Andrey Rublev sembra essere finalmente tornato quello che abbiamo imparato a conoscere. Un 2025 tra luci e ombre, con poche soddisfazioni per il tennista russo che, in apertura di questo nuovo anno, pare aver invertito la rotta e trovato nuova linfa vitale. Dall’arrivo nel suo angolo di Marat Safin, infatti, si iniziano a intravedere le prime soddisfazioni e la semifinale raggiunta all’ATP 500 di Doha 2026 – persa in due set contro Carlos Alcaraz – ne è la prova inconfutabile. Il numero 18 del ranking è pronto a proseguire il suo percorso di crescita e ritrovamento passando per l’ATP 500 di Dubai 2026, dove il 24 febbraio scenderà in campo contro Valentin Royer per il primo turno.
Nell’intervista a Tennis TV, Rublev ha approfondito il percorso intrapreso per risorgere e redimersi dopo un periodo complicato. “Penso di aver giocato un buon tennis a Doha in tutti i match. Credo che la transizione nel mio gioco stia iniziando a funzionare gradualmente e ripongo sempre più fiducia in essa. Ora sono più aggressivo con il rovescio, oso di più a rete, mi fido maggiormente della mia seconda di servizio e riesco a cambiare meglio le direzioni… Sto aggiungendo sempre più elementi e, poco a poco, le cose iniziano ad andare bene. Sono sulla strada giusta e devo continuare a lavorare”.
Il rapporto con Safin e la nuova fiducia in sé
Ovviamente la nuova piega presa dal russo è dovuta anche al supporto e all’esperienza di Marat Safin, coach di grande spessore tecnico-tattico quanto umano. “Non ne parliamo molto, ma ovviamente Marat è colui che ci crede. È lui che dice: ‘Facciamo questo e vedrai che andrà bene’. Ti fidi automaticamente. Ha sempre ragione”.
E, passo dopo passo, la fiducia nei propri mezzi e il piacere nel giocare a tennis – aspetto che lui stesso ha affermato di aver smarrito per un periodo – stanno tornando, per ricercare la nuova migliore versione di sé: “A piccoli passi sto facendo in modo che queste cose funzionino e sto acquisendo sicurezza… A questo livello bisogna saper fare tutto”.