Minighini: “I genitori non mettano in discussione i maestri”

di - 22 Ottobre 2014

(Daniele Minighini, figlio di Cristiano, direttore della Scuola Tennis dell’Eur Sporting Club di Roma)

di Fabio Ferro

Cristiano Minighini, Maestro Nazionale dal 1997, è Direttore della Scuola Tennis dell’Eur Sporting Club di Roma. Si occupa principalmente di insegnare il Tennis a bambini e ragazzi, dagli 8 ai 14 anni, concentrandosi sugli aspetti tecnico-tattici e sull’aspetto mentale dell’approccio all’agonismo. Dopo tanti anni di insegnamento, tra i suoi allievi è comparso anche il figlio, trovandosi ad essere allo stesso tempo genitore e maestro. Quale occasione migliore per chiedergli un parere e una strategia vincente per essere genitore nel modo corretto, fuori e dentro al campo da tennis?

Da quanti anni sei maestro e di quale fascia di età ti occupi principalmente?

Sono maestro Nazionale da 17 anni e dirigo la Scuola Tennis dello Sporting Eur di Roma. Mi concentro soprattutto sui bambini che vanno da 8 a 14 anni, l’età più importante per trasmettere, non solo i giusti insegnamenti tecnici, ma in cui è importante l’approccio al gioco e all’agonismo.

Sappiamo che hai un figlio promettente, come si è avvicinato al tennis e in che modo gestisci il tu rapporto di padre e maestro? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo rapporto?

Mio figlio Daniele ha dieci anni ed è fresco finalista al master under 10 del circuito giovanile nazionale. Ha iniziato a giocare a 5 anni ed ha subito dimostrato notevoli attitudini al tennis. Ha imparato soprattutto per imitazione e facendo la scuola tennis durante la settimana. Ho cercato sempre di non fargli pesare il mio ruolo di padre-maestro, anche se per me é una situazione nuova ed abbastanza complicata per il momento, in quanto si rischia di portare a casa, oltre alle problematiche della vita quotidiana, anche le vicissitudini degli allenamenti. Visti i miei notevoli impegni con la scuola tennis da giugno Daniele é seguito da due bravissimi maestri che collaborano nella mia scuola tennis, Silvio Scaiola e Valerio Prisco, in una struttura adiacente all’ Eur Sporting Club, nella quale abbiamo creato un centro di allenamento intensivo che ospita ragazzi dai 10 ai 16 anni che vogliono fare agonismo.

In cosa pensi di essere avvantaggiato rispetto agli altri genitori di figli tennisti?

Penso di essere avvantaggiato rispetto agli altri genitori non tennisti, in quanto conosco perfettamente le dinamiche. Molti genitori di bambini promettenti e non,  perdono di vista il contatto con la realtà, mettendo pressioni esagerate e inappropriate ai propri figli, spesso con atteggiamenti non congrui all’età dei bambini e alle situazioni.

Quali sono gli atteggiamenti controproducenti dei genitori non tennisti? Quali i vantaggi?

Il compito di un genitore deve, in primo luogo, affidare il proprio figlio ad una struttura adeguata, nella quale si possa avere fiducia. Non si deve assolutamente mettere in discussione il lavoro dei tecnici, anche se ciò significa limitarsi ad accompagnare i ragazzi e ad essere “solo” un tifoso del proprio figliolo, cercando di supportarlo con un atteggiamento positivo in qualsiasi situazione che si possa creare.

Pensi che il figlio di un maestro o di un coach abbia più possibilità o pressioni psicologiche?

Penso che i figli dei maestri abbiano sicuramente più possibilità, in quanto possono essere consigliati da genitori che conoscono perfettamente l’argomento in questione.

Come “educare” i genitori fuori dal campo?

Compito di noi maestri è provare ad educare anche i genitori, cercando di far valere le nostre convinzioni e competenze anche a costo di perdere l’allievo. Sincerità prima di tutto senza cercare di illudere genitori, promettendo miglioramenti e obiettivi fuori dalla portata dei ragazzi.

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212 commenti

  1. Tennisfun

    “Compito di noi maestri è provare ad educare anche i genitori, cercando di far valere le nostre convinzioni e competenze anche a costo di perdere l’allievo. Sincerità prima di tutto senza cercare di illudere genitori, promettendo miglioramenti e obiettivi fuori dalla portata dei ragazzi. “Io in tanti anni che seguo mio figlio non ho visto ne’ sentito un maestro che si comporta così ,anzi a dire sempre “suo figlio è buono, ha una bella mano,io lo passerei in pre-agonistica, così intanto l’illuso genitore sborsa il triplo per passarlo in pre-agonistica e 5 volte di più in agonistica e poi caro maestro per lei è stato troppo facile prendere suo figlio e portarlo in una struttura più adeguata, ma immagini per una volta la platea di ragazzi abbandonati in fila indiana per colpire una pallina ogni 10 minuti in balia di maestri intenti a messaggiare , lei sicuramente non è uno di questi ma fra il dire e il fare………

  2. nunzio vobis

    Ringrazio spazio tennis per questi articoli che mi vengono offerti, perchè mi danno una carica eccezionale e mi convincono sempre di più che la strada che sto percorrendo sia l’unica possibile, ossia stare lontano da circoli e maestri. Meritevole il passaggio:

    ” Penso di essere avvantaggiato rispetto agli altri genitori non tennisti, in quanto conosco perfettamente le dinamiche”

    che condivido pienamente, poichè anche io penso che chi ha una laurea ragiona meglio di uno che non ha mai visto un libro in vita sua ma solo una targa.

  3. Alessandro Nizegorodcew

    @nunzio vobis
    Scusami ma che accusa ridicola è? “non ha mai visto un libro in vita sua ma solo una targa”? Banale, luogo comune, stupidaggine, aspetta che trovo altre parole per ridicolizzare la tua frase… Io conosco centinaia di maestri, tu forse solo 2-3 e quelli sbagliati. Povero te…

  4. william

    ” Non si deve assolutamente mettere in discussione il lavoro dei tecnici, anche se ciò significa limitarsi ad accompagnare i ragazzi e ad essere “solo” un tifoso del proprio figliolo, cercando di supportarlo con un atteggiamento positivo in qualsiasi situazione che si possa creare.”

    Non condivido. Un genitore ha il diritto oltre che il dovere per rispetto al suo portafoglio di mettere in discussione il maestro messaggaitore, il maestro che per allenare degli agonisti li fa allenare in 6 in un campo, il maestro che segue di più un ragazzino rispetto ad un altro ecc.
    Lei non sarà certamente così ma sicuramente saprà che queste situazioni non si trovano poi così raramente.

  5. Alessandro Nizegorodcew

    @williams
    Questo ovviamente è un discorso condivisibile. Nel senso che se il lavoro viene fatto dal maestro con professionalità allora è giusto dare un lasso di tempo importante affinché lavori con il figlio. Ovvio che nei casi che fai tu ciò non può avvenire. Ma 6 in un campo… dopo 1 giorno lo porti via! Altro che non mettere in discussione…

  6. bogar67

    “Visti i miei notevoli impegni con la scuola tennis da giugno Daniele é seguito da due bravissimi maestri che collaborano nella mia scuola tennis, Silvio Scaiola e Valerio Prisco, in una struttura adiacente all’ Eur Sporting Club, nella quale abbiamo creato un centro di allenamento intensivo che ospita ragazzi dai 10 ai 16 anni che vogliono fare agonismo”.

    Premesso che avevo scritto tempo fa che non mi sarei occupato della classe di età di mia figlia (2004) su questo blog ma trattandosi di un maschio mi permetto di farlo volevo solo affermare che il maestro Cristiano ha centrato il problema che non permette molto spesso ai figli promettenti di genitori normali di uscire dalla SAT!!

    La mia traduzione o ipotesi della frase sopra è:
    visti i miei notevoli impegni con la scuola tennis che mi permettono di portare il pane a casa non posso farlo se penso solo a mio figlio per cui ho deciso di affidarlo ad altri avendo sempre notizie e magari dettando il lavoro da fare in una struttura dove si fa qualità personalizzando il lavoro. Siccome è nella struttura accanto, qui dove insegno io nessun genitore (anche facoltoso) rompe se suo figlio che magari è una schiappa vuole essere allenato come il mio.
    Eh caro maestro questo dovrebbe dichiarare come doveva farlo il mio maestro che a un certo punto anzichè prendermi per il culo e allenare mia figlia 30 minuti a settimana con un programma da under 6 visto i suoi numerosi impegni (due circoli e un negozio di tennis da gestire) giustamente ha preferito la strada con cui entravano più soldi senza dirmelo chiaramente.

    Cordialmente
    Salvatore Garbo papà di Irene

  7. nunzio vobis

    Alessandro non penso di aver offeso nessuno con il mio post, era un discorso generale, come in generale si riferisce l’articolo scritto dall’autore, infatti ho riportato la frase scritta condividendone il concetto; naturalmente ognuno di noi ha tutto il diritto di pensare che essendo maestro sia il portatore del verbo, come io ho tutto il diritto di pensare quello che ho scritto. Credo che tu debba avere rispetto sia del pensiero dei maestri che di quello dei genitori.

  8. Roberto Brogin

    Non voglio attaccare ne difendere nessuna delle due parti voglio solo dare un “consiglio” premetto che sono sia genitore che Tecnico Nazionale anche se esercito in una Federazione straniera.
    Correva l’anno 2007 mi occupavo delle giocatrici 13/18 anni di livello Nazionale, un giorno mi si presento un certo Mike Bouchard il quale mi disse testuali parole “voglio vedere come lavori prima di darti in mano mia figlia” questo genitore fu presente ai miei allenamenti per tre giorni (completi) ed il quarto porto anche la moglie.
    Nella mia testa il primo impatto non fu positivo perché mi chiesi chi era costui per giudicare il mio operato in campo e fuori?
    Al quarto giorno mi invito a cena e mi spiego il loro progetto, premetto che Eugenie non aveva ancora 14 anni! Buona giocatrice come ne esistono in molte accademie.
    Primo torneo Les Petit As perse al primo turno da una Americana 2/6 2/6 ma laddove rimasi colpito fu nel vedere l’esistenza di un progetto parentale, “vogliamo provare per Eugenie la strada del professionismo se non dovesse funzionare a Montreal esistono delle ottime Università” la ragazza aveva 14 anni per cui ancora molto lontana da risultati e gloria.
    Tutto questo per dire che a mio modesto parere e consigliabile venire a conoscenza del maestro o insegnante prima che il bimbo/a faccia parte di tale scuola, investire una giornata per venire a conoscenza del futuro maestro dei nostri figli a mio avviso e da prendere in considerazione.
    Chiudo dicendo che da quest’anno ho iscritto mio figlio in una Accademia di Ice Hockey ed insieme a mia moglie abbiamo effettuato una ricerca sul coach responsabile e i suoi collaboratori ci siamo recati all’arena per vedere l’operato e tutto questo a molto agevolato la nostra decisione.
    RB

  9. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Quindi tutti sono come quel tuo maestro?

    @nunzio vobis
    Quindi definire “ignoranti” tutti i maestri del mondo è una opinione che io dovrei rispettare? Allora tu dovresti rispettare la mia se dicessi che “tutti i genitori pugliesi non sannon educare i propri figli”? No, perché sono due frasi che non stanno né in cielo né in terra. Io discuto di tutto con voi e rispetto le vostre opinioni, ma quando esagerate in tale maniera da farvi ridere dietro io sinceramente non vi rispetto, ma nemmeno un po’. Fate SEMPRE di tutta erba un fascio, ogni vostra esperienza negativa è SEMPRE generalizzata. BASTA!

  10. Alessandro Nizegorodcew

    @Roberto Brogin
    Grazie del tuo preziosissimo contributo. E’ questo che cerco di far capire a tutti qui dentro. E’ giustissimo “studiare” un maestro (che sia di tennis, di inglese, di equitazione, di yoga) da parte del genitore, io per primo se avessi un figlio lo farei sempre e comunque. Ed è giusto avere un dialogo aperto con tale maestro. Ma non sopporto chi attacca il ruolo del maestro per partito preso (a causa di singole esperienze negative) pensando che tutti si comportino male o giochino in campo con 6 allievi messaggiando al cellulare. Io ho girato centinaia di circoli e ho visto anche episodi di questo tipo, ma saranno il 5%… Quindi la generalizzazione della non professionalità non la sopporto

  11. bogar67

    Alessandro
    appunto non bisogna generalizzare. Ho giá fatto diversi post. I tuoi ultimi articoli mi sembrano un pò troppo pro/sistema che al 95% cmq è come quel maestro. Il business innanzututto.
    Ci sono maestri e maestri, genitori e genitori e perfino preparatori e preparatori e con questa ultima categoria state attenti pure a chi lasciate i figli, di diplomati isef che con la scusa del massaggio toccano ……..ogni tanto si legge qualche notizia sui giornali.

  12. Affinche sia agevolato un percorso agonistico è necessario che giocatore, genitori, maestri e federazione remino il più possibile dalla stessa parte. Diverse federazioni hanno capito quanto ciò è importante già da molto tempo e già dagli anni ’90 tentano di conciliare attraverso programmi e progetti le anime di questo quadrilatero. In Italia ………

  13. topics

    “Compito di noi maestri è provare ad educare anche i genitori, cercando di far valere le nostre convinzioni e competenze anche a costo di perdere l’allievo. Sincerità prima di tutto senza cercare di illudere genitori, promettendo miglioramenti e obiettivi fuori dalla portata dei ragazzi”.

    Non è il primo e non sarà l’ultimo che esprime questo concetto. Purtroppo sembra emergere – e parlo non per il presente articolo ma per il concetto espresso – una superiorità dei maestri rispetto ai genitori. Mi spiego meglio: sembra che si parta dal presupposto che il maestro sappia sempre cosa fare e che possa solo insegnarlo … se gli permettono di lavorare come vuole… nel modo quindi certamente più giusto. Non voglio nemmeno ricordare la solita frase “il miglior tennista è quello orfano!” (più o meno suonava così, vero?).
    Io conosco bene pochi maestri e devo dire che da tutti ho avuto buoni consigli e sopratutto molto sinceri. Tutti mi hanno detto “tuo figlio è molto bravo” ma nessuno mi ha detto che è un fenomeno e, in particolare ricordo che uno mi ha detto: ricordati di avete tanta pazienza e nessuna fretta … è come a scuola: nelle elementari c’è un programma e nelle superiori un altro ma qui ci si arriva tramite le scuole medie e non prima.
    Non ho mai cambiato il maestro a mio figlio che lo adora e lo considera come un fratello maggiore.
    Giusto per non prendere in giro i genitori … io per un bel periodo … e anche di recente, durante il periodo estivo a scuola chiusa, ho pagato la lezione individuale 10 € (e so che il maestro paga il campo 11 €!)
    Ricordiamo che il figlio è mio e il maestro lo fa per mestiere, ma c’è modo e modo.
    Non so voi ma io sono stato invitato ad un tavolo dal presidente della società e dal maestro e, alla presenza di mio figlio, abbiamo stabilito un programma a lungo termine, un impegno da parte di tutti compreso l’allievo ed un costo del programma dove ci si rimbocca le maniche tutti e ci si viene incontro. Mi hanno detto che il progetto è non solo della famiglia ma anche della scuola che crede nell’allievo. Si decide tutto assieme compresi eventuali aggiustamenti. Il discorso tecnico è fuori dalla discussione (quello è tutto suo e del ragazzo che fa da sparring e che è assolutamente coinvolto nel progetto) anche perché io faccio il padre non il maestro.
    Io assisto – quando posso – agli allenamenti, lo accompagno sempre ai tornei e lui sa che deve giocare a prescindere da quanto la mia presenza possa essere ingombrante: lui se ne deve comunque fare una ragione e il maestro non mi ha mai chiesto di non esserci.
    L’unico maestro che potrebbe essere da evitare è quello che, pur bravissimo, per motivi diversi, può insegnare a tuo figlio ma non ha tempo o voglia di provare a farne un tennista, cosa che invece tu e si spera anche il piccolo volete fare. La scelta del maestro è comunque da rispettare ma anche la scelta del genitore che sceglie di andare altrove.
    Poi si può parlare di rispetto dei ruoli, di ingerenze dei genitori, di convinzioni dei maestri e perché no … anche di capacità (di educazione dei genitori no. Mi sembra troppo forte!)… ma alla fine rimane sempre lui, il piccolo tennista … se lui c’è .. c’è. Bisogna solo aiutarlo a crescere nella giusta direzione poi la strada la trova lui.

  14. bogar67

    Ringrazio topics che sembra vivere nel tennis dell’eden o nell’eden del tennis, fate voi 🙂 e Roberto Brogin per i preziosi contributi.

  15. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67 e nunzio vobis
    Bello questo insulto gratuito grazie! Dopo anni qui riuscite a tirare fuori la questione dell’allineamento al sistema?! Ma de che stamo a parlà su? Parliamo di rapporto genitore-figlio-maestro, parliamo di cose serie. Gli interventi di Brogin e di topics racchiudono tutto, sono splendidi e di grande insegnamento. Voi due invece avete sicuramente avuto pessime esperienze che avete deciso essere in percentuale maggiore rispetto alle buone esperienze. E’ così evidente. Mi spiace, siete stati sfortunati. Ps Sono tutti articoli utili per voi e per genitori come voi che crescono dei piccoli tennisti promettenti. E’ un servizio che da anni faccio per voi, con soddisfazione e passione. Se credete che ci sia un allineamento andate a farvi vedere da uno bravo. Visto che ormai siete anime gemelle andate insieme. Ma occhio, portatevi qualche parente (zii, genitori, nonni, magari figli) così da poter giudicare il medico prima durante e dopo la visita… E poi tutti su “Spazio Medicina” a insultare i dottori e a far loro causa!

  16. Maurizio

    Al di là della capacità e voglia di fare un certo mestiere, credo di aver capito che nel tennis giovanile esistono due tipi di esigenze, una quella del circolo, che è avere dei buoni agonisti per fare i vari campionati a squadre che danno prestigio al circolo stesso, quindi più pubblicità positiva e quindi più soci etc che si contappone spesso a quella di molti genitori che vorrebbero invece qualcosa in più, più attenzione, più qualità etc.
    A volte queste due esigenze si possono incontrare, quando si trovano maestri o dirigenti di circolo particolarmente appassionati, non è però la loro missione o compito principale.
    I genitori che vogliono provare con l’agonismo di livello, o trovano i circoli con gli addetti di cui sopra, o trovano un accademia o devono fare da soli.
    Aspettarsi da un circolo normale delle cose in più, al di là delle professionalità presenti, è utopia e genera inutili conflitti.
    I circoli però dovrebbero essere più trasparenti non illudendo i genitori e agevolando lo spostamento di chi pretende di più verso altri centri di allenamento.

  17. bogar67

    Alessandro Nizegorodcew ti sto seguendo su super tennis 🙂

    io non ho insultato nessuno, ma se tu permetti quest articoli dal titolo MINIGHINI: “I GENITORI NON METTANO IN DISCUSSIONE I MAESTRI” io che ho messo in discussione il mio dopo 5 anni, non tre mesi, vorrei scrivere la mia. E’ stato sottolineato più volte e non solo da me che avere la targhetta di maestro certificato non significa automaticamente che sei un buon maestro.

  18. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Bastava esprimere il tuo concetto in questo modo, invece tu e Nunzio vobis sempre guerrafondai.

  19. Alessandro Nizegorodcew

    E poi io quando faccio intervistare qualcuno non posso sapere prima quali risposte darà non credi?

