Sulle orme di Maria…

di - 1 Febbraio 2012


(Yana Kochneva – Foto Adelchi Fioriti)

di Alessandro Nizegorodcew

Floriano Salvoni è un coach che lavora spesso con giocatrici straniere. Dopo i successi ottenuti con Regina Kulikova, l’allenatore italiano sta tentando di portare alla ribalta altre giovani di sicuro valore. Una di loro è Yana Kochneva, classe 1998 e recente vincitrice del Lemon Bowl under 14, disputatosi sui campi in cemento del circolo Eschilo 2. Potente, aggressiva, il prototipo della tennista moderna, Yana è una ragazza russa alta (per ora) poco più di 170 centimetri.

“Sono nata a Ekaterinburg, in Russia, a circa 2000 chilometri a est di Mosca” – racconta la giovane Kochneva – “Ho iniziato a giocare a tennis all’età di 7 anni, anche se nessuno della mia famiglia praticava questo sport; né i miei genitori né i miei due fratelli infatti avevano mai preso una racchetta in mano. Quando hanno capito che era la mia passione hanno subito condiviso il mio sogno.”

Yana finisce in Italia in vacanza e scopre di poter trovare la migliore soluzione nel nostro paese. “Eh si è stato proprio così, poiché sono arrivata in Italia in vacanza e qui ho capito che potevo iniziare la mia carriera nel tennis. Mi alleno con Floriano Salvoni con cui mi trovo molto bene, vista anche la sua esperienza come maestro. Mi alleno e vivo a Roma.”

Colpi potenti, come detto, quelli di Yana Kochneva, che spiega a Spazio Tennis le sue caratteristiche di gioco: “Il mio colpo migliore è sicuramente il rovescio bimane. La mia giocatrice preferita è Maria Sharapova. Cosa devo migliorare? Ho 13 anni ed essendo molto giovane devo lavorare su tantissimi aspetti. Fuori dal campo, nel mio tempo libero, mi piace uscire con gli amici e andare al cinema.”

Chiosa finale sul futuro e sui ringraziamenti: “Non mi sono prefissata degli obiettivi precisi” – racconta ancora la Kochneva – “Cerco di allenarmi al massimo e poi sarà il campo a parlare per me. Sono ormai 4 anni che gioco in Italia e sto crescendo sotto tutti i punti di vista. Vorrei ringraziare la mia famiglia, il mio manager, il mio preparatore atletico per l’affetto e il supporto continui che mi fanno sentire ogni giorno affinché io possa raggiungere i miei sogni.”

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20 commenti

  1. Angeli Pierre

    Più di un metro e 70 a 13/14 anni significa che il fisico lo avrà di sicuro.

    Leggendo l’articolo mi vien da pensare che otterrà la cittadinanza italiana. Sembra molto legata all’Italia.

  2. nunziovobis

    Ci sono diversi punti che mi piacerebbe approfondire:
    1) ma in italia questa ragazza come si mantiene economicamente?
    2) quante ore al giorno si allena?
    3) tolto il lemon, ha vinto tornei in europa?

  3. Nunzio,
    la famiglia di Yana è agiata per cui non ha problemi economici. Le ore di allenamento sono tante ma quello che fa la differenza è la qualità del lavoro. E Salvoni è veramente un’ottimo coach. Che io sappia non ha vinto altri tornei in Europa, sebbene ricordi che la sua programmazione include tornei anche fuori dall’Italia.

  4. giogas

    Dall’intervista non emerge nessun impegno di formazione culturale. Anche se l’obbiettivo è quello di un tennis ad alto livello non dovrebbe essere mai trascurata la scuola, specie in questa fascia d’età. L’apprendimento delle discipline di studio e le esperienze connesse alla frequenza e alla partecipazione alle varie attività scolastiche, contribuisce alla crescita e alla maturazione dell’individuo.

  5. Roberto Commentucci

    giogas: il padre di questa ragazza possiede un gasdotto in Russia, e gira con l’aereo personale come se fosse un taxi…

    Ciascuno faccia le considerazioni che crede.

    Io non vedo in lei questo gran talento. Concordo però sulla qualità di Salvoni, che è un ottimo tecnico.

  6. giogas

    @ Roberto Commentucci
    Purtroppo l’agio e il benessere non sono conciliabili con la vita di sacrifici e rinunce che un tennista è destinato a fare se vuole raggiungere elevati obbiettivi.

