Furlan: “Licciardi e Maccari in cerca di punti”

di - 14 Aprile 2013

da Vercelli, Marta Polidori

Renzo Furlan, ex tennista diventato professionista nel 1988.

Lo vedo seduto su una panchina al campo più lontano di tutti, dove gioca Licciardi il suo primo turno. Ha una faccia familiare, ma mi vergogno ad andare lì e chiederli ‘mi scusi ma lei è Furlan?’. Prima ancora che possa mandare giù l’imbarazzo e farlo, mia madre, con l’euforia che la contraddistingue, si presenta e comincia a raccontare di quando lo aveva visto a Montecarlo. All’inizio risponde di essere stato un grande giocatore di calcio, ma ride e si smaschera subito: ecco che la decisa mamma afferma di averlo riconosciuto, tutta compiaciuta.

Direi di sì, è proprio Furlan. Quel Furlan che fece i quarti di finale al Roland Garros nel 1995, quando perse con lo spagnolo Bruguera. Lo stesso Furlan rappresentante l’Italia nelle Olimpiadi estive a Barcellona e quelle ad Atlanta (Stati Uniti) nel 1996. Proprio quello che Il 15 aprile 1996 raggiunse la classifica ATP di 19 nel mondo. (Importante il contributo all’Italia di Davis, semifinale nel 1996 e nel 1997).

Così mi propongo di fargli due domande veloci. Ho una paura incredibile, non voglio giocarmela male e dire cose sbagliate. Spero solo di non fare braccino.

Chi alleni?

Alleno Pietro Licciardi e Federico Maccari, due ragazzi del 1994, a Tirrenia, sono due ragazzi che sono ancora sotto le ali della Federazione.”

In base a cosa selezioni i giocatori da allenare?

“Sono due ragazzi tra i migliori della loro età, quindi la selezione avviene in maniera abbastanza automatica”

Qual è la differenza tra essere un giocatore e diventare coach?

“Fondamentalmente è sempre tennis, credo che il passaggio importante sia quello di prendersi un po’ di tempo per codificare quella che è stata la tua esperienza come tennista e trasmetterla come coach, il che è difficile

Secondo te chi è stato tennista a grandi livelli è più facilitato come coach?

Non credo sia facilissimo fare il coach, perché passi comunque da dentro a fuori il campo. Penso possa essere un vantaggio, perché si è vissuta l’esperienza in prima persona e quindi credo si sia capaci di leggere meglio ciò che accade ai propri giocatori, poi ritorna il discorso che trasmettere è sempre complicato”

Quali sono i programmi per quest’anno?

“Mah, questi due ragazzi hanno appena finito l’attività juniores quindi faremo tutti questi tornei futures per cercare di mettere su classifica.”

Nonostante le mille paranoie precedentemente fatte, è stato piacevole, mi ha messa a mio agio anche se andando di fretta non ho potuto dilungarmi troppo.

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