Davydenko: “Lascio il tennis senza rimpianti”

di - 16 Ottobre 2014

Nikolay Davydenko

Traduzione di Salvatore Greco

Jakov Šachtin: Per me Nikolaj è stato uno dei più grandi tennisti in assoluto. Una delle stelle, delle leggende, che hanno portato la Russia a conquistare la Davis. Ha sempre dato il cuore e l’anima per il tennis russo. Nikolaj ha preso una decisione della quale adesso ci dirà.

Mi chiamo Nikolaj Davydenko, ho 33 anni. Ho vinto 21 tornei ATP, di cui alcuni Master Series e una volta le Finals a Londra. Non rimpiango di non aver vinto un torneo del Grande Slam o di non essere mai stato numero 1 al mondo. Sono stato in top ten per svariati anni. Voglio ringraziare mio fratello, ha lavorato duramente con me per entrare nell’élite del tennis. Voglio ringraziare anche Šamil’ Tarpiščev che nel 2003 mi ha convocato per la prima volta nella squadra di Davis, che poi nel 2006 abbiamo vinto. Ma negli ultimi anni ho subito molti infortuni che ancora mi perseguitano e con cui è difficile confrontarsi. È arrivato il momento di dirlo chiaramente. Ho tutta la vita davanti. Dichiaro ufficialmente la cessazione della mia carriera.

Quando ha preso la decisione definitiva?

Non saprei dirlo con esattezza. Probabilmente a giugno, dopo il Roland Garros, quando ho capito che non avrei potuto fare un buon risultato. Anche se mi allenavo due volte al giorno, sentivo che non avrei raggiunto il risultato che desideravo. Aspettavo il giorno in cui mi sarei svegliato e mi sarei detto che era abbastanza, che era ormai tempo di andare in pensione. Ma noi tennisti siamo tipi che non appena ci svegliamo pensiamo già a correre e allenarci. Spero che da domani potrò svegliarmi senza incubi (ride).

Cosa ha influenzato il suo ritiro? Si erano accumulati troppi infortuni o c’è stato un fattore psicologico?

Si sono accumulati i problemi psicologici, i momenti dopo gli infortuni in cui avrei voluto tornare indietro. Avrei voluto giocare da top ten, mi chiedevo come poterne uscire più velocemente, ma sentivo che non ce l’avrei fatta. Da un punto di vista mentale diventava pesante da gestire. Capisci che non sono gli anni. Un infortunio passa in due-tre mesi e nel frattempo puoi perdere punti. Ora devo abituarmi alla mentalità imprenditoriale. Ho finito con il tennis e ora ho più tempo di confrontarmi con le persone. Voglio occuparmi di business, di finanza: non solo sul mercato russo ma internazionale visto che in fondo ormai tutti mi conoscono come un uomo di mondo.

Che ruolo avrà nelle sorti di Filipp Davydenko?

Ho visto un match, il secondo turno di quali, in cui aveva delle chance di vincere. Io avrei vinto (ride). Ma dagli errori s’impara. Faccio da mediatore tra mio fratello e mio nipote. Quando tra loro c’è qualche conflitto mi tocca “dirimerlo”. Provo a passargli la mia esperienza tattica, mi sforzo di spiegargli che non deve necessariamente essere come me e che deve trovare il suo gioco. C’è stato un periodo in cui vivevo in Germania e non avevo nessun contatto con la federazione russa. Chiesi a quella tedesca di giocare per loro, chiesi la cittadinanza, ma per loro ero troppo debole. Kafel’nikov mi propose di giocare per la Russia, accettai a patto di giocare davvero e non di stare in panchina tra i sostituti. Mi disse che avrei giocato in singolo e iniziai a giocare per il nostro paese.

Evgenij Kafel’nikov: Vogliamo ringraziare Kolja (vezzeggiativo di Nikolaj n.d.r.) per il suo patriottismo e per la lunga presenza nei ranghi della Davis. Ha sempre accettato la convocazione, dal 2003 praticamente fino a oggi. Grazie al suo talento, al suo entusiasmo e al suo patriottismo abbiamo conquistato la Coppa Davis nel 2006. Il suo contributo è stato indispensabile.

Domani si terrà la celebrazione ufficiale sul campo. Ci saranno tutti i tennisti, tutta la squadra di Davis. Ho invitato anche le nostre ragazze: Makarova, Kuznecova (se non dovrà giocare), Vesnina. Ci saranno anche i miei amici più cari a piangere un po’ e accompagnarmi nel lungo viaggio verso la pensione.

Di cosa si occuperà dopo il ritiro?

Quello di cui mi occuperò dipende solo da me. Tutti mi spiegano, mi danno consigli sulla nuova vita, cosa dovrei fare eccetera. Io però penso che oggi sia l’ultimo giorno in cui sono Nikolaj Davydenko. D’ora in poi parlerete con me solo tramite la mia portavoce (ride).

Suo nipote ha del potenziale?

Se le persone che lo sostengono saranno in grado, può fare di tutto.

Che significato ha per lei la Cremlin Cup?

Mi dicevo sempre di perdere non più di un torneo a causa dell’infortunio e questa volta ho fatto di tutto per non perdermelo. Il torneo di Mosca, tra Asia ed Europa. Ho sempre fatto di tutto per non perdermelo, hanno fatto un campo indipendente per me. La volta che mi sono infortunato a Pechino, sono venuto lo stesso e –da infortunato- sono arrivato in semifinale.

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