Sinner, l’emozionante saluto a Cahill: “Per noi Torino sarebbe stata la fine perfetta”

Tommaso Vitali
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Darren Cahill e Jannik Sinner, Matthieu Mirville/DPPI/IPA Sport 2/ipa-agency.net

L’addio, arrivato con il trionfo a Wimbledon, rappresenta la conclusione perfetta di un ciclo ricco di successi, anche se il vero obiettivo sarebbe stato quello di chiudere davanti al pubblico di casa alle Nitto ATP Finals di Torino: “Non volevamo finire con Wimbledon, ma è andata così. E siamo contenti di ciò che abbiamo raggiunto insieme – ammette Jannik -. Per noi Torino sarebbe stata la fine perfetta, ma allo stesso tempo, per come sono andate le cose, non c’è un finale migliore di Wimbledon“.

Dalla delusione di Parigi al trionfo a Wimbledon

Il video si apre con il ricordo del successo a Wimbledon 2025, arrivato a sole poche settimane dalla sconfitta al super tie-break del quinto set con Carlos Alcaraz al Roland Garros. “Mi hai detto che era la miglior cosa che potesse capitarmi. Eravamo andati ad Halle provando a dimenticare il Roland Garros e abbiamo poi fatto una preparazione incredibile per Wimbledon che mi ha portato a vincere il titolo. Credo sia uno dei titoli più speciali per il modo in cui sono tornato dopo Parigi. Prima della finale ho detto: ‘Darren, se vinco il match faremo una conversazione sulla tua permanenza o meno nel 2026‘”.

Il primo Slam in Australia

Il vero spartiacque nella carriera dell’altoatesino risale a Melbourne 2024: “Il primo Slam per me è stato speciale perché era in Australia e il modo in cui sei arrivato al titolo non è stato un percorso facile“, ricorda Cahill. Un torneo vissuto sul filo del rasoio e gestito sul piano dei nervi, come racconta Sinner: “Tutto il torneo è stato così. C’è stato un match dove non mi sentivo bene prima di entrare in campo e non ho fatto il riscaldamento. Però è l’esempio perfetto che in due settimane le cose possono cambiare molto rapidamente. Vederti piangere è stato molto emozionale, anche per me che di solito non piango. Quel giorno un po’ ho pianto anch’io, mentre cantavo sotto la doccia“.

In quella finale rimontata da due set di svantaggio contro Daniil Medvedev, nel box Vagnozzi e Cahill hanno lavorato in perfetta sinergia, pur con approcci differenti. “Sotto due set a zero, Vagno continuava a parlarti di tattica. Io ti dicevo solo di stare lì, che Medvedev sarebbe calato“, ha rivelato Darren.

Retroscena fuori dal campo

Per Cahill, la ricetta di questi anni non sta solo nelle vittorie, ma nella costruzione quotidiana dell’affinità di gruppo, partendo da lontano: “Il viaggio di un tennista dipende dalla preparazione invernale. Dal lavoro che fai, dalle esperienze che fai come team e dalla fiducia reciproca che costruisci“.

Per Sinner, un ruolo importante lo fa anche un pizzico di superstizione: “Sono superstizioso. Se qualcosa funziona non lo cambio: stesso bagno, stesso hotel, ed è uguale con i capelli“.

Cahill ricorda la gestione della tensione alle Finals: “A Torino lo scorso anno avevi la PlayStation nello spogliatoio. E tu e Vagno avete giocato 10 minuti prima di entrare in campo“. La replica di Jannik svela il finale di quella partita: “È finita bene. A fine torneo di sicuro avevano un joystick in meno, quello che è volato contro il muro! (ride)“.

L’eredità

Nel salutare il suo coach, Jannik ha poi lasciato trasparire tutta la gratitudine nei confronti di un punto di riferimento difficilmente sostituibile: “Mi mancherà avere Darren vicino a me, poterlo chiamare in ogni momento. Nei momenti difficili è sempre stata la prima persona che ho chiamato in questi anni. Questa è la cosa che mi mancherà di più“.

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