RECENSIONE – Bassa Marea, tra ambizioni sportive e fragilità umane

Matteo Cubadda
8 Min Read
Tennis Ambience

Una ragazza scomparsa, una famiglia segnata dal dolore e una verità che riemerge a distanza di dieci anni. Con Bassa Marea, pubblicato da Brè Edizioni nel settembre 2026, Carlo Tulli (pseudonimo dietro cui si celano due scrittori romani nati nel 1988) intreccia un dramma familiare e un mistero che attraversa il tempo, mettendo al centro il senso di colpa, i legami affettivi e le ferite che continuano a condizionare il presente. All’orizzonte, il tennis e le ambizioni di una giovane campionessa, Roberta Schiavi, chiamata a fare i conti con un passato che credeva di conoscere. Un romanzo che invita a interrogarsi sul confine tra ciò che mostriamo agli altri e ciò che nascondiamo persino a noi stessi.

Roma, 24 luglio 2008. Una ragazza di sedici anni si trova vicino ai binari della stazione Tuscolana. Il dolore è diventato insopportabile, i ricordi si mescolano alla disperazione e il futuro sembra essersi chiuso davanti a lei. È da questa immagine, dura e carica di tensione, che prende avvio Bassa Marea. La ragazza è Livia Schiavi. La sua morte lascia una famiglia già fragile: una madre incapace di trovare un equilibrio davanti alla sofferenza della figlia minore, un padre concentrato sul successo tennistico della primogenita Roberta e una sorella destinata a diventare una delle più grandi tenniste italiane della sua generazione. Dieci anni dopo, Roberta ha conquistato i vertici del tennis mondiale, ma i successi non hanno cancellato il passato. Il senso di colpa continua a condizionare la sua vita, mentre Luca e Daniele, gli amici che Livia ha lasciato indietro, cominciano a mettere in dubbio la versione dei fatti che tutti hanno accettato.

E se la morte di Livia non fosse stata una scelta? È la domanda che dà forma al mistero e spinge i protagonisti a tornare su ricordi, rapporti e verità rimaste nascoste. La ricerca non riguarda soltanto ciò che è accaduto, ma anche il modo in cui ciascuno ha imparato a convivere con quella perdita.

Le ferite che diventano identità

Il cuore di Bassa Marea sta proprio nel rapporto tra il dolore e l’identità. Tulli non racconta soltanto le conseguenze di una tragedia: prova a mostrare come un evento possa continuare a determinare le scelte di chi resta, fino a diventare una parte difficile da separare dalla propria esistenza. Una delle domande centrali del libro riassume efficacemente questa tensione: “quando il dolore diventa parte della nostra identità, è ancora solo una ferita o è diventato un rifugio?” È un interrogativo che supera i confini del mistero e accompagna il lettore lungo tutta la storia. Perché il passato, in queste pagine, non è qualcosa che si può semplicemente archiviare: è una presenza che riaffiora, modifica i rapporti e costringe i personaggi a confrontarsi con ciò che hanno cercato di dimenticare. Il romanzo trova spazio anche per raccontare la crescita personale e l’accettazione di sé. È il caso di Luca, che nel rapporto con Livia trova la possibilità di riconoscere e accettare la propria omosessualità. Un passaggio che amplia il discorso del libro: accanto al lutto e al senso di colpa, c’è la difficoltà di mostrarsi per quello che si è, soprattutto quando il giudizio degli altri sembra avere il potere di definire la propria vita. In questo percorso, l’amicizia assume un ruolo decisivo. Non è soltanto il legame che unisce i protagonisti al ricordo di Livia, ma anche lo spazio in cui possono trovare ascolto e comprensione.

Il tennis come palcoscenico e prigione

Lo sport da potenza al racconto. Il tennis rappresenta il mondo in cui Roberta è chiamata a vincere, ma anche il luogo in cui si riflettono le aspettative del padre e il peso di una storia familiare irrisolta. La sua carriera procede verso il successo, mentre la sua vita privata resta legata a un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle. La contrapposizione tra i trionfi sul campo e le fragilità personali offre al libro una delle sue linee narrative più interessanti. Il risultato sportivo, per quanto prestigioso, non coincide necessariamente con una vittoria interiore. Roberta può dominare le avversarie, ma non può affrontare il proprio passato con la stessa facilità con cui risponde a una palla dall’altra parte della rete. È qui che il tennis acquista un significato ulteriore: diventa il simbolo di una vita costruita anche sulle ambizioni altrui, nella quale il successo rischia di trasformarsi in un obbligo. La figura di Roberta si inserisce così nel tema più ampio delle aspettative familiari e del confine, spesso sottile, tra sostegno e pressione.

Una verità che riaffiora

La struttura del libro alterna ricordi, punti di vista e momenti collocati in tempi diversi. La ricostruzione della vicenda di Livia procede insieme alla ricerca di Luca e Daniele, alimentando il dubbio su ciò che è davvero accaduto. Il lettore è così chiamato a confrontarsi con una memoria che non sempre restituisce una versione completa dei fatti e con personaggi costretti a rivedere le proprie convinzioni. La metafora della marea trova una delle sue formulazioni più efficaci nelle parole rivolte a Luca: “Sei stato la Luna che ha fatto ritirare la marea: hai svelato la vista del reale fondale, per ciascuno di noi”. Il fondale è ciò che rimane nascosto quando l’acqua copre ogni cosa: segreti, responsabilità e verità che il tempo non è riuscito a cancellare. Portarle alla luce, però, non significa automaticamente liberarsene. Conoscere il passato può essere doloroso quanto ignorarlo, ma è anche il primo passo per provare ad andare avanti. La scrittura punta sull’intensità emotiva e accompagna i personaggi nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Il merito di Bassa Marea è legare il mistero alla dimensione più intima dei personaggi. La domanda non riguarda soltanto la verità sulla morte di Livia, ma ciò che quella verità può cambiare nelle vite di chi è rimasto. Perché, quando il passato riemerge, non basta scoprire che cosa è successo: bisogna anche capire chi si è diventati nel tentativo di conviverci. In questo senso, il titolo racchiude il significato più profondo del romanzo. Quando l’acqua si ritira, il fondale torna visibile. E ciò che appare può fare male, ma offre anche la possibilità di ricominciare.

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