Sergio Giorgi: “Amo Bielsa e i folli geniali, odio i luoghi comuni”

di - 17 Giugno 2015

Camila Giorgi e Sergio Giorgi
(Camila e Sergio Giorgi)

di Alessandro Nizegorodcew

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Amo i pazzi se hanno qualcosa di geniale da offrire, odio i luoghi comuni e chi critica per partito preso”. Inizia così la lunga e interessante conversazione con Sergio Giorgi, il tanto discusso padre-allenatore della fortissima Camila Giorgi, vincitrice a s’Hertogenbosch del primo titolo Wta della carriera. Quanto è davvero importante questo successo? Quali sono gli aspetti su cui lavorare per crescere ancora? Sergio risponde a cuore aperto, come sempre, visibilmente soddisfatto per la vittoria del torneo olandese ma allo stesso tempo perfettamente consapevole che nulla è stato ancora raggiunto. “Deve essere chiaro: Camila non ha vinto Wimbledon, però mentalmente può essere un passo importante della sua crescita, tennistica e umana”.

Partiamo dalla vittoria a s’Hertogenbosch e in particolare dal quarto di finale contro Yaroslava Shvedova, match nel quale ha annullato tre match point…
“Sono molto contento di come Camila abbia giocato in particolar modo il terzo set, servendo bene e giocando un ottimo tennis nel tiebreak. Anche se avesse perso sarei stato soddisfatto per l’atteggiamento dimostrato. Quando ha vinto il match ho pensato: ora può vincere il torneo”.

Camila GiorgiIn finale contro Belinda Bencic ha invece disputato un match ai limiti della perfezione…
“Ha servito benissimo, risolvendo spesso con la battuta i game più complicati. Camila aveva perso le tre precedenti finali disputate e il giorno prima del match con la Bencic le ho parlato a lungo in una sorta di monologo di un’ora e mezza. Battere la giovane svizzera su erba non era affatto facile, ma Camila ha interpretato al meglio l’incontro, mettendo in mostra tutto il suo tennis. La statistica che mi rende davvero contento è il 39% di colpi che Camila ha effettuato con i piedi dentro al campo”.

Camila sull’erba si trasforma. E’ una questione di attitudine ai prati o a tuo avviso mentale?
“Entrambe le cose. Camila si trova benissimo su questa superficie perché riesce a giocare d’istinto, pensando poco, e i suoi colpi sono perfetti per i prati. D’altra parte credo sia anche una questione mentale, perché lei adora giocare sull’erba e si sente più forte qui che su altre superfici. Quando siamo arrivati in Olanda siamo andati ad allenarci su alcuni campi davvero in pessime condizioni, pieni di buche, dove la palla rimbalzava malissimo. In più c’era tantissimo vento. Camila era comunque molto felice e giocava benissimo”.

Al contrario della terra…
“Ma è una questione di testa anche lì, perché io credo possa giocare molto bene anche sul rosso. A Parigi in realtà qualcosa è cambiato in positivo. Nel match pessimo che ha disputato contro la Muguruza, sotto 6-1 5-1, si è messa a giocare, con grinta e voglia di vincere. Per poco non è riuscita a far girare quell’incontro, ma a prescindere dal risultato quella reazione l’ho molto apprezzata e da lì siamo ripartiti. Da Parigi, in qualche modo, è nato il successo a s’Hertogenbosch”.

Camila ha cambiato racchetta?
“Negli ultimi tornei avevo notato che qualcosa non andava. Abbiamo provato a cambiare più volte il bilanciamento, togliendo un po’ di peso in testa. Camila faceva troppa fatica a spingere, mentre adesso riesce a giocare in maniera più naturale, senza forzare, e anche a rete si esprime meglio. Adesso è contentissima”.

Sergio Giorgi e Camila GiorgiMolti sostengono che Camila debba sfruttare l’ormai “noto” colpo interlocutorio, piuttosto che una seconda meno rapida e più in controllo. In sostanza c’è chi parla di una Giorgi sempre uguale a se stessa, mentre la realtà è un’altra. Quali sono a tuo avviso le migliorie effettuate da Camila e quali i punti su cui lavorare?
“Gli aspetti su cui credo sia molto migliorata, ma sui quali voglio lavori ancora molto, sono servizio e risposta. Sulla battuta abbiamo lavorato tantissimo e, oltre ad aver migliorato il taglio kick, sta introducendo nel proprio bagaglio tecnico anche un ottimo slice. In risposta si muove meglio: prima si spostava troppo presto in avanti e si mangiava la palla. Ora invece riesce a muoversi lateralmente colpendo con grande equilibrio. Inoltre sul servizio stiamo finalmente arrivando a una giusta disciplina: respirazione, rimbalzo, lancio. Altra cosa di gran lunga migliorata è la reattività nei primi 1-2 metri, ora è davvero esplosiva. Tutto ciò aiuta anche nel recupero delle palle corte, perché prima arrivava troppo velocemente e non si fermava, mentre ora l’equilibrio è ottimo. Da migliorare: ritengo possa/debba aggiungere ancora 5/7 km/h alla prima di servizio sfruttando maggiormente l’anca; gira le spalle ma l’anca attualmente aiuta molto poco durante il movimento della battuta. Il diritto è migliorato, la cosa paradossale è che Camila in allenamento è ossessionata dal rovescio, mentre si sente sempre molto sicura con il diritto. L’obiettivo finale del mio lavoro è che giochi completamente libera, che sia in grado di fare tutto, che sia in fiducia e consapevole dei propri mezzi”.

