Emma Boggiali, quando il tennis cambia la vita e aiuta a crescere

di - 12 Agosto 2016

Emma Equelite 01

di Paolo Angella

Il tennis, si sa, è lo sport del diavolo. Qualche tennista lo ama alla follia, qualcuno lo odia, qualcuno impazzisce, ma nessuno ne riesce a fare a meno, nemmeno in vacanza. Questa regola vale per tutti, campioni e ragazzini che hanno appena iniziato ad amare (e forse un po’ a odiare) questo splendido sport. Oggi vi raccontiamo la storia di Emma Boggiali, una giovane ragazza romana di 14 anni, che gioca a tennis da otto anni ormai e da quest’anno sta provando a cimentarsi con le ragazze più brave della sua età partecipando ai tornei del circuito ETA under 14; ha giocato a Malta, vincendo due partite e poi perdendo nei quarti di finale in tre set con la testa di serie numero uno e poi vincitrice del torneo, ora andrà in Austria per fare un altro under 14.

Emma, questa settimana, è in vacanza con la famiglia a Borgo Val di Taro, un paesino dell’appennino parmense, con la famiglia per trovare i nonni materni e per respirare un po’ di fresco lontano dal traffico e dal rumore della città. A quanto pare però Emma non riesce proprio a stare senza tennis e allora ha chiesto ai genitori di attivarsi per cercare qualcuno che potesse da farle da sparring per almeno un paio di ore al giorno. Manuele Camisa, istruttore di primo grado, ma soprattutto factotum del locale piccolo circolo tennistico, si è fatto in quattro e ha trovato una serie di ragazzi in grado di tenerle testa.

Già, il tennis si può anche odiare e forse un po’ lo odiava Cristina, la mamma di Emma, quando doveva accompagnare la figlia tutti i giorni, compresa la domenica, per farla giocare e aveva tutti gli orari sballati per stare dietro agli allenamenti della figlia. Però del tennis non si riesce più a farne a meno, così anche Cristina, una laurea alla Bocconi e un lavoro alla FAO, lasciato per fare la mamma di tre figli, ora, dopo una seconda laurea in psicologia, sta seguendo un corso per diventare mental coach sportivo, finalizzato soprattutto ai giocatori di tennis.

E il tennis ha cambiato la vita anche a Giuliano, papà di Emma, dirigente di azienda con attività in tutto il mondo, che, per stare più tempo possibile nell’ambiente frequentato dalla figlia, è diventato giudice arbitro di tennis. Arbitra nei campionati a squadre, ma anche in tanti tornei giovanili come il Lemon Bowl o tutti i vari tornei Kinder. Ora gli capita spesso di arbitrare in campi limitrofi a quelli in cui sta giocando la figlia, anche se come mi dice ridendo “non sempre gli orari coincidono e quindi va a finire che per aspettarci arriviamo sempre a casa tardissimo”.

Emma e famigliaIncontriamo la famiglia Boggiali a Borgo Val di Taro e parlando con loro scopriamo che davvero il tennis cambia la vita, cambia le abitudini, tutte le ferie, i viaggi, gli spostamenti sono in funzione degli allenamenti e delle partite della figlia. Quello che all’inizio poteva sembrare l’eccezione, ora è diventata la regola. La prossima settimana, invece di passare il ferragosto al mare andranno tutti in Austria per seguire Emma nel suo torneo Tennis Europe, ma Giuliano ci tiene a spiegare che, a meno che non sia indispensabile accompagnarla, preferiscono lasciare andare Emma da sola, assieme alla sua allenatrice e ai suoi compagni: “Quando è il nostro circolo a organizzare la lasciamo volentieri andare da sola nelle trasferte, ormai ha imparato a gestirsi bene da sola, se non ci vede, credo che abbia meno pressione anche nel momento in cui gioca. Certo a noi fa piacere seguirla, però credo sia giusto farlo con moderazione.

