A Tu per Tu con… Matteo Cirelli

di - 16 Settembre 2011

Intervista di Alessandro Nizegorodcew

Prosegue la serie di interviste ai protagonisti del giornalismo tennistico in Italia. Dopo Riccardo Bisti è il turno di Matteo Cirelli, altro giovane collega, che lavora come redattore a Tennis.it e Tennis Oggi agli “ordini” di Sergio Rossi, Michela Rossi e Roberto Riccardi. Un progetto, quello di Tennis.it in particolare, che sta andando a gonfie vele, grazie ad una redazione giovane e preparatissima.

Brevi Cenni Biografici. Matteo Cirelli è nato a Roma il 12 giugno del 1980. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università 3 di Roma e giornalista pubblicista del 2009. Oltre all’esperienza nel tennis, come cronista, redattore e ufficio stampa, sono Direttore Responsabile di magazine e mensili in distribuzione a Roma. Gioco a calcio a 5 e a tennis, ho la passione per il mio cane Margot, per il cinema americano e per la birra chiara.

Come ti sei avvicinato al mondo del giornalismo? Hai sempre voluto e sognato questo mestiere?
“Mi ero appena laureato in Scienze Politiche e mi stavo guardando intorno. Un mio caro amico mi chiese di collaborare con lui a Qui Foro Italico, il quotidiano degli Internazionali, e accettai di buon grado. Almeno mi potevo fare due settimane di torneo gratis e ammirare le “bellezze del posto”. E’ cominciata così, per gioco, e non poteva essere altrimenti, visto che per due settimane ho scritto di cerotti per le vesciche, coni gelato e stampanti ad alta tecnologia. Mi sono detto, se riesco a fare un pezzo su argomenti del genere, posso scrivere di tutto!”

Quando e come inizia (e si sviluppa) il tuo rapporto col tennis?
“Ho giocato dal 6 ai 15 anni al Tennis Roma, circolo di cui sono tutt’ora socio. Ho avuto qualche buon momento, ma in realtà non ho mai capito come giocare un dritto decente, e una volta mi sono anche dato la racchetta in faccia, spaccandomi un dente. Ho smesso perché stavo tutti i giorni sul campo, senza sapere bene cosa facevo. Ma ho ripreso da poco meno di un anno, e mi diverto tantissimo (ora ho problemi con il rovescio!!!). Seguivo tantissimo il tennis ai tempi di Stefan Edberg, e l’ultimo che mi ha fatto fomentare come un ragazzino è stato Marat Safin. Dio che giocatore!”

Quando e come arrivi a tennis.it e Tennis Oggi?
“Ho incontrato Michela Rossi agli Internazionali del 2008. A me servivano altre collaborazioni per prendere il tesserino e lei quel giorno si sarà svegliata col piede giusto, perché mi ha subito preso e fatto sentire a casa. Devo ringraziare molto sia lei che il direttore Sergio Rossi.”

Cosa ne pensi del mondo del giornalismo tennistico in italia?
“Sul giornalismo in generale ho qualche dubbio. Non vedo la ricerca della notizia (rimanendo nello sport mi sembra incredibile che quando l’Inter ha comprato Forlan nessuna testata ha fatto notare che non poteva giocare in Champions) e vedo tanti, troppi opinionisti. Credo che la situazione attuale sia figlia dell’invasione di siti e blog. Nella Babilonia di internet è difficile capire la differenza fra un prodotto di qualità e un semplice copia-incolla. Il giornalismo tennistico rispecchia la situazione generale. Ci sono delle ottime penne, gente che si informa per davvero. Ma ce ne sono anche tanti che timbrano il cartellino. Adoro le telecronache di Lo Monaco su Eurosport, molto meno quelle dei vari giornalisti di Sky durante Wimbledon. Con il fatto che vogliono coprire sei campi devono prendere cronisti che non hanno molta dimestichezza con l’argomento.”

Giocatore e giocatrice preferiti?
“Mi faceva tanto ridere Daniel Koellerer, ma l’hanno radiato. A parte il pazzo austriaco, che sulla terra aveva il suo perché e agli Us Open 2009 quasi quasi gioca lo scherzetto al futuro vincitore Del Potro, il tennis maschile in questo particolare momento mi annoia parecchio. La finale Us Open è stata un pianto, dopo 33′ erano ancora 3 pari al primo set. Rispetto Nadal per il suo modo di stare in campo, è un vero esempio per i ragazzi che cominciano. Se dovessi tracciare l’identikit del giocatore perfetto prenderei il dritto di Soderling o Golubev, il rovescio di Gasquet, il servizio di Djokovic, il gioco a rete di Llodra e la palla corta di rovescio di Starace. E spero che Dolgopolov arrivi presto fra i primi 10, il suono che produce la pallina quando esce dal suo piatto corde è unico. Anche per ragioni professionali mi piace molto di più il tennis femminile (mi trovo a scriverci su parecchie volte). Magari non saranno tutte delle mani educate, ma almeno in un match Wta lo psicodramma è sempre dietro l’angolo. Mi incuriosiscono l’Azarenka, ho amato la Kvitova a Wimbledon e rimpiango il rovescio della Henin. Ma negli ultimi tempi il tennis migliore l’hanno fatto nel 2010 Maria Jose Martinez Sanchez a Roma e Aravane Rezai a Madrid.”

Cosa ne pensi del tennis in Italia?
“Dei ragazzi male. Chi ha il tennis per fare bene, vedi Fognini e Starace, per un motivo o per un altro non ha ancora fatto nulla di veramente importante. Seppi deve imparare a cambiare ritmo, ma ti posso assicurare che a tennis gioca benissimo e in allenamento è un muro. Fino a qualche tempo mi chiedevo perché Wawrinka poteva diventare n.10 del mondo e Bolelli no. E’ una domanda che ancora mi faccio. Le ragazze vanno meglio, ma dietro la squadra di Fed Cup non vedo nessun ricambio valido. Il nostro Paese confina o è molto vicino a Spagna, Francia, Svizzera, Serbia (e Cipro). Tutte queste nazioni hanno, o hanno avuto, almeno un top player. Magari è questione di sfiga…”

Qual è il torneo vissuto dal vivo che maggiormente ti ha colpito?
“Madrid, sia indoor che nella nuova versione primaverile. Tiriac spende barche di soldi, e l’organizzazione è perfetta. Per i giornalisti è semplice lavorare, e non ti trattano come se stessi lì a scroccare il tramezzino…Consiglio invece agli appassionati di andare a Umag per il 250. A parte quelli sul centrale tutti gli incontri sono gratuiti, ci sono tanti tennisti interessanti anche se non di grido, che sono molto disponibili con tutti anche per scambiare solo quattro chiacchiere.”

Cosa ami e cosa odi di questo mestiere?
“Amo tante cose. Dalle stupidaggini come andare in giro con il badge ed entrare nei luoghi riservati di una manifestazione, alla possibilità di essere a contatto con i protagonisti di uno sport che adoro. Mi piace la vita di redazione, confrontarmi con i miei colleghi per cercare lo spunto per un articolo interessante, documentarmi sugli avvenimenti e, perché no, trovare la “chicca” che nessun altro ha trovato. Amo anche gli orari improbabili, tipo scrivere alle 6 del mattino di un mercoledì, e la pressione per le scadenze. Proprio odio non lo provo, magari vorrei essere inviato più spesso in giro. Ma l’editoria sta attraversando un brutto momento e trovare rimborsi è praticamente impossibile.”

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