Francesco Cinà: “L’anno più difficile, ma con Serena è stata l’apoteosi”

di - 21 Settembre 2015

Roberta Vinci e Francesco Cinà
(Roberta Vinci e Francesco Cinà premiati con gli Ace Cube di Spazio Tennis 2011)

di Giulio Gasparin (Foto in Home Page: Ray Giubilo)

In un momento storico in cui le giocatrici di vertice, soprattutto le più giovani, sembrano scambiarsi gli allenatori come i bimbi con le figurine, Roberta Vinci ha avuto il coraggio di rimanere con colui che per primo l’ha portata in alto e, nonostante un periodo difficile, l’ha portata infine sulla vetta del mondo: quel pomeriggio americano, quando la minuta tarantina ha piegato il mostro sacro del tennis Serena Williams, alla caccia di uno storico Grande Slam, nel suo slam di casa. È stato un match che era entrato nella storia nel momento in cui l’azzurra alzò le braccia al cielo, ma proprio con chi dagli spalti sorrideva incredulo per quella vittoria più che mai sudata, abbiamo guardato dietro a quel successo e a come ci sono arrivati lui, Francesco Cinà, e Roberta Vinci.

Innanzi tutto, complimenti.

Grazie!

Ovviamente la prima domanda ricade appunto sulla settimana appena scorsa e soprattutto sul match contro Serena. A più di una settimana di distanza, che cosa viene fuori nel ripensarci?

Mah, sicuramente una cosa troppo inaspettata, perché già arrivare in semifinale in uno slam è un risultato pazzesco, in più giochi contro Serena, in America, dove può fare il Grande Slam, nel suo stadio. Per cui entri in campo con niente da perdere, però nella testa di una ragazza è facile entrare già battuti in quei casi: io ho provato a parlare bene con Roberta prima della partita, cercando di farle capire che a Toronto aveva fatto una gran partita contro Serena e che se l’era giocata alla pari e l’altra si era salvata in tante occasioni con il servizio, soprattutto su molte palle break; per cui le ho dato qualche suggerimento sulla risposta al servizio di Serena e alla fine è andata bene. È andata bene, però è stata una partita strana dal punto di vista mentale, perché Roberta si è trovata sotto nel secondo, per poi recuperare e riuscire a vincerlo: fare quell’urlo liberatorio in chiusura, in quello stadio, non era una cosa facile. Poi si è trovata sotto da subito nel terzo set e anche lì ha avuto la forza di recuperare. Poi c’è stato quel punto che hanno fatto vedere in televisione un milione di volte sul 3-3 40-30, in cui chiama il pubblico ad appoggiarla ed è stata l’apoteosi più grande, perché il pubblico che era lì a tifare per Serena, da quel momento ha cominciato a tifare anche per lei ed è stata una cosa grandiosa in tutto per tutto, veramente.

C’è da dire che a livello tattico, Roberta ha fatto una partita ineccepibile, ma soprattutto a livello, come hai detto tu, di tenuta mentale e di reazione, quando invece quest’estate aveva sofferto un paio di sconfitte in situazioni opposte: ad esempio la partita con la Rybarikova ad Istanbul o quella con la Wozniacki a New Haven…

Sì, però, c’è da dire una cosa prima: quest’anno, come ho già detto tante volte, è stato l’anno nettamente più difficile, più duro per me e per Roberta, è stato veramente difficile. L’ultimo periodo prima di questa trasferta americana, quella lunga in Inghilterra, Roberta ha perso sempre al primo turno, ma era l’atteggiamento ad essere brutto, ma non perché lo facesse apposta, ma perché era oberata da tanti brutti pensieri ed è stato un brutto momento. Dopo di che, lei è andata da sola ad Istanbul e a Bucarest, perché in questi due anni, visto che i risultati non sono stati ottimi come quelli di prima, dopo che non è riuscita ad entrare per le prime 10 ed è calata in classifica (ha fatto il primo anno dove ha perso 7 volte al primo turno e poi si è poi ripresa e ha chiuso intorno alla 40° posizione e quindi è stato un anno negativo dopo essere stata 11, quest’anno di nuovo male) e in questi due anni le sono stato molto, ma molto molto più dietro rispetto agli anni prima, perché cercavo di aiutarla ad uscire da questa situazione, ma questo ha portato ad una pesantezza, sia mia nei suoi riguardi, che sua nei miei.

