Challenger: Vincono Bolelli, Herbert e Bozoljac

di - 21 Febbraio 2014


(Pierre Hugues Herbert)

di Piero Emmolo

Tre gli appuntamenti challenger settimanali. Vittorie dei redivivi Bolelli e Bozoljac in Italia e in India. Colpo a sorpresa del promettente Herbert in Francia.

BERGAMO (42500€, HARD) A volte ritornano, intitolerebbe Stephen King. E il ritorno è ancora più lieto se l’assenza era protratta da sette mesi. Un’infinità nel tennis a questi livelli. Il protagonista di questa storia è un bolognese di Budrio, di anni 28, di immenso talento ma con una sorte decisamente avversa in carriera. Già a Mar Del Plata gli aficionados della Davis Cup ricorderanno il contributo determinante nella vittoria del doppio azzurro. Ma un risultato simile era difficilmente pronosticabile e del tutto inaspettato anche dallo stesso Simone Bolelli. L’atto conclusivo del torneo ha visto opposto all’azzurro il tedesco Jan Lennard Struff, dato favorito dai bookmakers in virtù della migliore classifica. Le premesse della vigilia erano tutte a favore di un match spettacolare. Entrambi i giocatori possedevano le caratteristiche di gioco tipiche per assistere ad un avvincente match indoor. Dotati ambedue di un buon servizio, il match non ha infatti deluso le aspettative, con l’italiano impostosi per 7-6 6-4 dopo aver salvato un set point col servizio a favore nel tie break iniziale. Preoccupante il feeling del tedesco con le finali. Ben sette le sconfitte, l’ultima delle quali proprio a Bergamo col polacco Przysiezny. Questo trend negativo è stato confermato anche quest’anno, con Struff poco incisivo agonisticamente e mentalmente nei momenti chiave del match. Tra le cause di questo exploit di Bolelli, il cambio di attrezzo e di armeggio fatto proprio quest’anno. I maggiori pollici del nuovo piatto corde garantiscono uno sweet spot più ampio e una tendenza a “perdonare” maggiormente le imperfezioni all’impatto. Ricca la flotta di italiani in tabellone. Le 4 WC sono state assegnate a Quinzi, al beniamino di casa Falgheri, Bolelli e Donati. Già in tabellone di diritto Cecchinato, Giustino, Viola, Arnaboldi e Cipolla. Bravi a superare le qualificazioni Gaio e Trevisan. In risalto Arnaboldi, capace di issarsi sino in semifinale e sconfiggendo i più quotati Viola e Fucsovics. Il canturino s’è arreso solo al finalistabdel torneo con lo score di 6-4 6-2. Sul cammino del teutonico anche il romano Cipolla, arresosi con un periodico 6-3. La palma del colpo più spettacolare del torneo va al semifinalista prima testa di serie Dustin Brown. L’estroverso reggae man ha deliziato il pubblico lombardo con un tweener da spellarsi le mani dagli apllausi, durante il match contro l’orobico lituano Grigelis. Molte aspettative erano state riposte nell’impatto di Gianluigi Quinzi con la del tutto inedita dimensione professionistica indoor. L’esperienza del diciottenne di Porto San Giorgio a queste condizioni di gioco “ovattate” era pressochè inesistente anche se ci si augurava che la semifinale ecuadoregna di Guayaquil avesse potuto infondere fiducia al giovane azzurrino. Gianluca è stato sconfitto al primo turno dal ceco Jan Hernych, dopo esser stato ampiamente in vantaggio nella prima partita (ceduta poi al tie break) e cedendo di schianto nel secondo parziale con un rapido 6-0. Additare colpe eccessive al campione di Wimbledon non sarebbe però corretto per tsnti motivi. In primis, una fisiologica inesperienza ad affrontare giocatori così esperti a queste latitudini tennistiche( Hernych ha messo in seria difficoltà Brown nel turno successivo, tra l’altro). In secondo luogo la rinomata ed accanita concorrenza esistente nel mondo challenger (a discapito di prize money spesso sin troppo esigui). Infine, la circostanza che l’età media dei competitors nel “tennis che conta” s’è notevolmente innalzata (con i due casi limite Haas e Karlovic ben oltre le trenta primavere). É corretto, a mio avviso, puntare i riflettori su Gianluigi, alla luce dei risultati ottenuti, considerando però inevitabili nella speranzosa carriera verso il mondo dei “pro” incidenti di percorso come quello bergamasco. Il sangiorgese, sotto la vigile guida di Eduardo Medica, saprà far frutto di questa sconfitta, che accrescerà il bagaglio d’esperienza. La kermesse orobica conferma così di essere un palcoscenico di rilievo nella stagione challenger; gli organizzatori si sono complimentati coi finalisti in sede di premiazione, augurandosi una decima edizione altrettanto fortunata. L’impegno dell’entourage lombardo, in particolare nella persona del direttore del torneo Marco Fermi, è stato infatti rinnovato anche per l’anno che verrà, nonostante le difficoltà economiche e un’irritante reticenza dei vertici ATP, poco disposti al dialogo e al confronto.

