Dietro le lacrime di Andrea Pellegrino dopo la prima qualificazione della carriera al main draw di uno Slam non c’era soltanto la gioia per un grande traguardo raggiunto all’età di 29 anni. C’era molto di più: un anno e mezzo di duro lavoro condiviso con il suo team e, volendo allargare ancora di più l’orizzonte, tanti anni trascorsi in quella terra di mezzo del tennis mondiale, sospeso tra tornei Challenger e qualificazioni ATP.
Ma non è finita qui. Quando si parla del pugliese, bisogna considerare soprattutto il peso delle aspettative che lo accompagnano praticamente da quando era un ragazzino. Perché Pellegrino, nel panorama del tennis tricolore, non è mai stato uno qualunque. Da junior era considerato uno dei prospetti più interessanti del movimento azzurro: tra i primi 30 del mondo a livello Under 18, osservato con attenzione dalla Federazione già nelle categorie Under 12 e Under 14.
Eppure, il salto definitivo nel tennis che conta per anni non è mai arrivato davvero. Pellegrino è rimasto a lungo bloccato in quella fascia di classifica compresa tra i primi 100 e i 200 del mondo, abbastanza vicino da intravedere l’élite del tennis mondiale, ma senza mai riuscire ad attraversare definitivamente quella soglia.
Accanto a lui, fin dagli inizi, c’è sempre stato il padre Mimmo Pellegrino, figura centrale del suo percorso sportivo e umano. Non a caso Andrea Trono, da un anno e quattro mesi head coach del pugliese, raccontando, direttamente da Parigi, l’inizio della loro collaborazione ha ricordato proprio il rapporto costruito negli anni con la famiglia Pellegrino: “Il padre è stato il mio preparatore atletico ai tempi del Team Puglia. C’è sempre stato quel lato umano che ci legava. In lui ho visto un grande potenziale e ho capito che, aggiustando qualcosina dal punto di vista tecnico e aiutandolo mentalmente, ce la potesse fare. Il padre mi ha chiamato dicendomi che potevo essere la scelta migliore, per far sentire Andrea più vicino a casa in quanto pugliese. Abbiamo provato un mesetto e ci siamo trovati benissimo”.
LA FORZA DEL TEAM E LE LACRIME DI PARIGI
All’insegna di una storia fatta di sacrifici e tanto lavoro, la qualificazione al tabellone principale del Roland Garros, assume allora un significato ancora più profondo. Andrea ci è riuscito al 17esimo tentativo (non si era mai spinto nemmeno al turno decisivo), un numero che racconta meglio di qualsiasi classifica quanto possa essere duro e logorante il percorso di un tennista professionista. Lo stesso Pellegrino, in una recente intervista rilasciata ai microfoni di Spazio Tennis, aveva ammesso di aver attraversato anche momenti nei quali la voglia di continuare questo percorso stava lentamente venendo meno.
Ecco perché quell’abbraccio liberatorio con il team, accompagnato dalle lacrime, dopo il match decisivo vinto contro il connazionale Marco Cecchinato, è più indicativo di qualsiasi statistica. Una crescita graduale, costruita non soltanto sui risultati, ma anche su un ambiente che il giocatore sente ormai profondamente suo. Trono, insieme all’assistant coach Tommaso Mannarini e al preparatore atletico Ignacio Trad, ha infatti costruito attorno a Pellegrino un gruppo molto unito. “Noi siamo un team vero – racconta Trono –. Dividiamo le settimane, condividiamo il lavoro sul campo e le trasferte. Andrea non viene mai lasciato solo”.
Il cambio di mentalità si è visto soprattutto negli ultimi grandi tornei giocati dal pugliese. Prima il Masters 1000 di Roma, dove ha raggiunto gli ottavi di finale prima di perdere dal numero 1 del mondo Jannik Sinner, poi le qualificazioni dell’Open di Francia. Tre settimane intense anche sotto il profilo emotivo. Ma secondo coach Trono, il cambio di passo è partito da più lontano: “Secondo me questo percorso era già iniziato lo scorso anno. Andrea aveva fatto ottimi risultati anche ai Challenger di Perugia e Estoril con Tommaso (Mannarini ndr.). Pian piano ha preso sempre più consapevolezza dei propri mezzi, soprattutto dal punto di vista mentale. Ha cominciato a credere davvero nelle sue possibilità”.
Tra i momenti chiave della crescita recente di Pellegrino, infatti, è da sottolineare proprio il Challenger 175 di Estoril, probabilmente il primo vero spartiacque della sua carriera. In Portogallo il pugliese, da numero 237 del mondo, partendo dalle qualificazioni, riuscì a spingersi fino alla finale battendo giocatori del calibro di Aleksandar Vukic, Nicolas Jarry e, soprattutto, Felix Auger-Aliassime, prima di uscire sconfitto all’ultimo atto con Alex Michelsen. “Lì Andrea si è sorpreso soprattutto dei risultati – racconta Mannarini –. Non tanto del livello di gioco, perché sentiva di stare giocando bene, ma del fatto di ritrovarsi improvvisamente in finale dopo aver battuto diversi top player. È stata una settimana assurda dal punto di vista dei risultati, ma importantissima per la consapevolezza”. Una consapevolezza che si è poi rivista anche nei mesi successivi con il trionfo nel Challenger 125 di Perugia, il quarto della sua carriera.
“Arrivavamo a Parigi con parecchie aspettative – prosegue Trono –. Venivamo da Roma, un torneo ricco di emozioni e dispendioso sotto tutti i punti di vista. Andrea ha avuto sì un buon tabellone, ma poi bisogna dimostrare tutto in campo. L’ultimo turno, il derby, la possibilità di entrare per la prima volta nel main draw di uno Slam. Non era semplice gestire tutto questo”. Da qui le lacrime e quel crollo emotivo arrivato subito dopo l’abbraccio con Cecchinato: “È stato un crollo dovuto alla felicità e al dispendio psicofisico. Però piacevole per tutti perché dietro quel momento ci sono anni di sacrifici. In quell’abbraccio c’era un po’ tutto”.
ROLAND GARROS 2026: L’ESORDIO CON COBOLLI
Il premio di tutti quei sacrifici si chiama Roland Garros, un sogno che diventa realtà. E il destino, spesso crudele, ha scelto anche un primo turno dal sapore particolare: il derby azzurro contro il numero 12 del mondo Flavio Cobolli. Il romano è avanti 3-1 nei precedenti, con le vittorie nei Challenger 80 di Roma 2 nel 2021 e di Verona nel 2022 e quella al Challenger 100 di Trieste del 2023. L’unico successo per il pugliese risale al Challenger 80 di Roma 1 del 2021.
Riguardo la sfida con Cobolli, coach Trono ha concluso così: “Le partite tra italiani sono sempre molto difficili dal punto di vista emotivo. Secondo me la chiave sarà proprio la gestione delle emozioni”.
In fondo, è proprio lì che sembra essere avvenuta la trasformazione più grande di Andrea Pellegrino: non tanto nella qualità del suo tennis, che insieme ad un grande talento lo accompagnano sin da bambino, ma nella convinzione di poter davvero appartenere a questo livello.