È normale, ovviamente, perché più la volevo aiutare, più magari non ci riposavamo mai, perciò lei ha fatto quelle due settimane da sola e le sono servite tanto. Poi ci siamo rivisti e ci siamo chiesti se continuare assieme o no; io le ho detto che, per me, io avevo ancora moltissima fiducia in lei e che tutto veniva da un problema mentale. Lei mi ha detto: “io in America voglio andare e vincere una partita, voglio prendere 30 punti.” Al che io le ho detto: “Guarda, io così non parto neanche, se hai questa mentalità. Per me se vai e hai un buon atteggiamento mentale, tu puoi toglierti ancora molte soddisfazioni da questo sport. Ma non puoi andare lì e cercare di trovare solo una vittoria per prendere un secondo turno, tu puoi ambire a risultati ben più grossi.” Ovviamente non mi aspettavo questo tipo di risultati, ma ci credevo veramente.

Quindi siamo partiti e lei ha fatto una trasferta in America paurosa, per cui ti tolgo la Rybarikova che era ancora un capitolo prima. In America è stata paurosa: ha battuto la Knapp con un doppio 6-0, ovvio che Karin non ha giocato bene, ma lei sì; poi ha battuto la Lucic Baroni, che è sempre pericolosa, ha battuto la Pliskova… Poi con Serena ha perso, ma è stata una partita lottata e dura. Poi siamo andati a Cincinnati dove ha perso 6-4 al terzo con la Pavlyuchenkova, ma è stata la russa a giocare in una maniera fantastica, faceva paura, ma Roberta ha perso il primo, vinto il secondo ed è rimasta lì a lottare, quindi bene. A New Haven poi si è qualificata non giocando bene, ma lottando tanto in campi “sfigatissimi”, dove io la guardavo da due campi di distanza e lei è stata lì, zitta, a lottare e non si è mai lamentata: grandiosa. Poi ha dato quel 6-0 6-1 alla Bouchard e poi il match con la Wozniacki ha fatto una partita splendida, forse una delle migliori partite di tutta la trasferta, perché ha giocato in maniera fantastica, anche se ha perso avendo match point. Poi siamo andati a New York, dove dopo il buon torneo si era messa un po’ di pressione ed è tornata a giocare male sia al primo con la King, che poi con la Allertova e la Duque Marino, ma era troppo forte a livello mentale. Cioè, 4-2 sotto con la King al primo e niente, era serenissima. Con la Allertova, 6-2 il primo set perso, con la ceca che giocava benissimo e lei malissimo, ma non si è mai scoraggiata e, credimi, io in quel momento non sapevo neanche cosa dire, perché la Allertova giocava benissimo, mentre Roberta 2 palle e fuori, quindi che cosa vuoi che le dicessi, non c’era cosa fare. Lei invece è rimasta lì a lottare e piano, piano, ha trovato il gioco e fatto un terzo set perfetto, 6-1.

Con la Mladenovic è stata molto, molto dura perché c’era tantissima pressione, perché erano i quarti di finale, e se in passato c’era arrivata contro due connazionali favorite come Errani e Pennetta, questa volta voleva vincerla di più e poi c’è stata l’apoteosi contro Serena. Per cui ti dico, la trasferta in America è stata pazzesca e del tutto meritata, perché non l’avevo mai vista così, nemmeno quando era 11 del mondo, quando aveva vinto Palermo e quarti agli US Open, quando aveva battuto Kerber e Stosur nello stesso torneo, non l’avevo mai vista così bene a livello mentale come in questa trasferta.

Questo mi fa piacere, perché da casa anche era stata questa l’impressione…ovviamente ci dispiace non aver visto la partita con la Wozniacki perché non c’erano le telecamere accese per quel match.

Nooooo, guarda credimi, è stata una partita splendida, perché la Wozniacki è una giocatrice che, o tu l’affronti in maniera molto aggressiva, o lei ti logora a livello mentale, perché è una che non sbaglia mai, fai punti molto duri, sempre. Lei ha perso il primo set in cui era in vantaggio, ma poi è stata lì, mentre io pensavo che sarebbe crollata, perché il primo parziale era stato veramente duro, invece lei ha pareggiato ed è andata pure sopra nel terzo, però poi lì si perde per una palla ed un punto, per cui non le si può rimproverare nulla di quel match, perché ha lottato tantissimo. E in più, è uscita anche la qualità tennistica, perciò il top.

