Questione di Pabli

di - 28 Luglio 2014

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di Sergio Pastena

74 chili di trofeo

74 chili di trofeo

Pochi mesi fa chi avrebbe mai pronosticato a Pablo Cuevas un ritorno ai livelli del suo best ranking, targato 2009? Salvo qualche psicopatico, ben poche persone.

Sarà per questo che la cavalcata dell’uruguagio a Umago, anche se segue la vittoria di Bastad, sorprende e non poco: sorprende perché ci si aspettava che tirasse un minimo il fiato e invece è stato implacabile, mandando a casa tra gli altri i nostri Seppi e Fognini, che con una semifinale che non porta punti chiude una campagna di luglio dal bilancio tutt’altro che lusinghiero.

Dicevamo di Cuevas: in finale ha incrociato la racchetta con un vecchio volpone come Tommy Robredo, a sua volta vincitore in semifinale su Marin Cilic. Neanche lo spagnolo, tuttavia, ha saputo opporre resistenza a Pablo, che di questi tempi gioca sulle nuvole. Ma a proposito di Pabli…

Riecco Andujar

Per Monaco torneo agrodolce

Per Monaco torneo agrodolce

Era un po’ che Pablo Andujar non si faceva rivedere a certi livelli, da quando nel 2012 vinse a Casablanca portando a casa il suo secondo titolo: perché qualcosa cambiasse ci è voluto un torneo che è stato teatro di un’altra resurrezione, quella di Juan Monaco che si è arrampicato fino alla finale mandando a casa Garcia-Lopez e Haase. Andujar, invece, ha messo in fila Granollers e Verdasco prima di avere la meglio sull’argentino in due set, il secondo in rimonta, e ha conquistato a Gstaad il terzo titolo della carriera.

Poche emozioni per il resto, in un torneo storico ma orfano degli svizzeri che contano, con i pur bravi Laaksonen e Marti a tenere alta la bandiera rossocrociata passando un turno. Nessun italiano in tabellone.

La nona di Isner

Finale in scioltezza

Finale in scioltezza

Tornei come Atlanta sono un marchio di fabbrica del tennis moderno, anche se non sono prestigiosi: sai che chi arriverà in finale ben difficilmente lo farà a botte di 6-2 6-2, chiunque sia il suo nome.

Non a caso la finale del torneo americano, che ha visto di fronte John Isner e Dudi Sela, è stata frutto di una serie di battaglia mica da ridere. Long John, ad esempio, ha sofferto a dismisura contro il redivivo Robbie Ginepri e, come da suo stile, ha dovuto pigiare sull’acceleratore nei momenti decisivi per mandare a casa Matosevic e Sock. Simile il percorso di Sela, che per eliminare Pospisil e Becker ha dovuto ricorrere in entrambi i casi al terzo set, invertendo l’inerzia della partita dopo aver perso il secondo.

La finale, a dire il vero, non ha avuto tanta storia: Sela è partito cedendo il servizio a Isner, che ha così ipotecato il primo set e alla fine ha sbrigato la pratica con un veloce 6-3 6-4. Nono titolo in carriera per la pertica di Greensboro.

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