  7. Giogas,
    che la scuola contribuisca alla crescita ed alla maturità di una persona non ci sono dubbi. Non trascurerei però e non metterei in secondo piano la maturità e la crescita che propongono l’esperienza diretta; la famosa “scuola della vita”. Una scuola meno ideale, molto concreta e spesso più severa di quella scolastica. Molto spesso, proprio per questi motivi, spesso più efficace. Non dimenticare che viaggiando i ragazzi acquisiscono capacità di comunicazione (in lingue diverse), di relazione (avere a che fare con gente e culture diverse, risolvere problemi etc), organizzazione (pianificare allenamenti, spostamenti, orari di gioco ed alimentazione etc….) e moltissime altre cose. I ragazzi imparano assai presto che devono far affidamento sulle proprie forze per emergere e ciò li responsabilizza e li rende autonomi; in altre parole, li fa crescere e maturare.

  8. Giogas,
    certamente i soldi contribuiscono a ridurre la motivazione interna ma chi quella motivazione interna ca l’ha gia dentro ed è forte, spesso neppure i soldi riescono a placarla. Ti faccio un esempio. Le sorelle Williams da quando sono diventate ricche e famose hanno snobbato il tennis. Il successo ha affievolito la loro motivazione. Se prendiamo per esempio la Cleisters o la Sharapova, hanno già fatto un sacco di soldi, poi per motivi diversi (maternità ed infortunio) sono state obbligate a lunghi periodi di degenza. Chi glielo ha fatto fare a rimettersi in discussione e ritornare nel circuito? La questione è tutta nel rapporto tra motivazione interna e tendenza naturale a rimanere nella zona di comfort.

  9. Nikolik

    Federico Di Carlo chiede: “Chi glielo ha fatto fare a rimettersi in discussione e ritornare nel circuito?”
    Sempre i soldi, ovviamente.
    E la consapevolezza che, fuori dal circuito del tennis, poverette, queste tenniste, non hanno nulla, son proprio fuori dalla società, poverette, non hanno altri hobby, altri interessi, altra vita…
    Ecco perché.
    Ecco perché la Navratilova ha continuato a giocare fino a 50 anni.
    Ecco perché Connors ha detto che ora ricomincia con il senior tour.
    Ecco perché.

    Soldi del diavolo, come dico sempre io.

    Pensateci bene, genitori, non è detto che sia una benedizione avere una figlia campionessa di tennis.
    Non è detto per nulla.

  10. Nikolik,
    certo ci sono giocatori che tornano sul circuito dopo aver dissipato tanti soldi (Borg, Becker…..)ma ci sono altri che non lo fanno per questo (vedi Muster, per esempio). Se la Sharapova smettesse con il tennis, farebbe molti più soldi di quanti ne fa continuando a giocare. Molti giocatori potrebbero vivere tranquillamente dei loro investimenti continuando a sfruttare l’onda lunga della loro fama ed immagine. Che bisogno hanno Lendl o Sampras di giocare il pro tour? Certamente vengono pagati (in questo mondo nessuno fa niente per niente) ma ti assicuro che la ragione principale che li spinge è quell'”agonistic adrenaline shot” speciale che si prova su un campo da tennis.

  11. Nikolik

    Te l’ho detto, Federico Di Carlo, ti ho già risposto.
    Lo fanno per i soldi, ma non solo: lo fanno anche perché, al di fuori del ristretto mondo del tennis, non hanno alcun interesse di vita, non hanno hobby, interessi, attività, conoscenze, nulla, son fuori dalla società.

    Saranno ricchi, ma son poveri.
    Ecco perché Lendl e Sampras son sempre lì.
    Ecco perché.

    Tu la chiami passione per il tennis, io la chiamo mancanza di altri interessi di vita, la chiamo povertà sociale, la chiamo difficoltà ed impossibilità di inserimento nella vita di tutti i giorni.

  12. Nikolik,
    ti consiglio di verificare quello che hanno fatto dopo la carriera tennistica personaggi come Lendl, Tiriac o Agassi, per menzionarne solo alcuni, poi mi saprai dire. Generalizzare, come al solito, è solo una mezza verità.

  13. Barbara

    Nilolik
    E’ pieno di avvocati vecchi e rincoglioniti che si aggirano tra le aule del Tribunale fino al trapasso e nella maggior parte non sono nemmeno ricchi e famosi, e’ cosi’ in ogni professione per tutti quelli che non hanno passione e fantasia.
    Meglio in giro per tornei che dal GDP a 85 anni :-)))

  14. nunziovobis

    Quindi abbiamo detto che Yana essendo figlia di un magnate non avrà la fame che deve accompagnare un tennista, poi abbiamo detto che gente poveraccia come me ma con molta fame non potrà mai portare la figlia ad alti livelli poichè in questo sport vanno avanti solo quelli con i soldi, insomma abbiamo detto tutto il contrario di tutto, la verità òa scopriremo solo vivendo