Ogni tanto, infatti, ci sono quelle “sconfitte positive”, no?

Sì, questa lo era sicuramente. Poi ovvio che quella sera stessa siamo andati subito a New York e in macchina Roberta era triste e abbattuta, però io le ho subito detto: “guarda, è ovvio che sei triste per adesso, però hai fatto una partita pazzesca e questo ti deve dare una forza mostruosa, perché la Wozniacki ha giocato benissimo, non sbagliava mai” e tutti i punti Roberta doveva sudarseli.

Direi che poi ti ha provato che lei ha preso i lati positivi di quel match…

È ovvio che sì, anche se i primi turni sono stati brutti per la tensione e perciò il suo tennis non è uscito, però in questo sport la forza mentale, l’atteggiamento, la serenità e la voglia di fare bene, l’accettazione degli errori, sono quello il tennis. Alla fine tutte sanno giocare, chi più chi meno, ma tutte giocano bene, servono bene, la velocità si è alzata tanto, ma la differenza la fa solo la testa.

L’anno scorso hai detto che quando hai preso Roberta non avevi mai allenato le donne, quindi è stata una cosa diversa e ti sei dovuto reimpostare. Quest’anno che è stato, come hai detto tu, difficile, sotto vari aspetti, ma ora arrivano nuove soddisfazioni, che cosa ti ha insegnato come allenatore?

Sicuramente questo cammino con Roberta mi ha insegnato tanto, come ho detto l’anno scorso e come ripeto sempre, è troppo difficile allenare una donna rispetto ad un uomo. Con una donna devi stare sempre molto attento a come parli, a come ti porgi: tantissime problematiche sono derivanti dal fatto che sono più chiuse e poi piccole cose come non poter entrare nello spogliatoio o non dormire nella stessa stanza. Tutto questo crea un rapporto diverso, perché con gli uomini entri di più in contatto: dormi in camera con loro, ed è quello che è successo a me con Aldi, ci giochi assieme alla Play in camera…e quando poi c’è lo scarto, con l’uomo puoi essere più vocale e quasi aggressivo, mentre con la donna devi essere molto più attento a come ti porgi e a che parole usi. Sicuramente, questo me lo potevo immaginare, però viverlo sulla pelle ti fa crescere, perché devi ragionare molto di più, non puoi essere impulsivo e devi pensare prima di parlare. Mi è capitato una volta di dire due, tre cose brutte di impulso e Roberta se l’è presa e per due ore non mi ha parlato, ma c’era la partita dopo un’ora e questo è successo…perciò, con le donne è molto più difficile e le cose negative le devi sempre mettere in una situazione giusta, perché sennò ti tengono il muso. Tutto questo mi ha fatto crescere molto da questo punto di vista: nella gestione di una professionista donna.

Tu hai lavorato tanto con Aldi, adesso è un lungo periodo che lavori con Roberta. Invece ci sono altre giocatrici di prima fascia che continuano a cambiare allenatore. Come si fa a capire che si è giusti per una giocatrice o giocatore che si ha tra le mani e si può puntare ad un lavoro a lungo termine?

Mah, questo è l’affiatamento che nasce con una giocatrice. Per come vedo io il tennis, ti dico con le esperienze che ho avuto, per dare tanto devi avere un certo affiatamento, cioè non puoi pensare solamente al lavoro. Per come la vedo io, probabilmente tanti altri allenatori non la vedono così eh, ma bisogna lavorare sul rapporto con il giocatore: io faccio entrare la mia famiglia, cena assieme, pranzo assieme. Sia con Aldi, sia con Roberta, sia anche con i ragazzini, per esempio con Porto che era campione italiano under 16, con tutti ho sempre cercato di avere un ottimo rapporto con loro, sia dentro al campo che fuori, perciò, queste giocatrici, tipo Bouchard e Sharapova, questo tipo di rapporto non lo possono avere, perché non hanno la nostra genuinità e solarità: loro son molto fredde e dall’allenatore vogliono soltanto che gli dica dove colpire la pallina e altre due, tre cose tecniche, ma io credo che per andare sul tecnico, tu debba conoscere la giocatrice molto bene e a fondo. Per esempio mi è successo di andare in campo con Aldi, che aveva litigato con la fidanzata, e io gli chiedevo determinate cose, ma lui non riusciva a darle ed io impazzivo. Per cui tu, allenatore, devi sapere praticamente tutta la sua vita, perciò tante volte, poi, uno si può anche stancare perché il giocatore, oppure io stesso, può chiedere più spazio, ma se si vuole fare un lavoro completo, tu devi far parte della sua vita a 360°. Certo che poi altri allenatori non la vedono così, per esempio questo che allena prima la Bouchard e la Azarenka (Sam Sumyk, nda.) e adesso è in prova con la Muguruza…questo non lo so che tipo di lavoro possa fare, anche con la Muguruza, perché sono tutte persone fredde…non mi piace, io preferisco persone più genuine, sia giocatrici che allenatori.

