L’addio a Wimbledon con gli applausi del Campo 1, dopo una battaglia infinita contro Matteo Berrettini, non significa ancora addio al tennis giocato. Stan Wawrinka, battuto al primo turno in quattro set e quattro tie-break, ha lasciato il torneo londinese con la sensazione di chi ha ancora voglia di vivere il circuito da protagonista. Ma, a 41 anni, il tema del futuro resta inevitabile. E tra le ipotesi c’è anche quella di una carriera da allenatore.
Lo svizzero, tre volte campione Slam, non chiude la porta. Anzi, riconosce di aver sempre avuto il gusto della condivisione con i più giovani. “Mi è sempre piaciuto parlare di tennis, provare a confrontarmi con la nuova generazione. Per me è sempre stato molto interessante”, ha spiegato Wawrinka. Un’attitudine naturale, maturata in oltre vent’anni di carriera.
Per ora, però, il passaggio in panchina non è nei suoi programmi immediati. “Mi piace restituire qualcosa, se posso aiutare in un modo o nell’altro. È sempre stato qualcosa che ho apprezzato nella mia carriera”, ha aggiunto Stan. Poi la precisazione, netta: “Penso che diventare coach non sia qualcosa che accadrà a breve, questo è sicuro. Tra qualche anno non lo so, ma l’anno prossimo certamente no”.
Wawrinka, dunque, immagina un futuro nel tennis, ma senza fretta. Prima di guidare qualcuno da bordo campo, vuole scegliere tempi e modalità di un nuovo capitolo. Perché l’esperienza c’è, il carisma anche. Ma il giocatore, almeno per il momento, non ha ancora finito di parlare con la racchetta.