Cristiana Ferrando: “Credo nel progetto tecnico”

di - 29 Ottobre 2015

Ferrando ITF Brescia

di Luca Fiorino (@LucaFiorino24)

Match di prequali al Foro Italico: Gioia Barbieri vs Cristiana Ferrando. Conosco la prima ma non la seconda. Rimango piuttosto impressionato dal gioco di quella giovane tennista di Santa Margherita Ligure, una vera e propria scoperta. Ottimi colpi da fondo, un tennis propositivo e mai banale. Nipote dell’ex pro Linda Ferrando e figlia del maestro Paolo, Cristiana si è raccontata ai “microfoni” di Spazio Tennis tra bilanci di fine anno, obiettivi futuri e aneddoti passati. In questa stagione ha messo in luce buona parte del suo talento ma non ancora tutto il potenziale a disposizione, perché siamo sicuri che il meglio deve ancora venire.

Nell’ultimo torneo Itf in Sardegna ti sei ritirata. Cosa è successo?

Ho preferito ritirarmi perché magari se avessi proseguito avrei peggiorato il fastidio che accusavo alla schiena. Ci tengo particolarmente a far bene nei prossimi tornei di livello più alto in Inghilterra (indoor), per cui ho preservato le energie che mi sono rimaste per questo finale di stagione. Non essendo inoltre abituata a giocare così tante partite come quest’anno, ero molto stanca, di testa in special modo.

FerrandoRecentemente hai affrontato la tua prima trasferta oltre i confini europei. Che esperienza è stata in Messico? 

È stata la mia prima trasferta fuori dall’Europa. Il viaggio è stato lunghissimo, sono stata lontana da casa per quattro settimane ma devo ammettere che ho vissuto una fantastica esperienza. A parte questo sono molto contenta per come è andata, penso di aver espresso il mio miglior tennis dell’anno, perlomeno nelle prime due settimane. L’ultima settimana ero un po’ stanca dopo aver comunque disputato 13 partite in 14 giorni avendo giocato anche le qualificazioni. In uno di questi tornei sono dovuta partire col pullman alle 6 di mattina con Tathiana (Garbin), ho affrontato un viaggio di 5 ore e sono scesa poi in campo alle 5 di pomeriggio. Tutto sommato mi ritengo soddisfatta.

Per chi ti conoscesse meno bene, descriveresti il tuo tipo di gioco?

Gioco un tennis piuttosto aggressivo e cerco di esserlo sin dalla risposta. Mi piace tenere in mano il pallino del gioco, far male all’avversaria spostandomi sul diritto anche se a dire il vero i miei fondamentali sono piuttosto equilibrati fra di loro. Il mio gioco piatto mi permette di esprimermi meglio sul cemento riuscendo a prendere maggiormente il tempo sulle avversarie, detto questo cerco di adattarmi un po’ su tutte le superfici, anche sulla terra dove bisogna giocare più arrotato.

Non praticavi solamente il tennis da piccolina. Accade delle volte che quando in famiglia ci siano stati atleti di una determinata disciplina si tenda a cambiare sport per evitare eventuali paragoni o accostamenti. Tu perché hai preso questa scelta?

Ho iniziato a praticare questo sport all’età di 5 anni per via di mio padre (Paolo, maestro di tennis). Mi allenavo vicino casa e mi seguiva in tutto e per tutto lui. A 13 anni non volevo più giocare a tennis, lo vedevo più come un obbligo che non una mia scelta. Per questo mi sono dedicata ad altri sport come la danza o la pallavolo, ma a puro scopo di divertimento. Nonostante ciò ho continuato a giocare a tennis e, col senno di poi, ringrazio mio padre per avermi indicato la via giusta perché oggi non ne posso fare davvero a meno.

Immagino che questa domanda te l’abbiano fatta più e più volte. Sei nipote d’arte, in quanto parente di Linda Ferrando, quarto turno agli US Open e terzo turno in tutte le altre prove dello Slam. Questo ti crea pressioni o rappresenta più uno stimolo?

