“Ho da tre settimane questa tosse che mi impedisce di respirare come vorrei e di recuperare come vorrei dopo uno scambio. Faccio fatica a dormire e quindi ho questo problema che non riesco a risolvere, però non è un alibi, è solo un dato di fatto che va tenuto in conto. Devo curarmi al più presto per i prossimi appuntamenti“. Queste le parole di Flavio Cobolli ai microfoni di Ubitennis dopo la sconfitta in due set contro Yannick Hanfmann nel secondo turno del Masters 1000 di Montreal.
Come dichiarato, quindi, l’azzurro non è nelle migliori condizioni da diverso tempo e, in aggiunta, lo spostamento dal continente europeo a quello nordamericano non ha di certo aiutato, così come la costante presenza della pioggia: “Credo che intanto siano stati giorni difficili. Ha piovuto tanto ed è stato difficile ambientarsi per chi veniva dall’Europa secondo me non tutti ci sono riusciti, o meglio, c’è chi ci è riuscito di più e chi meno“. Nonostante ciò, la preparazione sul campo del torneo canadese era andata secondo i piani, ottenendo buoni riscontri di gioco. L’incognita del primo match su una ‘nuova’ superficie potrebbe, però, aver fatto la differenza: “Credo di aver giocato i migliori set d’allenamento della mia vita in questi tre giorni e di aver avuto sensazioni che difficilmente ho avuto quest’anno, positivamente parlando. Quindi sono rimasto un po’ sorpreso dall’inizio della partita e da quello che è stato, anche se comunque ci può stare. La prima partita sul cemento, e ci sta: a volte non si può giocare come si vorrebbe“.
Alte aspettative
Già dallo scorso anno, a partire dai quarti di finale raggiunti a Wimbledon e dalle ottime prestazioni nel cammino verso la vittoria della Coppa Davis, le pressioni su Cobolli si erano innalzate non di poco. Le conferme arrivate sul piano dei risultati (e del gioco), in particolare negli Slam (finale al Roland Garros e quarti a Wimbledon), hanno solo ulteriormente accentuato questa circostanza, inevitabile quando si diventa un top 10 in pianta stabile. L’azzurro, però, è consapevole della situazione e l’ha accettata da diverso tempo: “Da inizio anno convivo con una pressione molto alta, molto forte, quindi non credo che aver detto pubblicamente un obiettivo mi tolga energie mentali e non credo che mi metta addosso ulteriore pressione, più di quella che ho già normalmente”. E ancora continua: “Credo che la pressione più alta della mia vita l’abbia avuta a inizio anno, dopo un picco di gioia ed emozioni incredibili dopo la Davis. Le aspettative su di me erano molto alte, ma credo che dopo un anno del genere, anche se dovesse esserci un po’ di pressione o più di quella del dovuto, io riesca a conviverci abbastanza bene“.