Torniamo per un momento al match point della finale. Cosa hai pensato in quell’istante?
“Se giochi bene ma perdi, mentalmente non puoi crescere. Se giochi bene e vinci, tutto è diverso. Ho pensato che poteva essere un momento importante dal punto di vista psicologico. Inoltre per Camila non è stato umanamente un periodo facile. Lei oggi ha 23 anni, l’età che aveva la sorella Antonella quando ci ha lasciato 4 anni fa a causa di un incidente occorsele a Parigi. Un dramma familiare che è presente dentro tutti noi, e che in questo periodo in particolare stava facendo soffrire Cami. E’ stata molto importante mia moglie Claudia, così come i miei altri figli Leandro e Amadeus”.

Si parla poco in effetti di tua moglie Claudia, come mai?
“Lei non vuole apparire mai, è molto riservata così come lo è Camila. Claudia è stata ed è fondamentale, è il collante della famiglia, è la persona che trova sempre la soluzione giusta ad ogni problema. Claudia è tutto, senza di lei nulla di ciò che siamo esisterebbe. Le poche volte che è venuta a vedere i match si è sempre seduta distante da me, e in un caso, quando qualcuno l’ha fotografata, si è arrabbiata moltissimo. Claudia è il cuore della famiglia”.

Anche il fratello minore Amadeus mi pare però sia molto importante per Camila…
“Parlano tantissimo, quando sono entrambi qui in Italia escono sempre. Sono fondamentali l’uno per l’altra, si aiutano e sostengono ogni giorno. Durante la premiazine a s’Hertogenbosch ha indossato una collana con su scritto “Amadeus”.

Camila GiorgiVorrei tornare un momento sulla crescita di Camila, ma questa dal punto di vista umano e non tennistico. L’impressione è che stia diventando donna…
“Hai perfettamente ragione. In allenamento ora dialoghiamo molto di più, c’è più confronto, mentre prima io parlavo e lei ascoltavo senza magari capire pienamente i miei dettami. Camila non si fida di nessuno, anche perché ci sono successe davvero tante cose, e non vuole che persone esterne facciano parte dello staff. E’ stata lei a sconsigliarmi l’ingresso nel nostro team di alcuni professionisti per la parte fisioterapica o atletica, prendendo decisioni “da grande”: io continuerò sempre a curare il tennis e la preparazione fisica, mentre a livello burocratico è mia moglie Claudia a svolgere il lavoro”.

Perdonami se cambio completamente argomento, ma è vero che andate sempre in macchina in giro per i tornei?
“Io mi sposto quasi sempre in macchina e c’è un motivo ben preciso: voglio protare con me tantissima attrezzatura utile a svolgere esercizi per la parte atletica. In aereo questo non sarebbe possibile. Alcune volte Camila prende l’aereo e ci incontriamo al torneo. Ti racconto brevemente il viaggio di ritorno dall’Olanda: Camila è dovuta andare a Birmingham per non dover pagare una lauta multa, poiché purtroppo alla fine del match con la Bencic ha accusato un piccolo problema all’anca. Quindi mentre lei si spostava in aereo io sono partito per l’Italia con la macchina. Sono andato a prenderla a Milano Malpensa, dove è atterrata dalla Gran Bretagna, intorno a mezzanotte e da lì ci siamo diretti verso casa, non prima di una sosta di due in autogrill, dove abbiamo nuovamente parlato a lungo del torneo, della vittoria e del futuro. Se andrò in macchina anche ai prossimi tornei britannici? Sicuramente si”.

Ma non hai problemi a muoverti in macchina in Gran Bretagna, dove si guida al contrario?
“In realtà l’unica volta che ho avuto problemi è quando ho affittato una macchina con la guida a destra, che ho distrutto immediatamente in un parcheggio. Se vado con la mia macchina me la cavo bene…”.

