Roland Garros 2026, Tien: “Il college mi ha aiutato a maturare, Chang mi ha cambiato”

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Learner Tien - Foto FITP

Devo tanto al mio allenatore Michael Chang. È molto importante per me, mi ha aiutato tantissimo. Ci sono state partite in cui ho subito sconfitte molto pesanti, ma lui è sempre rimasto paziente e mi ha aiutato a fare dei cambiamenti nel mio gioco, e questo è stato fondamentale per la mia crescita”. Così Learner Tien ha parlato in conferenza stampa del rapporto con il suo coach Michael Chang, sottolineando quanto l’esperienza e la maturità dell’ex campione del Roland Garros lo stiano aiutando nel suo percorso di crescita.

Il college e la crescita fuori dal circuito ATP

Tien ha poi affrontato un tema sempre più presente nel tennis moderno, quello del passaggio dal college statunitense prima del professionismo, percorso seguito anche da giocatori come Ben Shelton. “Non credo che il college sia l’unica strada possibile, però è un’opzione molto valida per chi non è ancora pronto fisicamente o mentalmente per il circuito ATP. Per me era quasi spaventoso entrare subito nel tour. Pensavo di potercela fare, ma viaggiare per il mondo e giocare a quel livello mi sembrava enorme”. E ancora,“Per me è stato molto utile. Alcuni giocatori non ne hanno bisogno, ma per altri è importante avere più tempo per maturare e svilupparsi”.

Il rapporto con la terra battuta

Il giovane americano ha parlato anche delle sue sensazioni sulla terra rossa, superficie con cui sta trovando sempre più fiducia. “Mi sto trovando bene sulla terra. È una superficie che conoscevo poco prima di questi anni e credo che il mio gioco possa adattarsi bene. Non sono cresciuto giocando sulla terra battuta, ma con l’esperienza sto capendo che posso avere successo anche qui”.

I dubbi del passato e l’amore per il tennis

In chiusura Tien è tornato anche sui dubbi vissuti durante gli anni da junior, quando non era certo di voler continuare nel tennis professionistico. “È passato tanto tempo da quella fase. Ora amo quello che faccio, mi godo ogni momento. Questo è il mio lavoro e mi sento fortunato a essere qui, a viaggiare per il mondo e a giocare a tennis. Sono felicissimo della mia vita e non cambierei niente”.

E ancora: “Ci sono giocatori che hanno sempre amato il tennis fin da bambini, per me non è stato così. Ognuno ha il proprio percorso. A un certo punto però mi sono innamorato di questo sport, e probabilmente quei dubbi mi hanno aiutato a capire quanto il tennis fosse realmente importante per me”.

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