  20. topics

    bogar67 – 15

    Hai ragione a ironizzare e ti capisco più di quanto pensi ma ti spiego il perchè del mio commento in (spero) pochi punti. Dopo quattro anni che accompagno mio figlio ai tornei e lo seguo negli allenamenti ho capito alcune cose: per pensare in grande ci vuole un grande portafoglio e ci vuole tanta materia prima … quindi tanti soldi e un allievo che racchiuda tutte le qualità di un ottimo tennista in quantità sufficienti e può non bastare, anzi, è molto facile che non sia sufficiente. Detto questo mi sono messo l’animo in pace: tanti soldi non li ho, anche se il mio pargolo avesse un gran talento potrei non riuscire a supportare la sua attività che via via diventa più onerosa. Tolgo il potrei: ancora non ha fatto alcun TE perchè non posso permettermi di mandarlo in giro per l’Europa.
    Non potendo quindi mettere a disposizione di mio figlio tutta una serie di strumenti (accademie o circoli prestigiosi o quant’altro) devo ragionare in un altro modo:
    dove abito (Brianza) ho trovato un maestro giovane (tutti i grandi maestri sono stati giovani) per me bravissimo, che ha a disposizione due campi di allenamento e un sacco di palline. Se ci aggiungi un ottimo preparatore atletico (da quest’anno) e un ragazzo di terza categoria che si presta a far da sparring in ogni allenamento senza chiedere un centesimo in più di quello che gli da la scuola tennis, non mi sembra che serva altro. Se mio figlio ha nel sangue quella spegiudicatezza necessaria per cercare sempre di migliorarsi senza mai accontentarsi e si comporta come una perfetta spugna nei confronti di quello che gli trasmette il maestro il gioco è fatto. Non mi preoccupo nemmeno del fatto che nessuno (Fit) abbia mai nemmeno pensato di dare un’occhiata a questo ragazzino (considerata la classifica non certo altissima) e che quindi gli permetta di confrontarsi ogni tanto con altri ragazzi più forti di lui. Il progetto va avanti per come l’abbiamo pensato (a lungo termine) e con le possibilità che si hanno.
    Un maestro mi ha detto due cose: “per insegnare il tennis mi basta avere una racchetta e un tubo di palline” e ” l’Italia è un paese comodo per i tennisti perchè ti permette, senza uscire dal paese, di partecipare a numerosi tornei minori e costruirti una classifica iniziale limitando un pochino le spese”… noi abbiamo addirittura anche due campi da tennis!!! … grasso che cola! Per i tornei faccio un salto dai miei in Sardegna e gli faccio fare un filotto di future a Santa Margherita di Pula e poi si torna in “Continente” … eheheh
    Vedi che quindi non è l’Eden ma è solo fiducia nel maestro a cui hai affidato tuo figlio e fiducia nelle capacità del bambino … se ci metti che nessuno ha mai pensato di portarlo fra i primi cento del mondo!

  21. Pier

    @Alessandro
    suvvia!Ma con un titolo così che t’aspetti?😂
    Come per tutte le categorie generalizzare non ha senso ma questo blog s’incentra ,s’attorciglia direi,attorno al rapporto tra maestro e genitore e sostenere ,come fa l’intervistato,che il genitore deve pagare e stop irrita non poco.Ho un amico che non soddisfatto del lavoro svolto ha fatto indossare ai figli un braccialetto misura calorie ,per poi confrontarne il dispendio con quelle consumate dopo una sessione con un altro tecnico;preso atto che il primo non soddisfava i suoi “parametri” lo ha cassato.Discutibile?Forse,ma quando i tuoi figli tornano con la maglia asciutta quasi sempre inizi a pensare che la quantità sia anche sintomo di qualità.

  22. bernie

    Gran bei messaggi Antonio! Massimo rispetto. Scusami se a Milano non sono stato troppo espansivo, mi pare di ricordare fosse un momento un po’ concitato. Avremo ancora delle occasioni.
    Venendo al pezzo è chiaro che un figlio di maestro è favorito rispetto a chi non lo è (è meno oneroso), ma può aiutare molto essere dell’ambiente, un giocatore con classifica, sportivo, aggiornato, appassionato che può capire la qualità del lavoro svolto dai maestri ed essere di supporto e aiuto ma anche di sprone o di monito. Per contro non essere dell’ambiente, poco sportivo, digiuno di tennis ecc. è un handicap grosso secondo me per la crescita di un eventuale giocatore, ma certo esistono le eccezioni che fanno la regola. Avere un team come quello di Luigi è già un bel passo. Resta il fatto che il tennis ad un certo livello (agonistico serio, non SAT), anche giovanile, è tremendamente costoso. Se poi affronti attività internazionale i costi praticamente raddoppiano subito. Ci vuole tanta passione totalmente CIECA. L’altro giorno parlavo in spogliatoio con un padre di 2 giocatori di basket giovanile di buon livello. 300 euro tutta la stagione. 300 euro li spendo in un torneo TE anche se viene convocato dalla FIT solo per mandarlo a Roma con l’aereo e farlo tornare. Non parliamo degli altri………

  23. Alessandro Nizegorodcew

    @tutti
    Comunque preparatevi a domani. Esce intervista di Luca Brancher a Corinna Dentoni. Potremmo dover controllare e placare Nikolik con le buone o con le cattive ahahahaha

  24. Giorgio il mitico

    Caro Minghini,

    cosa ne pensa della mia idea di rendere obbligatoria l’iscrizione in contemporanea degli agonisti a DUE circoli ?

    Secondo me una maggiore concorrenza fra circoli farebbe bene prima di tutto agli allievi e sarebbe uno stimolo continuo per i tecnici a migliorare sempre di più.

    Per piacere però, non mi dica che ciò farebbe nascere problemi per i campionati fra i circoli, basta fare un’opzione ad inizio stagione.

    La saluto e ringrazio cordialmente.

  25. topics

    @ Bernie

    Ciao Daniele, non preoccuparti. Mi ha fatto piacere finalmente conoscerti di persona e veder giocare il piccolo campioncino (oltre a tutti gli altri, bravissimi ragazzi – a parte il Vincent che … son stufo di vederlo! ), anche se non è andata al meglio.
    Certo, a vedere la tensione che c’è nei genitori dei più bravi (parlo dei campionati individuali al T.C. Milano ovviamente), nonostante i figli siano capaci di risultati esaltanti, vien da ridere quando si elenca ciò che un genitore non dovrebbe fare!
    Siam tutti uguali. In campo c’è nostro figlio. Anche i genitori di bambini sfortunati, diversamente abili, quando assistono alle gare dei figli si emozionano e tengono dentro una tensione che ogni tanto esplode. Non puoi controllare le emozioni che ti da un figlio, qualsiasi sia il suo livello. Io sono sempre dell’idea che il ragazzino se ne deve fare una ragione altrimenti, se “sente” ciò che sta fuori dal campo, come fa con le proprie emozioni dentro il campo?
    Spero di rivedervi presto … e attendo di fargli “incrociare” le racchette.

  26. bogar67

    topics
    condivido, bene o male è la mia stessa situazione che però mi sono creato grazie anche alla lettura di questo blog. Il mio percorso per le tue stesse problematiche è molto simile, vedremo dove riusciremo ad arrivare. 🙂 .)
    Ci sta chi fa la strada dei circoli, del maestro con la targa, dei centri estivi, delle convocazioni nelle rappresentative come qualcosa di vitale, del centro periferico, etc etc e chi invece si accontenta del campo tennis, un cesto di palline e va i con back, chop, incrociati e lungolinea tutti i giorni per tante ore al giorno.

    Questo fine settimana a Cagliari si è tenuto il Centro Periferico tenuto dal tecnico nazionale Valeri, si sono allenati, ci stavano sei ragazzini tra cui due dell’età di mia figlia divisi, per la parte tennis erano divisi in due campi, tre e tre o 4 a due. Non commento che tipo di lavoro ma non sono andato a vedere.

    Negli stessi giorni e nelle stesse ore, io nel campo sotto casa allenavo mia figlia rapporto uno a uno con sparring di livello e con un programma agonistico. Alla fine del we ho speso 6 euro per affitto il sabato e 6 euro per affitto domenica. Per 12 euro mi dovevo vendere al sistema? chiaro che i convocati come giusto che sia devono far parte delle scuole tennis ma agonistica 5 giorni a settimana per allenarti di cacca nei circoli sardi costa quanto spendo io con il fai da te e almeno so cosa si fa e so con chi si allena mia figlia che torna a casa stanca ma sempre felice.

  27. Topics

    “Certo, a vedere la tensione che c’è nei genitori dei più bravi (parlo dei campionati individuali al T.C. Milano ovviamente), nonostante i figli siano capaci di risultati esaltanti, vien da ridere quando si elenca ciò che un genitore non dovrebbe fare!
    Siam tutti uguali. In campo c’è nostro figlio. Anche i genitori di bambini sfortunati, diversamente abili, quando assistono alle gare dei figli si emozionano e tengono dentro una tensione che ogni tanto esplode. Non puoi controllare le emozioni che ti da un figlio, qualsiasi sia il suo livello. Io sono sempre dell’idea che il ragazzino se ne deve fare una ragione altrimenti, se “sente” ciò che sta fuori dal campo, come fa con le proprie emozioni dentro il campo?”

    Premesso che:
    1) in ogni caso le emozioni vanno espresse e non represse
    2) che i genitori comunque amano i loro figli

    è necessario:

    1) capire che le emozioni hanno un presupposto cognitivo e dunque il genitore dovrebbe chiedersi: perchè ho questa emozione? Sono forse troppo coinvolto nell’attività di mio figlio? In lui vedo le possibilità che mi sono state negate da bambino? In lui vedo la mia rivincita sociale? E se capendo onestamente che queste domande un qualche presupposto, il genitore dovrebbe cercare maggiore distacco e considerare l’attività del figlio non come riflesso della propria persona ma come di ausilio alle aspirazioni del figlio.

    2) Amare i propri figli su un campo da tennis deve essere un atto altruistico e non egoistico. I ragazzi reagiscono in diverso modo alla presenza ed alle reazioni dei genitori a bordo campo. Se il giocatore ne beneficia benissimo, ma se il giocatore in qualche modo ne soffre, il genitore deve lavorare su se stesso e sul proprio comportamento per non limitare la prestazione del figlio, anche se personalmente gli costa e può vuol dire anche non assistere o non farsi vedere alle partite.

    I genitori come i giocatori ed i maestri non sono tutti uguali e la cosa bella del tennis è che è un magnifico percorso di crescita per tutti indistintamente.

  28. nicoxia

    Bogar,ho fatto le stesse cose che stai facendo tu,purtroppo ti accorgerai che se pur un buon inizio è solo il primo gradino,se poi non ti potrai permettere tutto il resto dovrai per forza di cose diminuire l’obbiettivo,tutte le figure necessarie costano,i prossimi step se studierai tutti i giorni ancora potrai barcamenarti,poi o ti vendi la casa o te la prenderai con la federazione che non aiuta,spererai in uno sponsor come ha fatto il nostro Max che se avesse avuto soldi di sicuro meglio avrebbe fatto.
    Anche avendo i soldi dovrai continuare a studiare per poter valutare quello che ti offriranno,ricercare, confrontare sapere che domani saprai più di oggi quindi essere umili e mettersi sempre in discussione e tutto questo solo per diminuire le possibilità di errori che continueranno a essere fatti.

  29. nicoxia

    Bogar,però non esistono scuse ma solo scelte,tu una volta hai già espresso la tua opinione sul vendere la casa,e molti giudicano stolti quelli che lo fanno,è questione del propio modo di essere,io personalmente mi venderei gli occhi solo per farli continuare a sognare anche senza possibilità di riuscita del sogno.

  30. nicoxia

    Comunque,io sono daccordo con Minighini,il genitore non deve mettere in discussione il maestro,farebbe il danno dell’allievo,ma mettere in discussione se stesso per non aver adottato il metodo Bouchard.

  31. nicoxia

    Bogar,una battuta cattivella miiiiiiii cinque anni ci hai messo e te la prendi con i maestri.

  32. bogar67

    nicoxia
    all’inizio è giusto iniziare dalla SAT, con il piccolo sto rifacendo stesso percorso, partendo anche da quell’istruttore che si prendeva cura di mia figlia per gli impegni del maestro che adesso si è messo in proprio.
    Il problema sono i vari step da intraprendere qui il bravo Minighini (maestro molto presente quando il figlio gioca con consigli degni da coach di lunga esperienza cosa che se la faccio io genitore a parte i vaffa di mia figlia mi prendo sicuro rimbrotti da Ga e maestri avversari) ci ha fatto presente con la scelta di mandare il ragazzino ad allenarsi da altra parte seppur sotto il suo controllo, un posto dove si fa agonistica intensiva step che qui dove sto io è totalmente inaccessibile in quanto nessun circolo è attrezzato per farla.

  33. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Tu però ti accorgi del fatto che attacchi sempre all’interno di ogni tuo post andando sul personale, questa volta accusando i giudici di consentire coaching solo ai genitori-maestri? Cosa peraltro folle…

  34. bogar67

    Alessandro Nizegorodcew
    No che centra, non ho scritto io questo!

    Pensi che il figlio di un maestro o di un coach abbia più possibilità o pressioni psicologiche?

    Penso che i figli dei maestri abbiano sicuramente più possibilità, in quanto possono essere consigliati da genitori che conoscono perfettamente l’argomento in questione.

    Intendevo questo, un maestro sa “consigliare”, vai con il lungo linea, vai con l’incrociato, fai il saltellino qui li, fai il saltellino la, se la stessa cosa la fa un genitore, eccola la, quello mette pressione qui mette pressione la!! In pratica ci vuole anche l’attestato per mettere pressione!!

    In realtà NON ci dovrebbe essere nessuno seduto a bordo campo a consigliare sia che sia maestro che genitore!!

  35. bogar67

    Alessandro
    sul blog ci sta un vecchio articolo dove ci sta la foto di un bimbo dove accanto a lui ci stava il padre maestro che accanto di vedeva chiaramente che istruiva. Che i maestri fanno coaching ai loro figli e spesso gli è consentito è fuori discussione non una cosa folle ma realtà!!!

  36. topics

    @ Alessandro – 34
    Bogar67 – 35

    Vorrei ironizzare dicendo che Bogar67 vive nell’inferno (tennistico) dantesco ma non sarebbe giusto.
    Io sono daccordo con lui circa il coaching.
    Ai maestri, proprio perché sono normalmente e giustamente ben conosciuti nell’ambiente viene permesso un pochino di coaching e anche un pò di più.
    Chi nega non segue i tornei di tennis giovanile.
    Ho assistito a scene di maestri che dopo la maggior parte dei punti “mimavano” in mezzo al campo il movimento corretto delle volée, del dritto, del rovescio e del lancio di palla.
    Ho visto maestri intervenire con le chiamate o invitare i figli/allievi a chiamare le palle fuori (perché da soli non lo avevano fatto).
    Ho visto maestri rincorrere l’allievo uscito dal campo in preda al pianto perché stava perdendo e candidamente farlo riprendere a giocare come se niente fosse.
    Di contro ho visto maestri e giudici riprendere genitori perché intervenivano dando consigli, esortandoli – per il bene del bambino – a lasciar giocare il ragazzo e a non mettergli pressione.
    Quindi: il maestro da fuori (o dentro) da consigli utili e ricompresi nell’insegnamento, il genitore mette pressione e fa quello che è proibito fare (a meno che non sia del circolo ospitante).
    Ale, non dirmi che non è vero perché le ho vissute personalmente.
    Ti dirò … mio figlio in un macroarea vinceva con uno di quelli “buoni”, 6-1 3-0; il ragazzino ha avuto una crisi mista pianto/rabbia perché non ci stava.ha preso tutto ed è andato via. Il maestro lo ha rincorso e dopo dieci minuti (voglio stare basso) è rientrato mentre mio figlio non sapeva se stare in campo o andar via. Ha vinto l’altro al terzo.
    Cosa ho fatto? Niente. Non mi piace tirar fuori i regolamenti. Se mio figlio fosse stato più maturo avrebbe vinto lo stesso.
    Se fossi stato un maestro mio figlio avrebbe vinto per squalifica.
    I figli e i figliastri ci sono, fidati. Ma anche questo è tennis.
    Darò addosso a Bogar67 in un’altra occasione.
    Io non do consigli primo perché non sono in grado e secondo perché mio figlio vuole fare da solo. Giustissimo.

  37. bogar67

    Grande topics hai espresso il mio stesso concetto.
    Ricordo cinque anni fa in un fitranking programm, campetto da minitennis a fare da arbitro educatore nel torneino tra bimbi under 6 se sottolineo under 6 avevano messo un maestro. Questo praticamente arbitrava mia figlia contro una sua allieva e io seduto in tribuna ultimo gradino. Ogni punto che faceva la sua allieva, una bambina di sei anni brava qui brava li batti cinque e mia figlia poverina non sapeva cosa fare e si era intristita. Finisce primo set a punti 6/0 per altra bimba con questo maestro tutto soddisfatto. Scendo dalle scalinate incoraggio io mia figlia attaccato alla rete 6/0 6/0 per lei. Poi venti minuti dopo stessa scena sempre stesso maestro con un suo allievo e uno di altro circolo, stavolta il genitore non è sceso educatamente come ho fatto io per incoraggiare il figlio ma per poco non spaccava la faccia al maestro 🙂 🙂 urla insulti a raffica e bimbo portato via dal campo e si trattava del Frp attivitá promozionale.

  38. Alessandro Nizegorodcew

    Ho visto centinaia di tornei giovanili. Il coaching è un campo particolare. La verità: i maestri sono molto più furbi e sanno come muoversi e non farsi notare troppo. Ho visto genitori poco esperti commettere inadempienze talmente evidenti e stupide…. Esistono poi le eccezioni che confermano la regola. E comunque sono i GA a sbagliare in quei casi

  39. Alessandro Nizegorodcew

    E comunque anche nei futures, challenger, Atp, ecc… tutti i coach provano a consigliare il proprio allievo. Ho visto multe prese per stupidaggini e gente che l’ha passata liscia praticamente chiacchierando amabilmente. E il GA sempre a fare bello e cattivo tempo

  40. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Potrei farti esempi simili di scene deliranti di genitori.. la frase “ci sono maestri e maestri, genitori e genitori” ancora non ti ha insegnato nulla?

  41. bogar67

    Alessandro è quello che sto cercando di
    spiegarti sopra. La frase che ti citi è un cavallo di battaglia del blog ma il titolo di questo articolo invece generalizza.

  42. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Ovviamente il senso della frase è: “Scegli un maestro, sceglilo bene, e poi fallo lavorare”

  43. topics

    Alessandro – 40

    Ale, ora ci siamo. Hai detto tutto in poche parole. Tutto vero. Niente da aggiungere.

  44. bogar67

    Alessandro Nizegorodcew post 44
    ok, infatti è quello che sto facendo 🙂 nello scegliere ho fatto una discussione tipo quella della Bouchard, sta andando alla grande!!

    Alessandro Nizegorodcew scrive
    Ho visto genitori poco esperti commettere inadempienze talmente evidenti e stupide….

    Infatti io non sto difendendo i genitori contro i maetsri, proprio su questo sito con un altro genitore per poco in passato una discussione finiva in un’aula di un tribunale. 🙂
    Ne ho visto uno che al lemonbowl, è entrato in campo e cambiare perfino il risultato da 15/40 a 40/40 con la maestra inglese dell’avversaria letteralmente schifata!!

    A Pavia nel macroarea, mi ero messo a vedere la gara seduto lontanissimo, praticamente nel lato opposto e in un altro campo. Dopo 5 cinque game dove ogni cambio campo la mamma dell’avversaria andava a suggerire, vedo mia figlia con il broncio che mi fa segno di avvicinarmi.
    Mi avvicino a mia figlia e mi dice vai a chiamare il GA se quella continua (riferito alla mamma) io non gioco più!!

    Non bisogna mai generalizzare le categorie!

  45. william

    Bogar,
    guarda che il coaching dei genitori non maestri spesso è controproducente perché manda il figlio in confusione.

  46. Dal mio punto di vista un maestro che da bordo campo fa coaching richiamando l’attenzione del giocatore sul footwork, sull’esecuzione biomeccanica dei colpi e sulla correzione degli errori in generale, provoca più danno alla prestazione che beneficio.

  47. nicoxia

    Bogar,secondo me il coaching è sbagliato non per fattori di vittoria o sconfitta,ma perchè fa male alla crescita dell’allievo,la partita serve per verificare il lavoro,e come se tu copiassi il compito in classe il voto sarebbe più alto ma per me sbagliato.
    Tu fai riferimento al comportamento di Irene,per me è sintomo di un lavoro non proiettato all’alto livello,in campo il problema non deve essere l’altro ma come gestisci tu la situazione per non farti influenzare da quel che succede,è un lavoro,ma questa è la mia opinione da genitore che l’unica certezza che ha che sa di non sapere.

  48. nicoxia

    Il mio post tre righe più lungo,vuol dire che eravamo tutti e tre in contemporanea,bella coincidenza.

  49. Non vedo il motivo di trovare o assegnare le colpe o le percentuali di colpe a chicchessia, genitori, maestri, preparatori fisici, circoli o G.A.
    Qui è andato a pallino un intero ambiente che per le proprie miopi convenienze ha perso di vista l’aspetto educativo dei bambini e ragazzi; infatti quelli che ci rimettono, nell’immediato, sono proprio loro, mentre alla distanza ci rimettiamo tutti noi.
    Quando la specializzazione la fa da padrona perdendo di vista l’aspetto e/o gli obbiettivi generali finali , questi sono i risultati: si finisce per parlare di coaching… a 6 anni !

  50. william

    E come al solito la Federazione permettendo alla modica cifra di 1 euro il coaching dei maestri nei Macroarea dimostra per l’ennesima volta di non capire un c. xxo.