E il tennis spesso regala motivazioni e forze inaspettate. Emma ha iniziato a giocare a sei anni, ma proprio quando stava migliorando moltissimo e battendo quasi tutte le sue coetanee, le è stata diagnosticata una malattia piuttosto rara, la osteocondite dissecante, detta anche morbo di Konig, una necrosi che provoca il distacco di una parte dell’osso della testa del femore nel giunto che entra nel ginocchio. Sembrava non potesse più giocare a tennis, è rimasta ferma quasi un anno, ma poi ha saputo ricominciare da capo, quasi da zero e ora, solo quattro anni dopo andare a fare tornei in giro per l’Europa sembra un sogno con tutte le vicissitudini passate come ci ricorda Giuliano Boggiali: “Ricordo bene quando Emma ha smesso di giocare esattamente nel giorno in cui ha compiuto i nove anni, per farla sentire meno triste avevamo organizzato una serie di giochi con tutti i bimbi del circolo tennis, una sorta di mini Olimpiade, che avevamo chiamato “Un giorno da Emma” in onore della sua iperattività e capacità di cavarsela in tutti gli sport. Poi è iniziato il calvario, con una serie infinita di consulti medici per capire la strada migliore per venire a capo di questa malattia degenerativa, ma ogni medico che sentivamo era un responso diverso, spesso in netto contrasto con il precedente. Secondo due luminari era indispensabile l’intervento chirurgico, lungo e complesso, secondo un ortopedico statunitense esperto di questa malattia, doveva essere ingessata per almeno 12 settimane prima in una gamba e poi nell’altra e infine, dopo aver girato mezzo mondo per cercare i più bravi del settore, abbiamo trovato un medico, anche molto caratteristico e simpatico, dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, a due passi da casa, che ci ha convinti ad aspettare semplicemente per un anno senza fare sport e senza fare sforzi e secondo lui sarebbe andato a posto da sola. Così è stato, ogni controllo diagnostico dava risultati incoraggianti e sostanzialmente dopo nove mesi il ginocchio è tornato a posto. A qual punto il problema era tenerla ferma, perché la voglia di tornare a giocare era tanta.”

Emma non si è arresa, non a caso la chiamano “gladiatrice” e quindi è tornata alla sua scuola tennis e con la sua caparbietà e costanza piano piano si è ripresa e non ha mollato nemmeno quando le ragazzine con cui prima vinceva facilmente erano ovviamente diventate più brave di lei. Continua Giuliano: “Riprendere è stata molto dura perché ha dovuto quasi riconciare da zero, sia atleticamente che tecnicamente. Per fortuna è stata aiutata moltissimo da una brava maestra di tennis, Silvia Pesce, che le ha dato molta fiducia oltre che insegnarle a giocare a tennis. In pochi mesi di allenamenti duri è tornata al livello delle coetanee. Ad Emma è dispiaciuto molto quando Silvia è andata a lavorare a Pescara, anche se ora si trova molto bene con Fabrizio ed Elena Vianello e tutti gli altri ragazzi del Tennis Team Vianello, che è la scuola tennis, per fortuna vicino a casa, dove si allena tutti i giorni.” Anche Cristina condivide la bontà della scelta per la scuola tennis della figlia: “La Top School Vianello sta facendo in questo momento un grande sforzo di revisione e codificazione di un metodo che lavori sulle componenti tecnico e tattiche, incorporando lo sviluppo delle attività mentali già dai primi approcci del tennis come credo sia giusto che sia.

Emma ha sempre voglia di migliorare, di imparare a affinare i colpi e quindi ha voluto fortemente andare a fare un stage di due settimane in Spagna, a Valencia alla Equelite Tennis Academy di Juan Carlos Ferrero, una delle più rinomate scuole di tennis del mondo. Le chiediamo di raccontarci l’esperienza, ma prima di tutto i suoi ricordi si focalizzano sull’aspetto umano e non su quello tennistico: “E’ stato bellissimo perché ero l’unica italiana in mezzo a tantissime ragazze soprattutto spagnole, ma anche cinesi, russe, inglesi. All’inizio è stata dura perché dovevo capire le altre e farmi capire, ma dopo pochi giorni abbiamo tutte iniziato a parlare un misto di spagnolo e di inglese e in qualche modo riuscivamo a comunicare tra di noi e ci siamo davvero divertite, aiutandoci tutte l’una con l’altra. E’ un posto molto bello, organizzato molto bene, ci siamo trovati perfettamente anche con lo staff che ci seguiva. Ho dei ricordi fantastici di quelle due settimane fatte in Spagna, che mi resteranno per sempre nella mente.

E’ interessante che il primo aspetto che resta di una esperienza in una prestigiosa accademia tennistica sia di tipo emozionale e non tecnico e quindi dobbiamo insistere per farci spiegare i metodi di allenamento che ha seguito nell’accademia di Ferrero: “Il metodo di allenamento è molto diverso dal nostro, in Spagna ci concentravamo per una intera giornata sulla stessa tipologia di colpo, quindi un giorno, sei ore di dritto, il giorno successivo sei ore di rovesci, poi tutta una giornata sul servizio e così via. In Italia, almeno alla mia scuola tennis, in ogni allenamento invece si lavora su tutti i fondamentali.