Per cui, per tornare alla tua domanda, se nasce un rapporto poi diventa molto più difficile separarsi da queste persone, per questo magari io e Roberta abbiamo avuti in questi anni tanti alti e bassi, e abbiamo dovuto superare tante problematiche, ma alla fine è più forte la voglia di lavorare assieme che altro, più forte che non cercare nuove soluzioni per lei, o nuove giocatrici per me.

cinà USO1Ho sentito Francesco Caputo che a sua volta ti aveva sentito la mattina dopo la finale e mi ha detto che non avevi dormito, perché stavi pensando a come sistemare il dritto di Roberta…

Sì, vero. Il fatto è questo: ogni volta questo sport ti porta ad una pressione ed un nervosismo che dal di fuori non si vede. Sia queste ragazze, che i grandissimi campioni, perché ne ho parlato con Djokovic, con l’allenatore di Federer…tutti quanti hanno molta pressione e una paura che è fisiologica, tutti vivono questi stati d’animo, Roberta compresa. Ma il gioco di Roberta è tale per cui se lei non riesce ad essere equilibrata tra paura e serenità, non riesce a far uscire il suo gioco ed il primo colpo che va in difetto è il dritto. Perché lei, secondo me, deve colpire la palla in una certa maniera, per poter fare tanti punti. Per me, quando ha paura, si vede che non vuole colpire la palla di dritto e in tv si vede che mima questa cosa, anche se io le dico di non farlo perché l’avversaria se ne accorge.

Perciò io vorrei adesso, ma con tutte queste interviste che sta facendo in televisione è difficile, fare degli esercizi per cambiare il modo in cui impatta e cercare di darle sicurezza nei momenti in cui sente paura. Questo mi è venuto in mente dopo il match con la Pennetta, perché Roby era molto tesa ed impaurita, mentre la Pennetta che tira molto di più la palla ha subito meno la tensione. Quindi mi sono chiesto a come fare per quando arrivano queste situazioni, per poter sopperire a queste problematiche con il dritto e quella notte ho pensato a molti esercizi da provare in campo.

Questo è sicuramente un segno di grande motivazione da parte tua, che non ti accontenti di quanto già di grande abbia fatto Roberta.

Sì, ma in cuor mio so che adesso ripartire per lei sarà molto difficile, nel senso che adesso è giusto che si goda quello che consegue questo risultato pazzesco, perché sembra che l’abbia vinto lei lo US Open, non la Pennetta, perché ne è uscita in maniera pazzesca ed è giusto che si goda tutto questo e questa popolarità, perché è bello per loro e gratificante, andare in televisione, truccarsi… per cui le ho detto di prendersi una settimana per raccogliere questa gratificazione, però è ovvio che quando lei ora entrerà in campo, a livello mentale, non sarà facile rimettersi lì e lottare. Se stiamo attenti alla Muguruza dopo Wimbledon, un disastro, la Suarez Navarro è entrata tra le 10 del mondo: boom un disastro…poi ritorneranno perché sono giovani e ritorneranno, però anche la Bouchard, boom, ha fatto i risultati e poi un disastro. Bisogna avere molta maturità per poter riaffrontare il tutto e perciò di questo dovrò parlarne bene con Roberta, affrontare il discorso con serenità e considerare la possibilità che a Wuhan o Pechino potrà andare male e lei avere brutte sensazioni. Può capitare, anche se speriamo di no, ma ci dobbiamo preparare a tutto.

Grazie mille, perché dai 10 minuti, mi hai dato poi quasi mezz’ora.

No, grazie a te, perché mi piace parlare di tennis, perciò alla fine, 10-20 minuti, ma anche un’ora, posso parlare di tennis che tanto mi piace. E ha fatto piacere anche me questa chiacchierata.

Buon pomeriggio e buon lavoro per questo finale di stagione.

Grazie, anche a te.

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