Pensieri a freddo sul Bonfiglio

di - 26 Maggio 2015

Jessica Pieri

di Big Lebowski

Sento risuonare le note dell’inno brasiliano mentre entro nello storico Campo Tribuna del Tennis Club Milano; ai giocatori che disputeranno la finale è infatti concesso l’onore di ascoltare gli inni che ricordano loro che oltre a se stessi rappresentano anche il loro paese.

Il colpo d’occhio è davvero piacevole con le bandiere nazionali spiegate e sostenute da alcune fanciulle, i ball boys schierati dall’altro lato del campo insieme ai giudici di linea ed un pubblico piuttosto numeroso che provo a quantificare mentre ascolto La Marsigliese.

La splendida giornata pre-estiva ha fatto accorrere circa un migliaio di spettatori che non avranno modo di annoiarsi assistendo al magnifico match a cui daranno vita Orlando Luz e Corentin Denolly.

Il circolo ha cambiato la scenografia rispetto ai giorni precedenti; al posto dell’ambiente cosmopolita e giovanile, ci sono gli attempati soci che nel giorno festivo riempiono comunque i numerosi campi.

I protagonisti del torneo, i loro coach, gli accompagnatori si sono dileguati, molti raggiungendo Parigi dove dai prossimi giorni giocheranno il Roland Garros.

Per divagare un attimo vi racconto che il TCM Bonacossa è uno dei più antichi del mondo e fu fondato addirittura nel 1893 da alcuni inglesi che importarono il nuovo sport che faceva proseliti oltremanica; pensate che è uno dei membri fondatori dell’esclusiva “The Association of Centenary Tennis Club”, un’ associazione internazionale riservata ai più prestigiosi Tennis Club con almeno 100 anni di vita ed anche per questo è tra i circoli dove ancora oggi è richiesto il completo bianco per poter praticare nei molti campi di cui attualmente dispone, in omaggio ad uno sport che pur nella naturale evoluzione vuole comunque mantenere un aggancio anche simbolico con le origini.

Merita due parole anche il cosiddetto “Campo Tribuna” costruito dall’Architetto Paladini nel 1929 nella nuova ed attuale sede che ha una capienza di 3250 spettatori e che fu il primo così ampio in Italia e tra i primi in tutta Europa ad ospitare manifestazioni di importanza mondiale.

Mi racconta l’appassionato Presidente Cerutti che la costruzione fu affidata ad una famosa e specializzata azienda svizzera e che la terra rossa sostituì l’allora comune polvere da strada. Il Conte Bonacossa focalizzò la sua attenzione in particolare sul drenaggio dei campi realizzando strati inferiori al mattone macinato, costituiti da fascine di legna e posti a notevole profondità .

Fu sede di innumerevoli partite di Coppa Davis e anche delle prime cinque edizioni degli “Internazionali d’Italia” a partire dalla prima del 1930, vinta da una leggenda quale l’americano Bill Tilden.

Di tutte queste cose è conservata memoria fotografica in una delle belle sale della Club House e sono rimasto colpito, oltre che dalle belle immagini di gioco, dal constatare quanto pubblico seguisse il tennis già in anni lontani: veramente impressionante la marea umana appollaiata in ogni dove per vedere tennis nello stesso campo dove oggi si gioca la finale del 56esimo Trofeo Bonfiglio, struttura rimasta praticamente immutata.

Dopo avervi ben annoiato con questi cenni storici, ritorniamo alla partita, che qualcuno avrà potuto vedere su SuperTennis Tv e della quale abbiamo già pubblicato l’ampio resoconto dell’efficiente Ufficio Stampa della manifestazione, ragion per cui non voglio correre il rischio di annoiarvi ulteriormente, ma voglio comunque esprimere qualche impressione personale.

E’ stata una di quelle partite in cui uno spettatore neutrale arriva a desiderare che anche nel tennis possa esistere il pareggio e quindi va da sé che lo sconfitto abbia parecchio su cui recriminare.

Infatti il mancino francese, dopo un inizio molto teso, è cresciuto durante il match così come era cresciuto durante il torneo. Da un certo punto in poi il suo turno di servizio è parso inespugnabile e, dal momento che si era già aggiudicato la semifinale senza concedere un solo break, quando si è issato sul 4-1 pesante nel terzo set era difficile pensare che potesse perdere la partita.

Purtroppo per lui in questa fase ha voluto un po’ “gigioneggiare” e l’altro, che è un fighter come ce ne sono pochi, ha acceso ,anzi riacceso, la Luz, come direbbero i titolisti di un giornale sportivo.

Questo carioca bianco è un gran bell’atleta sebbene non particolarmente armonioso, infatti ricorda fisicamente Wawrinka. Ma è uno abituato a vincere se, grazie a questa affermazione, raggiungerà la prima posizione della classifica mondiale junior.

