10 domande + 1 a… Mattia Livraghi

di - 17 Novembre 2010


(Mattia Livraghi – Foto Gabriele Acquistapace)

di Gianfilippo Maiga

1. Hai smesso di giocare prima dei 30 anni per dedicarti all’allenamento. Questa scelta nasce dalla constatazione di non avere avuto “i numeri” per sfondare o piuttosto da guai fisici che hanno condizionato la tua carriera fino a farti smettere prematuramente? È stato difficile decidere? I rimpianti sono molto forti o prevale la motivazione per la nuova strada intrapresa?
Smettere a 28 anni non ancora compiuti é stata una scelta complessa ma molto serena. Nel corso degli anni la consapevolezza di non essere un potenziale top 100 e l’assoluta passione per l’insegnamento erano sempre pensieri ben presenti nella mia mente anche se l’infortunio all’anca del 2008 non mi ha più consentito di tornare alle competizioni integro come prima accorciando, quindi, i tempi di transizione da giocatore a coach. I rimpianti non sono molti e i pochi che ci sono riguardano gli anni più importanti per un atleta cioè quelli dai 15 ai 19 dove tornando indietro farei altre scelte, più precise e soprattutto più professionali. Credo di aver fatto diversi errori nella mia carriera, errori che oggi come oggi però mi tornano utili nella comprensione e nei rapporti con i miei giocatori.

2. Che giocatore sei stato e che coach vuoi essere? Da un punto di vista caratteriale sei conosciuto come una persona diretta e appassionata e queste tue caratteristiche ti hanno accompagnato sempre nel bene e nel male. Quali di esse speri di ritrovare o trasmettere ai giocatori che segui e quali invece dei tuoi atteggiamenti vorrai far loro evitare? E da un punto di vista tecnico, che impostazione vorresti dare a dei giovani professionisti?
Quello che sono stato é ormai un bel ricordo. Un giocatore allegro a cui piaceva lottare ma che faceva un gran casino. Ora invece vorrei essere un coach attento, competente ma soprattutto molto professionale. Credo che la professionalitá e la serietà siano fattori fondamentali e imprescindibili per chi vuole intraprendere un carriera lavorativa di livello, qualunque essa sia. Proprio queste due qualità associate alla passione per il tennis e per il lavoro vorrei tanto vedere esprimersi nei miei “ragazzi”. Mentre di atteggiamenti poco costruttivi mi piacerebbe non ripetessero due errori che invece in me sono stati ben presenti: il “lamento” continuo nei momenti negativi della stagione e la poca stima nei propri mezzi. Credo che ogni professionista o giocatore che volesse provare a diventare professionista debba avere un’impostazione tecnica personale e personalizzata. Penso non esista una tecnica che vada bene per tutti anche se ritengo che avere due fondamentali da fondocampo ben solidi e buon servizio debbano essere basilari per intraprendere la carriera del giocatore Pro

3. In carriera tu hai cambiato molti allenatori. Certamente questo aspetto avrà molto contribuito al tuo arricchimento professionale, proprio nel prepararti alla carriera appena iniziata. Al di là però di questa considerazione, cosa ti ha portato in passato a cambiare di frequente guida tecnica e quali ne sono stati gli eventuali inconvenienti? Tolto Corrado Borroni, con cui hai lavorato da giocatore e con cui continui ora a collaborare nella tua nuova dimensione professionale, quale allenatore è stato per te più significativo di altri e perché?
Come già hai accennato nella domanda penso che ogni mio allenatore sia stato fondamentale per creare tutto il mio bagaglio tennistico con cui ora cerco di aiutare i miei allievi nella loro crescita professionale. Certamente Corrado é stato per me una figura importante e unica nella mia carriera. Averlo incontrato solo a 25 anni é stato per me un peccato: non so dove sarei potuto arrivare come giocatore se avessimo potuto lavorare insieme diciamo 7/8 anni prima. Per quanto riguarda i 6 allenatori diversi in 10 anni di attività credo siano dovuti a due fattori fondamentali: la sfortuna e la difficoltà a trovare al nord Italia una struttura che mi aiutasse realmente nella mia avventura e che mi supportasse con accompagnamenti e programmi adeguati.

