Minighini: “I genitori non mettano in discussione i maestri”

di - 22 Ottobre 2014

(Daniele Minighini, figlio di Cristiano, direttore della Scuola Tennis dell’Eur Sporting Club di Roma)

di Fabio Ferro

Cristiano Minighini, Maestro Nazionale dal 1997, è Direttore della Scuola Tennis dell’Eur Sporting Club di Roma. Si occupa principalmente di insegnare il Tennis a bambini e ragazzi, dagli 8 ai 14 anni, concentrandosi sugli aspetti tecnico-tattici e sull’aspetto mentale dell’approccio all’agonismo. Dopo tanti anni di insegnamento, tra i suoi allievi è comparso anche il figlio, trovandosi ad essere allo stesso tempo genitore e maestro. Quale occasione migliore per chiedergli un parere e una strategia vincente per essere genitore nel modo corretto, fuori e dentro al campo da tennis?

Da quanti anni sei maestro e di quale fascia di età ti occupi principalmente?

Sono maestro Nazionale da 17 anni e dirigo la Scuola Tennis dello Sporting Eur di Roma. Mi concentro soprattutto sui bambini che vanno da 8 a 14 anni, l’età più importante per trasmettere, non solo i giusti insegnamenti tecnici, ma in cui è importante l’approccio al gioco e all’agonismo.

Sappiamo che hai un figlio promettente, come si è avvicinato al tennis e in che modo gestisci il tu rapporto di padre e maestro? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo rapporto?

Mio figlio Daniele ha dieci anni ed è fresco finalista al master under 10 del circuito giovanile nazionale. Ha iniziato a giocare a 5 anni ed ha subito dimostrato notevoli attitudini al tennis. Ha imparato soprattutto per imitazione e facendo la scuola tennis durante la settimana. Ho cercato sempre di non fargli pesare il mio ruolo di padre-maestro, anche se per me é una situazione nuova ed abbastanza complicata per il momento, in quanto si rischia di portare a casa, oltre alle problematiche della vita quotidiana, anche le vicissitudini degli allenamenti. Visti i miei notevoli impegni con la scuola tennis da giugno Daniele é seguito da due bravissimi maestri che collaborano nella mia scuola tennis, Silvio Scaiola e Valerio Prisco, in una struttura adiacente all’ Eur Sporting Club, nella quale abbiamo creato un centro di allenamento intensivo che ospita ragazzi dai 10 ai 16 anni che vogliono fare agonismo.

In cosa pensi di essere avvantaggiato rispetto agli altri genitori di figli tennisti?

Penso di essere avvantaggiato rispetto agli altri genitori non tennisti, in quanto conosco perfettamente le dinamiche. Molti genitori di bambini promettenti e non,  perdono di vista il contatto con la realtà, mettendo pressioni esagerate e inappropriate ai propri figli, spesso con atteggiamenti non congrui all’età dei bambini e alle situazioni.

Quali sono gli atteggiamenti controproducenti dei genitori non tennisti? Quali i vantaggi?

Il compito di un genitore deve, in primo luogo, affidare il proprio figlio ad una struttura adeguata, nella quale si possa avere fiducia. Non si deve assolutamente mettere in discussione il lavoro dei tecnici, anche se ciò significa limitarsi ad accompagnare i ragazzi e ad essere “solo” un tifoso del proprio figliolo, cercando di supportarlo con un atteggiamento positivo in qualsiasi situazione che si possa creare.

Pensi che il figlio di un maestro o di un coach abbia più possibilità o pressioni psicologiche?

Penso che i figli dei maestri abbiano sicuramente più possibilità, in quanto possono essere consigliati da genitori che conoscono perfettamente l’argomento in questione.

Come “educare” i genitori fuori dal campo?

Compito di noi maestri è provare ad educare anche i genitori, cercando di far valere le nostre convinzioni e competenze anche a costo di perdere l’allievo. Sincerità prima di tutto senza cercare di illudere genitori, promettendo miglioramenti e obiettivi fuori dalla portata dei ragazzi.

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