  51. topics

    Paolo Benelli – 51

    Finché si vorranno vedere già dai 3/4 anni i bambini con le inequivocabili fattezze del campione continueranno ad esserci queste discussioni.
    Finché maestri o genitori “competenti” (da valutare bene) faranno coaching non per “insegnare e correggere” ma per portarli alla vittoria in quella specifica partita, ci sarà sempre da discutere.
    Se il fine è l’insegnamento approfittando della partita di torneo che è “tennis vero” rispetto all’allenamento, allora permettiamo che qualunque maestro (non genitore) possa sedersi a fianco all’allievo ad ogni cambio di campo, come nella coppa a squadre, magari, perché no, affiancato dal genitore qualora sia poi proprio questo il “vero” maestro.
    Io non ho problemi neanche ora a permettere al maestro di intervenire col suo allievo ma solo se l’intervento è del tenore “vai incontro alla palla sulle volée” o “stai attento al lancio della palla” … se comincia con “giocagli sul rovescio perché è più debole” o “gioca sul suo dritto palle alte e cariche perché ha più difficoltà” o “alzagli i pallonetti perché è basso e non ci arriva” … allora questo non è insegnamento ma è solo un aiuto per vincere la partita a qualsiasi costo.
    Continuiamo a ripetere che fino ai 13/14 anni e anche dopo i bambini sono soggetti a stravolgimenti fisici e mentali ma poi siamo li tutti a gongolarci per il campione che abbiamo in casa.
    Come si continua a dire che il fine è quello di far crescere i bambini e di farli divertire.
    Forse all’inizio, ma quando ci di rende conto che il bimbo è bravo sopra la media …. allora si inizia a sognare e qui si rimane fregati.

  52. Pier

    Però non mi è chiaro un concetto: in tutti gli sport l’allenatore durante gli incontri segue i giocatori per dar loro il corretto insegnamento tecnico ma anche tattico.Chiaro che se il consiglio fosse di “tirare alto perché l’avversario é basso” avremmo un apporto finalizzato a quel determinato match,a quell’incontro,ma perché vietarlo a priori?Nel calcio dei ragazzini si invita a calciare sempre in porta la punizione se il portiere é piccolo,giusto o sbagliato che sia.Qui si parla sempre di agonisti futuribili ma chi va in campo per divertirsi avrebbe bisogno di un supporto.Spesso si abbandona il tennis perché anche solo giocare il torneo di fine anno per qualche ragazzino é stressante,ed invece di aiutarlo si dice:che si arrangi,magari non fa per lui.E poi ci si chiede perché smettono.

  53. francescocoachgemelli

    Dobbiamo essere coscienti della situazione del tennis professionistico
    Le SAT vanno benissimo per una sana attività fisica la crescita del ragazzo la socializzazione , il portafoglio del maestro e del circolo ma se invece vogliamo un top 100 allora questa strada è assolutamente sbagliata solo uno spreco di soldi e do tempo .
    Se invece il nostro scopo è quello di fare del tennis un lavoro , allora bisogna investire soldi , la quota SAT è ridicola , tempo personale , bisogna avere un lavoro che lo permetta , aggiornamento continuo , tecnici di livello , se non si fortunati spostarsi , figlio appassionato del gioco .
    Arrivare poi non sarà difficile come tutti dicono , per questo percorso i maestri delle SAT non SERVONO e io sono d’accordo con la frase Minighini: “I genitori non mettano in discussione i maestri” si per il lavoro delle SAT và benissimo

  54. vilas61

    @ Pier – 54

    In tutti i post che ho letto l’unico a centrare l’argomento sei stato tu.
    In tutti gli sport dilettantistico o professionali l’allenatore è li, perchè in qul momento è li che si sta svolgendo parte del lavoro che si fa durante la settimana in campo. La verifca tecnica e tattica è durante un match, e la presenza del maestro o del genitore con competenza deve servire per insegnare sopratutto la parte strategica-tattica del gioco.
    Come si può pensare che un giovane atleta U8/10/12/14/16 possa avere le competenze per comprendere dall’interno ciò che si sta svolgendo in quel momento.
    Durante la settimana, giustamente, il maestro ti chiede di provare, di tirare, anche fuori determinate esecuzioni, poi quando sei in partita ogni palla ha valore numerico, dentro o fuori cambiano il panorama dando ansia e tensione se tiro 3 palle fuori (0-40) con il match che vai via rapido.
    Certo che se parliamo di bambini/ragazzi che si allenano 5 volte a settimana con 2+1 al giorno, allora forse c’è anche tempo di simulare partite e fare considerazioni ad ogni punto, ma per tutti quelli che fanno 2/3 volte a settimana ciò è particolarmente difficile, ho curi l’aspetto tecnico e allora non hai tempo per giocare dei punti (non parlo degli ultimi 5/10min. alla fine di una lezione) magari anche molta intensa con parecchi cesti.
    E’ importante non essere ipocriti.
    Se attualmente si permette nel circuito WTA di far entrare il coach in campo una volta a set evidentemente aiuta, allenta la tensione, il “consiglio” può essere utile in un momento di confusione, poi in campo scende sempre il giocatore/ce che non è detto che riesca ad attuare il consiglio del coach (esattamente come succede negli altri sport) se il coach di un pugile mentre sta combattendo può urlare vai con il jeb colpisci al volto, non è detto che riuscirà ad eseguirlo, ma nessuno gli viene in mente di sollevare la questione e no, non è giusto.

    Per quel che riguarda il maestro bravo / non bravo, anche qui in questo caso come in tutti gli altri sport basterebbe togliere la ridicola regola, vietato assistere alle lezioni, i genitori e/o accompagnatori devono stare fuori durante la sessione di tennis, molti Maestri si sentirebbero osservati e probabilmente eviterebbero di messaggiare o stare al telefono più tempo del necessario, dando sfogo alle proprie competenze.
    E l’unico sport dove non puoi assistere alla lezione. con la scusa che il bimbo si distrae, mentre sarebbe per il bimbo una figura a cui abituarsi in virtù poi di quando lo andrai ad accompagnare nei tornei, (dove non sempre il maestro può essere presente) e perciò il ragazzino per dimostare magari qualcosa al genitore esagera sbaglaindo. Se fosse abituato a vederlo durante la lezione saprebbe che non deve dimostare niente tanto sa come gioca, no.
    Altra faccenda spinosa, in moltissimi circoli o strutture comunali, è vietato entare in campo con un cesto di palle o giocare con tuo figlio con un cesto di palle, perchè non sei autorizzato a fare lezioni.
    Ma siete fuori io sto giocando con mio figlio/a non faccio lezioni per motivi di lucro ma bensì, magari faccio lezioni di tennis a mio figlio/a perchè non ho soldi per l’agonistica da 5 volte a settimana, insomma ci sarebbe tanto da dire e tanto da fare, sicuro è che se avessi soldi da buttare o fossi un avvocato farei cause a go go al sistema Fit.
    Vergogna

  55. Pier

    @Vilas 61
    Grazie.Amo questo sport anche se alle volte mi diventa insopportabile.Non ci sono solo gli under forti,quelli che fanno gli ETA(la mia ci va ma ci resta poco),ma tanti che pur senza doti si divertono e grazie a loro si tiene su la scuola agonistica.E proprio questi ragazzini potrebbero un giorno,diventando soci,sostenere il circolo.Bogart spesso critica la figura del maestro(e viste le sue esperienze spesso ci sta) ma credo che i non agonisti siano trattati peggio: lezioni che partono tardi,finiscono presto,maestro assente,PA fatta senza una logica;poi festa chiusura e chissà chi si ripresenterà l’anno dopo.Occorre avere rispetto per quei genitori che portano i ragazzi senza poterli seguire,che li affidano.E bisogna seguirli dentro il campo durante il match,non per “battere” l’avversario ma perché é una parte della formazione.I professionisti interagiscono coi coach e gli apprendisti dovrebbero arrabbiarsi?Per forza cercano lo sguardo dei genitori,perché per alcuni quello é il momento più duro ed hanno bisogno di sostegno.Non ci vedo nulla di male.

  56. bogar67

    Ultimamente quuando porto mia figlia a far tornei anzichè vederla giocare vado a vedere come insegnano nei campi accanto in quel circolo. Ci sta da mettersi le mani nei capelli da tutte le parti. Nessuno ha un metodo di insegnamento. Maestri stanno li a tirare la palla dall’altra parte unica cosa che sanno dire a chi hanno davanti è piega le gambe. Poi rimangono stupiti se vedono mia figlia a fine gara farsi cinque sei giri di campo prima di riportare palline dal ga come se fosse qualcosa di anormale.
    Sono sempre convinto della strada intrapresa. Non finirò mai di ringraziare chi mi sta aiutando e spaziotennis che mi ha dato la possibilitá di conoscerlo a
    prescindere se si costruisce una giocatrice o una maestra o una che va al college o non so cosa.

  57. Giorgio il mitico

    x Pier xVilas61 post 54 post 57

    gil allenatori danno consigli in gara ? Cosa ne dite di fare una doverosa distinzione fra sport singoli ed individuali ?

    Non sono la stessa cosa.

  58. Pier

    Giorgio il mitico
    nelle arti marziali il coach è presente,nella box sta all’angolo,durante le gare di atletica interagisce con l’allievo.Il tennis è un altro sport? Mi sta bene,lo accetto,ma allora perchè nelle gare a squadre l’allenatore ci sta,nei macro può,nelle competizioni WTA lo si può chiamare? E sono situazioni in cui il la squadra,l’under che ha un po’ di esperienza,la professionista ne hanno bisogno ma, come in tante situazioni, possono farne a meno perchè già abituati ad essere allenatori di sè stessi.Io dico che l’aiuto andrebbe dato a chi ne ha bisogno,a chi inizia per non farlo abbandonare,per non vedere situazioni inique col genitore che si aggrappa alla rete per dire al figlio cosa fare( e lo beccano subito) e l’allenatore che fa segni concordati .So che non è facile;non si può chiedere alla nonna che porta il nipote al torneo( meno male che ci sono!) di entrare in campo,ma la soluzione potrebbe essere questa: a certe competizioni(il kinder per esempio) se entrambi i contendenti hanno al seguito un tesserato( e qua tutti ormai lo siamo,giocatori o soci) questi possono essere accompagnati.Nei tornei a squadre poi lascerei i ragazzi ad aiutarsi tra loro nominandone uno capitano.

  59. Vilas61

    X Giorgio il mitico
    Pier da buon conoscitore mi ha preceduto, quindi non rifaccio il verso di colui che ha già risposto.
    Ho fatto un post lungo forse troppo lungo e fra tante cose che ho scritto nessuno ha colto la parte dove denuncio il fatto che non si possa assistere all’allenamento del proprio figliolo, come se fosse normale. Possibile che per tutti sia normale?
    Trovo veramente assurdo che una scuola di sport possa fare sua una regola non scritta da nessuna parte, a meno che su qualche carta federale esplicitamente che non si possa permettere l’accesso in campo di un accompagnatore..
    Qualcuno ha conoscenza di ciò?
    Grazie a chiunque voglia rispondere

  60. Jho

    Io assisto senza problemi agli allenamenti (quando posso/riesco)
    Penso davvero che questo non sia un problema , basta essere chiari dall’inizio ed avere a che fare con persone serie

  61. pulsatilla

    Per capire il livello di vergogna raggiunta da una scuola tennis basta guardare se c’è il famoso cartello “non permesso l’ingresso ai genitori”.
    Questo è il modo per non avere occhi critici addosso e per fare tranquillamente i cazzi propri sulle spalle dei bambini naturalmente.

  62. Pier

    Vilas 61
    Anni fa ho portato la figlia calciatrice in una società,ho chiesto di assistere e mi é stato negato perché i genitori possono ” turbare” i ragazzi.Ho risposto che é dovere del genitore vigilare sui propri figli e l’ho trasferita subito.Nel tennis diffido dei campi coperti singoli ed in passato mi sono reso conto che troppi ragazzi venivano lasciati soli per troppo tempo.Il tecnico non deve impedire di assistere ma può spiegare perché il più delle volte il lavoro andrebbe svolto senza presenze esterne:se la mette così mi adeguo eccome.Poi vedo anche genitori seduti costantemente in panchina e mi chiedo se a scuola abbiano anche un banco nella classe del figlio.

  63. william

    Non serve assistere interamente all’allenamento dei propri figli. I genitori che stanno nel campo di allenamento dall’inizio alla fine sono patetici perché è vero che distolgono l’attenzione del bambino verso il maestro. Nel campo di allenamento l’unico referente per il bambino è il maestro. Basta farsi raccontare dai propri figli come viene svolto l’allenamento. A me è bastato questo per capire la qualità dell’allenamento e decidere di trasferirlo.

  64. pulsatilla

    Se esistesse un sistema di misura della vergogna, mi piacerebbe applicarlo a tutti i circoli che applicano questa regola appunto vergognosa di non far assistere i genitori all’allenamento. Però ormai la vergogna è un sentimento superato, non credo che molti sedicenti maestri ne possano fare testimonianza.

  65. Giorgio il mitico

    x Pier e Vilas61

    qui c’è tanta carne sul fuoco, cercherò di dare le mie personali idee in materia .

    1- L’allenatore al seguito in un torneo mi fa presupporre che il ragazzino sia già uno non più alle prime armi e credo che se il maestro al seguito adotta un CODICE di comunicazione con l’allievo e peggio ancora il genitore è contento se il figlio vince anche se consigliato dall’allenatore, ebbene penso che il genitore in questione sia un emerito cretino che merita di essere spennato dall’allenatore, l’allenatore sa benissimo che quello che conta in questa situazione (genitore ricco e fessacchiotto) è far vincere più partite possibili al proprio allievo per incassare tanti bei soldini per un bel numero di anni.

    2- Il genitore si aggrappa alla rete per dare consigli……roba da sbellicarsi dalle risate e da chiamare il mental coach , però per il genitore.

    3- Nei tornei dei professionisti si può chiamare il coach ? Scusate, ma qui stiamo parlando di ragazzini-e che sognano di diventare forti (cosa bella e giusta), e se cominciano a cercare il consigliere fin da piccoli non vanno da nessuna parte , questo è poco ma è sicuro. Il coach dei professionisti da consigli di tattica di gioco non di tecnica che è già acquisita, dare ai bimbi consigli tattici significa far crescere in loro l’idea che la tattica sia più importante di tutto. Ai giovanissimi prima di tutto si deve insegnare la tecnica dei fondamentali del tennis, dimenticavo , insegnare la tecnica è faticoso, tanto faticoso, cesti su cesti, migliaia di correzioni date per lunghi anni e il successo non è garantito, signori però questo è il VERO tennis.

    4- Nei macro gli allenatori fanno coaching ai ragazzini ? Per me è sbagliato. Il tennis è sport singolo, specialmente da piccoli, posso capire i professionisti, ma loro sono di un altro pianeta con fiumi di soldi che girano.

    5- Assistere agli allenamenti del figlio ? In parte è giusto in parte è sbagliato, perchè ?
    E’ giusto perchè il maestro è spinto ad impegnarsi con continuità, è sbagliato perchè è vero che il figlio guarda ISTINTIVAMENTE troppo il padre. Cosa fare ? Stare lì i primi 10 minuti, poi allontanarsi per un poco, quindi rientrare e chiedere al figlio se vuole un’altra bottiglietta d’acqua, portargliela e stare lì ancora un poco, capisco che sono cose un poco così, ma penso che si debba trovare una via di mezzo tra l’eccessivo presenzialismo ed il troppo assenteismo, perlomeno ci si deve provare.
    Comunque vi assicuro che ci sono scuole tennis dove si può tranquillamente assistere,
    ve lo giuro.

  66. Nikolik

    Ma perché ai Genitori non è permesso stare in classe, a scuola, con i figli?
    Sarebbe giustissimo se lo potessero fare!
    E perché mai i figli devono avere dei momenti di istruzione ed apprendimento e maturità da soli?
    Ma quando mai!
    Sempre con il controllo dei Genitori devono vivere!
    Basta con questi progressismi ideologici!
    I Genitori devono stare sempre, e dico sempre, vicino ai figli, per proteggerli, controllarli e controllare i loro maestri e professori, al circolo del tennis come a scuola ed in ogni altra loro cosa.

  67. cataflic

    Nikolik
    …sarà forse che a scuola si cerca “una” istruzione, in aurea mediocritas, mentre nel tennis si cerca l’eccellenza?
    Non è che alla scuola bilingue supercazzola da 1500€ al mese il genitore stia lì a vedere cosa fanno i pargoli ora per ora, ma sicuramente pretende una eccellenza nella struttura e nell’insegnamento…e stai sicuro che se qualcosa non quaglia i suoi controlli li fa eccome!

  68. Nikolik

    Ah, Cataflic, ma vedi, non possiamo farne una questione di soldi, perché altrimenti è tutto facile!

    Vedi, Cataflic, questi Genitori si lamentano, vedi, della SAT.
    Qualcuno spieghi a questi Genitori che SAT vuol dire scuola addestramento tennis.
    Qualcuno spieghi a questi Genitori che, quindi, nessuno gli vende la ricetta del successo con la SAT, che appunto, vuol dire quello che vuol dire.
    Chi va alla SAT spende poco (300 o 400 euro al mese, direi una cifra onesta per 2-3 volte a settimana) e nessuno ti promette che diventerà un campione, se te lo promette e tu genitore ci credi, beh, direi che è un problema tuo non di chi lo promette, ma tuo che ci credi, ma, permettimi, nessuno te lo promette.

    Come diceva Alessandro, c’è un maestro e sei ragazzi in campo, e allora?
    Tutto bene, la SAT è un sistema per avere dei rudimenti, ho detto rudimenti, di uno sport, divertirsi con altri 5 amici, senza alcuna pretesa di successo.

    Cataflic, quando eri bambino i tuoi ti portavano in piscina?
    Io sì, mi ci portavano, e non ero solo in vasca con il maestro, ero con altri 10.

    Il concetto della SAT è lo stesso: paghi poco, ti diverti, fai uno sport, fai dinamismo, grasso non diventi, stai all’aria aperta e, ovviamente, non puoi pensare di stare attaccato alla rete a vedere quanti minuti il maestro dedica a tuo figlio e quanti agli altri.

    Vuoi diventare campione?
    Paga.
    Pagati una specializzazione, prenditi un maestro tutto per te.
    Portalo a una accademia e pagala.
    Portalo nel settore di agonistica, se non ti va bene, cambia circolo, cambia agonistica, paga, di che stiamo parlando.

    Così si fa in tutte le cose, Cataflic.
    Vuoi imparare bene l’inglese?
    Paga al tuo figliolo un precettore madre lingua.
    Pagagli 3 mesi d’estate a Londra.

    Così va il mondo, Cataflc, così va il mondo.
    Non il tennis.
    Il mondo.
    Del resto, sei tu che hai parlato di soldi e vedi bene che ti ho risposto.
    Per tornare al tuo esempio, caro Cataflic, nessuno paga 1.500 euro al mese per una SAT.

  69. Pier

    XGiorgio il Mitico
    Sottovaluti il problema.Io vedo nell’allenatore in campo un’assistenza all’atleta che ,se alle prime armi ,trovo indispensabile.Si può anche porre un limite di età: quanti under 10 vediamo reagire male nei loro primi incontri?Qualcuno poi si fa le ossa ma tanti smettono,cambiano perché non si divertono,e ci rimettono tutti(maestri,circoli,bar del circolo ecc.).La selezione poi arriva,ovvio,ma allargare il bacino d’utenza è fondamentale per il movimento.Esempio:nel calcio esordienti é obbligatorio x l’allenatore mettere in campo tutti gli iscritti a referto perché tutti devono poter giocare e se si perde pazienza.Qualcuno si lamenta ma se ai ragazzini meno dotati venisse negata la possibilità di giocare la partita a)col cavolo vengono ancora,b)gli si toglie loro una responsabilità.In campo l’allenatore dovrebbe dare al principiante(di quelli mi preoccupo)dei consigli tecnici e qualche dritta di tattica per imparare a stare in campo.Belle sarebbero le amichevoli tra circoli:quante se ne fanno?Indovina perché?

  70. bogar67

    In alcune parti di italia costa meno prendere un terza categoria tra i venti e i trenta anni, un campo anche di barbietole con una rete e costruire il tennis e la cultura drl sacrificio con un programma serio tennistico ed atletico. Il terza si va a trovare ogni tanto ma in un rapporto uno a uno dubito abbia tempo di messaggiare. Poi tocca all’allievo assimilare e utilizzare ciò che si impara in partita. Certo se non è predisposto è un altro conto. La Sat serve a sapere se bimbo è ricettivo poi cmq bisogna passare allo step successivo come ha fatto Minighini con il figlio.

  71. Vilas61

    Molte verità sono state scritte, ma il nocciolo della questione rimane aperta. In qualsiasi scuola sport è permesso assistere ,perché nel tennis no?
    Certo ci sono scuole dove ciò è possibile, ma in una regione come la Lombardia o meglio Milano e provincia, sono veramente poche è difficilissimo trovarle. ( anzi se qualcuno conosce il posto me lo faccia sapere). Ma il problema è che ci sia questa possibilità.
    Il genitore disturba la lezione ? Turba il giovane allievo? Il maestro non ha niente da nascondere?
    Bene che doti i campi a sua disposizione di videocamere per poter assistere a distanza alla lezione.
    È ovvio che è una provocazione, videocamerae sale adibite alla visione da lontano, è pura follia, ma è altrettanto folle che la regola non scritta sia è vietato assistere alla lezione.