Sinceramente non ho mai sentito la pressione di mia zia, anzi rappresenta più uno stimolo nel provare a far meglio di lei e superarla. Ci sentiamo spesso, quando vinco mi manda un messaggio per congratularsi con me mentre quando perdo mi chiama perché io mi possa sfogare, d’altronde chi meglio di lei mi può capire?

Sei numero 388 del ranking WTA ed hai vinto quest’anno due titoli Itf ($10,000 Solarino (H); $10,000 Cantanhede (OC)). Mi tracci un bilancio della stagione? Quanta importanza dai a questi due successi? Hai qualche rimpianto?

Il primo torneo di marzo non pensavo francamente di poterlo vincere. Ero andata lì per giocare, vincere il più possibile e fare del mio meglio. Erano in tabellone ragazze di ottimo livello che tuttora fanno tornei di ben altra caratura. Mi sentivo piuttosto acerba tennisticamente, avevo iniziato da pochi mesi a giocare seriamente, per cui non me l’aspettavo decisamente. Da quel momento lì ho acquisito più consapevolezza dei miei mezzi e maggiore fiducia. La maggior parte dei tornei si possono vincere, non solo da $10,000, basta concentrarsi e pensare partita per partita e non troppo a chi hai di fronte. In Portogallo è stata più una conferma, sono andata per giocare due $10,000 e vincerli oltre che migliorare il mio tennis. Ho provato a variare qualcosa nel mio gioco e sono stata anche premiata col risultato vincendo il primo e arrivando in finale in quello dopo. Sono molto contenta di questa stagione non soltanto per il ranking quanto per i miglioramenti sotto il piano tennistico e della tenuta mentale. Ad inizio anno con alcune colleghe meglio posizionate in classifica di me pensavo di potermela giocare ma non di vincere, mentre ora so che lottando posso portarle anche a casa. Rimpianto forse giusto la partita di prequali al Foro Italico contro Gioia, mi sono rilassata un attimo dopo il primo set e mi sono lasciata sfuggir via la partita. Ogni tanto mi capita di ripensarci…

FerrandoCome hai vissuto il rapporto figlia – papà – maestro? Affidarsi al team Ceraudo, Garbin, Zanetti pensi sia stata la scelta migliore?

Penso che per qualsiasi ragazza o ragazzo allenata dal proprio genitore non sia propriamente semplice. Da piccola vedevo mio padre come colui che mi imponeva in un certo senso di giocare a tennis quando in realtà mi invogliava e mi spronava a farlo solamente per il mio bene. Non volevo diventare professionista ma divertirmi e basta fino a qualche anno fa. Solo maturando capisco quanti sacrifici abbia fatto per me, non lo ringrazierò mai abbastanza. Ancora oggi, dentro e fuori dal campo, ci confrontiamo spesso perché capita che a volte ci siano vedute differenti ma è giusto che sia così. Riguardo la scelta sì, mio padre si fida molto di me e del team. Era piuttosto contento e tranquillo, e se lo è lui poi lo sono anche io di conseguenza. Questa decisione è stata ponderata attentamente, sotto ogni punto di vista, specialmente per quanto riguardo la preparazione atletica.

Dove pensi di dover migliorare tecnicamente, tatticamente e mentalmente? Come pensi ti dividerai tra Tirrenia ed Anzio visto che ti trasferirai alla corte dei Piccari sempre seguita però da Daniele Ceraudo? Come mai hai preso questa decisione?