KOLKATA (50000€, HARD) Nella breve tournee challenger indiana, giunta alla seconda delle sue tre settimane, autoritaria affermazione del serbo Ilija Bozoljac, che s’è imposto in finale sul russo Evgeny Donskoy con un periodico 6-1. L’ultima tappa di questa “mini stagione” orientale si disputerà in quel di Nuova Delhi, in programma proprio la prossima settimana. Pur non accreditato di alcuna testa di serie, il balcanico è riuscito comunque ad aprirsi un varco nella parte alta del tabellone, soffrendo solo in semifinale con Nedovyesov in un match anomalo: 0-6 7-5 6-3 il risultato finale. L’ex ucraino, oltre ad aver mutato il nome di battesimo (da “Aleksandr” in “Oleksandr”), non ha saputo resistere alle avances economiche dell’appassionato presidente della Repubblica kazaka Nazarbayev. L’ennesimo cambio di passaporto per un natìo russo, dopo i celebri Kukushkin, Korolev e Golubev. In passato, alla corte di Astana arrivarono anche tenniste di altra nazionalità; celebre il caso della bulgara Karatantcheva, coinvolta nella squalifica di due anni per nandrolone ma accolta a braccia aperte dal presidente federale Burat Utemuratov. L’approccio economicamente aggressivo ed eticamente non proprio ineccepibile dei vertici kazaki, ha comunque portato il piccolo stato degli Urali nell’elite del tennis per nazioni. Il Kazakhistan negli ultimi anni è infatti una presenza pressochè costante nek world group di Davis Cup. Unico azzurro in tabellone il pugliese Thomas Fabbiano, sconfitto al primo turno dallo spagnolo Menendez Maceiras col punteggio di 6-4 6-2. Il vincitore del torneo si assesta alla posizione numero 204, assicurandosi un posto nel tabellone di qualificazione al Roland Garros e a Wimbledon. Per l’istrionico Bozoljac quarto titolo challenger in carriera, dopo un digiuno di vittorie di ben sei anni.

QUIMPER (42500€, HARD) Profeta in patria il francese Pierre Hugues Herbert, che sbaraglia l’agguerrita concorrenza transalpina, sempre molto presente negli appuntamenti tennistici francesi. Avversario in finale il connazionale Vincent Millot, piegati col risultato di 7-6 6-3. Un torneo al cardiopalma quello del giovane galletto, che ritrova sprazzi del gioco che aveva ben impressionato gli addetti ai lavori al master parigino di Parigi Bercy. Impressionante la quantità di tie break e di vittorie sul filo di lana nell’arco del torneo per il ventiduenne di Schittigheim che dimostra grande attitudine all’agonismo oltre che buon talento. Conferma la sua indole da giocatore di casa il transalpino Albano Olivetti, che dopo aver sconfitto autorevolmente il neo marocchino Lamine Ouhab e il bosniaco Mirza Basic, si è arreso al terzo set proprio contro il finalista del torneo. Subito estromesse le prime due teste di serie Adrian Ungur, per mano dell’ex enfant prodige Josselin Ouanna, e Marc Gicquel, per mano dell’elvetico Henri Laaksonen. Per Herbert 90 punti valevoli la posizione numero 134 nel ranking, suo best ranking.

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