  72. nicoxia

    Nikolik se quando ti rivolgi ai genitori ti riferisci a chi non condivide quello che hai scritto nell’ultimo post,posso anche essere d’ accordo con te.
    Ci si deve informare e fare la scelta in base alle propie esigenze e possibilita.

  73. dario bellino

    OT.nel Circuito ITF il coaching è un concetto molto astratto.. e i limiti e i parametri variano :

    – dalla città (nazione) della competizione..
    – dal referee e dal giudice di sedia che segue il match
    – dal carisma/popolarità/grado di simpatia o fama del coach stesso nei confronti del sistema.

    la verità.. è che le regole.. son fatte da uomini e vanno fatte rispettare da uomini, e i migliori..sono quelli che sbagliano il meno possibile.

    leggendo ho trovato condivisibile il topic 48 del Prof. Di Carlo, anche se poi ogni ragazzino ha una storia a se.

  74. Pier

    La Sat non é un’accademia,i costi sono ridotti(non pochi comunque),ma deve essere svolta con professionalità.Le palline devono essere essere OK(non quelle buttate dai soci xché andate),i campi in ordine(non su quelli malmessi perché il bimbo di 40kg potrebbe rovinare quello in terra dei soci) e bisogna controllare l’attrezzatura,ho visto 11enni con racchette di 300gr,monofilo 1.35 e manico 3(Nadal ha il 2…).E Ricordiamoci che moltissimi agonisti dalla Sat ci sono passati.La Sat é come la scuola primaria,quella che il nostro Paese ha maggiormente trascurato(tanto i bravi e benestanti avranno il precettore e faranno i master a Londra).Dev’essere un vizio del nostro sistema educativo non fare formazione e lamentarsi se abbiamo poche eccellenze…che poi se ne vanno.

  75. nicoxia

    Pier,la sat non è come la scuola primaria,lì non paghi,la sat è privata come una panetteria sta a te scegliere la panetteria senza topi,il pane costa da un euro al kilo a sei.

  76. topics

    Nikolic – 72

    “Chi va alla SAT spende poco (300 o 400 euro al mese, direi una cifra onesta per 2-3 volte a settimana) …”

    Definisci il criterio “poco”. 300 o 400 per me sono tante per la SAT … un programma agonistico serio allora quanto costa? 800/1000 euro?
    L’operaio è tagliato fuori … e non solo lui.
    Io non ho capito allora con chi sto parlando… quando la scuola tennis di mip figlio mi dice che il mio impegno economico è il minimo che possono fare … hanno ragione.
    Programma agonistico individuale (solo in campo con sparring e maestro) 3 volte a settimana (1 ora e mezza) + una collettiva (4 in campo) e 3 sedute di PA settimanali … 300 euro mensili.
    … Bogar67 … sononin ginocchio a chiederti scusa … è veramente l’Eden!

  77. stefano grazia

    Se posso intromettermi, vorrei fare una netta distinzione a dimostrazione che poi ognuno di noi la pensa in modo diverso: io sono quello che per primo secoli fa ha portato avanti qui e ancor prima da Ubi, alcuni pistulati fra cui Genitore Illuminato batte Coach Scoglionato ma anche Maestro Pierin con la Focaccia e che si e’ battuto in primis con l’allora Compagno di Merende MadMax contro Maestri & Circoli che tagliavano fuori i Genitori a prescindere. Io pero’ sostenevo anche, e fui il primo a farne una puetra miliare delle nostre chiacchere da bar, che ci sono Coach e Coach e ci sono Genitori e Genitori.
    Detto questo, e per evitare confusione, io dico che il coaching durante il match dovrebbe essere proibito, sia a livello Pro che a livello junior e che la bellezza del tennis risiede proprio in questo, che non importa che tu sia bello ricco brutto povero simpatico o stronzo,ma che al di la’ e di qua della rete it’s you and me baby, just you and me …
    Quindi, io si tirerei subito via mio figlio da un Circolo dove non mi permetterebbero di assistere agli allenamenti o lezioni e non mi fosse possibile confrontarmi coi coaches e maestri… E duna colta conosciuto il Coach o Maestro a decidere se continuare a pagarlo o meno… Allo stesso modo, fossi io il Coach o Maestro non avrei remore a farassistere alle mie lezioni se il Genitore non disturba durante il training e a parlare con lui prima e dopo e se e’ competente anche durante e poi, una volta conosciuto il Genitore, a decidere se continuare o meno…
    INVECEPROIBIREI ASSOLUTAMENTE A GENITORI E COACHES DI ASSISTERE AI MATCHES A BORDO CAMPO e se potessi tornare indietro non andrei mai a vedere un torneo di mio figlio e non assisterei mai piu’ a un suo match se non da molto lontano col binoccolo o se potessi metterei una videocamera e me lo guarderei dopo per poter capire piu’ che altro non tanto come gioca ma come si comporta ( non importa se vinci, non importa se perdi, quel che conta e’ e rimarra’ sempre how you play the game, how you fight))
    UNICA ECCEZIONE POTREBBE ESSERE SOLO PER UNDER 8-10, visto che a quell’eta’ in effetti il gioco dovrebbe ancora essere PROPEDEUTICO…ma dopo i 10 anni col cavolo, maestri coaches e genitori fuori dai coglioni DURANTE I TORNEI e se e’ vero che certi Genitori sono un imbarazzo alla categoria e alla razza, ho visto anche Coaches fare magari non di peggio ma sicuramente procurare indebito vantaggio ai propri allievi( mi ricordo quello della Deborah Ginocchio ad un Runng essere senza vergogna e fare addirittura la telecronaca, anzi no, la playstation col telecomando…con molta signorilita’ e cortesia, ma -ripeto-con un indebito vantaggio per la sua assistita)
    Il match di torneo e’ solo un banco di prova di quel che si e’ fatto durante la settimana e quindi l’allievo dovrebbe andarci se non da solo perche’ giusto che il Coach lo vada a vedere per capire quali siano i problemi, almeno da solo sul campo perche’ come dice Andre ( Agassi, ovviamente) il Tennis e’ Problem Solving, e quindi i problemi te li devi risolvere da solo o almeno provarci e questo magari ti potra’ poi aiutare anche nella Vita…
    O no, Nikolik & Ncoxia?

  78. Pier

    Nicoxia
    Se un’istituzione non funziona é colpa dell’utente?La scuola primaria é gratuita?Se compro libri per 300euro e non venissero usati(e cambiati ogni nuova edizione) andrebbe bene?No!I genitori devono poter vigilare ma se non hanno sufficienti competenze?Non siamo tutti appassionati di questo sport,molti semplicemente assecondano i desideri dei figli.Non si può cavarsela con un semplice “gli sta bene!”.Si paga e si chiede un servizio consono(i 3/400 euro indicati da Nikolic sono cifre da agonistica ,non da Sat),tutto qui.Crescere dei campioni?No ma stimolarli,farli divertire sí.Io vorrei scoprire che il campo il sabato o la domenica é occupato dai ragazzini ,non solo da noi adulti e magari giocarci assieme.Comunque Vilas61 da noi le telecamere ci sono !

  79. Pier i circoli le scuole tennis le accademie sono private la federazione aiuta solo alcuni circoli con pochi contributi perche i soci di un circolo dovrebbero rinunciare a qualcosa che pagano

  80. Pier

    Vediamo nel dettaglio: in un circolo di mia conoscenza la quota annua del socio é meno di 300euro l’anno,la Sat 1000,l’agonistica 1500.I ragazzini iscritti pagano la stessa quota campo del socio se prenotano.A loro vengono riservate delle fasce orarie.Peccato non ne usurfruiscano perché,ma è una realtà diffusa,non si riesce ad appassionarli.Ma se invece ci si riuscisse?Campi pieni in orari meno richiesti dagli adulti(soprattutto in estate o durante le vacanze) ed un profitto maggiore.Ci sono realtà dove si promuovono tornei in cui adulti e ragazzi giocano assieme singoli e doppi,altre in cui sono purtroppo sono corpi estranei tra di loro.Ma i giovani sono i futuri soci e se si affezionano ad un circolo forse ci resteranno pure da grandi.Chiediamoci perché nei tornei di quarta(parlo delle mie zone per carità) ci sono così pochi ventenni?Semplice:i circoli hanno riempito i campi col calcetto.La mia città a metà anni ’80 faceva finale campo.under 16 con dei B3 ,ora il miglior u.16 della prov.é un 3.5: é colpa dell’utente o del sistema?

  81. nicoxia

    Pier,parliamo di cose differenti io per far fare agonistica a mio figlio 1500 euro li spendo di incordature.

  82. nicoxia

    Pier,mio figlio non paga la quota al circolo d’estate gioca gratis quanto vuole ma di inverno con quota agevolata paga 5000 euro solo di campi,quì al nord minimo sono 25 euro a me fanno venti ma moltiplica 20 per quattordici ore a settimana per cinque mesi i conti sono presto fatti aggiungici le spese per gli sparring preparazione atletica prevenzione e capirai che le spese per fare agonistica di cui parli tu la qualità te la puoi scordare.

  83. Pier

    Nicoxia io sto parlando di come coltivare i ragazzini futuri soci.Tu ora parli di agonistica.Significa che non ti interessa l’argomento o non hai proposte concrete per un tema che a me sta a cuore.Ah!Minimo 25 euro?Qui nel nordest ,in una città ricca(o lo era,qua tutto muta in peggio)costo quota campo per non soci 6euro/racchetta,3,5 x i soci e nonostante ciò carenza di ragazzi:affrontare il problema mi sembra doveroso.

  84. nicoxia

    Pier puoi far nascere una nuova rubrica,genitori di figli futuri soci.
    Sei euro è il costo per il riscaldamento di un’ora,un circolo deve poter stare sul mercato.

  85. Pier

    Nicoxia,non ti conosco ma non nego la tua competenza in materia.Nella mia città quelli sono i costi(5 euro risc,5 euro la luce x campo) ed i circoli non chiudono.Comunque hai ragione,ho ampiamente espresso il mio pensiero e scusate se ho tediato qualcuno.

  86. pulsatilla

    So che è tempo perso, ma a Nikolik vorrei dire che l’ironia quando è fuori luogo è vomitevole.
    Per il resto stavolta sono perfettamente in linea con quanto detto da Stefano Grazia.
    Parliamoci chiaro, quando i genitori stanno lì ad osservare, i sedicenti maestri devono rigare (leggermente) più dritto e devono fare anche la piccola fatica di spiegare cosa non va ai genitori. Ma di lavorare non ha più voglia nessuno e in questo settore meno che meno. eserciti di vagabondi affollano i campi da tennis, giocatori o ex giocatori frustrati. Gente che non ha mai fatto un cazzo in vita sua. E allora, cosa vogliamo pretendere da costoro?
    Naturalmente vietando l’ingresso ai genitori loro risolvono un sacco di problemi.

  87. dario bellino

    topic 82..

    Stefano… concordo…

    PERO’..

    chi valuta la “competenza di un genitore”..

    spesso molti pensano di essere degli intenditori solo perché guardano Supertennis ..

    e i peggiori sono i “finiti umili..” quelli che non dicono nulla.. ma poi salgono in macchina col figlio.. e apriti cielo…

    io non sono ancora genitore per cui non posso giudicare alcune dinamiche… ma osservarle..quello si…

    e trovo delle incongruenze sul loro atteggiamento perché essendo troppo coinvolti emotivamente spesso alterano il loro giudizio…

    e questo diventa un problema…

    senza considerare che la maggior parte delle volte..il genitore “ama” farsi prendere in giro.. nella mia realtà piemontese i “cantastorie” continuano ad avere un successo notevole.. e questo non è sapersi vendere.. ma sfruttare le dinamiche distorte della nostra Società.

    anche io trovo il coaching inutile ..non lo ritengo un momento di crescita.. durante il match..

    e gli under 10…se da un lato stimolano i bambini..

    dall’altro li fanno solo smettere prima..anche perché la precocità agonistica corrisponde spesso a più pressione da parte di genitori appesi alle reti che non riescono a nascondere la loro emozione, quasi sempre positiva..ma che il bambino non vive in modo adeguato..

  88. stefano grazia

    ma sai, che il genitore sia davvero competente o meno e’ comunque ininfluente…e’ il maestro o coach che lo valuta e giudica se ha voglia o meno di continuare a lavorare con lui esattamente come il Genitore dovrebbe avere il diritto/dovere di poter valutare il lavoro di Maestri & Coaches…e’ la legge del mercato, e’ la legge del buon senso, del saper vivere, dello sport , di chi paga ma anche di chi offre un servizio che non essendo obbligatorio come la Salute puo’ anche rifiutarsi di erogarlo a chi ai suoi occhi non lo merita … Io come medico sono obbligato a curarti anche se mi stai sul cazzo, ma di insegnarti a giocare proprio no … Allo stesso modo, se tu non mi lasci monitorare come lavori e chi sei tu come persona, da un punto di vista etico e morale, perche’ dovrei affidarti mio figlio/a? Come diceva anche johnny dorelli in un famoso carosello, la fiducia e’ una cosa seria, la fiducia bisogna meritarsela …

  89. Pero e propio questo il punto virgola basterebbe non portarli dove non si puo assistere virgola ma per comodita si poeta piu vicino a casa per poi lamentarsi punto

  90. Personalmente li farei assistere tanto poi sarei costretto ad allontanarli pian piano tutti mettendo semplicemente delle regole da rispettare e tutto si risolverebbe velocemente

  91. Nikolik

    Scusa, Stefano, ma perché, per valutare un coach-maestro occorre stare lì attaccato alla rete?
    Sentire il proprio figliolo e fidarsi di quello che ti dice il figliolo, se si trova bene o male, no, quello no?
    E vedere, quando gioca, se ci sono miglioramenti tecnici o atletici, quello no?
    Cioè, che bisogno c’è di esporsi a queste pessime figure, di stare lì a fissare il proprio figliolo in modo opprimente, che bisogno c’è?
    È necessario questo per valutare il lavoro del maestro?

    Stefano, mi dici un po’ una cosa?
    Come funziona con i Genitori nelle accademie americane e australiane dove sei stato?
    I Genitori possono assistere agli allenamenti?
    E quanto pagano per poter assistere?
    Quanto in una SAT?
    Trecento Euro al mese?

  92. bernie

    Dario Bellino l’ha detto: non è genitore quindi, secondo me, non può comprendere. Stop. Io non lo ero e nemmeno mi sarebbe venuto in mente di scrivere in un blog che affronta tematiche di tennis e genitori. Adesso lo sono e quindi scrivo e leggo (tanti, lo so, leggono solo ma sono ugualmente interessati). Non è una critica è un dato di fatto.
    Nikolik sospetto non sia genitore ma esprime molti giudizi tranchant.
    Io sono dell’idea che se qualcuno ha da nascondere qualcosa non vuole genitori intorno.
    Il nuovo trend della federazione, settore tecnico, è quello di coinvolgere i genitori, farli partecipi e non escluderli.
    Sono andato al CPA a Bressanone a portare mio figlio. C’erano altri genitori alla prima giornata. Tutti abbiamo lasciato i ragazzi e pensavamo di andare a fare una passeggiata, complice la bella giornata. Il maestro responsabile ci ha esortato a rimanere anzi ci ha pregato di entrare ad ascoltare alcuni discorsi e poi ci ha detto di tornare a vedere l’allenamento per condividere degli aspetti.
    L’anno scorso era uguale a Rovereto con un altro ottimo maestro.
    Al mio circolo si può tranquillamente assistere agli allenamenti dei ragazzi, basta ovviamente non intralciare o infastidire il lavoro dei maestri. Con quello che si spende, perchè devo privarmi talvolta del piacere di vedere i miei figli giocare e migliorare? Io e mia moglie siamo parte in causa di questa cosa, facciamo sacrifici e ci priviamo (assieme ai ragazzi) di altre cose per il tennis. Perchè non dovrei almeno assistere?? Ma per piacere. Ieri era domenica e i miei ragazzi si allenavano tutto il giorno. Noi siamo una famiglia unita. Con quella giornata saremmo andati a passeggiare in montagna qui nel Trentino. Invece eravamo tutti là assieme, io e mia moglie abbiamo giocato un’ora e poi un occhio ai ragazzi (12 e 10 anni ricordo….). Io sono cresciuto così. Nuotavo e sciavo agonisticamente ma i miei genitori erano sempre con me e mi supportavano anche se i risultati non erano eccelsi. Sono cresciuto sportivo con valori sani e tutt’ora pratico sport agonistico con ottimi risultati. Voi volete vedere il male dove non c’è, fissandovi sulle esagerazioni (che pure ci sono).

  93. nicoxia

    Cercare di capire e non generalizzare,cercando soluzioni sarebbe meglio.
    La sat non creerà mai un campione ma è fondamentale per crearlo.
    La personalizzazione che non vuol dire iperspecializzazione,non può non comprendere il percorso sat,alla sat arrivano allievi con diversi obbiettivi, naturalmente obbiettivi dei genitori,c’è chi vuol far fare solo del moto,chi per socializzare,chi per farlo diventare futuro socio,chi perchè va l’amico,e chi mira più in alto.
    I gruppi vengono fatti per livello di gioco,il comportamento del genitore in base alle propie esigenze creerà un qualcosa di non compatibile con un buon svolgimento della lezione,si può discutere il ruolo del maestro,ma secondo voi è così facile gestire una situazione che prevede grandi capacità.
    Scuole,capaci di formare gruppi in base agli obbiettivi e più o meno dello stesso livello ne conoscete qualcuna?
    Qui nasce l’esigenza del genitore di personalizzare in propio,quindi aggiungere al percorso sat situazioni che completino il percorso in base agli obbiettivi,senza lamentarsi e chiedere qualcosa che non potrà mai essere dato.

  94. nicoxia

    Scusate,la sat è fondamentale dal punto di vista psicologico non certo tecnico,perchè bisogna saper rispettare le fasi sensibili della mente oltre quelle del fisico.

  95. nicoxia

    Nel mio circolo d’estate i genitori sono seduti sulle sedie e a distanza guardano tranquillamente l’allenamento,d’inverno all’ingresso dei palloni c’è la scritta che i genitori non possono assistere.

  96. Bernie, post 98
    I genitori sono una risorsa (e la parte economica è solo uno – e dal mio punto di vista non il più importante- degli aspetti) per lo sviluppo di un atleta. Ma è necessario che questa risorsa venga educata (la dove necessario), orientata ed incanalata verso un progetto educativo che comprenda anche maestri, circoli e federazione. Per quello che mi è possibile, mi sono speso e continuo a farmi portatore di questo messaggio perche credo fermamente che l’esempio e il supporto positivo dei genitori sia una componente fondamentale della formazione dei ragazzi come persone e come atleti. Alla fine dai e ridai, prova e riprova, il messaggio comincia a passare. 🙂

  97. Kaiser Sose

    Bernie, mi hai bruciato sul tempo, condivido ogni virgola del tuo pensiero. D’altronde, come poco prima sostenuto, un progetto agonistico (non la SAT si intende) prevede innegabilmente un coinvolgimento attivo – quantomeno in termini di finanziamento – di tutta la famiglia dell’atleta, se non altro per i continui sacrifici anche di tempo e di pianificazione delle normali dinamiche familiari che tutto ciò comporta. Ben venga, quindi, il coinvolgimento delle famiglie da parte della Federazione, per la verità non sempre recepito alla lettera da parte dei rappresentanti della medesima in tutte le regioni.
    In tal senso, ricordo sempre con piacere l’invito, che ricevetti personalmente dal maestro Giancarlo Palumbo, ad assistere agli allenamenti del gruppo di mio figlio ad un raduno estivo di Sestola di qualche anno fa.
    Da non sottovalutare, infine, il mero piacere personale che può dare ad un appassionato (oltre che ovviamente interessato genitore) la presenza ad un allenamento di un settore agonistico in cui partecipa il proprio figlio. Ovviamente, detta presenza non deve in alcun modo costituire intralcio allo svolgimento dell’attività tecnica del momento.

  98. bogar67

    Topics
    certo che stai nell’eden non stai mica in Sardegna 🙂 tennisticamente parlando perchè un posto più bello per vivere di qui non ci sta a mio avviso che sardo non sono da nessuna parte.
    Sul sito della Fit hanno scritto che al forte i ragazzi sardi che vanno prendono stese. Certo fanno sat dai quattro ai 14 anni quando invece dopo under 10 o nei pressi bisogna fare un salto di qualitá per essere poi pronti a 14/15 anni.