Emma è giovanissima, ma ha già imparato l’arte della diplomazia e non vuole sbilanciarsi quando le chiediamo che metodo di lavoro preferisca: “In Spagna è stata una bella esperienza, ma io mi trovo benissimo al mio circolo con Elena Vianello e tutti gli altri ragazzi del team e per tutto quello che ho imparato devo solo ringraziare loro”.

Emma StanNella programmazione dell’anno, a questi livelli, per fortuna, si può anche inserire quello che piace, quello che diverte, non solo quello che porta punti al ranking. Emma, dopo la trasferta in Austria, farà il Master Kinder, la fase finale dei tanti tornei amatoriali rivolti ai ragazzini di tutta Italia. Emma ricorda con piacere tutti i Kinder giocati negli anni scorsi e non ne ha voluto sapere di rinunciare quest’anno solo perché “è diventata un po’ più brava”.

Parlando con le famiglie dei ragazzi che giocano a tennis, mi piace sempre affrontare l’argomento scuola, e studio, che spesso è difficile da organizzare assieme ad allenamenti e tornei. Emma, che è andata a scuola un anno prima, essendo nata entro la fine di aprile, e ha frequentato il primo anno di liceo scientifico è stata promossa senza troppi problemi, anche se confessa “in fisica mi è andata bene, perché ho preso un votaccio nell’ultima verifica, ma non per colpa del tennis, per colpa mia che avevo studiato poco.

Fare agonismo significa allenarsi tutti i giorni e la giornata di Emma è simile a quella di tanti ragazzi e ragazze della sua età che praticano tennis: “Torno a casa da scuola che sono quasi le due, poi dalle tre alle sei vado al circolo e di solito facciamo due ore di tennis e una di atletica, poi al sabato si gioca contro sparring. Al ritorno a casa bisogna studiare, certo sono stanca ed è dura, ma con un po’ di volontà ci riesco e come me fanno tutte le ragazze e i ragazzi che praticano tennis o altri sport.”

La forza di volontà è un altro aspetto importante che caratterizza tutti i giovani agonisti del tennis. Senza una grande caparbietà è impensabile poter fare tennis agonistico e non è un caso che Emma, quando le chiediamo chi siano i tennisti preferiti pensi anche all’aspetto caratteriale e non solo a quello tecnico le ci dica: “I miei due preferiti si sono appena affrontati all’Olimpiade di Rio, sono Novak Djokovic e Juan Martin Del Potro. E’ davvero ammirevole vedere Del Potro, che è stato molto sfortunato con tanti infortuni, tornare a giocare con la stessa determinazione di tanti anni fa. Per me è un grande esempio da seguire. Poi mi piacciono anche le ragazze che riescono a giocare col rovescio a una mano, come la Vinci e la Suarez Navarro, il tennis non è solo tirare forte.”

A questa età e a questi livelli il tennis è anche e soprattutto un modo per visitare luoghi mai visti prima, per conoscere tanti coetanei, per comunicare in altre lingue, per mangiare in modo diverso dal nostro. Emma non ha dubbi: “Mi piacerebbe poter fare tornei internazionali perché si conosce tanta gente, per comunicare bisogna sforzarsi di parlare in inglese, lingua che adoro. A Malta mi sono divertita tantissimo anche se eravamo in tante italiane, in Austria adesso siamo solo 2-3 italiane e tutte le altre straniere, non vedo l’ora di andare.

Tennis è anche avere la possibilità di ammirare i propri idoli, magari facendo la raccattapalle agli Internazionali d’Italia, come ha fatto Emma, un’esperienza che ricorda con tanto piacere: “E’ stato molto divertente, ma anche difficile con sempre la paura di sbagliare qualcosa, di non essere nel posto giusto al momento giusto, però il poter essere a pochi metri dai grandi campioni è un qualcosa che avevo sempre sognato prima.”