Siccome ho un gioco aggressivo dovrò scendere più spesso a rete, mentre ora continuo a giocare da fondo fino a quando non trovo il vincente. Dovrei giocare più semplice mentre tante volte ancora, seppur in misura minore rispetto al passato, sono troppo istintiva. Dal punto di vista mentale devo essere più sicura di me e non credere che ci siano partite impossibili da vincere. La mia base sarà ad Anzio, lì svolgerò la preparazione e mi allenerò quando tornerò dai tornei con Daniele, mio padre e i Piccari. Con Tirrenia siamo rimasti comunque in buonissimi rapporti, credo molto in Tathiana ed Antonella, così magari delle settimane potrò fermarmi lì o se accade una trasferta simile a quella fatta in Messico posso tranquillamente andare con loro. Cercheremo di venirci incontro il più possibile. Il motivo di questo piccolo cambiamento è dovuto al fatto che con Daniele mi sia trovata molto bene, ci ho pensato mesi e mesi e credo che abbia fatto la scelta più giusta per il mio futuro. Ho ritenuto opportuno continuare con lui perché sia io che lui che mio padre crediamo fortemente in questo progetto tecnico. Sono fermamente convinta e non posso che ringraziare Daniele così come i fratelli Piccari senza dimenticare tutti quelli di Tirrenia, si sono dimostrati realmente disponibili e gentilissimi.

Obiettivi immediati con la Serie A? Mentre quelli futuri per il 2016? Obiettivi di classifica o pensi più ad un miglioramento tecnico e tattico?

L’obiettivo quest’anno è vincere il titolo, siamo una squadra forte. Alice, Gioia, Anna e Valentina sono ottime giocatrici, penso che possiamo davvero farcela. Oltre a questo siamo un gruppo molto unito nonostante io sia arrivata da poco. Penso più a migliorarmi giorno dopo giorno perché credo che se questo avvenga i risultati e la classifica arrivino poi di conseguenza.

Qual è il tuo torneo preferito che un domani ti piacerebbe giocare? C’è una tennista particolare a cui ti ispiri?

Mi piacerebbe molto giocare gli Us Open, sul veloce ed in America, sarebbe un connubio perfetto. In passato ti avrei detto Maria Sharapova, ora non c’è nessuna in particolare a cui mi ispiro. Se ti devo fare due-tre nomi ti direi Serena Williams per l’aggressività del suo gioco, Flavia Pennetta e Garbine Muguruza.

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9 commenti

  1. Nicoxia

    Intelligente e equilibrata ha provato tirrenia ha cambiato ringraziando capendo che se non si condivide il percorso il rispetto per il lavoro altrui è un valore

  2. Diego

    Se non sbaglio la Ferrando provera’ a diventare pro (prime 100) senza avere fatto esperienza giovanile di buon livello.
    Mi sto riferendo prima ai tornei TE (U14,U16) e poi ai tornei ITF (U18) .
    Se non sbaglio ancora non ricordo risultati di rilievo neanche nei campionati giovanili di categoria.
    Forse ragazze che hanno fatto risulati migliori a livello giovanile non sono ora al suo livello o forse hanno smesso.
    Penso che questo tipo di percorso sia particolare e meriti comunque attenzione e dibattito.
    Qello che penso io e’ che il confronto giovanile internazionale sia molto importante se non determinante per avere possibilita’ di arrivare pro.
    Nel suo caso spero ovviamente di sbagliare.

  3. nicoxia

    Diego ,il percorso che comprende una scuola seria,è evidente che non ti permette di fare tutte quelle esperienze necessarie per ottenere dei risultati di grosso rilievo a livello junior,la quantità che è necessaria per ottenere la solidità non facendo full time è difficile,però se si riesce a sviluppare ,anche se in maniera ridotta ,un percorso di qualità, nel momento della scelta,si è più consapevoli e maturi.
    Se si riesce a mettere al primo posto la crescita,si lavora con tranquillità,naturalmente non ti puoi permettere di sbagliare nulla sotto ogni aspetto,bisognerà lavorare per dare più armi possibili da sviluppare quando riuscirai a fare quantità con la qualità acquisita.