  99. Monk

    @ Federico di Carlo
    Il tuo pensiero espresso nel post 102:
    “I genitori sono una risorsa (e la parte economica è solo uno – e dal mio punto di vista non il più importante- degli aspetti) per lo sviluppo di un atleta.”,
    mi pare sia un tantino diverso da quello espresso qualche anno fa:

    1. federico di carlo scrive:
    12 Febbraio 2009 alle 16:21
    Ciao Madmax,
    non sono andato a vedere la sezione g&f un po per mancanza di tempo ed un po per nausea. E ti spiego il perchè. Ciò che mi piace dell’insegnamento ai bambini sono tre: 1) la necessità di dover continuamente rinnovare la motivazione 2) la necessità di dover proporre il tennis secondo le LORO MODALITA’ DI APPRENDIMENTO 3) per la capacità illimitata di apprendimento dei bambini.
    Ciò che odio dell’insegnamento ai bambini? avere a che fare con i genitori!!!!! I genitori non si rendono conto che i bambini hanno bisogno di equilibrio educativo e spesso non riescono ad assecondare ciò che i figli realmente vogliono e sanno fare. E questo può anche NON essere il tennis ma può essere la musica, la danza, il disegno, lo studio e/o tante altre cose. Un detto australiano dice che “you can bring a horse to water but you can’t make him drink”. Non nascondo che la parte più difficile dell’insegnare ai bambini è proprio quella di avere a che fare con i genitori invadenti che ostacolano le naturali inclinazioni dei figli.”.
    Certo era un’affermazione un pò forte (la parola schifo la dice lunga) ma è vero il detto che con l’età si “migliora”!

  100. Monk

    @FDC
    Scusami la parola corretta era “nausea” e non “schifo”! Ma il significato non cambia, tant’è che scrivi anche: “Ciò che odio dell’insegnamento ai bambini? avere a che fare con i genitori!!!!!”.

  101. Monk,
    Avere a che fare con genitori ciechi che portano al tennis i loro figli per interesse egoistico è veramente penoso ed è la cosa più brutta dell’insegnamento. Confermo al 100%. Li ci vorrebbe lavoro mentale sui genitori e sarebbe persino consigliabile un approccio terapeutico. Ci sono poi genitori che si comportano in un certo modo per mancanza di prospettiva sportiva e li già si può cominciare a parlare e discutere. Ci sono anche quelli che hanno idee molto chiare e degli ottimi progetti. Per fortuna ci sono genitori e genitori e nel post che hai citato l’atteggiamento sbagliato da parte mia è aver generalizzato come se i genitori fossero tutti uguali.
    Sai cosa rivela uno studio americano ? Che una percentuale prossima al 60% dei ragazzi inizia a giocare a tennis spinti dai genitori. Fino, ai 12-14 anni i ragazzi vanno avanti perche i risultati gratificano la loro motivazione estrinseca, quando arrivano poi ai sedici anni e cominciano inevitabilmente a perdere lasciano lo sport perche mancano di motivazione intrinseca.

  102. stefano grazia

    Monk: di giri di walzer ne ho letti parecchi anch’io e su ogni argomento ma e’ anche vero che qualche volta scrivi sull’onda di un pensiero (e a volte anche sulla cresta dell’onta ! 🙂 ) e non sempre si puo’ per prendere come tavole della legge cio’ che si dice al Bar Sport, perche’ non dimentichiamocelo mai, le nostre-incluse quelle di fuor De Cabeza, sono tutte chiacchere da bar …
    Per rispondere invece a Nikolic, che mi chiede:
    “Stefano, mi dici un po’ una cosa?
    Come funziona con i Genitori nelle accademie americane e australiane dove sei stato?
    I Genitori possono assistere agli allenamenti?
    E quanto pagano per poter assistere?
    Quanto in una SAT?
    Trecento Euro al mese?”

    …anche di questo ho scritto e riscritto…LA PRIMA COSA CHE BALZA AGLI OCCHI ALLA BOLLETTIERI…e’ proprio che i GENITORI possono assistere agli allenamenti…mica solo i Genitori, tutti…tutti quelli che ,avendo pagato, hanno il badge di accesso alla struttura IMG…70 campi quasi tutti all’aperto, con la gente che passa fra un campo all’altro a guardare, assistere agli allenamenti e con i Coaches fieri di quello che stanno facendo e mostrando 365 giorni su 365 dalle 6 del mattino alle 9 di sera… E’ tutto perfetto e idilliaco? manco po cazzo…E anzi, piu’ il livello si innalza e piu’ il Genitore diventa Illuminato (e pretenzioso) si scoprono anche qui le magagne, vere o presunte, e anche qui ci sono Genitori e Genitori e Coaches e Coaches (anche se poi c’e’ un SISTEMA piu’ o meno corretto, una Guideline che dovrebbe governare il filo logico degli allenamenti… Ma e’ indubbio che comparato al VIETATO ASSISTERE A GENITORI< NEGRI,EBREI,COMUNISTI E FROCI che compare in certi circoli (o che e' sottinteso), sembra di essere su Marte…ATTENZIONE: io assisto MA NON DISTURBO…se disturbo, puo' essere che venga cacciato via…Se invece faccio domande cortesi all'inizio o alla fine,puo' essere anche che il Coach mi chiami sul campo per farmi vedere cosa dovrei far fare una volta a casa a mio figlio… Come fece lo stesso Nick Bollettieri chiamandomi, con mia somma sorpresa, sul campo mentre assistevo defilato e in religioso silenzio con la cinepresa in mano…E lui mi invito' dentro a riprendere da vicino e a riprendere LUI mentre mi spiegava… Questo lo fanno anche altri Coaches: con altri invece il rapporto e' stato meno idilliaco, soprattutto coi Preparatori atletici e questo perche' vedevano in me uno che si era andato a lamentare col Tennis director sulla efficacia di un certo tipo di PA (faccio presente pero' che gli stessi TENNIS COACHES la pensavano come me e che la separazione fra i due allenamenti-tennis e PA-era politica, dovuta alla sponsorizzazione della Harmour che pagava i Preparatori per TUTTI GLI SPORTS…cioe' all'interno dell'academy c'erano tennisti, rugbysti, calciatori, golfers, baseball players, etc e tutti poi facevano PA insieme… il che va bene per la polivalenza ma solo fino a un certo punto…
    VABBE', ma tornando alla domanda di NIKOLIC: sorry, ma in AMERICA puoi assistere tranquillamente agli allenamenti e valutare i coaches…Poi, certo, se sei un maleducato arrogante testa di cazzo, ti cacciano a pedate, te e il figlio… a me hanno cacciato solo il figlio :):):)
    Ma con tutti i coaches che mio figlio ha avuto, dentro e fuori l'Academy, non ho mai avuto problemi di dialogo…magari potevo non essere d'accordo e considerare l'interlocutore un inetto o un idiota (raramente, devo dire,e forse solo in una occasione) o viceversa, ma il principio e' che se mi paghi, puoi assistere e poi eventualmente decidere o meno se continuare.
    QUANTO PAGANO?
    Da Bollettieri, EVERT, MACCI…paghi parecchio ma paghi un ALL IN ONE … ma il principio e' lo stesso anche se vai da Coach privati al di fuori delle grandi academies e anzi, molti di questi coaches, con mio figlio hanno speso ore ad allenarlo senza chiedere nulla … E anche quelli che erano pagati, hanno spesso fatto extratime senza chiedere nulla…
    E' un Paradiso Terrestre? No, no way …ma e' un altro mondo.
    Il discorso della SAT non puo' essere paragonabile e comunque io non mi riferivo alla SAT/PARCHEGGIO/BABY SITTERAGGIO DEI BIMBI o anche SAT-MENS SANA IN CORPORE SANO…Quella va benissimo e se io potessi tornare indietro e abitassi in ITALIA avrei abbinato SAT -NUOTO-SOCCER-RUGBY-SCI…a seconda delle stagioni, a due-tre allenamenti per settimana, dai tre ai 10-12 anni, due o tre sport alla volta, incluso ippica,golf e fioretto, che ne so…Ma quello sarebbe solo sport per divertirsi e per capire se magari gli/le piace … a quel punto, della SAT chissenefrega, L'IMPORTANTE E' CHE IL 'TOPO' SI SIA DIVERTITO ..poi si vedra' …
    Ma io avevo, ahime', esigenze gia' diverse fin dall'inizio, soprattutto logistiche, anche se nel mio piccolo anche in Africa faceva una sorta di SAT, coi maestri locali alla Scuola o al Circolo …E uno poi non si stupisce che in Africa non nascano campioni…

  103. bernie

    Federico hai delle ragioni ma se io fossi un bambino di 6-7 anni (con la maturità di un quarantenne) preferirei avere un genitore che mi porta al tennis per motivazioni estrinseche piuttosto che uno che aspetta che io sviluppi le mie intrinseche….e che mi lascia a casa sul divano a giocare a Nintendo o Ipad..
    Quale bambino di 5 6 anni approccia l’atletica, la ginnastica artistica, il nuoto, lo sci, il violino, il pianoforte, la chitarra ecc. ecc. ecc. per reali motivazioni intrinseche?
    Forse l’unico sport è il calcio che propone un aspetto ludico immediato e che richiede poco apprendimento tecnico, quindi divertimento immediato senza troppo sforzo.
    Possiamo pensare che qualcuno diventi forte in uno sport per motivazioni interamente intrinseche, per volontà personale senza essere spinto e incoraggiato dai genitori? Io vedo con più fastidio genitori che si svegliano quando i buoi sono scappati, e incoraggiano i figli a fare sport all’età che ormai li rende perfetti impediti con tutto ciò che ne consegue, magari da obesi in un contesto familiare di obesi.
    L’idea mia è che devi sviluppare più schemi motori che puoi prima dei 10 anni, fare apprendere ai ragazzi diverse discipline, se possibile, dando al tennis l’attenzione che è necessaria per sviluppare un buon giocatore.
    Poi se si stufano a 14-15-16 anni amen si risparmia tutti ma non saranno dei perfetti impediti e potranno riciclarsi in altre attività sportive che richiedono coordinazione e discrete capacità aerobiche. Saranno comunque formati con una buona attitudine sportiva e avranno sviluppato un bagaglio di esperienze.
    L’età critica dei 16 anni per i maschi e anche prima per le femmine rimane comunque in tutti i casi, qualunque attività facciano. Guarda caso coincide con lo sviluppo ed il passaggio ad una fase più matura della vita con le difficoltà che questa porta in dono (scolastiche perlopiù ma anche di relazione e di primo distacco dalla famiglia).

  104. Bernie,
    Ti porto il mio caso personale. I miei genitori non mi hanno mai portato di loro iniziativa su un campo che fossedi calcio, tennis, basket, palla a volo etc. Ma a casa non mi sono mai mancati una palla da calcio, una racchetta, un pallone da basket etc. Sono stato io a prendere una racchetta ed iniziare a giocare in casa, contro un muro, a guardare con interesse il tennis in tv. È stato allora che i miei genitori mi hanno portato a prendere lezioni di tennis. E la stessa cosa hanno fatto con la musica. Ma sono sempre stato io a scegliere. Loro mi hanno dato degli stimoli ma poi sono stato io a scegliere e ad assumermi la responsabilità della mia decisione.

  105. bernie

    Si anch’io ho fatto così con il tennis e infatti sono una chiavica ho 52 anni sono 3,5 per disgrazia ma in realtà sono un 4.1 a vita finchè reggono le gambe.
    Invece a sciare ho cominciato a 2 anni 1/2 con i miei genitori, agonismo precoce, sono diventato facilmente maestro a 18 anni, ho gareggiato per tanti anni a ottimi livelli e tutt’ora ho risultati a livello nazionale e internazionale nella categoria master nonostante numerosi infortuni. Con un po’ più di attenzione e di fortuna poteva scapparci un campione, andavo solo coltivato meglio negli anni dello sviluppo che è arrivato tardi.
    Cosa voglio dire….che né io né tu (sospetto, magari sei un seconda categoria!) nel tennis abbiamo raggiunto livelli dignitosi nonostante la nostra passione (tardiva) ma fortemente voluta.
    Il tennis è una brutta bestia. Basta sentire le storie di quelli che ci sono riusciti, che sono simili a quelle delle moltitudini che non ci sono riuscite.
    Il tuo è un ottimo metodo per sviluppare personalità ma non per provare a creare un giocatore di tennis, secondo mio modestissimo parere. Il processo di maturazione che ti fa fare quelle scelte arriva troppo tardi e si rischia di perdere le abilità fisiche intrinseche del bambino.
    Ormai precocità è la parola d’ordine. Nel pattinaggio cominciano prima dei 5 anni. Ginnastica artistica idem. Danza idem..
    Se lo sport è di abilità non si può perdere tempo. Diverso per gli sport aerobici di resistenza e fatica. Lì ci puoi arrivare tardi non serve particolare abilità. Ma anche un nuotatore deve sviluppare acquaticità prima degli 8 anni, imparare a nuotare e stare in acqua. Poi sei perduto se non sei un fenomeno.

  106. pulsatilla

    Ringrazio nell’ordine Stefano Grazia, Bernie (sempre impeccabile e misurato) e kaiser sose.
    Probabilmente Nikolik si starà ancora chiedendo come mai queste persone hanno impietosamente sconfessato la sua fragile architettura di pensiero monolitico.
    In realtà Nikolik, come un orologio rotto che una volta al giorno segnala l’ora giusta malgrado la paralisi della lancetta, dice talvolta cose giuste.
    Ebbene sì, è vero, esistono genitori rompicoioni, incompetenti, ossessivi con i figli e con i maestri…
    ma codesti genitori è sufficiente metterli fuori con un calcio in culo, oppure, più civilmente fare opera di prevenzione informandoli sulla qualità delle regole. “le regole sono queste, se non le rispetti, tu genitore devi stare più lontano possibile”.
    Se così non succede, se addirittura i sedicenti maestri osano sconfessare pure mamma Fit, tanto idolatrata dal nostro difensore di cause perse, la quale mamma non perde occasione per affermare che i genitori sono parte integrante del progetto, che devono essere educati etc…etc…in un bailamme di chiacchiericcio neopolitico che ahimè fa venire il voltastomaco, tanto è vacuo nella sostanza realizzativa…se così non succede – dicevo – il motivo è molto semplice e non c’è stato uno, uno solo che abbia avuto la chiarezza di dirlo.
    Il sedicente maestro non vuole genitori fra le palle perchè vuole fare i cazzi suoi, i quali quasi mai coincidono con l’interesse di crescita tennistica del bambino.
    Non c’è un altro motivo.
    Ora io, se la Federazione conservasse un minimo di decenza, cosa di cui dubito alquanto, le proporrei di vietare tassativamente ai circoli Fit di impedire l’ingresso ai genitori,
    In caso contrario sarebbe la Federazione stessa a smentire se stessa, oltrechè a smentire il povero Nikolik, già smentito da tutti coloro che ha tirato in ballo, a partire da Stefano Grazia.

  107. bernie

    Attenzione io parlo dello sviluppo di un atleta (tennistico o altro sport di abilità) non di un ottima personalità, il più equilibrata possibile, per affrontare le insidie della vita moderna. Per fare bene quello sospetto che l’agonismo andrebbe messo in secondo piano sempre finchè non diventa una scelta prettamente personale, come suggerisci tu. Mi piace confrontarmi, non ho la presunzione di insegnare niente a nessuno, solo che non possiamo raccontarci storielle. I campioni nascono quasi sempre in famiglie fortemente motivate. Che alcune di queste siano patologiche è ovvio. Di Sampras ce n’ è stato uno, ed ha avuto fortuna nell’essere seguito, per contro tanti Agassi, Graf, Seles, Wozniacki ecc. ecc. e come loro schiere di emeriti sconosciuti.

  108. Bernie,
    Fino ai 10 anni la cosa importante è acquisire buoni schemi motori di base e questo lo si fa con la multi discipliarità. Il che vuol dire che un ragazzo puo giocare a tennis tranquillamente due volte alla settimana e praticare altri sport. Ci sono molti giocatori che fino all’età di 11\12 anni ancora non avevano deciso quale sarebbe stato il loro sport. Il tennis è un gioco in cui si perde molto spesso. E se il ragazzo non è fortemente motivato alla lunga si stufa di perdere. I bambini che cominciano presto a 4\5 anni hanno facilmente vantaggi competitivi nel tennis junior. Questo accentua ancora di piu le delusioni verso i 16 anni quando la crescita fisica e le capacità di gioco diventano più o meno similari e finiscono i vantaggi derivanti dall’iper specializzazione precoce. Ci sono dunque pro e contro. Ricorda chel’obiettivo più importante è a lungo termine, cioè che i giocatori costruiscano delle abilità e che siano competitivi nel tennis senior. Ricorda che il ciclo di rendimento massimo di un giocatore avviene mediamente per 8\9 anni. E questo è meglio che succeda nel tennis maschile dopo i 20 anni (per il tennis femminile un po prima)

  109. Giorgio il mitico

    x tutti

    ho riletto con attenzione l’intervista ed in fondo il maestro Minighini ha organizzato la propria attività operando su 2 circoli, uno si dedica soprattutto al tennis di base mentre l’altro si dedica principalmente ai giocatori che puntano ad un agonismo più importante.

    Mi pare di capire che la cosa funziona e mi pare di capire che questo modello organizzativo assomiglia alla mia vecchia idea di obbligare gli agonisti a tesserarsi per 2 circoli in contemporanea.

    Infatti se tutti fossero tesserati per 2 circoli sarebbe inevitabile che un circolo si dedicherebbe di più ad un tennis più ludico e comunque di un profilo agonistico meno spinto, mentre l’altro circolo accoglierebbe i ragazzi più ambiziosi e con maggior interesse verso un tennis agonisticamente più intenso, penso quindi che il nostro maestro sia un bravo tecnico ed un bravo organizzatore in quanto opera su 2 circoli con 2 target diversi di giocatori.

  110. Nikolik

    Oh, no, no, Sefano non mi ha affatto smentito, anzi, anche perché, ammetterete, conoscevo già la risposta, perché sono stato un suo grande lettore e ricordavo i suoi racconti, quindi non gli avrei mai posto quella domanda se sapevo che mi andava contro!

    Stefano ha confermato quello che ho detto!
    Scusate, se volete assistere agli allenamenti attaccati alla rete, pagate, andate in queste accademie dove tutto è concesso, basta pagare, si pagano anche le rotture di scatole dei genitori, è tutto compreso nel prezzo, si paga tanto e si riceve tanto.

    Se andate nel circolo sotto casa e spendete trecento euro al mese, ma che pretendete?
    Che il maestro, per trecento euro al mese, tolleri anche i genitori attaccati alla rete pronti a questionare?
    Ma via.
    È già tanto, per quella cifra, che insegni a tennis ai bambini.
    Figuriamoci se ha voglia di questionare con i Genitori.

  111. Pier

    Gira e rigira il nocciolo é sempre quello:se paghi molto ottieni un degno servizio altrimenti mettiamocela via e stop.Ma i campioni spesso crescono da situazioni disagiate ,da un profondo intimo desiderio di emergere .Ricordo alcune immagini,Maradona con la palla di stracci,i neri nei campi da basket di periferia,gli slavi con racchette e scarpe usurate.Da un bacino d’utenza più ampio le possibilità di avere un buon giocatore inevitabilmente aumentano.Ma come si fa?La Fit non aiuta,gli sponsor ormai son pochi e cercano una diversa visibilità,e se i genitori non sono benestanti adios sogni.A meno che i circoli non decidano di investire qualcosa su un ragazzo promettente.Per farlo occorre che la struttura sia sana e forse presenti nel proprio statuto tale finalità.Se il ragazzo ha il fuoco dentro accetterà di allenarsi nelle ore più libere,magari senza riscaldamento alle volte ma in cambio saprà che qualche incordatura sarà in omaggio ed avrà palline a disposizione.Non é elemosina,in altri sport questo avviene da sempre.La Sat,i soci,possono servire anche ad agevolare i giovani agonisti riducendone i costi per l’attività.