Emma è una delle tante ragazzine che giocano a tennis, Cristina e Giuliano sanno bene che non ci sono certezze che possa diventare una tennista professionista, ma nemmeno le vogliono queste certezze. L’importante, dicono all’unisono, “è che il tennis continui ad essere uno strumento educativo come è stato in questi anni. Emma si deve divertire giocando a tennis, deve avere voglia e provare gioia quando è sul campo da tennis, deve crescere umanamente, deve imparare a confrontarsi con gli altri, magari provenienti da altre nazioni e da altre culture. Per tutto questo il tennis aiuta davvero tanto, forse più di molti altri sport.”

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22 commenti

  1. william

    Tutti i genitori di ragazzini e ragazzìne che giocano un po’ meglio della media dicono le stesse cose.
    Deve divertirsi, deve crescere come persona, sono importanti le esperienze, non è detto che diventi professionista e blablabla. Poi però li mandano nelle migliori accademie, li mandano a fare tornei all’estero spendendo migliaia di euro. Mah!!!

  2. Cataflic

    william
    cosa dovrebbero dire? che sono triste da far paura e che non hanno la minima speranza?
    Se non ci prova nemmeno chi ha un figlio/a che gioca meglio della media e ne ha le possibilità?!
    Mica tutti sono come Segio Giorgi che diceva che Camila sarebbe diventata n.1 del mondo.

  3. william

    cataflic,

    è giusto che ci provino ma dovrebbero dire la verità e non fare i verginelli.

  4. Cataflic

    william
    Credo sia solo scaramanzia, d’altro canto considerando che tanto al 99% …chi più in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente ..diceva mia nonna.

  5. Nicoxia

    Wiliam a parte che sono tutte esperienze di vita e la vita e la loro le situazioni cambiano così come le dichiarazioni se vuoi accorgerti degli eventuali cambiamenti di posizione per tua curiosità personale e non so con che scopo basta che sai che tipo di scuola e in che modo la frequentano nel momento che fanno quelle dichiarazioni per avere una visione più veritiera

  6. Nicoxia

    Qui c è gente che scrive sparando sentenze o verità senza essere riuscita a fare un decimo di quello che dicono e su chi sparano sentenze nascondendosi dietro nick name perché così possono ripresentarsi quando vogliono ma se non ci fossero loro il blog sarebbe morto quindi bisogna pure essergli riconoscenti poi ognuno è quello che è

  7. Nicoxia

    Bogar che rispecchia fedelmente la tua osservazione sta mettendo tutto se stesso nel suo progetto ma consapevole delle difficoltà dichiara quello che dici per me non è un verginello è solo prudente le scelte vere le farà a tempo debito in base all evoluzione del progetto

  8. William

    Nicoxia, e’ giusto che vuole ci provi. Su Bogar, Bertoldero con la Delai, (i primi che mi vengono in mente) niente da dire. Quelli che non sopporto sono quelli che si nascondono dietro le solite parole, dietro i soliti luoghi comuni ma stanno facendo di tutto nella speranza (ribadisco legittima) che i figli diventino dei campioni. D’altronde mi rendo conto che in caso di mancata riuscita del progetto, statisticamente probabilissimo, è più facile convincersi con gli alibi che con la cruda realtà di un vero e proprio fallimento.

  9. Cataflic

    per me il fallimento è praticamente inevitabile, solo in 2/3 in un decennio ce la fanno.
    Quello che dicono non può essere assimilato alle dichiarazioni post match di Nole o roba simile…ecco…a me danno più fatidio quelle….scatole vuote obbligate dai media e preparate con plastificati dettagli.
    Ad un genitore concediamo qualcosa….

  10. bogar67

    Io sto cercando solo di dare un’opportunità a mia figlia ma non ho la sfera di cristallo. Non posso sapere cosa vorrà fare tra un mese, un anno, due o anche tre. Nel cercare di darle questa opportunità le faccio vedere due tre strade e non una sola giusto per avere opportunità di scegliere. Penso che al di la di diventare campioni o meno il tennis dia delle opportunità di crescita umana importante sotto tanti punti di vista a condizione che si sappiano trasmettere i giusti valori.

  11. bogar67

    Ho scritto quattro volte opportunità in poche riga. Il concetto è quello. Un genitore per quanto possa tracciare un percorso, insegnare dei valori non può decidere sul destino dei figli. La vita è loro e non ci appartiene. Penso che sia importante che qualsiasi strada che vorranno intraprendere li renda felici.

