Internazionali d’Italia, Rublev: “Ero ossessionato dalla perfezione, rischiavo di bruciarmi”

Francesco Bruni
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Andrey Rublev - Foto PressFocus/IPA

Agli Internazionali d’Italia 2026, Andrey Rublev ha parlato con grande sincerità del percorso personale e mentale che sta attraversando in questa fase della sua carriera. Il russo ha raccontato a Sky Sport come, per anni, il suo approccio al tennis sia stato guidato da un’ossessione costante per il risultato e per la perfezione, un atteggiamento che col tempo rischiava però di consumarlo.

Il mio approccio precedente era un po’ tossico”, osserva Rublev. “In certi momenti mi ha anche aiutato, perché ero completamente ossessionato dalla perfezione, ma tutto doveva essere impeccabile, altrimenti era un disastro. Per me esistevano solo due possibilità: o ero bravissimo oppure ero pessimo. Non c’era una via di mezzo”.

Rublev ha spiegato come questo modo di vivere il tennis lo abbia accompagnato fin da bambino, quando ha mosso i primi passi con la racchetta in mano, portandolo spesso a reazioni estreme dopo le sconfitte: “Per anni ho vissuto così, facendo drammi dopo le partite, distruggendo cose, reagendo sempre in modo eccessivo. A un certo punto però ho capito di essere arrivato al limite”.

IL CAMBIAMENTO DI APPROCCIO

Nonostante i grandi risultati raggiunti, con il best ranking al numero 5 del mondo, i titoli Masters 1000 e le finali disputate, il russo sentiva che qualcosa doveva cambiare per evitare un lento declino: “Avevo raggiunto un livello molto alto, ma sentivo che se avessi continuato così mi sarei completamente bruciato. E da lì sarebbe iniziata solo una lenta discesa”, dichiara il russo, che poi parla di un cambiamento radicale. “Ho deciso di cambiare completamente approccio. Voglio migliorare aspetti del mio gioco su cui prima non avevo mai lavorato e vedere se questo potrà regalarmi una seconda parte di carriera diversa”.

Rublev non sa ancora se questo percorso lo porterà oltre i risultati già ottenuti, ma è convinto che valga la pena provarci: “Forse riuscirò addirittura ad andare oltre quello che ho già fatto, forse no. Ma almeno avrò provato a cambiare. Preferisco questo piuttosto che andare lentamente sempre più giù e poi non riuscire più a tornare indietro”.

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