  112. pulsatilla

    La tesi di Nikolik non fa che peggiorare la sua povera situazione.
    In pratica sostiene che pagare 3 o 400 euro mensili per un allenamento che il più delle volte è ridicolo, sia una somma irrisoria. tralascio di commentare questa opinione che, considerata la situazione economica in Italia, sarebbe offensiva per chiunque di buon senso.
    Ma l’aspetto più preoccupante della sua tesi è nel sostenere che, visto che si paga una cazzata, allora il genitore non ha diritto ad assistere all’allenamento.
    Comunque la si rigiri questa affermazione è priva di senso logico.
    Se tu genitore paghi non meno di mille euro al mese allora hai diritto di entrare dentro il pallone, se paghi meno non puoi entrare.
    Io sono allibito.
    ma si può affermare un’assurdità del genere?
    E lo sport? E i valori dello sport? Tutto ridotto a una mera tratta di vacche e di denaro? E quei valori di cui accennava Bernie che cementano l’intesa fra padre e figlio, il figlio che chiede di essere visto da suo padre perchè è felice quando il padre lo guarda allenarsi e il padre che gode quando vede il figlio allenarsi bene? Tutto ridotto al macero. Tutto ridotto a una questione di vile denaro.
    Ora capisco molte cose. Nikolik, col suo cinismo modernista, non è che l’emanazione di una mentalità che via via risale fino ai vertici della Federazione. Tutti uguali, impressi con uno stampo, tutti in serie.
    Se paghi tanto, il figlio si può allenare bene e il genitore può assistere, se paghi meno il figlio si accontenta e il genitore aspetta fuori dal pallone.
    Che tristezza.
    Che squallore.
    Genitori che avete un minimo di dignità, fatevi sentire presso le sorde orecchie dei mercanti della Fit, per l’abolizione di questa regola infame che vieta l’ingresso ai genitori, fatevi sentire e fateli sentire per quelli che sono…

  113. @ bernie

    Nulla viene per caso nella vita, ma il caso ci mette lo zampino e ti traccia il percorso…
    Per quello che mi riguarda fino a 7 anni multilateralità spinta (bici, cortile, giardino, mare), tant’è che mi fratturo il radio destro e per rinforzarlo inizio a giocare a tennis (a 9 anni).
    Nel ’64 vinco le batterie della Liguria per la Lambertenghi a Milano, ma quell’estate la mia famiglia si trasferisce a Trento dove per 6 mesi si scia e 6 mesi si gioca a tennis (i palloni pressostatici a piazza Venezia sono arrivati qualche anno dopo). Ovvio, inizio a sciare, ma il tennis agonistico va a pallino diventando.. tennis professionistico (ricordate la discussione di qualche tempo fa?).
    Ognuno di noi riguardando il proprio percorso di vita diventa un sostenitore della Teoria dei Mondi Paralleli… Se non mi fossi rotto il polso avrei iniziato a giocare a tennis? O se il Paolo vincitore della Lambertenghi 1964 fossi stato io e non Bertolucci?
    Morale per certi Genitori : cercate pure la ricetta magica per il vostro Campioncino, ma attenti al gradino!

  114. atti

    Cominciamo col dire che durante le ore di allenamento delle scuole agonistiche, i genitori entrano, e ci mancherebbe. Questo è un falso problema.
    Non ho notizie di scuole agonistiche dalle mie parti dove i genitori con figli che fanno agonismo dai 10-12 anni in su’, non possono entrare e vedere l’allenamento eo parte dell’allenamento.
    A me è capitato SOLO una volta di non poter assistere all’allenamento, e dipendeva da un tecnico federale che al CP non voleva i genitori…ma con tutti gli altri tecnici federali MAI avuto problemi ad assistere, anzi. Idem con i maestri.

    Il “problema” di non entrare, riguarda le scuole SAT, laddove il periodo coincide con i corsi sotto i palloni eo strutture coperte.
    Dunque qualche circolo ritiene di evitare inutili via vai all’interno dei campi, e ne vieta l’ingresso.

    E a dire il vero molte volte mi è capitato di vedere nei corsi SAT, genitori all’interno delle strutture, che raccolgono palline, tentano di parlare col maestro fin che fa lezione, eo peggio si mettono a soffiare il naso al figlio, a parlargli etc etc.

    Da Bollettieri assistono?
    Primo perché non hanno campi coperti e i genitori stanno seduti FUORI campo, secondo perché dal Bolletta non c’è la SAT, terzo perché i genitori o vivono lì nell’accademy con i figli eo abitano a migliaia di km….quindi parliamo di ben pochi genitori.
    Il costo della retta non c’entra nulla.

    Semmai da noi c’è a volte anche il problema opposto, il maestro si relaziona talmente tanto con i genitori, che si dimentica di…allenare !

    Certamente le scuole di addestramento SAT non fanno qualità (tranne rari casi).

    La scuola SAT serve al circolo SOLO per fare cassa.
    Il tennis agonistico germoglia laddove i genitori VOGLIONO che succeda, con buona pace di Nikolik.
    Infatti condivido le considerazioni di Bernie.

    Cio’ detto, è‘ anche vero che, per la maggior parte dei ragazzini, fare la SAT è solo un divertimento e MAI si impegnerebbero per qualcosa di piu’ di passare un ora beata. Idem la maggior parte dei loro genitori.

    Noi genitori un po’ piu’ scafati, inorridiamo ad ogni lezione SAT che vediamo, perché osserviamo tutto SOLO in ottica professionismo.
    D’altronde inutile essere ipocriti, giocare a tennis costa parecchio, dunque o fai da te eo devi essere disposto a spendere, a seguire in prima persona, a scegliere ANCHE di spostarti molto lontano pur di far allenare bene tuo figlio.

    Se qualcuno pensa che si possa diventare dei pro solo grazie all’aiuto economico della FIT eo del circolo, sta sognando a occhi aperti.
    Fermo restando l’investimento obbligato della famiglia, gli aiuti dovrebbero venire in altro modo, campi gratis per chi fa agonismo serio, accesso gratuito ai tornei nazionali, supporto con materiale tecnico, scontistica sui trasporti etc…

  115. Pier

    Atti
    condivido il tuo pensiero ma c’è un “ma”: tra la sat e la propedeutica al professionismo c’è un’intero mondo di onesti agonisti che meriterebbero comunque maggior attenzione e che andrebbero aiutati.La federazione deve giustamente seguire le eccellenze ma credo,per il bene del movimento,che il sistema dovrebbe trovare una soluzione anche per loro.Conosco un circolo dove si fa un buono premio per l’atleta che ha conseguito dei buoni risultati agonistici/scolastici e vi garantisco che altri ragazzini grazie a quest’esempio si stanno impegnando sui due fronti.La Sat,l’agonistica “normale”(non quella di Nicoxia,quella è un’altra cosa) non sono carne da macello ed io come genitore devo poter vigilare perchè non sono un pollo( o un polletto) da spennare.

  116. atti

    Pier,
    Se è solo per il concetto di spennare…siamo TUTTI potenzialmente da spennare …anzi in buona parte già spennati a dovere !!!

    D’altronde il tennis è uno sport costoso, sempre piu’ costoso man man che cresci, se proporzionato ad altri sport, e direi anche molto dispendioso in termini di tempo da dedicare.
    Sto dicendo banalità che si sanno….ma sempre meglio ribadirle.

    Ora (parlo in generale) se si vuole praticare seriamente, aldilà del livello ed obbiettivi, e non si è soddisfatti di dove ci si sta allenando, si puo’ sempre cambiare circolo, oppure fare altre scelte, meno ore di agonistica e magari qualche ora con sparring eo maestro privato, etc etc.
    Se hai voglia di giocare trovi il modo.
    Come vedi anche qua nel blog ci sono varie strade, nonchè opinioni spesso diametralmente opposte circa il tipo di percorso.

    Mia figlia per allenarsi, da quest’anno deve prendere il treno tutti i giorni, oltre ovviamente a frequentare un normale liceo statale.
    Altre ragazzine si sobbarcano un ora e mezza di andata e altrettanta di ritorno pur di allenarsi in quel circolo.

    Dunque è sempre una questione di scelte, e ovviamente a lamentarsi si fa prima che a percorrere altre soluzioni.

    Se fa fatica a trovare un coach all’altezza uno come Quinzi, figuriamoci tutti gli altri….
    e Quinzi non è certamente uno irrilevante per mamma Fit…

  117. Pier

    Atti
    concordo su tutto.Cerco solo di buttare là qualche idea per trovare piccole soluzioni al problema. Se la situazione non va abbiamo sempre la possibilità di cambiare ma alle volte risulta impossibile, quindi lotto contro i mulini a vento per cambiare lo status quo.Mi diverte vedere giocare i ragazzi, sentire il suono della palla e l’odore delle corde nuove e mi ricordano quando , seppur fossi negato, trascorrevo l’intera estate a giocare con gli anziani cercando di prendere quei malefici slice…e vorrei che un giorno mia figlia ed altri avessere quelle nostalgie.Sempre meglio che rincretinirsi col cellulare va.

  118. bogar67

    A mio avviso se si va dietro al sistema FIT e dei maestri prima dei 14 anni non farai mai una che ha una benchè minima possibilità di diventare una giocatrice ma vorrei essere smentito da Jasmine Paolini 🙂 sempre che il padre come il buon monet non andava oltre l’allenamento al circolo che pure era di qualità visto i risultati conseguiti nel complesso da quel tipo di insegnamento.

    Si diventa giocatrici o giocatori se il ragazzo appartiene a una di queste quattro categorie:

    1) Figlio/a di maestro;
    2) Figlio/a di benestante;
    3) Figlio/a di socio influente, cioè con genitore capace di spostare le migliori risorse del circolo sul figlio/a;
    4) Figlio/a di genitore patologico, cioè con genitore che vive la sua quotidianità in funzione del tennis del figlio/a;

    Se non si appartiene a una di queste quattro categorie per svariati motivi secondo me nessuna possibilità di farcela!

  119. susy

    Quando c’è da parlar male Pulsatilla è sempre in prima linea ma che problemi ha questo tizio? Non si può essere sempre cosi rancorosi e invidiosi e mi fermo qui………….

  120. topics

    bogar67

    “Si diventa giocatrici o giocatori se il ragazzo appartiene a una di queste quattro categorie:
    1) Figlio/a di maestro;
    2) Figlio/a di benestante;
    3) Figlio/a di socio influente, cioè con genitore capace di spostare le migliori risorse del circolo sul figlio/a;
    4) Figlio/a di genitore patologico, cioè con genitore che vive la sua quotidianità in funzione del tennis del figlio/a.”

    Scusami se ho letto solo ora il tuo post. Non ti si può non dare ragione, perchè i quattro punti comprendono tutto il panorama dei genitori/famiglie/circoli possibili. L’unica che hai lasciato fuori è solo quella del ragazzino che vuole realizzare un suo personalissimo sogno e che riesce solo con il suo porsi a catalizzare su di se le attenzioni dell’ambiente (inteso come Circolo – maestri – soci – amici – chiunque possa dargli una mano).
    L’unica cosa è che sostieni “si diventa giocatori/giocatrici” (intendendo penso giocatori professionisti o lì vicino) … mentre io direi “si ha la possibilità di diventare giocatori/giocatrici”, perchè, come ha detto qualcuno in un post precedente, se hai il cavallo giusto puoi provarci ma se hai un ronzino … puoi avere tutti i soldi e le capacità che vuoi ma non puoi farne un campione.
    Posso dirti però una cosa: Credi in tua figlia? Vedi in lei anche una sola cosa che ti esalta e che vedi in poche altre o addirittura in nessun’altra? Pensi che abbia qualcosa che vada oltre al saper solo buttare dall’altra parte una pallina in modo seppur eccellente e che valga la pena di lavorarci su per permetterle di esaltare questa sua qualità e farne una caratteristica del suo gioco?
    Che ti costa provarci mettendogli a disposizione quello che puoi?
    Potrà non riuscire a raggiungere quello per cui si è lavorato duramente ma non potrai mai fallire e anche lei non potrà mai nemmeno pensare di aver fallito ma solo di averci provato con tutta la sua volontà.
    Credo che Bernie in un post non recente abbia chiesto qualcosa del genere: “Scambio duro e prolungato con palla dell’avversario in recupero che ritorna nel campo di tuo figlio alta e a metà campo. Cosa preferisci che faccia: arretri e, in sicurezza, continui a scambiare con palle profonde oppure … schiaffo al volo con percentuale di rischio altissima?”. Ecco, in mio figlio vedo questo di diverso da tanti e l’ho visto tantissime volte, l’ultima proprio domenica scorsa: match point contro un 4.1 adulto che alza una palla a metà campo per mettere in difficoltà un bambino comunque piccolo di statura (,1,56) … schiaffo al volo, altro recupero uguale , schiaffo al volo, terzo recupero ancora alto a metà campo … schiaffo al volo definitivo e match! In un panorama di regolarità e di ricerca degli “zero errori” con pochi rischi, la diversità che vedo è questa: sana cattiveria agonistica e spregiudicatezza unite a potenza, anticipo (che qualcuno mi ha detto in realtà “rubare il tempo all’avversario”) e sufficiente tecnica. Io credo in lui e se non va … ci saremo comunque divertiti da matti e mi sarò goduto la sua adolescenza (Osti! Dimentico che ho anche una figlia gemella! Devo inventarmi qualcosa per lei.).
    Se ti capita di venire in Lombardia fammelo sapere (Alessandro logicamente sa come rintracciarmi) … tanto hai detto che ti costa quasi meno che spostarti dall’altro capo dell’Isola. Così ci scambiamo un sacco di impressioni.

  121. bogar67

    topics scrive
    In un panorama di regolarità e di ricerca degli “zero errori” con pochi rischi…..

    Dobbiamo avere sempre in mente che quando i bambini commettono errori il loro corpo sta sperimentando, senza errori il processo d’apprendimento motorio sarebbe bloccato permanentemente “nessun errore motorio nessun progresso motorio” ( teoria dello schema R.Smith 1975)

    Alcune bambine fanno molti errori e tutto dipende dalla loro emotività, dal loro carattere portato alla aggressività esasperata specie con il desiderio di rivalsa se si trova di fronte con cui si ha già perso, per questo motivo ritengo che la parte gestire nella fase che va dai 10 ai 14 anni sia più quella caratteriale.

    Topics
    Cosa preferisci che faccia: arretri e, in sicurezza, continui a scambiare con palle profonde oppure … schiaffo al volo con percentuale di rischio altissima?

    Anche questo dipende molto dal carattere, un bimbo caratterialmente riflessivo torna indietro e ricomincia il punto e magari a 10 anni vince anche il lemonbowl, un bimbo o una bimba che gioca istintiva ed aggressiva va avanti e al 90% adesso sbaglia, a 14 anni a forza di sbagliare punto al 99%!!!

  122. Sergio Pastena

    Non ho letto tutti i commenti, che son tantini, ma credo che il succo della questione sia riassunto dalla spassosissima frase del Niz su “Spazio Medicina”.

    Il fatto è che gran parte dei genitori rivendicano una partecipazione nella crescita del figlio e questo è sacrosanto. Mentre alcuni, però, pongono dei confini ragionevoli, della serie “Giudico il maestro sui risultati che ottiene e se non arrivano cambio”, altri si rifugiano nella pericolosissima tendenza al fai-da-te basata sulla convinzione che se studi una cosa e ci metti impegno diventi automaticamente un “pro”.

    Poi finisce che si parla di storie di successo di atleti che hanno vinto “Grazie al fatto che li allenava il padre” mentre la frase corretta sarebbe “Nonostante li allenasse un genitore convertito in sei mesi da tecnico del catasto a coach di tennis”. E sì che per avere successo in quel caso ci vuole talento a strafottere.

    In fondo è lo stesso meccanismo per cui si finisce a cercare i sintomi delle malattie su Google perché tanto “Dei medici non ci si può fidare” e magari ci si cura con impacchi di papaya e cacca di koala (con viva e vibrante soddisfazione del koala) perché su Facebook nel gruppo “Cure alternative che la perfida Kasta ci tiene nascoste” dicono che è un toccasana per i reumatismi.

    Tanto il dilettantismo allo sbaraglio in Italia è la regola, altrimenti non manderemmo certa gente in Parlamento.

  123. nicoxia

    Sergio Pastena,peccato però che non si possa dire nonostante i maestri è diventato forte,e si perchè forse non te ne sei reso conto che è perchè c’è propio il dilettantismo da te evocato che il genitore si deve mettere in gioco.

  124. bogar67

    Sergio Pastena
    Condivido quello che ti ha scriitto nicoxia. Mi pare comunque che tu non conosca le dinamiche del tennis giovanile, ne i costi che questo comporta per i genitori. Probabilmente per fare la pizza chiamerai sempre il professionista pizzaiolo ma ti assicuro che spesso la pizza fatta in casa ha un sapore migliore perchè è fatta senza fine di lucro, con costi minori e con ingredienti di qualitá perchè sei tu stesso che devi mangiarla.

  125. nicoxia

    Pastena,senza polemica,la biomeccanica si può studiare così come tutto il resto ma la personalizzazione come per la pizza di bogar,la può fare solo il genitore perchè gli lngredienti che mancano va a cercarli dove ci sono,cosa che solo i maestri consapevoli del loro valore e che non temono la concorrenza sono in grado di fare,e se esistessero ci si potrebbe anche iscrivere a due circoli come dice utopicamente Giorgio il mitico.

  126. nicoxia

    Pastena,qualcuno esiste ma non la pensa come te sui genitori,propio perchè non ha nulla da temere sa come relazionarsi.

  127. Sergio Pastena

    Vale quanto detto sopra: se un maestro è visibilmente un dilettante allora si cambia maestro. Se un medico non mi cura io cambio medico, non comincio mica a prescrivermi le medicine da solo: nel primo caso “cerco gli ingredienti dove ci sono”, nel secondo mi attribuisco competenze che non ho, fatti salvi ovviamente i casi di genitori che quelle competenze ce le hanno per formazione ed esperienza. E per formazione ed esperienza non intendo aver letto qualche libro di anatomia.

    La questione del “cercare gli ingredienti dove ci sono”, tra l’altro, è logica solo se piazzata entro precisi paletti: vedo se un tecnico porta risultati, se non li porta mi rivolgo a un altro, cosa che è ben diversa dal rivolgersi a un altro solo perché si pensa che quel tecnico i risultati non li porterà. La cosa, peraltro, spesso è una comoda scusa per cercare un tecnico più malleabile che consenta ai genitori di mettere bocca su tutto e che sarà difeso a oltranza anche se pensa che “stop volley” sia un comitato di protesta contro la pallavolo.

    Vale sempre il paragone del medico: se lo cambio se dopo un po’ sto ancora male la cosa ha una sua logica, se lo cambio perché leggo la sua ricetta e penso che con quelle medicine non guarirò, mi attribuisco competenze per giudicare che non ho.

  128. nicoxia

    Pastena,visto che noi genitori non abbiamo le competenze per poter valutare,tu che ne hai sicuramente più di noi mi fai una decina di nomi in Lombardia che hanno ottenuto risultati evidenti che in futuro ci faranno sperare nei fatidici top cento.
    Perchè a chiacchere siamo capaci tutti.

  129. pasanen84

    Giusto per non lasciare solo Nicosia..sergio..senza offesa..se non hai letto tutti i commenti stai zitto.. Non puoi arrivare sul finire della discussione a pontificare.

  130. bogar67

    Sergio Pastena
    visto che noi genitori non abbiamo le competenze per poter valutare, tu che ne hai sicuramente più di noi mi fai solo tre nomi di maestri o tecnici in Sardegna che hanno ottenuto risultati evidenti a livello under e Junior in generale, io sono meno ambizioso di Nicoxia 🙂 non aspiro a top 100!! 🙂 🙂

  131. Monkey71

    Io sinceramente ho capito quello che intende Pastena e concordo con lui…il problema è che per dedicare tempo e personalizzare il lavoro il Maestro va ben pagato e non tutti (quasi nessuno) possono permetterselo…

  132. Monkey71

    Scusa Bogar però la questione è posta male…
    questi maestri hanno qualcuno che li paga per lavorare tre-quattro ore al giorno individualmente con uno junior?
    Cioè la domanda alla fine è sempre la stessa,tu segui tua figlia 3-4 ore al giorno 5 volte a settimana,se avessi la possibilità di farla seguire per lo stesso numero di ore da un Maestro pagato per seguire solo lei sei convinto che ci sarebbero più o meno probabilità che tua figlia migliori?

  133. bogar67

    Monkey71

    Ma anche se trovano qualcuno disposto ad investire quasi tutti non hanno la cultura tennistica per poter mandare avanti un programma di crescita personalizzata. I bimbi alla fine si stuferebbero a fare le stesse cose, gli stessi esercizi. Infatti una delle più grandi preoccupazioni che dovevo avere secondo molti era il fatto che la scelta di personalizzare avrebbe fatto annoiare la bimba fino all’abbandono precoce che mi avevano sarcasticamente pronosticato entro pochi mesi e invece siamo ancora in corsa dopo 2 anni, nel frattempo sempre rimanendo che dal punto di vista mentale trattandosi di bambini hanno i loro tempi dal punto di vista tecnico e atletica sono più che soddisfatto.

    Poi tornando ai costi, infatti ho sempre scritto che fino a 14 anni i figli dei maestri e delle categorie sopra elencate anche da topics sono avvantaggiati e cmq io vivo in una cittadina dove per andare dai maestri che dicono loro 🙂 di fare qualità nei circoli devo consumare benzina e rimanervi tre o quattro ore buttato al bar. Nella maniera come mi sono organizzato sotto casa le ore di allenamento sono nette, nel senso senza tempi di percorrenza e questo permette di studiare. In poche parole Monkey71 spendo quanto la sat prima ma adesso personalizzo.

