Masters 1000 Montreal 2026, Darderi: “Dall’ecografia non è emerso nulla di grave, sono tranquillo”

Francesco Petrucci
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Luciano Darderi - Jordan Pettitt/IPA

Sono contento perché ho fatto l’ecografia e non è emerso niente di grave. Quindi sono tranquillo e penso che sicuramente potrò giocare martedì. Questa cosa mi lascia più sereno. Secondo me è stato anche un sovraccarico abbastanza importante dopo due settimane sulla terra. Credo di aver sbagliato a giocare, però sono esperienze da cui si impara“. Queste le parole di Luciano Darderi riguardo il ritiro nel match contro Dalibor Svrcina nell’ATP 250 di Los Cabos, nell’intervista rilasciata a Ubitennis, prima dell’inizio del Masters 1000 di Montreal. L’azzurro è tornato sulle dinamiche che lo hanno portato a fermarsi e come il dolore si era evoluto nel corso dei giorni: “Nei giorni precedenti avevo fatto qualche set di allenamento con Shapovalov e con Khachanov, e il dolore era normale. Ma il giorno della partita è stata tosta, perché in partita è tutto diverso: si fanno più scambi, si è più tesi. Alla fine mi faceva un po’ male e non volevo rischiare“.

Consapevolezza

Dopo gli ottimi progressi dell’ultimo anno, tra cui spiccano la semifinale agli Internazionali d’Italia e il raggiungimento, seppur temporaneo, della top 20, la fiducia nei propri mezzi da parte dell’azzurro è aumentata. L’ottica con cui ora si approccia ai vari appuntamenti, anche quelli di più alto calibro, è ben diversa rispetto a qualche tempo fa: “Adesso quando arrivo a questi tornei sento di avere la possibilità di vincere delle partite. Non so se un giorno riuscirò a vincere un torneo così grande però penso di avere le chance per fare un buon torneo. Sul cemento adesso sento di poter battere quasi tutti. Quest’anno ho dimostrato di poter giocare sul cemento in Australia: non è stato solo un caso“.

Preparazione

Per arrivare nelle migliori condizioni al primo torneo su una superficie ‘nuova’ è necessario porre molta attenzione. In questo caso, il repentino passaggio terra-erba-cemento non è stato semplice da digerire, ma per Darderi la soluzione migliore è ascoltare il proprio corpo e prendersi il tempo necessario: “Sicuramente ci vuole almeno una settimana, dieci giorni di lavoro in campo. Poi piano piano si comincia a prendere un ritmo diverso anche nelle partite, anche dal punto di vista della tensione. Comunque si è giocata tutta la stagione sulla terra, poi la stagione sull’erba, e quindi è da un po’ che, almeno per me, non si gioca sul cemento. La priorità è non farsi male, perché oggi quasi tutti i giocatori stanno fuori per tanto tempo. Bisogna ascoltare il corpo“.

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