La vittoria di un primo titolo Challenger, arrivata al 75 di Roma, è stata la ciliegina sulla torta che ha coronato al meglio la settimana romana di Andrea Guerrieri. Un lungo cammino partito dalle qualificazioni e culminato nel successo in finale contro Dalibor Svrcina, per 6-4 2-6 6-1. Un trofeo ricco di soddisfazioni non solo perché è il primo di tale portata, ma anche perché permette al classe 1998 di balzare in classifica ATP e posizionarsi intorno alla posizione numero 245. Ospite a Spazio Tennis, Andrea si è raccontato in compagnia del direttore Alessandro Nizegorodcew, del vicedirettore Lorenzo Ercoli e di Marco Gulisano.
Nel trionfante percorso del Garden c’è stato un momento cruciale che ha cambiato la prospettiva del torneo per Andrea e tutto il suo team: “Ci siamo detti che, nella partita delle qualificazioni contro Martinez, siamo passati da un buco veramente stretto. È stata una sfida molto importante perché mi ha dato la possibilità di giocare un match in più ed è stata molto tosta, come del resto tutte le altre della settimana. Forse è stato il piccolo step necessario per darmi ancora più carica e affrontare al meglio il tabellone principale, proprio perché è stata così combattuta fino all’ultimo punto”.
Miglioramenti e consapevolezze
Tanti i miglioramenti tecnici portati dall’emiliano, soprattutto sul diritto: “Sul diritto abbiamo lavorato tanto perché era il mio punto un pochino più debole; lo giocavo in maniera troppo difensiva e, essendo mancino, sulla terra non pagava così tanto. Ora sento di aver fatto grandi miglioramenti e di potermici affidare molto, oltre al rovescio che è sempre stato il mio colpo più naturale. Sono molto contento della strada che stiamo percorrendo e degli obiettivi che ci eravamo posti. Quello che è cresciuto molto è la mia consapevolezza: so di poter contare sul mio team alla Tennis Training e sulle mie armi per raggiungere ottimi risultati. Sento di poter gestire meglio i vari momenti della partita, trovando più angoli e affidandomi maggiormente allo slice mancino al servizio”.
E seppur il guado del ranking possa sconfortare molto spesso chi ci si trova in mezzo, per Andrea fiducia, positività e duro lavoro non sono mai mancati: “Negli anni si sono alternati momenti migliori e peggiori; a un certo punto mi sono fatto qualche domanda su quanto volessi ancora insistere in questo sport. La fiducia e la positività, però, non sono mai mancate. La chiave è stata continuare a lavorare sodo giorno dopo giorno, affidandomi a grandi professionisti. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che ha sempre creduto in me, dandomi pieno supporto e lasciandomi libera scelta, pur spingendomi a continuare a crederci”.
Il sogno delle qualificazioni Slam
Ora il sogno è quello di giocare una qualificazione a un torneo dello Slam: “Ora il sogno delle qualificazioni Major inizia a essere tangibile. Guardiamo avanti con positività, sapendo che dobbiamo insistere sul lavoro che stiamo facendo e organizzare al meglio il calendario per centrare questo primo grande obiettivo”.
Un obiettivo a piena portata, possibile solo grazie al perfezionamento ulteriore di alcuni dettagli essenziali che fanno la differenza e su cui l’azzurro sa di dover puntare: “Per fare un altro salto di qualità devo insistere ancora sul servizio, così da ottenere più punti gratuiti o iniziare lo scambio in maniera più offensiva. Devo lavorare molto anche sulla parte fisica e sugli spostamenti: non tanto sulla tenuta, quanto sulla reattività nei vari movimenti in campo. A volte sento di fare qualche passo di troppo che non mi permette di essere perfettamente in equilibrio, specialmente sui contropiedi; su questo sento di poter migliorare ancora tanto”.