  134. Monkey, Bogar,
    in accademia in cui dati i costi ci dovrebbe essere ultraspecializzazione e personalizzazione massima, spesso manca attenzione, cura e qualita nel lavoro con l’atleta specifico. E voi la pretendete addirittura a livello di circolo? La gestione di 4 polli in batteria costa molto meno di una gallina in un pollaio.

  135. Bogar,
    Affinche un bambino possa assimilare un colpo (tecnica) o un movimento (atletica), le informazioni devono essere prima elaborate ed accettate dalla parte mentale. Ne viene da se che se un bambino è in grado di fare certi esercizi tecnicamente e fisicamente, è in grado anche di fare certi lavori mentali. Ma cosi come esiste una metodologia di lavoro tecnico ed atletico specifica per i bambini, esiste la stessa cosa per la parte mentale. Sono pochissimi però coloro che hanno la pazienza, la costanza, il tempo e soprattutto l’avvedutezza di lavorarci sopra e non dico a livello individuale (sarebbe un’utopia!!!) ma neppure a livello di gruppo.

  136. nicoxia

    Federico ,perfetto è questo che la maggior parte Pastena compreso,non capisce,non è una questione di soldi,anche chi li ha non trova,le competenze le devi cercare dove ci sono,per esempio io le mie le ho trovate a distanza di 5000km 500km la tua 50km e per fortuna le altre 4 sono riuscito a portarle sotto casa.

  137. nicoxia

    Federico è tre anni che ci lavoro a livello individuale aiutato dal tuo libro,certo sono un taxista ignorante ma cerco di fare il mio meglio.

  138. nicoxia

    Pastena a Milano ci sono accademie con centinaia di allievi,circoli ricchi con centinaia di giocatori,dimmene una che lavora in modo da portare qualcuno nei top cento così possiamo valutarla insieme,anzi potete io sono un genitore quindi non in grado di valutare.

  139. Nico,
    il mio discorso è diverso. Un bambino inizia a giocare a tennis a 8 anni o anche prima. Può fare lavori tecnici ed atletici specifici per la sua età. Ma per il 99.9 % degli addetti ai lavori la parte mentale è tabù, No!!!!! assolutamente no, un bambino così piccolo non può lavorare secondo il pregiudizio di tutto l’apparato dirigente ed educativo sulla parte mentale!!!!.
    Si tratta di un grossolano errore pedagogico.
    Secondo te è più facile didatticamente impostare un gesto ad 8 anni e svilupparlo armoniosamente nel tempo o iniziare il processo a 14 anni dopo che per 6 anni il gesto è stato lasciato al caso ed in qualche modo si è gia automatizzato ed interiorizzato?
    Non sto alludendo al tuo caso specifico, è un discorso generalizzato, perchè è cio che avviene nel 99.9% del percorso formativo dei tennisti in Italia.

  140. Silvano Papi

    Ci sono genitori che non soddisfatti della qualità dell’insegnamento nella scuola dell’obbligo sottopongono i figli a sedute di matematica, italiano , o esercizi di calligrafia… i risultati sono buoni, migliorano anche in maniera sensibile, ma è garanzia di futuri successi? Aumentano le possibilità che questi bambini diventino dei giornalisti di successo o brillanti ricercatori? La risposta non è retorica anche se viene spontaneo e ragionevole rispondere no, potrebbe essere si se il genitore che si aggiunge al professore fosse capace di suggerire un “metodo” di studio e non solo ore di applicazione, dovrebbe essere capace di appassionare il figlio alle materie oggetto di approfondimento e non ottenere impegno solo grazie al legame, dovrebbe essere un esperto della materia, infine non dovrebbe mai perdere di vista che il figlio è altro da lui e che lavora per migliorare la sua cultura e per vivere meglio in futuro, non per vincere un Nobel. Immagino che molti genitori/Coach pensino che stanno facendo esattamente questo, che i loro figli si divertono con loro, che non uscirebbero mai dal campo….
    Tornando al tennis infantile è fin troppo facile ottenere risultati soltanto con l’applicazione, le vittorie fioccano, i risultati under e junior (8/12 anni) come dice Bogar arrivano ma come tutti sappiamo raramente preannunciano carriere lunghe e di successo. I motivi sono vari: non erano dei potenziali campioni questo è il motivo n° 1, o forse potevano esserlo ma sono partiti di scatto pensando che il traguardo fosse lì a pochi passi e invece stavano correndo la maratona, si sono guadagnati qualche flash al passaggio del primo chilometro e poi scomparsi come quasi tutti i mini campioncini del tennis. Gli obbiettivi a volte troppo ambiziosi: TOP 100 nel linguaggio comune sembra ormai quasi riduttivo, top 100 nel mondo! Non fraintendetemi è lodevole sognare ma ancora più importante godere del percorso e invece il percorso dei piccoli tennisti è spesso troppo noioso e poco “avventuroso”.Troppo legato ai risultati che infiammano o deprimono la famiglia, in poche parole il genitore in perfetta buona fede si appropria del gioco e con motivazioni a volte anche condivisibili, si convince che soltanto lui può realmente dare il massimo. In bocca al lupo!

  141. nicoxia

    Silvano Papi,il genitore è l’unico disposto a qualsiasi sacrificio per il figlio,se mio figlio scegliesse di fare economia io farei di tutto per mandarlo alla Bocconi,non mi prodigherei per trovargli buoni insegnati facendo il fai da te,purtroppo una Bocconi del tennis non c’è.

  142. nicoxia

    Federico sono d’ accordo,infatti bisognerebbe essere in grado di insegnare ciò che uno è in grado di imparare,accettato e condiviso.

  143. nicoxia

    Silvano Papi,per completare mandarlo alla Bocconi,vuol dire assicurarsi il successo nel campo dell’economia?
    Sicuramente no ,ma sicuramente è in una condizione migliore per poter sviluppare le sue potenzialità.

  144. nicoxia

    Per chiarire,il mio non vuol essere un giudizio negativo su maestri accademie circoli o federazione,ognuno cerca di fare il propio meglio,e neanche una difesa dei genitori però anche loro cercano di fare il propio meglio,io faccio il mio percorso sicuro che meglio non posso fare e altrettanto sicuro di non avere nessuna certezza di riuscita.

  145. Motivazione e passione, che fanno procedere una persona verso qualsivoglia attività e finalità non si possono inculcare e allo stesso modo tutti gli stimoli di questo mondo servono a poco se manca la motivazione dell’atleta. Vero, c’è un però.
    C’è un detto dalle nostre parti che dice “arte di padre è mezza imparata”. I ragazzi che nascono in certi contesti familiari sono esposti sin da piccoli dall’ambiente a certi stimoli Li possono accettare o rifiutare ma sicuramente sono soggetti ad inprinting. Ricordate l’esperimento sociale nella commedia “una poltrona per due?”. E’ assai difficile che un atleta keniota sia motivato a diventare un campione negli sport nordici. Quello che voglio dire è che motivazione e passione per qualcosa non nascono dal nulla. E’ sempre l’ambiente ed il contesto che li fornisce e gli inputs ricevuti in famiglia rappresentano una delle fonti più importanti (anche perchè rinforzati dal legame di sangue).

  146. cataflic

    FDC
    l’imprinting c’è sicuramente, però ad esempio io e mia sorella siamo cresciuti nello stesso ambiente, ma io possiedo una discreta coordinazione e sia nel tennis sia nello sci mi muovo con una certa armoniosità, mia sorella che ha fatto lo stesso percorso sembra un orso…
    Sono arcisicuro che se avesse fatto tutta una serie di esercizi propedeutici oggi mi mangerebbe in testa, ma non credi che se li avessi fatti anchi’io il gap rimarrebbe?

  147. Cataflic,
    tua sorella forse dallo stesso ambiente ha preso altre predisoposizioni che probabilmente tu non hai preso, siano esse alla musica, alla manualità, alla matematica, al metodo di studio, etc. I talenti sono tanti, in varia misura e di diversa natura. Da un terza categoria in sopra, talento motorio ce lo hanno tutti, chi più chi meno. E’ la motivazione ed il lavoro che affinano le abilità e fanno la differenza, non la predisposizione (perchè quella, agli alti livelli è un tratto comune). Le abilità variabili nel gioco sono sempre tre, deve trovare il suo mix che gli permetta di trarne un vantaggio competitivo.

  148. bogar67

    Silvano Papi ti ringrazio per l’intervento, le tue considerazioni e i tuoi post negli anni mi sono stati sempre utili, in particolare associo il “giocare con il cuore” a un tuo vecchio intervento su questo blog.

    Faccio ancora una volta una doverosa precisazione, come genitore non devo formare nessuna top 100 per tanti motivi che non sto qui ad elencare ma che Nicoxia mi ha ricordato spesso.

    Silvano scrive
    Tornando al tennis infantile è fin troppo facile ottenere risultati soltanto con l’applicazione, le vittorie fioccano, i risultati under e junior (8/12 anni) come dice Bogar arrivano ma come tutti sappiamo raramente preannunciano carriere lunghe e di successo.

    Questo è fuori di dubbio ma senza l’applicazione (non i risultati che cmq sono una logica conseguenza) in questa fascia di età 8/12 anni poi si può pretendere una carriera di successo? in parole povere se non ci si abitua da piccoli alla cultura del sacrificio si può pensare che poi ad un tratto si faccia del tennis un lavoro anche avendo cuore nel farlo?

  149. Pier

    Bah,intanto non concordo che i risultati fiocchino a livello under 8/12 perchè dietro a quelli che vincono ve ne sono una marea che perdono.Discorso diverso è se queste vittorie saranno garanzia di successi futuri ma in questo caso dipende da come si sono raggiunte.Uno sport tecnico come queste va insegnato presto ,da tecnici competenti, per evitare problemi successivi soprattutto a livello fisico;poi l’abitudine a vincere in qualche caso può essere controproducente ma se un ragazzino miete successi un po’ di spirito vincente se lo forma senza tanti mental coach.Anch’io spesso mi ritrovo a pensare che quelli che vincono ora si fermeranno ma è puramente un tentativo di consolarmi dei miei insuccessi( niente di grave ovviamente,ci investo la mia passione quindi “vinco” comunque) e bisogna riconoscere ai migliori i giusti meriti (propri,della famiglia,dei maestri).A livello economico questo sport è sbilanciato come nessuno,quindi investire per dare una futura fonte di reddito ai figli..anche no,ma se lo facciamo pensando che ne stiamo formando il carattere e la disciplina allora ne vale la pena.Molti sono infatti i ragazzi che grazie al tennis stanno imparando a gestirsi,ad amministrare il proprio tempo con ottimi risultati scolastici.Almeno per me l’obiettivo è questo.

  150. nicoxia

    Le vittorie giovanili,se supportate da un gioco lungimirante in prospettiva e non speculativo,sono un buon inizio se si sa come gestirle a livello mentale nel contesto in cui avvengono,per molti sono l’inizio di pressioni ed aspettative esagerate,che sono funzionali per chi sta intorno al giocatore ma non per il giocatore stesso,non sto qui ad elencare le motivazioni che voi tutti ben sapete.
    Rendere consapevole il giocatore la funzione delle partite in fase di costruzione è una conditio sine qua non,per la riuscita del progetto.

  151. Giorgio il mitico

    x FDC post 150

    “…….è più facile didatticamente impostare impostare un gesto ad 8 anni e svilupparlo armoniosamente nel tempo o iniziare il processo a 14 anni dopo che per 6 anni il gesto è stato lasciato al caso ed in qualche modo si è già automatizzato ed interiorizzato ? ”

    Complimenti, questa ossevazione è la migliore letta su questo blog, la penso anche io così, però……il passo successivo è il seguente : “il bimbo che deve imparare guardando la corretta tecnica delle gestualità tennistiche si trova in questa situazione didattica perchè a monte il docente non spiega a causa di una scelta pedagogica che fa maledettamente comodo, il docente non si sforza per correggere con CONTINUITA’ gli errori degli allievi ma intanto incassa soldi facili, poi ci lamentiamo che gli stranieri ci sopravanzano !
    Di fronte a questa situazione NOTORIA i sommi capi cosa FANNO ?

    Di ciò che DICONO non me ne frega niente, mi interessa , come cittadino e contribuente il “COSA FANNO “.

  152. Sergio Pastena

    @pasanen84: non li ho letti tutti e l’ho specificato proprio per quello. So che ci sono tanti genitori ragionevoli e non volevo offendere loro. Però ne avevi letti alcuni anche della serie “Sti tromboni di tecnici stiano zitti” e a quelli mi riferivo: se qualcun altro si è sentito chiamato in causa sbaglia.

    @nicoxia/bogar67: è un po’ come se Giggino l’avvocato, mio compagno di liceo, mi venisse a disquisire di operazioni al cuore e qualora gli facessi notare che non è un chirurgo mi rispondesse “E vabbè, fammi vedere come si opera al cuore”. Il fatto che neanche io lo sappia non trasformerebbe certo Giggino in Barnard.

    Io non ho mai detto di avere competenze, infatti se avessi un figlio con la predisposizione verso il tennis sapete cosa fare? Mi informerei coscienziosamente sul maestro a cui affidarlo raccogliendo in giro valutazioni di gente competente. E una volta scelto il maestro, mi metterei in un angolo del campo a guardare e farei l’unica cosa che potrei fare per aiutare mio figlio: silenzio.

    E se non arrivassero i risultati o mio figlio non fosse felice, magari cambierei tecnico. Ma una volta scelto un altro tecnico sempre a lui lascerei fare.

  153. nicoxia

    Pastena,ma se non hai competenze,con quali competenze giudichi un genitore che porta nelle cento sua figlia,con un nonostante il genitore è entrata nei cento.
    Va be lasciamo perdere.

  154. Sergio Pastena

    Distinguiamo: se il genitore se ne intende di tennis (ovvero ha una formazione specifica) io taccio. Merito a lui e fa bene ad allenarla.

    Se il genitore non se ne intende di tennis e porta nelle 100 sua figlia, sua figlia sarà entrata nei cento nonostante il suo genitore. E sottolineo nonostante.

    Il paragone è semplice, nicoxia: se ti metto davanti un laureato in medicina con alle spalle cento operazioni e uno che dice “Non sono laureato, ma per tre o quattro anni ho letto libri di medicina dopo aver scoperto che mio figlio voleva fare il chirurgo”… tu chi scegli?

    La scelta sarebbe scontata, ma mi rendo conto che tanti italiani al momento scelgono il secondo… è per questo che abbiamo in Parlamento Carlo Sibilia, uno di cui non mi fiderei neanche se dovesse aggiustarmi il rubinetto.

    Sarà per questo che sono fuggito dallo stivaletto.

  155. cataflic

    Pastena
    Direi che oggi ogni professionalità viene “attaccata” dalla disponibilità quasi infinita di informazioni reperibili online o comunque sempre al web riconducibili(mail, blog, chat, forums, socials, etc…)
    Anche a me capita spesso in un altro campo di dover “difendere” il mio knowhow da improvvisati illuminati che credono di saper “operare” dopo fugaci letture di wikipedia o robe simili.
    Il principio base è l’attenzione e la sostenibilità nel tempo della prestazione professionale, cioè finchè convergono gli interessi di cliente e professionista nel sostenere il rapporto/riceverne i benefici/prolungarlo nel tempo il più possibile va tutto bene, ma quando come nel tennis le due cose collidono inevitabilmente la soluzione del fai da te può diventare una soluzione migliorativa…anche perchè magari è l’unica soluzione!
    Un maestro farebbe dipendere tutta la sua situazione professionale da un rapporto singolo con un altleta, magari di 9 anni? Sarebbe un pazzo!….maglio aggiungerne almeno altri 3 ed alternare le sessioni…se vuol guadagnare 25k netti in un anno ne deve prendere almeno 35 lordi(ridi bogar67, ridi….)che significa un bel 8.000 € a testa…e si ritorna al punto di partenza…chi li ha? Chi li vuole spendere?……..allora meglio 3000€ con un maestro che però ne ha 12 di atleti…e il tempo e l’attenzione del maestro si vaporizzano come neve al sole.
    Risultato finale è che solo i superdotati per chissà quale motivo riusciranno nonostante tutto a catalizzare l’attenzione e assorbire la maggiore attenzione del maestro, come sempre succede, ma magari tra quegli altri c’erano semi di professionismo più adatti a germogliare che una bella violetta primaverile….

  156. nicoxia

    Pastena,i genitori di cui parli tu non formano neanche un terza categoria,se tu mi fai scegliere tra un chirurgo che ha fallito ogni operazione,e un genitore che per salvare suo figlio impegna la sua vita per imparare ad operare e lo salva,io non ho dubbi su chi scelgo,tu continua ad aumentare gli insuccessi di quel chirurgo non si sa mai che tu sia il primo che riesce a salvare.
    Cataflic ,uguale vale nel tuo campo,se mi fossi affidato a chi vantava competenze vendendosi come fanno in quasi tutte le banche,ora non potrei fare nulla di quello che sto facendo.
    Ho estremizzato in questi due campi,perchè,sopratutto nel campo della medicina i luminari ci sono,nel tuo cataflic un po meno,nel tennis italiano…………..

  157. nicoxia

    Per questo non giudico nessuno,e li comprendo,per lo stesso motivo faccio quel che sto facendo.

  158. monkey71

    Io per conto mio continuo a sostenere con non è la qualità dei Maestri Italiani che va messa in discussione ma è l’intera organizzazione tennistica che mi sembra sempre più caotica e inadeguata,nella mia Regione poi siamo del tutto allo sbando…

  159. cataflic

    nicoxia 167. il mio campo è di una semplicità totale, quasi disarmante in confronto al crescere un tennista! 😉

  160. nicoxia

    Cataflic,lo so,mi sono accorto da come hai semplificato le spese,un genitore che scegliesse di spendere 8000 euro potrebbe aspirare al massimo in un seconda categoria.
    Scusa,ammesso e non concesso che il maestro sia bravissimo,e i campi,il preparatore,la prevenzione,le attrezzature,gli sparring,per non parlare dei tornei,se non hai tutte queste altre disponibilità economiche e competenze di qualità,come può il maestro pur bravo che sia a creare un top.

  161. Giorgio il mitico

    Paragonare un bravo tecnico di tennis al chirurgo ed ai consulenti bancari (che tali non sono), mi pare come paragonare le mele con gli asparagi, non c’entra niente.

    Le mele si confrontano con le mele, punto e basta.

    Caro Pastena, io penso (anche se pensare in Italia è un reato GRAVE) che un genitore di media intelligenza se si documenta, studia, ascolta tecnici affermati e puo’ dedicare almeno 15-20 ore settimanali alla preparazione tennistica del figliolo può diventare anche lui un buon tecnico dopo 4-5 anni di questo lavoro, in sintesi se si studia seriamente, anche da autodidatti si può diventare bravi.

    Il grado di impegno di studio per diventare un bravo cardiochirurgo è immensamente superiore (a prescindere) a quello di diventare tecnico di tennis per cui il paragone è fuorviante.

    Volete sapere perchè quando andate in banca per investire i vostri denari non vi trovate davanti un consulente ?

    Semplicissimo, perchè vi si propgono prodotti finanziari soltanto della banca in cui andate e si ignora ciò che fanno i concorrenti, non vi si dice cosa fanno le banche concorrenti, ognuno decanta le virtu’ soltanto del proprio orticello,……..ehi ma questo non capita pure nel tennis nostrano ????

    Sono utopista, ha ragione Nicoxia, ma il primo passo da fare per alzare il livello della base tennistica è creare più concorrenza fra i circoli, capisco che i tecnici somari, oziosi non vogliano ciò, quelli bravi SICURAMENTE non hanno paura della concorrenza !

  162. Monkey71

    @Giorgio il mitico
    “Caro Pastena, io penso (anche se pensare in Italia è un reato GRAVE) che un genitore di media intelligenza se si documenta, studia, ascolta tecnici affermati e puo’ dedicare almeno 15-20 ore settimanali alla preparazione tennistica del figliolo può diventare anche lui un buon tecnico dopo 4-5 anni di questo lavoro, in sintesi se si studia seriamente, anche da autodidatti si può diventare bravi.”
    Mi spiace Giorgio ma non sono affatto daccordo con te,non in senso assoluto almeno…
    Oltre al fatto che,ammettendo che tu sia diventato bravo dopo 4-5 anni,potresti gia aver fatto dei danni irreparabili…

  163. bogar67

    cataflic post 166
    infatti io non ho mai scritto o detto che il mio ex maestro era o è un’incapace al massimo non aggiornato, semplicemente non gli conveniva seguire mia figlia per il tuo impeccabile post, motivo per cui appena mi ci sono messo io aiutato da uno che ha già fatto il percorso simile mia figlia è cresciuta in tutto e questo è stato evidente e testimoniato dai risultati che a questa età cmq contano quasi zero tranne che per la Federazione.