  4. nicoxia

    Diego,per me la passione e il talento per qualcosa non esistono,ci sono delle predisposizioni mentali e fisiche genetiche,il contesto influenzerà l’indirizzo.
    Anche quando per esempio l allievo tennista non è figlio di maestri ,se avesse vissuto in un contesto senza mai aver avuto la possibilità di sapere del gioco del tennis,le sue predisposizioni lo avrebbero portato a fare qualcosa d’altro.
    In una famiglia di zingari,non tutte,dove fin dall’infanzia gli insegnano a rubare un potenziale tennista sarebbe un ottimo topo di appartamento per le sue abilità fisiche.
    La difficoltà di un genitore è nel saper individuare le predisposizioni e mettere in condizioni ideali ,facendo conoscere più varianti possibili,per poter permettere al figlio di seguire le sue inclinazioni.
    La ferrando,se non avesse continuato gli studi probabilmente avrebbe smesso di giocare a tennis,perchè obbligata dal contesto, non avrebbe permesso alla sua mente di appassionarsi per libera scelta.
    Poi,secondo me è altrettanto vero che le eccellenze nascono da grandi predisposizioni che iperspecializzano precocemente,ma le percentuali di un genitore di aver individuato la inclinazione giusta è bassa e per una eccellenza accertata ce ne saranno migliaia…….
    Ora capisco la Russia o chi lo fa di mestiere,i quali vanno sulla quantità e come per gli hailander l’importante è che ne rimanga uno,ma per me che ho solo due figli l’importante è la loro felicità.
    Poi ringrazio egoisticamente chi fa il contrario per l’eccellenza che mi permette di ammirare.

  5. nicoxia

    Poi anche tra le grandi predisposizioni,le percentuali sono basse ,perchè bisognerebbe iperspecializzare i percorsi rispettando tutte le fasi sensibili del corpo e della mente,e questo è per pochi.

  6. bogar67

    La Ferrando quest’anno gioca in a1 per il tc Cagliari con la Barbieri, entrambe sono da Piccari e lasciano Tirrenia con Ceraudo che fino a sei mesi fa sembrava quello che doveva far diventare Pro la Paolini.
    Ci sono cose che in un blog sfuggono 🙂 otto novembre vado a vedere TC Cagliari – Parioli e dall’alto della mia incompetenza 🙂 🙂 mi faccio un’idea live.
    Al momento sembra che se hai un team alle spalle, voglia di giocare e soldi per girare ai 300 ci si arriva anche dopo stop come Ferrando e Trevisan.
    Quello che manca è la predestinata!!
    La ragazza che a 19 anni è già nei 150!!
    Ale Nizegorodcew, conosco già la tua risposta le Italiane arrivano dopo, solo che io sono nel tuo blog da otto anni, quanto dopo? 🙂 🙂 🙂

  7. cataflic

    bogar67
    alle 300 se hai voglia e soldi ci arrivi anche se ti allena cataflic.(potrebbe però anche essere l’eccezione che conferma la regola…ahaha)

    Waiting for Godot.

  8. Alessandro Nizegorodcew

    Intanto sfatiamo sto luogo comune che 300 ci può arrivare chiunque. Ci arriva chi sicuramente sa giocare a tennis. Di certo è più facile arrivare 300 nel femminile che nel maschile, anche se i miliardi di futures che ci sono oggi, se si ha modo e tempo di girare, permettono di arrivare 280. Io penso ad alcuni giocatori italiani che 7-8 anni fa sono arrivati come best ranking al numero 400-500. Bene, erano molto più forti di alcuni che sono arrivati 300-400 oggi. Non voglio fare nomi, ma è evidente.

    Quando arriverà una top-150 a 19 anni? E che ne so io. Io posso dirti che le nostre, anche le top, di solito arrivano dopo. Posso dirti che abbiamo bruciato varie generazioni. Posso dirti che la Trevisan è arrivato 300 dopo 5 anni di inattività perché è un fenomeno, non perché è facile. La Ferrando non è che si è mai fermata, semplicemente faceva attività ridotta. Per giocare a tennis ci vogliono vari tipi di talento. Alcuni semplicemente sono più forti, giocano meglio… Questa cosa va considerata… Un saluto a tutti, con la solita frase: ogni storia… fa storia a sè

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