Reduce dalla splendida semifinale raggiunta agli Internazionali d’Italia, Luciano Darderi arriva al Roland Garros 2026 con nuove consapevolezze e obiettivi sempre più ambiziosi. L’azzurro, intervenuto in zona mista prima del debutto a Parigi, ha parlato del suo momento, della crescita vissuta nell’ultimo anno e delle aspettative per il resto della stagione.
OBIETTIVI A BREVE E LUNGO TERMINE
“L’obiettivo da qui a fine anno è la top 10”, ha spiegato Darderi. “Siamo vicini, quindi è un obiettivo reale anche se molto difficile. C’è ancora tutta la stagione sulla terra, che è la parte più importante per me. Arrivo con tanta fiducia e con la consapevolezza di poter fare bene”.
Nonostante il grande momento, Luciano mantiene comunque un approccio prudente rispetto allo Slam parigino: “Sinceramente non ho mai fatto grandi cose qui a Parigi, non sono mai andato oltre il secondo turno. Le aspettative non sono altissime, ma cercherò di andare partita dopo partita e dare il massimo”.
LA POSSIBILE SFIDA CON SINNER
Inevitabile anche un passaggio su Jannik Sinner e sul possibile atteggiamento mentale di chi affronta il numero uno del mondo. Darderi, che ha già sfidato l’altoatesino agli Australian Open e potrebbe incontrarlo nuovamente in ottavi di finale proprio al Roland Garros.“Jannik è un giocatore fortissimo. Ci ho già giocato in Australia, quindi non sarebbe la prima volta”, ha raccontato. “Spero eventualmente di poterci arrivare, ma ci sono ancora tante partite prima. Può succedere di tutto e non ha senso parlare ora di una partita che forse arriverà tra una settimana”.
Secondo Darderi, affrontare giocatori come Sinner o Carlos Alcaraz cambia inevitabilmente con l’esperienza: “La prima volta che ci giochi è normale avere un certo atteggiamento. Poi, quando li affronti una, due, tre volte, inizi a capire meglio come provare a batterli. La cosa più importante è trovare soluzioni in campo”.
LA CRESCITA DI LUCIANO
Rispetto a un anno fa, però, Luciano sente di essere completamente cambiato. Lo scorso Roland Garros arrivava da mesi complicati e da diversi problemi fisici, mentre oggi è stabilmente tra i migliori del mondo. “È cambiato tutto: esperienza, partite, titoli”, ha spiegato. “Sono successe tantissime cose dopo il Roland Garros dell’anno scorso. Ora ho più consapevolezza del mio livello e quando entro in campo mi sento molto più sicuro di me stesso”.
STORIE DEGLI INIZI
Nel corso della chiacchierata, Darderi ha ricordato anche un episodio curioso e pericoloso della sua adolescenza, legato all’amico di famiglia Marcello Macchione: “Anni fa giocai un torneo a Rimini e poi dovevo correre a un altro torneo prima di tornare in Argentina. Durante il viaggio in autostrada rischiammo davvero tanto in un incidente. Ci siamo salvati per un pelo. Sono cose non belle da raccontare, ma oggi siamo qua e questo è ciò che conta”.
Quella voglia di rincorrere sempre nuovi obiettivi, però, lo accompagna fin da bambino: “Già da piccolo ero fatto così. Quando ho un obiettivo chiaro cerco sempre di fare il massimo per raggiungerlo. L’anno scorso dicevo di voler entrare in top 20 e ce l’ho fatta. Ora punto alla top 10. Ho sempre detto anche che volevo vincere Roma: quest’anno siamo arrivati in semifinale, quindi ci siamo andati vicini”.
IL CAFFÈ ANCHE A PARIGI?
Infine, inevitabile una battuta sul celebre caffè bevuto in campo in più occasioni agli Internazionali d’Italia, diventato virale nelle ultime settimane: “Qui a Parigi sicuramente non sarà buono come in Italia”, ha scherzato. “Però il caffè mi aiuta, soprattutto nei momenti in cui sei un po’ giù. A volte è anche una cosa mentale. A Roma mi è servito tanto, anche perché ho finito quasi tutte le partite alle due o alle tre di notte. Tra Roma e Amburgo ho giocato pochissimo durante il giorno nelle ultime settimane”.