Stan Wawrinka conosce bene il valore del lavoro di Magnus Norman. Lo svedese lo ha accompagnato nei tre trionfi Slam della sua carriera, Australian Open 2014, Roland Garros 2015 e US Open 2016, contribuendo in maniera decisiva all’impennata di un giocatore scopertosi, a 28 anni, capace di inserirsi nell’era dominata dai Big Three. Adesso Norman è pronto a iniziare una nuova avventura all’angolo di Jannik Sinner, una scelta che l’ex tennista svizzero, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, considera particolarmente azzeccata: “Jannik ha fatto una grande scelta. È già il migliore al mondo, quindi non si tratta di cambiare il suo gioco, continuerà a focalizzarsi sulle linee già tracciate negli ultimi quattro anni. Magnus è molto abile a cogliere i piccoli dettagli e lavorare sull’aspetto mentale: come mantenere la calma e la lucidità nei momenti decisivi”.
Il metodo Norman
Per Wawrinka, uno dei principali punti di forza del suo ex allenatore risiede nella capacità di captare le esigenze dei giocatori e adattare il proprio approccio: “Magnus sa comprendere le persone. Sa quando spronare, quando restare in silenzio e quando, semplicemente, credere in te. Nel mio caso, mi ha trasmesso la convinzione di poter conquistare i titoli più importanti. Una fiducia del genere è qualcosa di molto raro”. Una qualità che potrebbe rivelarsi preziosa anche per Sinner, soprattutto nella gestione delle pressioni: “Credo possa aiutare Jannik a continuare a crescere e a mantenere viva la sua fame di vittorie, la cosa più difficile quando si è al vertice”.
L’eredità dei Big Three
Nel corso dell’intervista, Wawrinka ha ripercorso anche gli anni trascorsi a competere con Federer, Nadal e Djokovic, riconoscendo quanto quella generazione abbia alzato il livello del tennis: “Hanno costretto ogni giocatore a raggiungere un livello superiore. Ci sono stati molti anni in cui la situazione è stata dura, ma quando riuscivi a batterli sui palcoscenici più importanti, la sensazione era incredibile. Non cambierei nulla: mi hanno reso, senza dubbio, un giocatore migliore”. Tra i tre Slam conquistati, il primo, in Australia, conserva un significato particolare: “Melbourne 2014 rimarrà sempre speciale: è stato il primo, ha cambiato la mia vita e mi ha dimostrato che potevo stare a quel livello”.
Il futuro lontano dal campo
Wawrinka ha parlato anche della nuova generazione, indicando in João Fonseca uno dei giovani con maggiori qualità: “Ha qualcosa di speciale: la potenza, la personalità e il modo in cui sa godersi i grandi palcoscenici”. Quanto al proprio futuro, lo svizzero non immagina un passaggio immediato al ruolo di allenatore. Dopo tanti anni trascorsi nel circuito, la priorità sarà dedicarsi alla famiglia e alla vita lontano dai continui viaggi. Non esclude, però, di poter trasmettere un giorno la propria esperienza ai più giovani: “Il tennis, però, farà sempre parte di me; un giorno mi piacerebbe condividere la mia esperienza con i giovani, magari più come mentore che come allenatore a tempo pieno”.