Gioca un tennis che mi è parso molto (troppo?) dispendioso dal punto di vista fisico, ma non ha punti deboli evidenti e non regala un punto. Tatticamente è molto avanti e mentalmente ancora di più. Alcune smorzate sono state degne di meritati applausi. A tratti appare troppo difensivo, ma sa ribaltare l’azione quando ne ravvisa l’opportunità.

Il francese ha probabilmente una manualità superiore: con la chele mancina gioca, specie dal centro, un “inside out forehand” ragguardevole ed anche il rovescio in spinta, a volte saltato e incrociato, può costituire un colpo definitivo.

Due bei giocatori per un partita di grande pathos come dice il punteggio finale (64 67 76).

Non ho visto la finale femminile, ma ne ho seguito qualche fase in televisione volendo condividere parte della domenica con la mia famiglia.

Come avevo previsto e come era nelle cose, la più completa e talentuosa Vondrousova ha disposto agevolmente della promettentissima canadese Robillard Millet, in virtù di una classe superiore, dominando un torneo nel quale non solo non ha ceduto un solo set, ma ha lasciato alle sue avversarie una media di meno di 5 game per ogni match, sfruttando anche la parte meno nobile del tabellone.

Credo che sia al livello delle ultime vincitrici, Bencic e Bellis, le quali, a distanza di meno di un anno dalla loro affermazione in questo torneo, già vincevano qualche partita di una certa importanza nel circuito maggiore; pertanto non c’è motivo di dubitare che il livello sia molto simile e che, in capo ad un annetto, a dispetto della giovanissima età (’99,) potremo ammirarla in altri ambiti.

In queste ultime righe del “Diario” voglio esprimere il mio modesto parere e raccontarvi qualcosa degli italiani, che si sono nel complesso ben comportati, raggiungendo anche una semifinale prestigiosa con Jessica Pieri, della quale però ho già a lungo parlato riferendo dei suoi match.

Parto dal settore femminile dove si sono ben espresse alcune giovanissime che hanno onorato le wild card e che vi consiglio di seguire con interesse: quella che mi ha particolarmente colpito è Lisa Piccinetti.

Un buon prospetto e una bella lottatrice è sicuramente Federica Bilardo e una ragazza non banale Monica Cappelletti.

Le tre che hanno classifica per Parigi (Turati, Torelli e Samsonova) devono già essere proiettate ad altre esperienze ed hanno tutte e tre i mezzi per provarci seriamente, almeno a fare del tennis il loro lavoro; altro non voglio aggiungere oltre a quello che ho già detto nei resoconti parziali.

Nel settore maschile c’è molto materiale su cui lavorare, i nomi li conoscete. Se dovessi mettere “my 2 cents” su uno solo proverei con Samuele Ramazzotti, fermato solo da un infortunio ma nell’evoluzione potrebbe spuntarne qualcun altro perché il gruppetto è assai numeroso ed il fatto che ben quattro ragazzi abbiano superato le dure qualificazioni e, ad esempio, uno perso di strettissima misura contro il finalista al primo turno, sono sintomi incoraggianti nonché dimostrazione che le distanze con i migliori non sono poi eccessive.

Molte sono le immagini, i ricordi e le sensazioni di questa settimana.

Vi potrei raccontare dalla birretta con il simpatico coach svedese che si è trasferito da un anno ad Ho Chi Min City per allenare un vietnamita, che qui ha raggiunto i quarti di finale, grazie all’intervento di una company il cui amministratore, appassionato di tennis, mette a disposizione alcuni campi per formare un nucleo di atleti.

Del consueto gruppetto cosmopolita dell’ITF Development Found con le loro tute smunte e i loro belli sguardi: ne facevano parte, tra gli altri, una colombiana, un indonesiana, egiziani, un indiano che sembra il protagonista di “The Millionare” e che ha affrontato Donelly perdendo solo 64 67 67 (5). Sono accompagnati da una coach decisamente sovrappeso e da un americano che avevo conosciuto l’anno scorso quando insieme ad un talentuoso burundiano. Si ricorda e mi dice che Guy Iradukunda, dopo molti dubbi, ha scelto l’America, gioca nel College ad Oklahoma ed è molto felice.

O ancora dei cinesi e del loro attempato coach americano che in ogni momento li sollecitava con esercizi di apprendimento anche curiosi, elastici, stretching etc .etc. e che, a fine giornata, si presentavano nei pressi dei campi in cui sospettavano che la partita potesse finire per entrare immediatamente in azione ed iniziare a praticare fino a quando non li cacciavano.

O di molto altro, ma mi fermo qui.

Faccio calare il sipario ringraziando i miei dieci lettori e tutti coloro che hanno voluto commentare il tennis del futuro, sempre divertente e affascinante.

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