Genitore vs Genitore: Maiga intervista Palmigiano

di - 11 Settembre 2010

Ecco a voi un’intervista realizzata da padre a padre… Il “nostro” Gianfilippo Maiga, padre di Riccardo (giocatore professionista), ha scambiato alcune battute con Claudio Palmigiano, padre di Francesca, sedicenne azzurra tra le più promettenti del nostro movimento. Il risultato è molto interessante. Aspettiamo ovviamente i vostri (tanti!) commenti in merito…

Francesca Palmigiano

di Gianfilippo Maiga

Il rapporto che mi lega a Claudio Palmigiano trascende certamente questa intervista. Claudio infatti è un mio carissimo amico da molti anni. Perché due persone possano dirsi amiche occorre che tra loro ci sia quanto meno una forte condivisione di interessi, un comune sentire in molte cose. Il destino per noi ha fatto molto di più, ci ha fatto percorrere – dopo, non prima che diventassimo amici – un’esperienza comune molto particolare, un po’ « estrema » : ha dato ad entrambi un figlio « totalmente » tennista. Per questa ragione, questa intervista ha per me un sapore strano. È come se qualcuno avesse risposto in vece mia a domande che mi sono posto io stesso mille volte e, vi assicuro, con termini dei quali avrei potuto fare un sano « copia-incolla ». Claudio analizza a mio parere con lucidità e mai sopra le righe temi nei quali, sono sicuro, in molti possono riconoscersi.

Ormai da anni segui tua figlia che, da tennista in erba, sempre più si avvia a diventare una tennista professionista. Come hai visto trasformarsi il rapporto tra te (o te e tua moglie) e tua figlia, che, oltre che dover maturare in fretta in termini agonistici, da bambina è diventata adolescente? Qual è l’aspetto che ritieni più delicato in questo rapporto?
“Credo che il rapporto si sia modificato e sia in continua evoluzione come è normale che sia un rapporto genitori-figli man mano che crescono. L’aspetto forse più complesso e a cui tengo in particolar modo è che col passare degli anni resti tra di noi la massima confidenza e si identifichi nel genitore la figura di chi, più di ogni altro, può starti vicino negli inevitabili momenti difficili e ti possa aiutare nelle scelte che devi fare.”

La scelta fatta da Francesca è anomala rispetto a quella di molti tennisti giovani che lasciano la scuola in età verde, (14/15 anni) per seguire in pratica la sola carriera tennistica: Francesca infatti frequenta regolarmente il liceo linguistico a Milano. Quali sono i pro e i contro di questo percorso e qual è il bilancio che eventualmente ti senti di tirare dopo 2 anni.
“I pro sono legati alla crescita culturale di una ragazzina piena di curiosità ed interessi e non mono-maniacale come tante tenniste in erba ed inoltre al fatto, di notevolissima importanza e spesso sottovalutato, di poter maturare continuando a frequentare un altro ambiente di coetanei oltre all’ambito sportivo. I contro sono dettati dal fatto che in Italia, a differenza di quasi tutti gli altri Paesi, la pratica sportiva agonistica di alto livello non è contemplata per gli studenti per cui gli aiuti che puoi avere possono solo essere negoziati individualmente con la scuola che frequenti e non previsti dal ‘sistema’. La conseguenza è che se vuoi andare a scuola, da un lato sei in ogni caso un ‘diverso’ rispetto ai tuoi compagni di scuola e dall’altro viene penalizzato significativamente l’allenamento il che crea un ‘gap’ difficilmente colmabile rispetto a chi si allena un maggior numero di ore ogni giorno. Senza dimenticare la stanchezza fisica e mentale che accumuli cercando di affrontare contemporaneamente e seriamente due impegni così gravosi.”

Si dice che il successo di un/a giovane tennista, al di fuori delle sue doti personali, dipenda molto dal rapporto fra lui, la famiglia e l’allenatore. In particolare, si sente dire da molti allenatori che la collaborazione con la famiglia sia essenziale: quale applicazione pratica ha nella tua esperienza questa collaborazione e quale dovrebbe essere secondo te il ruolo dei genitori in questo contesto?
“Diamo innanzitutto per scontato che il genitore non deve permettersi ingerenze in un ambito che non è il suo. Mi capita spesso di vedere genitori a bordo campo dare suggerimenti o prendere appunti o dare spiegazioni tecniche e li trovo patetici e involontariamente comici. Detto questo, ritengo che i genitori debbano cercare di fornire il proprio fondamentale contributo stando vicini ai figli rasserenandoli e non certo creando ulteriori ingiustificate pressioni. E’ giusto, invece, che verifichino che se un figlio sceglie di provare a diventare un vero agonista rispetti delle regole di vita (orari, ottimizzazione dei tempi per studio ed allenamenti, massimo impegno nella preparazione) senza le quali non ha senso andare avanti. Nel contempo è giusto confrontarsi con i tecnici per capire quanto tempo sono disposti a dedicare a tua figlia, con quale impegno e professionalità programmino preparazione, attività ed accompagnamenti che devono aumentare sempre più man mano che l’attività diventa più importante.”