  12. Nicoxia

    Bogar questo percorso che condivido nasconde insidie difficoltà di valutazione nelle scelte di incremento graduale contestualizzandolo al periodo bisogna stare attenti a non farsi prendere la mano dalla fretta calcolare bene i tempi di assimilaZione che sono diversi da chi fa altri percorsi sopratutto dal punto di vista fisico e mentale in poche parole goditi il percorso calcolando tutto perché non puoi permetterti di sbagliare niente ma senza ansie da prestazione gli alti e bassi in questo percorso sono all ordine del giorno piedi per terra negli alti e entusiasmo e voglia di ripartire nei bassi in bocca al lupo

  13. Nicoxia

    Un ultima cosa risparmia risorse perché in un mondo dove il profitto è al primo posto della felicità di tua figlia importa poco quindi aiuti economici per reperirne devi essere bravo tu

  14. Nicoxia

    Tennisti collocati in una borsa con un milione di azioni dal valore nominale di un euro agganciate al prize money con libero scambio sistema controllato e garantito da un organo super parte che potrebbe essere la federazione un modo simpatico per avere dei finanziamenti interessati o per simpatia chi di noi non comprerebbe cento azioni della figlia di bogar😀Con la speranza che quando arriverà a dieci milioni di prize money diventino del valore di mille😀Con trattamenti di favore per chi possiede più di cinquemila azioni un fan club interessato scusate ma in ferie la testa non sa a cosa pensare😀

  15. Cataflic

    Stavo sfrucugliando e mi sono imbattuto sul sito ognirisultato….nicoxia, da dove è spuntata fuori sta Rimondini u14 che ha fatto match con Alexia a Basiglio??

  16. ramirez

    Nicoxia
    qualcosa del genere lo fanno in Brasile…ma sui calciatori.
    It could be a fantasy football draft in any office in America — only these trades are real. This is the office of Traffic, a Brazilian company leading a new, and controversial, wave of investment in Brazilian soccer.

    Armed with 20 million reals of their own money (about $12 million) and another 20 million reals they hope to get from investors, Traffic is buying up contracts of young soccer players all over Brazil. They then lend the players to teams, who pay the players a salary and also allow them to showcase their talents. If they are recruited by a big European team, Traffic and its partners reap the largest share of the transfer fee. (The player, as usual, gets any signing bonus, and an often hefty salary.)

    “Instead of investing in the stock market or real estate,” Julio Mariz, Traffic’s president, said, “these people are investing in buying the economic rights to football players.”

  17. Nicoxia

    Cataflic è una ragazza che gioca in Florida i genitori si sono trasferiti la è solida da fondo Alexia era nei suoi cinque sei giorni invalidanti di ogni mese stiamo cercando rimedi sul sei due quattro zero ha avuto il crollo l ha portata a casa servendo da sotto e con palle corte che la ragazza in Florida non ha mai visto li giocano tutto da fondo comunque da nc ne ha messe in fila molte

  18. Cataflic

    Nicoxia
    Ah…in effetti non capivo..all’inizio avevo pensato ad una ex qualcosa che non faceva tornei da una vita, ma poi ho visto che era u14 e che l’anno scorso non aveva giocato nulla in Italia..pensavo ad una supertalentuosa magari appena passata al tennis da altra disciplina.

  19. Nicoxia

    Bogar se può esserti utile preparati a un cambiamento devi essere pronto a gestire situazioni che variano da ragazza a ragazza spero per te sia meno traumatica possibile più riuscirai a gestirla meno problematiche affronterai devi avere pazienza

  20. Nicoxia

    Per questo ci sono coach specializzati nelle femmine ed altri nei maschi avere questi tipi di esperienza è fondamentale per il peoaeguimento del progetto è dura ma più dura è più se si fan meglio le cose le percentuali aumentano

  21. Maurizio

    A proposito di maschi e femmine, un circolo in Sardegna organizza un open maschile e femminile, montepremi 1200 euro ai maschi zero alle femmine, senza parole…….semplicemente vergognoso.

  22. Giuliano

    William, beato te che hai tempo da perdere nel giudicare gli altri, sputare sentenze e sindacare su come gli altri spendono i soldi. Soldi loro, non tuoi. Magari conosci le persone di cui si parla nell’articolo, o più probabilmente non le conosci affatto, non essendo mai assurte agli onori della cronaca. In tutti i casi, ti auguro ti passi il mal di pancia che ti porta a essere cosi altezzoso e superficiale. Sarai certamente un esperto di tennis (senza dubbio più di me), perché sprecare il tuo talento dicendo scempiaggini e banalità? Sono sicuro che se ti sforzi un pochino trovi di meglio da fare. Coraggio…

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