4. Il tennis cambia rapidamente. Cosa è mutato nel mondo tennistico, se qualcosa è variato, rispetto agli anni dei tuoi inizi da professionista?
Molte cose sono cambiate. Soprattuto ci sono stati dei progressi incredibili per quanto riguarda la parte atletica e mentale. Ormai tutti sono super allenati e super motivati quindi la cura del particolare é diventata una necessità primaria per poter primeggiare in questo sport. Nulla é più lasciato al caso: le racchette, le corde, la cura del fisico e della mente dell’atleta. Il livello medio dei giocatori si é così alzato di molto portando così all’esasperazione la preparazione di un tennista professionista

5. Sei di Sondrio, ma la tua città italiana di “adozione” è Pavia. Dai quindi un preciso ordine di gradimento a:
Pizzoccheri
Sciatt
Batalavar
Salame di Varzi.

Al primo posto con distacco abissale si piazzano i pizzoccheri, piatto che mi ricorda la mia Valtellina e che ogni volta che posso mangio a casa, ovviamente preparati dalle mani di mia madre. Gli altri piatti sono tutti al secondo posto a pari merito. Non é un segreto la mia passione per il cibo, quindi da buongustaio mangio tutto..e tanto.

6. L’attuale distribuzione di punti nei tornei professionisti favorisce la presenza nei tornei challenger di giocatori di prima fascia. Pensi che questo possa essere troppo penalizzante per i giocatori giovani che iniziano, perché “a cascata” trovano “intasati” i tornei minori?
Credo che i giovani giocatori possano, nei primi periodi di attività, trovare qualche problema nel trovare spazi ma penso che la competizione ad alto livello possa solo giovare a un ragazzo che ha come obiettivi l’entrata nel mondo che conta del tennis. Anche il calendario molto vario ed abbondante (soprattutto in Italia) penso posso dare ai nostri ragazzi la possibilità di esprimersi con continuità e alzare così gradualmente ma costantemente il loro livello di gioco. Credo poco nelle vittorie facili, mentre credo molto nella costruzione di un potenziale tennistico alto da poter poi esprimere con serenità anche in tornei più competititivi

7. In genere, quale pensi sia la carenza più grande che trovi nei tennisti agli esordi che ti capita di incontrare? L’aspetto su cui dovrebbero lavorare di più?
Nella maggior parte dei casi trovo sempre un’assoluta mancanza di spirito di sacrificio,un totale superficialità di dedizione al lavoro. A tutti questi ragazzi porto sempre due esempi pratici: Alessio Di Mauro e Flavio Cipolla. Due ragazzi che con il lavoro, la costanza e il coraggio di fare scelte importanti hanno raggiunto risultati di livello assoluto.

8. Hai una vasta esperienza internazionale. Pensi che l’Italia sia carente in qualche cosa per chi fa il tennista professionista?
Io credo che un tennista professionista abbia un bisogno esagerato di venir accompagnato in tutti, o quasi, i passi della sua stagione. Credo che la creazione di strutture adatte a poter far viaggiare coach e giocatori con tranquillità e costanza sia necessaria per colmare quel gap esistente con le altre nazioni di vertice del mondo. Di certo in Italia non mancano i giocatori con le qualità per emergere.

9. Scegli con chi usciresti fra:
Ana Ivanovic
Maria Sharapova
Venus williams
Gisela Dulko
La squadra del Pavia Calcio
Ovviamente scelgo il Pavia, dato che il mio cuore é ormai da 9 anni occupato da una persona splendida che si chiama Gloria. Quindi, con grossa emozione, andrei a cena con i ragazzi che giocano nel Pavia calcio così da poterli incitare (come già faccio ogni domenica disponibile allo stadio) ad ottenere una salvezza che mi farebbe impazzire di gioia. FORZA PAVIA

Domanda + 1 (rivolta a tutti gli intervistati)
Tu più di altri, puoi elencare in ordine di importanza gli ingredienti di cui ha secondo te bisogno un giovane tennista per riuscire (premesso che sono tutti importanti) a parità di qualità potenziali, (es. Preparazione fisica, tecnica, insegnamento tattico, programmazione di tornei, accompagnamento ai tornei…)

1 disponibilità economica per poter investire su staff e accompagnamenti ai tornei
2 voglia di arrivare
3 famiglia serena e disponibile a lasciar lavorare il figlio con pazienza
4 staff preparato serio
5 fortuna di non farsi male

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