Ruud si apre sulla salute mentale: “Non avevo più voglia di alzarmi per andare ad allenarmi”

Tancredi Crepax
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Mandatory Credit: Photo by Javier Rojas/PI via ZUMA Press Wire/Shutterstock (15448070m) Iga Swiatek and Casper Ruud (in photo) during a mix doubles match against Madison Keys and Frances Tiafoe at the 2025 US Open at USTA Billie Jean King National Tennis Center on Tuesday August 19, 2025 in the Flushing neighborhood of the Queens borough of New York City. JAVIER ROJAS/PI Iga Swiatek And Casper Ruud Vs. Madison Keys And Frances Tiafoe At The 2025 US Open - Mix Doubles, Flushing Meadows, New York, USA - 19 Aug 2025

La carriera di un tennista professionista è scandita da allenamenti, trasferte e tornei, in una routine che lascia poco spazio a pause prolungate. Un ritmo che può diventare difficile da sostenere anche dal punto di vista psicologico, come ha raccontato il sempre lucido e misurato Casper Ruud a L’Équipe, ripercorrendo il periodo depressivo attraversato nel 2025, pochi giorni prima di conquistare il Masters 1000 di Madrid, il titolo più importante della sua carriera. “La cosa più difficile è che si tratta di una vita molto monotona e ripetitiva. Allenarsi può essere piacevole, ma può anche diventare estenuante. Le partite sono ovviamente emozionanti, ma sono anche molto impegnative dal punto di vista mentale”. Una fase complicata dalla quale il norvegese sembra essere uscito: queste parole arrivano dopo la sconfitta nella semifinale del Masters 1000 di Parigi 2026 subita da Carlos Alcaraz per 6-4 6-4, messa rapidamente in prospettiva da Casper che, chiusa la stagione, aprirà un nuovo capitolo: dal 2027 David Ferrer affiancherà il padre Christian nel ruolo di allenatore.

Il peso della routine e il periodo più difficile

Il norvegese ha descritto una condizione in cui gli impegni del circuito avevano finito per compromettere la sua motivazione, fino a rendere difficile anche il semplice gesto di alzarsi per andare ad allenarsi. “Non abbiamo il tempo di fermarci, tornare a casa per uno o due mesi e allenarci davvero. L’unico momento in cui è possibile farlo è la pausa tra una stagione e l’altra. Anche in quel caso, se partecipi alle ATP Finals, finisci a fine novembre e devi essere pronto per l’inizio di gennaio in Australia. L’anno scorso, tutto questo mi aveva portato a non avere più voglia di alzarmi e andare ad allenarmi quando la sveglia suonava al mattino”. Ruud ha poi aggiunto: “Mi allenavo perché era il mio lavoro, non perché avessi voglia di migliorare. Il mio stato mi ha spaventato. Nel frattempo ho cercato di trovare aiuto e di gestire la situazione al meglio, sperando che non accada più”.

Il calendario e la sostenibilità della carriera

Le parole di Casper riportano al centro il dibattito sulle richieste del calendario ATP e sulla possibilità di conciliare competizione, preparazione e recupero mentale. Il norvegese sottolinea soprattutto la mancanza di periodi sufficientemente lunghi per allenarsi senza dover pensare al torneo successivo, ma il suo racconto suggerisce anche una questione più ampia: quando la routine diventa un obbligo da assolvere, il rischio è perdere il legame con la motivazione che sostiene il lavoro quotidiano. Dopo aver attraversato quella fase, Ruud ha raccontato di aver fatto il possibile per uscirne e di aver ritrovato una condizione migliore: “Ho fatto il massimo per uscire da quello stato e in questa stagione le cose stanno andando decisamente meglio”.

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