ottimistica quella di Tomic. Alla fine il match l’ha portato a casa, ma si é trattato di match tutt’altro che semplice: 4-6 6-7 6-4 6-2 7-5 il punteggio finale. Ha rischiato grosso quindi.
Che si tratti di sana arroganza per una giovane promessa del tennis? Puó darsi. In fondo molti risultati li ha raggiunti. Vincitore dell’Eddie Herr e di tre Orange Bowls da giovanissimo, vince nel 2008 gli Open d’Australia Juniores e raggiunge la semifinale giovanile a Wimbledon. L’anno successivo gli viene concessa una wild card per il tabellone principale degli Australian Open in cui al primo turno sconfigge il nostro Potito Starace e si aggiudica cosí il primato di giocatore piú giovane a vincere un match agli Open d’Australia (all’etá di 16 anni). Nel 2011 arriva ai quarti di finale a Wimbledon e quest’anno ha raggiunto gli ottavi degli Australian Open. Al momento occupa la 36esima posizione del ranking mondiale e, visto il talento e la giovane etá, é destinato a scalare presto altre posizione.

Si tratta quindi senza dubbio di un tennista molto talentuoso. Un tennista dagli atteggiamenti discutibili, ma talentuoso, che ha ottenuto giá svariati risultati nella sua carriera. Ma la domanda sorge spontanea: il suo “caratterino” e la vicinanza del padre, non solo come membro della famiglia, ma anche come allenatore rappresentano e rappresenteranno piú un ostacolo o una spinta per la promessa australiana?

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