“Siamo abituati alle imprese di questo grande campione. Se non avesse avuto quella squalifica ingiusta, che grida vendetta, il numero 1 non l’avrebbe mai lasciato, perché è il giocatore più forte al mondo“. In un’intervista su Rai Radio 1, Angelo Binaghi ha avuto solo parole al miele per il neo-campione del Masters 1000 di Monte-Carlo, Jannik Sinner, che ora, dopo aver vinto per la prima volta il titolo nel Principato, è chiamato a un’altra impresa. “Noto con piacere che ha anche un’ottima adattabilità su quella che sembrava essere la sua superficie meno favorevole, la terra battuta”, osserva il presidente della FITP. “Questa è un’ottima notizia, non solo per lui ma anche per noi, perché lo aspettiamo a Roma a braccia aperte per cercare di sfatare il tabù che va avanti da 50 anni nel singolare maschile e che quest’anno dobbiamo cercare di conquistare”.
Binaghi, inoltre, mette in guardia gli appassionati, evidenziando come le grandi prestazioni di Alcaraz su terra battuta non debbano mettere in ombra le già solide capacità di Sinner su questa superficie: “Non dobbiamo dimenticare che lo scorso anno ha avuto tre match point al Roland Garros”, ricorda il presidente FITP. “Credo che avesse già un livello altissimo sulla terra battuta: non dimentichiamo che Alcaraz è nato e cresciuto sulla terra, mentre Sinner ha avuto una formazione più completa, con un gioco che si adatta meglio al veloce indoor. Jannik aveva già dimostrato di essere un campione sul rosso: a Roma aveva fatto finale, con due set point, sempre contro Alcaraz. Ora sta mettendo le cose a posto anche sulla terra battuta“.
Un movimento tennistico che va oltre Sinner e il tennis maschile, con le azzurre di Tathiana Garbin, campionesse in carica di Billie Jean King Cup da due edizioni di fila, che avanzano agilmente nel turno di qualificazione: “Sulle ragazze non ho dubitato nemmeno un attimo, è uno squadrone”, dice con sicurezza Binaghi, che poi evidenzia le grandi qualità della squadra italiana. “C’è una grande giocatrice come Paolini, un’emergente come Cocciaretto e, inoltre, possono usufruire dell’esperienza della nostra capitana Garbin e di Errani, una garanzia in questo tipo di competizione”.
Una crescita continua che può anche andare oltre il rettangolo di gioco: “Io spero diventi la miniera d’oro del nostro Paese. Può essere un veicolo per portare manifestazioni ancora più grandi, che creino un impatto economico via via sempre più importante“. Binaghi non si nasconde, evidenziando come l’Italia, a oggi, sia “l’ombelico del mondo del tennis”. Una responsabilità importante che va gestita in modo saggio e razionale: “Dobbiamo cercare di controllare questa valanga di entusiasmo di centinaia di migliaia di appassionati, che vogliono vedere i nostri campioni e campionesse”, afferma Binaghi, che, circa la fattibilità di certi piani, non ha dubbi. “Si tratta di coordinarsi col governo, col ministro Abodi, per capire su quali gare concentrare il nostro impegno comune”.
Il presidente FITP non poteva sperare in un inizio di stagione su terra migliore, che, entusiasta, anticipa la presentazione ufficiale degli Internazionali d’Italia, il Masters 1000 di Roma, al via il 28 aprile: “Ci saranno tante novità, alcune le scopriremo alla presentazione”, rivela Binaghi. “Impianti, nuovi campi, strutture: l’obiettivo nostro e di Sport e Salute è quello di rendere l’esperienza sempre più bella e affascinante. Non dobbiamo puntare solo su Sinner e Paolini”, conclude il presidente, “ma rendere le giornate di gara molto più coinvolgenti rispetto a prima”.
In chiusura, non si dice fiducioso circa lo stato del movimento calcistico italiano, confrontandolo con quello tennistico: “Faccio i miei auguri al calcio italiano. Credo che non ci siano le condizioni per una rivoluzione, quella che auspica l’opinione pubblica e che nel tennis probabilmente è avvenuta 25 anni fa”, dice Binaghi. “C’è una grande differenza tra quello che auspica l’opinione pubblica e quello che auspica la base del calcio, come le società sportive. Indipendentemente da chi sarà il presidente, il calcio rappresenta per noi uno stimolo per cercare di fare ancora meglio, ed è stata la storia dello sport italiano. Ora credo sia un bene per tutti che ci sia un’altra realtà importante”.