Vorrei tornare un momento indietro nel tempo al tuo arrivo in Italia. Noi sappiamo bene o male tutto di te da quando sei entrato nel circuito insieme a Camila, ma chi era Sergio Giorgi prima del tennis?
“Io sono nato a La Plata, a circa 50 km da Buenos Aires. In Argentina mi sono iscritto alla facoltà di medicina e, dopo i primi due anni, ho vinto una borsa di studio in Italia. Trasferitomi a Macerata, avrei dovuto proseguire gli studi ma, seppur iscritto per altri due anni, ho dato solamente 4 esami. Con quattro figli sinceramente non potevo proseguire… Mia moglie insegnava all’università come professoressa di storia dell’arte contemporanea e io, in pratica, ho iniziato a lavorare per lei. In ufficio però impazzivo, mi annoiavo e sfruttavo i buoni rapporti con Claudia, ovvero il mio capo, per scappare e andare a svolgere un’altra professione. Lavoravo al CUS di Macerata e in più davo lezioni private di preparazione atletica; allenavo ragazzi che praticavano gli sport più vari, dal calcio all’hockey e non solo. Anche quando ci siamo trasferiti in Lombardia erano ancora le lezioni private in quel di Como a consentirmi dei guadagni, a dire la verità in quel caso anche piuttosto cospicui”.

E poi arriva l’esperienza con il tennis, nella quale hai portato soprattutto la tua esperienza nella preparazione fisica…
“Quando ripeto che Camila è prima di tutto una atleta e, solo successivamente, una tennista, sono molto convinto. Credo che atleticamente sia una delle migliori tenniste del circuito Wta. Io sfrutto anche altri sport per la sua preprazione, a partire dalla boxe (non a caso il suo idolo è Oscar De La Hoya; ndr), sino al lancio del giavellotto, ma non mancano anche esercizi in stile ginnastica artistica, il primo sport praticato da Camila a 3 anni. Lavoro tanto sugli spostamenti e su aspetti che alcuni tralasciano, come l’equilibrio. In passato tanti mi hanno criticato e devo dire che è stata una bella soddisfazione sentirsi dire da un coach della USTA che da loro vengono studiati con la videoanalisi i movimenti in campo di Camila. Forse allora non sono così pazzo…”.

Marcelo BielsaSo che una delle tue fonti di ispirazione non deriva dal tennis, bensì dal calcio…
“Io sono un grande fan di Marcelo “El Loco” Bielsa. Lui diceva sempre che per difendere bene bisogna saper fare quelle 7-8 cose fondamentali, che si possono allenare e migliorare. Ma quando si attacca vi è un infinito corollario di possibilità, che puoi sfruttare al massimo se hai grande talento. Io tutti i giorni guardo i video di Bielsa, dei suoi discorsi negli spogliatoi, è un pazzo e io lo adoro. Qualche tempo fa avevo letto di un interessamento del Napoli per “El Loco” ma poi non se ne è fatto nulla. Che peccato! E’ il classico esempio di follia geniale che piace a me. Odio invece i luoghi comuni, che mi fanno arrabbiare”.

Su Camila o in generale?
“Sia su Camila che in generale. Sono anni che sento dire che deve cambiare coach, che deve tirare più piano, che con un altro coach sarebbe già nella Top-10. Così come sento criticare aspramente Sara Errani per il suo servizio o, addirittura, Francesca Schiavone perché continua a giocare e non si ritira. Ma la gente si rende conto di che cosa stiamo parlando? Ci rendiamo conto che la Errani è stata numero 5 del mondo? Può non piacere il suo gioco, ma i risultati parlano per lei. Sara poi è una ragazza davvero splendida che ho imparato a conoscere negli ultimi anni e non merita critiche del genere da gente che probabilmente non ha mai preso in mano una racchetta”.

Hai accennato a Errani e Schiavone… Ho notato che, dopo i primi anni in cui il rapporto pareva un po’ freddo, ora le altre ragazze italiane sono molto protettive nei confronti di Camila. E’ solo un’impressione?
“Prima non la conoscevano, anche perché Camila prima di farsi conoscere da qualcuno deve fidarsi al 100%. Adesso le cose sono cambiate e la Pennetta, la Knapp e le altre hanno capito chi è Camila, ovvero una ragazza in realtà molto socievole, sempra pronta allo scherzo, non è affatto così timida e silenziosa come tanti pensano. Camila ultimamente ha parlato a lungo con Flavia, non so cosa si siano dette ma sicuramente il rapporto si sta consolidando”.

Hai detto che atleticamente Camila è inferiore a pochissime altre giocatrici… E parlando di tennis, secondo te chi è più forte di tua figlia?
“A livello prettamente tennistico credo che solamente due giocatrici siano ad oggi superiori: Serena Williams e Petra Kvitova, che sono assolutamente fantastiche. Ma noi lavoriamo per cercare di avvicinarci giorno dopo giorno. In questo momento però parlare di ranking sarebbe sbagliato. Oggi si deve pensare a crescere, a vincere partite, a migliorare sotto tutti gli aspetti. La classifica sarà solamente la conseguenza di tutto ciò. Una vittoria non può cancellare i cali mentali che ha avuto Camila in questa stagione, quindi può anche accadere che perda a Wimbledon al primo turno, ma spero vivamente che ciò non accada. Sta giocando bene, la vedo benissimo in questo periodo”.

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