Intervista a Francesco Elia

di - 6 Giugno 2008

di Alessandro Nizegorodcew

Durante l’incontro di secondo turno tra Giulia Gabba e Maria Elena Camerin, ci siamo fermati a fare due chiacchiere con Francesco Elia, presente all’Antico Tiro a Volo con la moglie Silvia Farina. Elia e Farina seguono da alcuni mesi due delle ragazze più interessanti del nostro movimento: Martina Caregaro, classe 1992 e Martina Di Giuseppe, classe 1991. Il lavoro sta procedendo molto bene e la serietà dei due coach è una garanzia di successo.

Francesco, iniziamo parlando del lavoro specifico che state facendo in questo momento con le due Martina.. Su cosa vi state concentrando maggiormente?

Il nostro è un lavoro lungo che deve essere per forza di cose molto accurato. A questa età nessun aspetto può essere trascurato. In questi giorni, in particolare, stiamo lavorando sulla costruzione fisica delle ragazze e sui fondamentali di gioco; risposta e diritto e rovescio da fondo campo. Oltre agli allenamenti, stiamo cercando di instaurare in loro, in campo, ma anche fuori, un atteggiamento sempre e comunque positivo, nella vittoria come nella sconfitta. Dovranno essere brave ad essere “nella partita” sempre, cercando di essere aggressive dal primo all’ultimo punto, comabattendo, senza mollare mai.

Martina Caregaro sembra essere il prototipo della tennista moderna, che potremmo definire quasi “russa” come impostazione..

Si, sicuramente l’attitudine della Caregaro è molto vicina a quella delle giocatrici dell’Est; lei è un’attaccante dal fondo. Martina Caregaro deve migliorare nelle scelte in campo: dovrà infatti essere più oculate nelle decisioni, miscelando la sua istintività nel tirare tutto in maniera forsennata, ad una concretezza e razionalità maggiori. Non si può sempre attaccare in questo sport.

Martina Di Giuseppe è invece una giocatrice dalle caratteristiche diverse..

Si, la Di Giuseppe ha certamente un’identità differente rispetto alla Caregaro. Lei è una giocatrice che ama molto le variazioni; il lavoro da fare con lei sarà quello di aggiungere alle sue variazioni alcuni colpi più consistenti da fondo campo. E’ ovvio che come tipo di gioco la sua superficie migliore dovrebbe essere il veloce, ma per diventare forti sul rapido bisognerà migliorare molto sul piano fisico, in particolare nella velocità di piedi. Dovrà miscleare il suo tennis offensivo ad una propensione a muoversi rapidamente.

Nel vostro lavoro grande attenzione è riservata alla battuta. Entrambe le ragazze, già adesso, hanno una propria identità su prima e seconda di servizio. Giocano anche il kick, cosa rara tra le ragazze.

Il servizio sta diventando un colpo sempre più importante nel tennis femminile. Dovranno riuscire a procurarsi dei punti diretti con il servizio o comunque avere una battuta tale da poter poi comandare lo scambio. Caregaro e Di Giuseppe sono avvantaggiate in partenza, perché sono già alte. Ovviamente il nostro lavoro, oltre che tecnico, è quello di rinforzare tutti i muscoli utili per questo fondamentale.

Martina Caregaro ha raggiunto alcuni buoni risultati a livello pro, mentre a livello junior ha racimolato solo sconfitte. E’ una questione di motivazione?

No, non credo sia tanto una questione di motivazione; c’è da fare un discorso più ampio. Per prima cosa la Caregaro ha fatto una preparazione che l’ha portata in forma ad inizio anno, al contrario della Di Giuseppe, giunta al massimo della condizione in questo periodo. E’ vero anche che la Caregaro è più disposta mentalmente a giocare tornei pro, proprio per il tipo di tennis. In conclusione bisogna sempre considerare che a livello giovanile alcune settimane storte sono da mettere in preventivo. Le ragazze devono sapere sempre che ogni settimana c’è una nuova occasione.

L’ultima curiosità Francesco, ringrazindoti per la disponibilità, è sul quaderno che le “tue” ragazze portano in giro durante i tornei, per annotare le caratteristiche delle giocatrici avversarie e non solo. E’ un modo per diventare professioniste da subito.

Si esattamente. La ritengo una cosa fondamentale. Devono analizzare le avversarie prima dell’incontro e anche dopo, in particolare se hanno perso. Durante un match spesso non si è lucidi e non si riesce a capire dove e come si sarebbe potuto giocare per impensierire l’avversaria. A mente fredda, fuori dal contesto del gioco, risulta invece molto più semplice. Analizzare degli aspetti in particolare, può lasciare il segno nelle partite seguenti con quella e con altre avversarie. In questo modo iniziano ad essere anche allenatrici di loro stesse, visto che spesso, in carriera, saranno costrette a girare da sole per i tornei.

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