    Monkey71 scrive Oltre al fatto che,ammettendo che tu sia diventato bravo dopo 4-5 anni,potresti gia aver fatto dei danni irreparabili…

    Ma i danni irreparabili li fanno anche i maestri, perchè se tu maestro cresci una ragazza senza la dovuta la preparazione e poi grazie ai tuoi agganci in Federazione gli dai l’opportunità di andare impreparata a Tirrenia o in uno di quei centri su cui la Fit sta investendo soldi quella come è successo ti torna indietro dopo due anni e deve rimettersi a studiare per recuperare tempo perso.

  164. Giorgio il mitico

    x Monkey71

    sentimi il genitore intelligente e con diverso tempo disponibile può diventare un bravo tecnico di tennis, ho detto bravo non bravissimo, considera questo fatto : il genitore è enormemente più motivato del maestro per far diventare forte il proprio figliolo, questo è tantissimo ed è certissimo.

    Tu mi dirai che lo è pure il maestro, forse ma molti maestri pensano solo a creare ragazzi che vincono subito e non lavorano sul lungo periodo, pure questa è una verità inconfutabile, certo qualche eccezione c’è, ma sono una ristrettissima minoranza.

    Il rischio di combinare poco esiste, è vero, ma dimmi tu quanti maestri possono vantare di aver allenato per anni un giovanissimo poi diventato 2° categoria di fascia alta; non mi spingo a dire un top 100 ma solo un seconda di fascia alta (2.1-2.2-2.3).

    Ci sono 3.500 circoli e circa 150 prima e seconda categoria di fascia alta fra maschi e femmine, questo è un numero e come tale inconfutabile, un genitore deve buttare un pacco di soldi per creare un 2.7 o 3.4 ?
    E’ comprensibile che chi ha il tempo si dedichi di persona all’allenamento del figlio, poi come ho scritto è ovvio che debba studiare e chiedere qualche consiglio a qualche tecnico affermato, ma è altrettanto ovvio che possa fare una gran parte di lavoro da solo.

    Sarà nel corso del tempo che il genitore intelligente si renderà conto che occorre di pari passo alla crescita agonistica del figlio anche a tecnici di antica esperienza,
    una cosa del genere la sto da qualche tempo proponendo a Bogar67, ma perchè ?

    Se la sua bimba precocemente lascia intravedere delle buone potenzialità cercare un tecnico veramente capace ed esperto con cui lavorare in sintonia per puntare ad un obiettivo importante è uno sbocco naturale nella preparazione del tennista.

    Questo non vuol dire però che il genitore si debba fare da parte, quando il figlio diventerà veramente un ragazzo forte allora il ruolo genitoriale andrà sempre più diluendosi nel tempo.

    Intendiamoci, ci sono eccezioni clamorose, te ne dico un paio il padre della Bartoli’ e della Giorgi, la Giorgi è tornata in Italia già top100, dimmi ha combinato disastri ???

    E poi non parliamo di papà Bartoli’, dai non voglio continuare , mi pare di tirare sulla Croce Rossa !

  165. Giorgio il mitico
    “Il rischio di combinare poco esiste, è vero, ma dimmi tu quanti maestri possono vantare di aver allenato per anni un giovanissimo poi diventato 2° categoria di fascia alta; non mi spingo a dire un top 100 ma solo un seconda di fascia alta (2.1-2.2-2.3).”

    Il maestro di circolo in Italia fondamentalmente ha il compito di avviare i ragazzi allo sport ed eventualmente all’agonismo. I circoli (e questa è un’amomalia che non smetto di voler segnalare) in Italia non sono ne carne ne pesce. Non fanno ne solo sport come ricreazione sociale ne solo agonismo. Facciamo attenzione a cosa intendiamo per agonismo. Il 95% dei maestri in Italia è in grado di preparare un ragazzo fino ai 14-15 anni fino a quando arriva ad essere 2.6-2.7-2.8. Dopo, secondo me, non è ne il suo ruolo e non ha neppure le competenze per farlo andare sopra verso il professionismo. I 2.2 ed i 2.1 soprattutto, sono atleti che passano turni nei futures e provano anche i challengers. E qui nasce una grossa sperequazione. Far fare il salto dall’agonismo al professionismo è forse il passaggio più duro nel tennis ed è anche il settore in cui da una parte è più forte la domanda e dall’altra parte scarseggia la qualità dell’offerta. Perchè scarseggia la qualità dell’offerta in questo passaggio? Perchè a a meno che un allenatore non creda di avere in mano un atleta potenzialmente forte veramente, non investe il suo tempo ed il suo denaro avendo poche chances di ritorno. Gli conviene proporsi ed investire con un giocatore che è o è già stato almeno a ridosso dei primi cento. Ed allora che succede? Succede che tanti allenatori che non trovano qualcuno da allenare tra i primi cento fondano accademie e molti atleti che hanno un potenziale invece di trovare qualità ed essere seguiti personalmente subiscono lo stesso iter che subirebbero in un circolo.Vengono messi assieme e seguiti alla meno peggio. Il fatto è che in un circolo pagano 400 euro al mese e ce l’hanno vicino casa e frequentano la scuola, in accademia pagano almeno il doppio, sono via da casa e frequentano scuole private/serali etc. ………….

  166. cataflic

    stornello mattutino sulla catena alimentare
    Tipo1

    – maestro giovane, con buona passione per l’insegnamento ed intraprendente crea sat con circolo cercando di allargare al max il numero di partecipanti ed aiutandosi con qualche sparring locale magari sottopagato
    – dopo essere passati nella sat un considerevole numero di partecipanti gli capita di intravvedere 2/3 possibili crack
    – specializza e concentra le sue energie su questi cercando di non far indispettire gli altri genitori che rassicura sulla sua “equità”
    – può succedere che del pool almeno 1 vada avanti e si distingua almeno nelle fasi nazionali, così inizia a farsi pubblicità
    – a questo punto si specializza in modo dichiarato sulla crescita del prospetto(se la famiglia se lo può permettere) mentre la sat va avanti per inerzia con acquisti e rattoppi
    – fino all’u14/16 il gioco continua con un aumento dell’impegno su singolo con viaggi e trasferte
    – qui i nodo vengono al pettine, ma comunque vada, rimarrà sempre il maestro Xyz che girava per gli eta o gli itf con il prospetto, che ha avuto rapporti coi vertici tecnici nazionali, di cui si è scritto sui blog e magari sui giornali
    Se il prospetto riesce a progredire, tuttavia, le sirene possono anche soffiarglielo con immagini future di preparazioni supercazzole, centri superspecializzati, ex preparatori di tiziocaiosempronio…
    …in questo caso il maestro che ha passato anni dietro il prospetto, saluta, manda qualche anatema, ma si fa forte del nome guadagnato per poter concentrare su di sé una clientela già più selezionata su cui avere maggiori % di trovare altri prospetti validi e a questo punto magari molla la sat per scegliere strutture più adeguate logisticamente(accademie??!) in proprio o appoggiandosi a nomi ancora più famosi
    …se invece il prospetto riesce a progredire e rimane fedele al maestro, si “crea” il nome che gli può davvero aprire le porte del tennis coaching internazionale

    Tipo2

    – il maestro di cui sopra dopo qualche anno di normale lavoro in accademia o simili gira per tornei e accalappia il prospetto 16enne di turno promettendo qualità superiore, etcetc
    – il 16enne fa il boom
    – il maestro diventa un coach famoso

  167. nicoxia

    Secondo me,sono tutte buone analisi,poi c’è la realtà,bisogna avere disponibilità economica,e avere conoscenza per poter valutare e reperire le competenze specifiche in ogni settore dello sviluppo dell’atleta.
    Secondo me su Quinzi hanno investito 100000 euro all’anno,ed è questa la cifra che serve,se per reperire queste risorse si deve scendere a compromessi,il percorso ideale comincia ad avere qualche falla.
    Se andate ad analizzare i percorsi dei migliori under,vi accorgerete che dietro tutti ci sono i fondi,poi ci sono federazioni o investitori,che fanno scelte giuste,altre meno.
    Un genitore fai da te,deve arrangiarsi cercando di fare il propio meglio con le risorse che ha,qui nasce la necessita di varie tipologie di percorso,e la consapevolezza necessaria di non illudersi di essere nei percorsi dei primi,per non inseguire dei risultati fuorvianti per la giusta crescita psicofisica.
    Quindi Giorgio il mitico,io mi asterrei dal dare dei consigli di questo tipo a Bogar,la sua posizione la conosce solo lui,sul blog si possono dare notizie personali,ma le valutazioni devono altrettanto essere personali,si deve fare solo quello in cui si crede non quello in cui credono gli altri.

  168. Sergio Pastena

    @cataflic: ottimo post, quoto anche le virgole. E quello del web è un grosso problema: infinita disponibilità di informazioni, ma senza istruzioni per l’uso, tant’è che c’è ancora gente che crede che le Twin Towers siano state abbattute da un razzo e i terremoti in Giappone siano causati da una macchina sparapeti gigante in America di cui ci nascondono l’esistenza.

    @giorgio: come ha detto Monkey71, il primo problema è che rischia di fare danni intanto che impara, magari facendo allenare il figlio con una padella perché su un blog c’era scritto che funziona alla grande.

    Il secondo è che non tutti sono portati, non basta solo la passione: ho visto ceppe che studiavano 12 ore al giorno e lo stesso hanno combinato pochino perché non erano portati per quello che studiavano. E un genitore talmente testardo da mettersi in testa di allenare il figlio non ammetterà mai di non essere portato.

    Il terzo è che il genitore, se da un lato ha il vantaggio di avere la passione dettata dall’amore per il figlio, dall’altro ha lo svantaggio di essere gran parte delle volte in una condizione di scarsa obiettività che può portare a scelte sbagliate.

    @nicoxia: in quanto alla scelta tra il chirurgo e il genitore che salva la vita al figlio, chirurgo tutta la vita. Ma proprio facile, eh. Fammi capire, se ti dicessero che uno dei tuoi cari ha una patologia cardiaca che, mettiamo, porta alla morte dopo dieci anni ma è operabile, tu invece di contattare un ottimo chirurgo tu ti iscriveresti a medicina?

  169. nicoxia

    Pastena ,lasciamo perdere,se non hai ancora capito che se ci fossero chirurghi in grado di operare nessun genitore opererebbe,è tempo perso.

  170. Giorgio il mitico

    x Sergio Pastena

    tu al posto di papà Giorgi cosa avresti fatto quando la figliola era piccolina ?

  171. Giorgio il mitico

    x Nicoxia

    vedi quando mi permetto in modo urbano di dare qualche consiglio è perchè per raggiungere certi obiettivi occorre valutare sia il potenziale tennistico di partenza della zona o regione in cui sei e capire se questo potenziale tennistico consente una futura carriera di livello alto alla giovane promessa.

    Posto questo dato di fatto inoppugnabile, tutti noi abbiamo letto decine o forse più interventi dell’ ottimo Bogar67 in cui si lamentava dell’offerta tennistica ‘ secondo lui non adeguata, della propria regione di residenza, e questo è un altro dato di fatto inoppugnabile.

    Posto quanto sopra ritengo che il blog debba servire, oltre che per parlare di problemi tennistici, anche a segnalare le zone d’Italia in cui esiste OGGI a mio giudizio una offerta tennistica qualitativamente superiore a quella di dove vive oggi, penso che stare zitti sia una mancata gentilezza nei confronti di chi cerca giustamente il meglio per i propri figlioli.

    Naturalmente sottoscrivo in pieno quanto dice Bogar sul clima della bellissima Sardegna, anzi caro Nicoxia consiglio a tutti di andare a visitare la Sardegna.

  172. nicoxia

    Giorgio,io ho solo detto che mi limiterei a dare notizie,perchè per me i consigli sono sempre e comunque sbagliati,chi sono io per poter consigliare a qualcuno le scelte da fare,ognuno espone il propio pensiero in base alle sue conoscenze per poterle confrontare,a questo secondo me serve un blog.

  173. nicoxia

    Per esempio per me sei troppo ottimista sulla scelta della Lombardia,per formare una top ten,prova ad indicare luoghi e dati passati e presenti,che hanno creato o pensi creeranno future top ten,così sarai veramente utile ad aiutare qualcuno nelle proprie scelte.

  174. Sergio Pastena

    @nicoxia: scommetto che voti M5S, vero?

    @Giorgio: niente di differente. Non reputo il papà della Giorgi un cattivo esempio, affatto. E neanche Piotr Wozniacki, tanto per dire. Io ho la massima empatia per i genitori dei “baby-tennisti”, critico solo chi non si fa da parte quando è opportuno (cosa che Piotr ha provato a fare)

  175. nicoxia

    Pastena,allora devi fare chiarezza nei tuoi pensieri,tutto è nato perchè hai detto che sono diventate forti nonostante i padri,quindi facendo i due esempi citati,Giorgi e Wozniacki sarebbero diventate più forti partendo dal maestro di turno.
    Se tu fossi uno scommettitore saresti un pollo perfetto.

  176. bogar67

    Osservavo un bellissimo video del padre della Giorgi che lavorava con il servizio sulla figlia credo a Tirrenia.
    Domanda ma questo genitore ha il certificato FIT per poter entrare in un centro federale con la figliola e addirittura stare in campo con lei? Nelle convocazioni under ci sta scritto espressamente come condizione i ragazzi devono essere accompagnati da un istruttore di secondo livello o da un maestro.

  177. william

    Bogar,

    ho fatto la stessa domanda nel commento all’ ultimo articolo sulla Giorgi. Mi domandavo la stessa cosa dal momento che nella mia regione ad un raduno U8 ad iscrizione libera e non a convocazione a un bambino è stata rifiutata l’iscrizione in quanto il suo maestro è di sola formazione UISP. Come se a 6-7 anni non possa aver imparato a tenere la racchetta in mano giocando da solo contro un muro o non possa essere dotato di una predisposizione innata.

  178. nunzio vobis

    Quindi da oggi tutti i padri allenatori senza targa possono accompagnare i figlioli nelle manifestazioni organizzate dalla Fit, sai mai che aumenti il numero dei giocatori di livello, potrebbe essere la volta bona.

  179. monkey71

    Nel Lazio:
    CENTRI DI AGGREGAZIONE PROVINCIALI UNDER 11 RISERVATI AGLI ALLIEVI DELLE SCUOLE TENNIS RICONOSCIUTE DALLA FIT !!!
    Quindi pure se sei un fenomeno ma non sei allievo scuola FIT te la prendi riccamente in saccoccia…
    A me pare che si vada peggiorando…

  180. Pier

    Infatti trovo poco equa la possibilità data a determinati tecnici di poter accedere in talune manifestazioni al campo x aiutare il giocatore.Se l’altro é accompagnato da un non maestro che facciamo?O tutti o nessuno.

  181. Giorgio il mitico

    x Pastena

    sbaglio oppure la Wozniacki è diventata SOLTANTO n. 1 al mondo con l’allenamento paterno ?

  182. Giorgio il mitico

    x Monkey71

    se fosse vero quanto scrivi, significherebbe che le classifiche NON contano.

  183. Giorgio il mitico

    x Monkey71

    sul piano legale è giusto che (pagando tutti la tessera la medesima cifra) ci possa essere una simile situazione ? Qualche dubbio è lecito.

    A me sembra un eccesso di zelo.

  184. bogar67

    Monkej71
    Ma cosa importa di questi centri? Servono solo a chi nei circoli lavora male per avere un pò di qualitá in più. Se ti sai organizzare spendi meno e non sei obbligato ad andare ai centri estivi. La mia non convocata e chi se ne
    frega. A me basta uscire fuori regione in
    qualche torneo importante e confronto lavoro svolto. La socializzazione che puoi trovare per chi ha carattere socializzante non serve. Anzi siccome si rischia di trovarsi gente che non ha voglia finisci che è deleterio esserci.

  185. monkey71

    Bogar,quello che dici è vero,ma il mio è un discorso di principio,vedo che si continuano a discriminare i bambini in base al fatto se vanno o no ai centri estivi o se frequentano una scuola riconosciuta,mi sembra una cosa estremamente meschina…tra un pò arriveremo che se il bambino non frequenta una scuola riconosciuta non gli fanno la tessera FIT!

  186. bogar67

    monkey71
    in linea di principio sono pure io d’accordo ma le regole sono queste, se non si accettano si deve essere consapevoli a cosa si va incontro. Il mio tecnico di microarea che dirige il CPA provinciale ogni mercoledì va a vedere nei circoli come si allenano i ragazzi convocati con i loro maestri. Mia figlia si allena in un campo privato d mateco anni 70 in mezzo alle campagne con un ragazzo non certificato, impensabile la convocazione e per me tutto ok!! Niente piagnistei o grida al complotto!!

  187. Sergio Pastena

    @nicoxia: intendevo solo dire che l’avrei avviata al tennis. Tu però hai evaso la mia domanda. 🙂

    @Giorgio: ci sono due cose da dire di Piotr Wozniacki. Uno: parliamo di un ex calciatore professionista, e se aggiungiamo che la madre era nazionale di pallavolo credo ci sia un po’ più di competenza in famiglia rispetto a chi se la crea dal nulla in 2-3 anni.

    Due: Piotr Wozniacki ha provato più volte a fare un passo indietro, arrivando a dichiarare che quello che poteva dare alla figlia l’aveva dato, dimostrazione di un’onestà intellettuale che non posso che apprezzare. Ripeto: gli esempi negativi sono altri e riguardano a volte anche tenniste che sono arrivate ad alti livelli.

  188. nicoxia

    Pastena,ma cosa ho evaso,hai detto scommetto,ti ho risposto saresti un pollo perfetto,se vuoi ti faccio un disegnino.
    Se mai sei tu che non hai il coraggio di ammettere di aver sbagliato dicendo nonostante i genitori,e eviti il confronto non rispondendo nel merito.

  189. raffaello

    Caro Pastena tutto perfetto se non fosse che ogni volta che Piotr si è fatto da parte la figlia ha smesso di vincere.. medesima cosa accadeva alla Bartoli il cui babbo in precedenza si cimentava come farmacista per cui le conoscenze di Piotr non le aveva di sicuro….

  190. Alessandro Nizegorodcew

    Anche un farmacista può essere molto utile nel tennis moderno… Non mi riferisco alla Bartoli eh, ma in generale

  191. cataflic

    Ale? Guarda che il tennis oggi è completamente pulito ed infatti i pochi che hanno anche solo provato a sgarrare sono stati puniti immediatamente come Ciklic e Troicki e Srtycova, il resto sono solo illazioni per riempire pagine di giornali che infangano il buon nome del nostro amato sport.
    🙂

  192. Sergio Pastena

    @nicoxia: il “nonostante il genitore”, fatti salvi i casi in cui un genitori abbia formazione e competenze specifiche, lo straconfermo e lo ripeto mille volte, ma anche diecimila. E non è che eviti il confronto: è che non sono io a dover spiegare perché preferisco un professionista a un dilettante allo sbaraglio, casomai chi dice il contrario dovrebbe chiarire la logica del suo ragionamento. Ma tranquillo, non ti chiedo di spiegarla: la conosco già, al giorno d’oggi è trita e ritrita

    @raffaello: lassamo perdere Walter Bartoli, va. Di quell’individuo non ho la benchè minima considerazione e l’ho già detto in un articolo scritto dopo Wimbledon 2013 che fu letteralmente massacrato. Dopo poche settimane, guarda un po’, la Bartoli si ritirò dal tennis perché non ce la faceva più a combattere coi dolori. E vorrei vedere, dopo aver fatto una carriera sovrappeso non certo per scelta sua

  193. nicoxia

    Pastena,anche io preferisco un professionista a un dilettante allo sbaraglio,la differenza è che io so riconoscere un professionista,tu da quello che dici ne dubito.

  194. nicoxia

    Pastena,tanto per capirci io come professionista di riferimento ho preso Pistolesi Claudio,tu chi hai preso.

  195. Giorgio il mitico

    x Sergio Pastena

    la sai la storia della “volpe e l’uva” ?

    Te la racconto : un oca stava tranquillamente pangiando dell’uva matura , allora una volpe si mise a saltare a più non posso sotto le piante di uva ma purtroppo non riusciva a raggiungere i grappoli poichè erano troppo in alto per la povera volpe, dopo molti tentativi andati a vuoto la nostra povera volpe se ne andò dicendo che in fondo a lei dell’uva non gli importava proprio nulla !

    Non ti dico chi mi ricorda la volpe, non me ne può fregare di meno, però sai a me che non capisco un fico secco di tennis l’oca che mangiava l’uva mi ricorda tanto la Bartoli !!!!!

  196. bogar67

    Sergio Pastena
    Ho visto una foto della Bartoli di recente per un un TE dove faceva da testimonial, credo sia diventata il doppio di quanto era prima.
    Il padre centra ben poco, se un bambino o una bambina tende ad ingrassare anche mangiando un semplice tramezzino al massimo si può aspirare a vincere le olimpiadi nel lancio del peso invece che wimbledon.

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