US Open 2026, Paolini: “Giornata complicata, ho lavorato tanto per rientrare ma mi mancano partite”

Tancredi Crepax
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Jasmine Paolini — foto Matthieu Mirville/DPPI / IPA Sport 2/ipa-agency.net

È una Jasmine Paolini amareggiata ma non abbattuta, quella che si è presentata in conferenza stampa dopo la sconfitta al terzo turno dello US Open 2026 per 6-3 6-3 contro una Sorana Cirstea che tutto è sembrata salvo una giocatrice a pochi mesi dal ritiro.

L’uscita di Paolini termina la spedizione italiana nel tabellone femminile dell’ultimo Slam stagionale, ma Jasmine, in questo periodo, ragiona a medio termine: “Il lato positivo è che sono arrivata qui e sono tornata a competere. Non è stato facile tornare dopo quattro settimane senza toccare la racchetta; ho fatto preparazione fisica, ma ovviamente non quella in campo, con la corsa. Ho cercato di adattare gli allenamenti e di lavorare sotto tutti gli aspetti, però la parte di campo e di partita non sono allenabili. Soprattutto nei primi giorni qui non mi muovevo benissimo, ma ho cercato di fare il massimo. Alla fine ho giocato tre partite: non perfette, assolutamente, ma credo e spero che possano aiutarmi per il finale di stagione“.

Il match

Interrogata sulla partita, la numero uno azzurra ha espresso la sua delusione: “È stata una giornata complicata. Non mi sentivo al meglio fisicamente, lo sapevo e lo sentivo. Forse anche per quello anche un po’ negativa. Ho cercato comunque di restare lì, di spronarmi e non lamentarmi, ma facevo fatica e credo si sia visto: tanti errori e poca lucidità“. Jasmine sa come rimediare, ma serve tempo:C’è da lavorare, sia fisicamente sia a livello tennistico; devo cercare di colpire tante palle, una cosa che forse mi è mancata un po’. Oggi è stata una giornata tosta, sinceramente”.

Effettivamente, all’inizio di entrambi set c’è stata lotta, a cui Paolini non è riuscita a dar seguito: “Ci sono stati tanti alti e bassi. La verità è che non ci sono molte cose da salvare nella giornata di oggi. Potevo essere un po’ più positiva, anche se le cose erano difficili, cercavo di ripetermi di fare con quello che avevo e di accettare la situazione, ma non ha funzionato”.

Come sta il piede?

Fortunatamente, le difficoltà fisiche a cui ha fatto riferimento Paolini, non riguardano il problema al piede che l’ha costretta a giocare un grande Wimbledon da ammaccata e a saltare la prima parte dell’estate nord-americana, quanto il distacco forzato dagli allenamenti: “Quando siamo arrivati qui abbiamo cercato di lavorare molto su questo aspetto – ha spiegato – , perché mi sono accorta che in alcune situazioni facevo più fatica a muovermi e forse anche a fidarmi del mio corpo. Sembrava andare meglio, sinceramente, ma ogni giorno è diverso. Stesso discorso per il servizio, non so se non spingo al massimo con i piedi. Stiamo cercando, piano piano, di ritrovare sicurezza e forza. Potevo fare di più, sicuramente, però poteva anche andare peggio. Devo prendere il lato positivo delle cose”.

Il nuovo tennis

La toscana ha poi avuto modo di elaborare sul perché dei tantissimi infortuni che stanno fioccando su entrambi i circuiti maggiori: “Secondo me il tennis sta andando in una direzione sempre più fisica e veloceOgni anno il livello si alza, quindi bisogna stare al passo con la velocità; più la velocità aumenta, più tutti fanno fatica, credo. Bisogna gestirsi bene, ma non è facile perché bisogna stare al passo con i tornei e trovare spazio e tempo per allenarsi”.

Un andamento chiaramente delineato: Il tennis è diventato questo: velocità, forza e molta fisicità. E’ uno sport che fisicamente ti porta al limite, credo sia normale che, anche mentalmente, si arrivi un po’ più stressati in certe situazioni. Va accettato. Bisogna fare programmazioni intelligenti. Non è facile, perché il calendario è abbastanza fitto, ma noi stiamo cercando di fare questo, adattandoci anche agli infortuni”.

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