Rispetto al percorso seguito da Francesca, cosa rifaresti e cosa invece cambieresti? Quale ritieni il cammino ideale per un/a tennista adolescente? Nella tua esperienza, quali elementi mancano al movimento tennistico giovanile italiano, (quanto meno sponda femminile), se mancano, e quali invece ti risultano adeguati?
“Nel complesso non credo che il percorso avrebbe potuto essere molto diverso cercando di far convivere scuola e tennis. Ciò che balza all’occhio è che attualmente ci sono troppo pochi tecnici (e preparatori) pronti ad investire il loro tempo sui giovani agonisti. E così mentre vedi ad esempio ragazzine francesi o russe o spagnole sempre seguite dal coach , da parte nostra è nella stragrande maggioranza dei casi difficile se non impossibile programmare a lungo termine (ad esempio io di regola so chi accompagnerà mia figlia ad un torneo in programma nei prossimi giorni , ma spesso non so se e chi lo farà anche solo tra un mese). A tale riguardo ricordo un’intervista di Sara Errani nella quale spiegava la sua scelta (seguita da tantissime altre tenniste italiane) di trasferirsi in Spagna. Secondo Sara da noi è impossibile riuscire ad avere garanzie di accompagnamenti costanti e di programmi personalizzati 365 all’anno. Aggiungo che Piatti dice che un tecnico dovrebbe seguire il proprio atleta ogni secondo accompagnandolo anche in bagno. Io sono d’accordo. Ma tu ne conosci di tecnici così? Ciò in quanto ritengo che un rapporto continuativo con ruoli ben identificati sia di fondamentale importanza. Nel complesso, invece, per quel poco che posso capire, mi sembra che tecnicamente la nostra scuola valga le altre. Ma come dicono gli stessi nostri maestri, la tecnica è solo uno degli aspetti che compongono il mosaico di un’atleta di vertice.”

Francesca ha il supporto finanziario della Federazione Italiana? In che misura questo supporto copre i fabbisogni annui di una tennista come lei?
“Francesca è supportata dalla Federazione, a cui siamo comunque grati per questo, con un significativo contributo economico. Purtroppo, però, le spese di un’atleta che svolge attività preminentemente internazionale sono ingenti per cui tale contributo copre solo una piccola parte del fabbisogno annuo.”

Come equilibri tu, come genitore, il rapporto con il fratello di Francesca, che non esercita una attività sportiva intensiva e quindi necessita di minor seguito “operativo”, ma non per questo di minori attenzioni?
“Ritengo che non ci sia necessità di ‘equilibrare’ nulla in quanto il rapporto affettivo e di attenzione alle esigenze di Francesca e di Matteo è assolutamente identico e sono convinto che loro ne siano ben consapevoli. Il fatto che si spenda più tempo con e per Francesca, in rapporto alle sue esigenze legate all’attività sportiva, è una necessità solo di tipo concreto, organizzativo, del tutto comprensibile.”

La attività di Francesca si è svolta prevalentemente, ma non solo, in Italia. Hai notato delle differenze di cultura sportiva fra i giovani italiani e gli altri? Analoga domanda per i genitori? Quale differenza trovi da un punto di vista “ambientale” (inclusi i giudici di gara) fra i tornei italiani e quelli internazionali?
“Per quanto riguarda la ‘cultura sportiva’ nuda e cruda arriverei a dire che tutto sommato apprezzo di più le nostre ragazzine, spesso più ingenue e meno scafate, rispetto a coetanee di altri Paesi, ad esempio dell’Est europeo, educate fin da piccole, da genitori fanatici e da tecnici, ad atteggiamenti maliziosi e/o scorretti ed aggressivi in campo. Quello in cui siamo mediamente indietro, invece, è la fondamentale conoscenza delle lingue straniere. Riguardo alle difficoltà ambientali ‘tutto il mondo è paese’ e per quanto riguarda i giudici di gara ho particolarmente apprezzato il ’sistema francese’. Ai tornei ITF under 18 vengono mandati ad arbitrare per fare esperienza i giovani arbitri che al Roland Garros fanno i giudici di linea. Sono ragazzi svegli, bravi, motivati ed organizzatissimi in quanto sono seguiti da un arbitro più esperto che ogni giorno organizza riunioni per discutere su cosa è andato meglio e cosa peggio e per programmare la giornata successiva. E quando è il loro turno entrano in campo con la macchinetta per registrare il punteggio, walkie-talkie per chiamare se necessario giudice-arbitro o fisioterapista, comando per aggiornare il punteggio sul tabellone elettronico, oltre a saper parlare almeno l’inglese. Davvero un esempio da seguire.”

Qual è il pregio principale di Francesca? Quale il suo peggior difetto?
“Francesca ha facilità di apprendimento ed è ricca di interessi, è curiosa di tutto, buona osservatrice. Per contro deve maturare sul piano della continuità in allenamento, imprescindibile per migliorare e per acquisire una condizione psico-fisica ottimale e sapersi disciplinare fuori dal campo ricordandosi di fare quotidianamente quanto le viene segnalato dai suoi tecnici e cercando di riposare un numero adeguato di ore.”

Cosa ti manca per essere il padre felice di una tennista, se ti manca qualcosa?
“Mi manca …la quadratura del cerchio. Cioè riuscire a creare una situazione, temo utopistica, di ‘pacifica convivenza‘ tra tennis e studio. Inoltre, se si vuole provare davvero, si avvicina a grandi passi il momento in cui non sarà più procrastinabile la necessità di creare un tuo team personale fatto di un tecnico e di un preparatore atletico a te dedicati in ogni momento della giornata col supporto, quando è necessario, di sparring, di un’équipe medica e di uno psicologo dello sport.”

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