  15. giogas

    @ Federico Di Carlo
    In relazione al post 8 sottoscrivo solo in parte, perchè qui stiamo parlando di una ragazzina di 13 anni che presto ne compirà 14, che si allena tutti i giorni da tre anni e che ha il tempo libero per andare con gli amici e al cinema, mentre non ha il tempo per andare a scuola (mi sembra di avere capito)! Poi viaggerà, si organizzerà conoscerà russo, italiano, inglese e poi altre lingue ancora. La non partecipazione alla vita scolastica priva chiunque di esperienze formative (al di là dell’apprendimento delle singole materie), intendo rapporto con gli insegnanti, dinamiche di gruppo o interne alla propria classe, scambi di idee con i compagni e via dicendo. L’intervento di Nikolik (post 10) va meglio considerato: egli scrive tra l’altro.. ….”fuori dal circuito del tennis, poverette, queste tenniste, non hanno nulla, son proprio fuori dalla società, poverette, non hanno altri hobby, altri interessi, altra vita”… e lo ribadisce nel post 13 quando scrive ….”io la chiamo mancanza di altri interessi di vita, la chiamo povertà sociale, la chiamo difficoltà ed impossibilità di inserimento nella vita di tutti i giorni”.
    E che cosa rende “queste poverette” così prive di interessi? Potrei azzardare e dire: la mancanza di cultura o di esperienze alternative al tennis come avrebbe potuto essere quella scolastica, ma mi potrei sbagliare perchè ci potrebbero essere decine di altre variabili. Comunque la cultura differenzia l’individuo, lo rende maturo, libero, capace di vivere in società. E la scuola, anche se come modello di riferimento non ha più le credenziali di un tempo, contribuisce alla formazione dell’individuo.
    Il messaggio che traspare nel post 8 è che invece si possa fare a meno della scuola. Potrebbe essere un messaggio ingannevole ed alcuni genitori potrebbero essere tentati, dopo i primi successi tennistici del proprio figlio under, di sostenere l’abbandono scolastico. Rinomate Accademie straniere quali la Bollettieri e la Sanchez prevedono un percorso di studi integrato all’interno delle proprie strutture, mentre alcune accademie italiane tra le quali l’Accademia di Vavassori sono collocate in un contesto urbano tale da usufruire delle strutture scolastiche limitrofe. Poi certo, andando avanti con l’età e se i successi dovessero essere di una certa rilevanza, potranno anche essere adottate opportune strategie per continuare e completare la propria formazione senza di fatto frequentare la struttura scolastica. Ma questo è un’altro discorso.

  16. Giogas
    ” La non partecipazione alla vita scolastica priva chiunque di esperienze formative (al di là dell’apprendimento delle singole materie), intendo rapporto con gli insegnanti, dinamiche di gruppo o interne alla propria classe, scambi di idee con i compagni e via dicendo. L’intervento di Nikolik (post 10) va meglio considerato: egli scrive tra l’altro.. ….”fuori dal circuito del tennis, poverette, queste tenniste, non hanno nulla, son proprio fuori dalla società, poverette, non hanno altri hobby, altri interessi, altra vita”… e lo ribadisce nel post 13 quando scrive ….”io la chiamo mancanza di altri interessi di vita, la chiamo povertà sociale, la chiamo difficoltà ed impossibilità di inserimento nella vita di tutti i giorni”.

    Purtroppo il tennis richiede lavoro di ultraspecializzazione precoce. E questo vuol dire trascorrere dalle sei alle otto ore al giorno su un campo/palestra. Ma il principio è lo stesso se vuoi eccellere come neurochirurgo, tenore o musicista della filarmonica devi dedicarti con qualità e quantità alla tua missione e lasciare altre occupazioni mangiatempo e concentrazione. La cosa diversa è che l’ultraspecializzazione può avvenire, a seconda del settore, in età posteriore. Ma posso garantirti che anche questi professionisti non hanno una vita sociale, sono cioè molto simili ai tennisti. Lo stesso messaggio, in pratica, che Barbara stava dando a Nikolik citando gli avvocati.

  17. Barbara

    Giogas e Federico
    Chi ha figli grandi, incomincia ad apprezzare altre cose, e’ vero forse la mancanza di stimoli culturali impoverisce i ragazzi, ma bisogna far i conti con il mondo che vivono ed allora dico almeno questi hanno il tennis che e’ maggiore di zero.
    la figlia della professoressa dingreco di mio figlio, donna di indiscutibile cultura ed anche molto brava ad insegnare, dopo essere stata bocciata al classico e’ stata bocciata alle magistrali ed ora sta in una scuola recupero anni.
    Non e’ un esempio estremo, siamo circondati dal nulla, senza voler fare della filosofia da quattro soldi meglio uno sportivo gnucco che uno gnuccoe basta, la cultura non e’ per tutti, non lo e’ mai stata e mai lo sara’, non dipende nemmeno dall’educazione, e’ natura.
    allora in alcunincasi non si tratta di rinunciare alla cultura per creare uno sportivo mediocre, bensi’ di dare un’alternativa allo zero, non potra’ che uscirne qualcosa di buono anche se non eccezionale.

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